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DeS 32

Perche’ ai giovani non piace la politica?

 

di Massimo Cipolla movimento dei cittadini

 

La disaffezione delle giovani generazioni dalla partecipazione politica gioca di una molteplicità di fattori. Per molti aspetti le cause fondanti riguardano anche il mondo adulto quindi non conviene intendere i due ambiti come reparti stagni, poiché i vizi che nascono nel mondo giovanile inevitabilmente vengono tradotti nell’età successiva.

In Italia, tuttavia, la responsabilità colpevole viene estesa senza discriminazione e distinzione di grado a tutte le componenti che concorrono a creare un fenomeno. L’ambito d’indagine appare dunque eccessivo e così ci limitiamo a proporre solo alcune riflessioni.

 

I giovani catturati dal consumismo televisivo

All’inizio degli anni ottanta, l’ingresso massivo delle televisioni private che si finanziano con la raccolta pubblicitaria, ha modificato la costruzione culturale delle giovani generazioni. La tecnica pubblicitaria ha infatti colpito soggetti non in grado di capire il significato di un messaggio il quale mira a condizionare il comportamento di chi lo riceve. L’invito all’acquisto, come è noto, diventa spesso una spinta coercitiva che induce a far ritenere la propria riconoscibilità nella comunità di

riferimento dipendente dal possesso di un bene individuato. L’oggetto è un simbolo, che definisce il valore della persona. Diremmo il valore morale ( se in una società data, il possesso ha, senza ipocrisia, questa connotazione). Il singolo è per ciò che ha; misura l’altro per differenza e multipli di ricchezza. La pubblicità sviluppa il desiderio di appropriazione e di esclusione da ciò che è proprio.  La res è publica non in quanto sintesi del benessere collettivo, ma se soddisfa un obiettivo immediato e vicino. La politica non può contemperare ed equilibrare gli interessi perché questi sono ormai troppo lontani; e  non ha più causa nella società. In questo modo l'individualismo è la matrice che qualifica il comportamento sociale di ciascuno.

La televisione commerciale, ( e vi comprendiamo anche i canali pubblici ) ha realizzato programmi accattivanti, per conseguire più ascolto, e ottenere più pubblicità e chi è cresciuto in un ambiente televisivo, almeno per i primi dieci anni del fenomeno, non ha avuto difese da contrapporre. Le responsabilità dei genitori sono notevoli, seppure anch’essi si sono trovati impreparati ad affrontare il mostro televisivo che intanto però li sollevava da molte responsabilità.

A ciò si aggiunge che proprio la generazione del ’68 ed oltre, ha cresciuto figli non partecipativi della vita democratica. Con buona probabilità essi, ben conoscendo le spinte che portano i ragazzi a proporre il cambiamento delle strutture sociali e a rivolgersi contro i genitori come primo ostacolo per l’affermazione di sé, hanno utilizzato, occorre verificare quanto inconsapevolmente, il benessere acquisito, per impedire l’affermazione, anche propriamente politica, dei figli. I ragazzi sono stati così educati a stare lontani dalla cosa pubblica, ed oggi se ne lamenta il disinteresse.

 

I partiti non offrono ai giovani valori e modelli coinvolgenti

Le organizzazioni interne dei partiti, che dovrebbero occuparsi della raccolta del consenso tra i giovani, non hanno apertura all’esterno; hanno cessato di cercare posizioni di forza nelle scuole come nelle università.  Conservano spazi sempre più limitati, e non riescono a formulare proposte in grado di creare interesse. Soffrono lo sbandamento del partito adulto, mentre i ragazzi necessitano di punti di riferimento forti, e i cambi di schieramento non offrono appigli ai quali consacrare la partecipazione alla vita democratica. I giovani non hanno a disposizione persone di pulita forza morale alle quali rivolgersi e intorno alle quali fare gruppo, formare la propria identità. Rifiutano i compromessi perché cercano strumenti di analisi del mondo che lo illustrino con chiarezza; non vengono offerti valori con i quali declinare la vita che li attende.

La politica, in questo momento, non consente loro di dichiararsi al mondo. La sinistra in particolare sembra avere perso il senso del servizio. Il mito del Che si regge anche sull’assenza di concorrenti credibili. Forse si è in attesa della morte in combattimento del Subcomandante Marcos.

L'assenza di miti generazionali forti rappresenta la sintesi di una sinistra stanca che ha perso capacità propositiva. Cerca di tenere posizione su questioni storiche non fornendo però un modello per una società nuova attorno al quale cercare consenso. Questo accadeva in passato, e con probabilità, così si è costituita la forza elettorale della sinistra.

Sembra chiaro che se non si propone ai giovani un catalogo di valori ed una modalità di azione per costruire in un tempo più o meno definibile, un diverso modello di organizzazione sociale, difficilmente si riceverà attenzione.

La politica vive di proposizioni di cambiamento, i ragazzi vivono un'età di scoperta quotidiana, allora occorre incuriosirli. Al contrario le organizzazioni giovanili dei partiti di destra sono in crescita. Soprattutto quelle che meglio parlano il loro linguaggio, quel linguaggio che è stato loro insegnato negli ultimi venti anni. Facile, diretto. Concetti raccolti attorno a frasi di immediata comprensione.

E se si vuole avere consenso occorre usare con l’interlocutore parole che possa capire. Ciò certamente non costituisce un invito alla sinistra affinché semplifichi la propria proposta politica, ma una ragione di riflessione perché valuti quale atteggiamento tenere con le giovani generazioni.

 

Contro il pensiero unico economico i giovani possono ridiventare padroni della propria vita attraverso la politica

Caduto il muro l'economia è divenuta ancor più che in passato padrona dell'essere umano, attaccandolo nelle conquiste avite e nella lotta per la posizione dei diritti universali riconosciuti solo ad un quinto della popolazione del pianeta. Cose da fare quindi, nel mondo, non mancano. Nel W.T.O., nella Banca Mondiale, nel F.M.I. si prendono decisioni a porte chiuse in totale negazione del principio di diritto inteso anche solo come nozione intuitiva. I destinatari delle misure adottate in questi organismi sono del tutto esclusi dalla partecipazione al processo decisionale. La sinistra può lanciarsi in un progetto coerente con i propri valori passati, dare loro attualità feroce. Le forme di amministrazione internazionale del potere economico, che spostano industrie per lucrare guadagni pari al bilancio di uno Stato, o concedono crediti usurari, sono nemici possibili.

I ragazzi hanno bisogno di ostacoli e di valori per superarli, così maturano. Lo Stato come organizzazione politica sta svanendo e occorre non perderne il contenuto: ovvero la partecipazione di ciascuno alla cosa pubblica, così da evitare che i poteri economici ne siano i soli detentori. Dare ai giovani questa consapevolezza significa acquistarli alla vita politica come soggetti attivi ed è,  per i politici, una fatica ed un rischio senza pari, perché occorre convincere ciascuno a guardare oltre la propria piccola proprietà, mentre in molti fanno leva, per avere consenso, sugli istinti primi dell'uomo animale. Eppure questo è ciò che salva, se si ritiene ancora la politica una missione per il benessere, almeno, del maggior numero di persone.

 

 

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