diritti  e  solidarietà

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ORGANO UFFICIALE

N° 9 

II ASSEMBLEA NAZIONALE DEL
COORDINAMENTO DIRITTI DEI CITTADINI

"LE MODALITA' DI TUTELA DEI DIRITTI DEL MALATO NEL NUOVO CONTESTO POLITICO"

I numerosi e qualificati interventi dei partecipanti alla II Assemblea nazionale del CO.DI.CI. a Verona del 10.04.94. non hanno potuto ignorare la nuova situazione politica che si è creata in Italia, dopo il voto del 27/28 marzo. E' stato, perciò messo a fuoco il ruolo del Coordinamento Cittadini nel nuovo contesto, sono venute a confronto le diverse modalità di tutela dei diritti del malato sviluppate dalle diverse regioni e dai singoli centri. Si è parlato di tutela debole e di tutela forte, della tutela legale, dei questionari, ma anche delle iniziative nell'ambito della scuola, degli anziani malati non autosufficienti.

Relazione ed interventi

editoriale

IL PARTITO DEI CITTADINI

La situazione è cambiata in modo radicale.
Un regime cinquantennale è tramontato. Sparito un partito, il Psi, a lungo ago della bilancia, frantumata la Dc, sconfitti i Progres- sisti, tengono la scena Forza Italia, Alleanza nazionale, la Lega Nord.
Per chi ha perso è un verdetto amaro. Ma il popolo, ha sempre ragione, in democrazia, anche quando fa scelte discutibili. Quando si perde, vuol dire che si è sbagliato qualcosa; dare la colpa a chi vince, dire che l'avversario ha barato è quasi sempre l'atteggiamento di chi vuol vincere senza saper giocare.    segue

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Editoriale

IL PARTITO DEI CITTADINI

La situazione è cambiata in modo radicale.

Un regime cinquantennale è tramontato. Sparito un partito, il Psi, a lungo ago della bilancia, frantumata la Dc, sconfitti i Progressisti, tengono la scena Forza Italia, Alleanza nazionale, la Lega Nord.

Per chi ha perso è un verdetto amaro. Ma il popolo, ha sempre ragione, in democrazia, anche quando fa scelte discutibili. Quando si perde, vuol dire che si è sbagliato qualcosa; dare la colpa a chi vince, dire che l'avversario ha barato è quasi sempre l'atteggiamento di chi vuol vincere senza saper giocare.

Anche i piagnistei servono a poco. Certo la sinistra dei motivi per piangere li ha. E' da cento anni che perde sempre. Ha perso contro i Liberali, contro il Fascismo, contro la DC e ora contro il Polo della libertà. Se non vince, non è certo solo per le reti televisive di Berlusconi. Lasciando stare il passato più lontano, c'è da dire che la sconfitta se l'è un po' andata a cercare. Attaccata da Berlusconi con la paura del comunismo, è caduta nella trappola, mettendo in prima fila Occhetto e Bertinotti, riesumando perciò il vecchio Pci, con alcuni satelliti ridotti  a indipendenti di sinistra.

E' una sinistra troppo grigia, troppo legata a miti movimentisti, a riflessi condizionati, troppo immobile per aver presa sulle nuove generazioni. Certo anche il popolo ha le sue colpe, si è lasciato abbindolare da promesse fatue, ma il popolo, si sa, non è fatto di santi, sa anche essere generoso, solidale, ma non è fatto di altruisti ad oltranza, di esperti di economia, e chi fa politica lo deve sapere. Non ha costruito le sue fortune la sinistra proprio sulla promessa di un paradiso comunista che non si è realizzato da nessuna parte? E perché meravigliarsi che anche altri promettano al popolo riduzione delle tasse e lavoro per tutti?

Ora piangere non serve, si può sempre riperdere! Ma anche vincere, succede persino in Ungheria! Anche ridere, però, serve poco: la sinistra e i popolari non hanno proprio molto da ridere! Bisogna ragionare, rimboccarsi le maniche, guardare avanti se si vuole avere un ruolo. C'è tanto da fare. Se si apre lo sguardo sul mondo ci si accorge quanto grande è il bisogno di pace e di sviluppo, mentre risorgono nazionalismi e intolleranza. Purché non smarriscano, come a volte sembra, le ragioni della propria esistenza, gli ideali di libertà, di eguaglianza, di democrazia.  Di una democrazia, però da anni 2000, che faccia i conti con la realtà planetaria del "villaggio globale", col problema della difesa dell'ambiente, con le dinamiche della società complessa. 

La gente vuole giustizia, ma vuole anche tranquillità: è tutta di centro in questo senso! Non ne può più delle ideologie del passato che hanno perso ogni mordente e sono servite a coprire il saccheggio dello stato.

Nel voto si è manifestato inoltre in modo prorompente il protagonismo  di chi vive d'impresa. Anche noi, come rivista, siamo una piccola impresa, seppure senza fini di lucro, e ci rendiamo conto di come intraprendere sia stimolante e faticoso insieme. L'impresa è sì a volte sfruttamento, evasione fiscale, ma è soprattutto creatività, responsabilità, vita; non va vista con la mentalità gretta di chi ha il posto fisso a spese dello Stato, di chi pensa solo al lavoro dipendente. Bisogna andare oltre schemi ideologici dell'800. Destra non vuol dire solo fascismo e privilegi di classe, ma anche competizione, valorizzazione del merito, liberismo. E se liberismo deve essere, sia! Senza i pasticci di protezionismo statale verso i monopoli dell'informazione (come è successo con la Fininvest), senza privatizzazioni che si risolvano in regali e svendita delle strutture pubbliche. Chi vuole intraprendere, lo faccia, ma senza privilegi e accettando il rischio d'impresa.

Tutto sommato il quadro politico si è fatto più chiaro, non solo nel Parlamento, ma anche nel paese fra chi, come impostazione di fondo e come priorità programmatica, è per la privatizzazione, per una società dell'individuo e delle divisioni geografiche e chi è per la solidarietà, la convivenza interetnica, la partecipazione dei cittadini.

E noi?

Dobbiamo stare a guardare, perché non siamo un partito?

Anche per noi è diventato più facile scegliere, individuare i nostri alleati e i nostri avversari.

Nella assemblea nazionale del CODICI a Verona è emerso con chiarezza il nostro ruolo. La nostra specificità è la tutela dei diritti. Ma la situazione ci chiede di fare un passo in avanti. Perché i segnali non sono incoraggianti e il rischio che la nuova maggioranza o sia una continuazione della vecchia o incarni una rivalsa di chi non crede nella democrazia dei cittadini, è reale. C'è il rischio di arretramenti paurosi. Anche la Chiesa rischia di fare una brutta fine se si mette a fare il cappellano o lo sgabello del nuovo principe, invece di riscoprire la propria capacità di interpretare le speranze della gente, soprattutto di quella più in difficoltà.

Noi non abbiamo particolari pregiudizi e vogliamo vedere cosa farà realmente il nuovo governo, però dobbiamo stare in allerta. E giudicare dai risultati, perché  l'unico partito di cui facciamo parte è il partito dei cittadini. I loro diritti, qualsiasi siano, malati e sani, giovani e anziani, bianchi o di colore, sono la base comune, il criterio di giudizio di una società realmente solidale.

Abbiamo la consapevolezza del carattere strategico della nostra azione. Per noi del CODICI anche il solo esistere in modo autonomo sarà importante, perché la tendenza sarà a semplificare la rappresentanza sociale, a dar voce solo ai soggetti forti; molti inoltre sono già pronti a saltare sul carro del vincitore o accodarsi, come moderni questuanti, ai vari ministeri della Sanità o degli Affari sociali, come hanno fatto con De Lorenzo e compari.

Non dobbiamo limitarci però alla pura resistenza ma proporre proposte innovative. Scelte nuove ancorate ai valori che hanno permesso l'emancipazione di tanti  uomini e popoli sfruttati, che non sono più plebe miserabile. Valori però  da vivere con creatività, con proiezione al futuro, anche con nuovi strumenti; come il nostro Cordinamento di Cittadini, senza presunzione ma con determinazione, si propone di essere.