Convegno di Milano                                                                                                                                                                           

 

PRONTO SOCCORSO: 118 E ....."DINTORNI"

 

Il 6 giugno scorso il CIDES ha organizzato a Milano un Convegno Nazionale su "EMERGENZA SANITA': LA PAROLA AI CITTADINI".

La prima sessione del Convegno ruotava attorno al tema del Pronto Soccorso: ne hanno discusso Direttori Sanitari, Responsabili di Pubbliche Assistenze, operatori sanitari, cittadini.

Al di là della tesi di fondo, pienamente dimostrata dalla discussione, della necessità di organizzare una rete di servizi dietro il fatidico numero telefonico "118", alcuni interventi, in particolare quello del dott. Tosolini, medico del Dipartimento di Emergenza della Regione Friuli, e quello del dott. Subert, Direttore Sanitario dell'Ospedale S. Carlo di Milano, hanno fornito un utile quadro di riferimento rispetto alla realizzazione pratica del servizio di Pronto Soccorso all'altezza delle esigenze del territorio.

 

Pensare che il Decreto del Ministero della Sanità che istituisce il Servizio di Emergenza 118 di per sé risolva il problema del funzionamento dei servizi di Pronto Soccorso ed emergenza, è come dire "istituiamo il 113 e poi organizziamo il Corpo di Polizia". Il paragone rende l'idea.......

Le opinioni in proposito convergono su una fondamentale questione: i documenti, le commissioni, le supervisioni, i mega-progetti non servono a nulla, anzi creano l'illusione di avere affrontato e risolto uno dei problemi più urgenti della sanità oggi in Italia.

Da due osservatori diversi come quello della metropoli milanese con il suo hinterland e la Regione Friuli - dove esiste a livello regionale un Coordinamento di Servizi di Emergenza e Pronto Soccorso con una centrale operativa che risponde al 118 - Tosolini e Subert hanno riportato due esperienze per certi versi simili nel metodo: laddove operatori sanitari o politici - infermieri, direttori sanitari, medici, funzionari - hanno creato un contesto di lavoro concreto ponendosi obiettivi mirati e graduali, le cose si sono messe in moto.

 

L'ESPERIENZA DEL FRIULI: UN PROGETTO PRECISO MISURATO SULLA REALTA'

 

Circa tre anni fa, in Friuli, di fronte a disomogeneità di risposte fornite dalle strutture sanitarie, di informazione dei cittadini sulle modalità per accedere alle stesse (113, ambulanza, ecc.), di rischi oggettivi per la popolazione residente in determinate zone, e di fronte alla mancanza di un progetto generale regionale, si è costituita una Commissione ad hoc per affrontare il problema. Dopo un periodo di lavoro durato circa un anno e mezzo, la Commissione ha sfornato un documento pieno di buone intenzioni, ma poco produttivo sul piano della realizzazione pratica.

Con in mano questo documento, un gruppo assolutamente informale, composto da tre persone, un medico, un infermiere ed un programmatore dell'assessorato, si sono posti l'obiettivo di studiare un progetto di realizzazione pratica di alcuni servizi.

Questo gruppo di lavoro si è posta alcuni obiettivi di tipo sanitario minimali e realizzabili: ad esempio, che la mortalità in casi acuti sia al di sotto di un certo numero, che i tempi di soccorso, secondo le patologie, siano compresi entro certi parametri studiati rispetto anche alla geografia del territorio.

E cosa è stato fatto un elenco di obiettivi minimali di tipo sanitario da raggiungere nel giro di un anno di lavoro.

Successivamente è stato fatto un elenco di strumenti utili per il raggiungimento degli obiettivi fissati, individuabili in 23 azioni: per ogni azione è stato individuato un referente.

Tra queste azioni è stata inserita anche la centrale operativa, considerata la realizzazione tutto sommato più semplice: il 118 non è un obiettivo, ma uno strumento per utilizzare al meglio le strutture che offre il territorio(rete di Pubbliche assistenze, servizi diversificati nelle varie strutture sanitarie, ecc.).

Il 118 può essere una realizzazione eccezionale solo se la struttura sanitaria funziona ed è in grado di dare risposte ai cittadini.

Altro obiettivo del gruppo di lavoro è stato quello di raccogliere informazioni, attraverso il 118, su che cosa succede nei Pronti Soccorsi in termini di emergenza: Per esempio quante persone arrivano, come e con quali mezzi, i problemi registrati, i tempi di attivazione dell'ambulanza e il tempo di rientro e così via, anche per una verifica rispetto agli obiettivi prefissati.

Il problema non è la informatizzazione della centrale operativa, ma avere a disposizione una serie di dati indispensabili per la soluzione dei problemi più urgenti.

Porsi l'obiettivo del "tutto subito" non serve a nulla: è importante partire dal primo gradino e dimostrare che i cambiamenti si possono realizzare con il concorso di personale disponibile e qualificato.

 

LA REALTA' METROPOLITANA DI MILANO

 

Anche a Milano molti tecnici in questi anni hanno dato un contributo fondamentale alla conoscenza dei problemi dell'emergenza, producendo documenti di riferimento utili ed interessanti.

Sempre per iniziativa di un gruppo di tecnici, da alcuni anni all'Ospedale di Niguarda è stato istituito il servizio di elisoccorso: è in funzione quindi una centrale operativa sui generis, artigianale. Tale iniziativa ha però avuto il ruolo di mobilitare l'interesse delle direzioni sanitarie di altri ospedali milanesi e di altri tecnici, che, nel 1989, hanno istituito un Coordinamento delle Direzioni Sanitarie sui problemi dell'emergenza e del Pronto Soccorso, con l'obiettivo di studiare e realizzare alcuni obiettivi sperimentali in questo campo.

E' ovvio che il 118 in sé e per sé non può essere pensato, soprattutto in una realtà come quella metropolitana milanese - in cui ospedali della città devono sopperire alle carenze di servizi di Pronto Soccorso di USSL dell'hinterland - come il toccasana di una situazione estremamente difficile.

L'obiettivo, secondo i promotori del progetto, è quello di partire dall'analisi della realtà esistente - risorse umane e strutture -per evitare fughe in avanti, sprechi, illusioni e mistificazioni, per arrivare, passo dopo passo, con pochi e motivati operatori del settore, a traguardi mirati e verificabili.

Ci sono stati poi interventi di Viale, M. Gentile, M. Chighine, A. Gomiero, A. Bernasconi, Meloni, I. Bartolini, C. Hanau, A. Giolo, P. Ranieri, G. Molena, Fede. Tra i temi trattati accenniamo solo a:

- necessità di una preparazione di coloro che devono lavorare nel settore dell'emergenza, preparazione specifica che ora non esiste.

- non pretendere l'ottimo (medico in ogni ambulanza) ma il necessario (l'infermiere professionale sì).

- non calare le esperienze dall'alto, puntare ai grandi investimenti ma trovare quello che serve in ogni realtà territoriale.

 

 

L'Informazione come strumento di tutela

 

Alberto De Toni del Centro per i diritti del cittadino di Padova

 

Alla crescita dell'articolazione sociale è andata corrispondendo negli ultimi decenni una crescita dello spettro di servizi ed un aumento della complessità delle strutture pubbliche.

Il livello qualitativo dei servizi è rimasto invece generalmente basso: anzi le strutture sembrano a volte aver smarrito progressivamente le finalità per cui sono nate: l'utente è trattato paradossalmente come un intruso. Il risultato che egli è lasciato a se stesso in un dedalo di uffici e di competenze, in cui diventa problematica la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri, diventa arduo far valere le proprie legittime istanze, soprattutto se si tratta di persone particolarmente deboli e indifese.

Per questi motivi è fondamentale l'azione nel campo dell'informazione. E' come fornire ai cittadini dei fili di Arianna perché possano orientarsi nei labirinti di una struttura dei servizi di per sé complessa, ma resa spesso caotica e impenetrabile dalle incrostazioni burocratiche e dalla indolenza di taluni operatori.

Di fronte ad una qualificazione della nostra società come società mass-mediale, il centro del potere si sta spostando sempre di più nell'informazione, nei sistemi di informazione sia centrali che locali.

Organismi come i centri per i diritti dei cittadini e per i diritti dei malati, operando efficacemente all'interno del sistema di informazione attuale, possono "saltare" molti dei passaggi previsti dall'azione politica tradizionale e possono mettere a contatto direttamente i titolari di interessi circoscritti e i loro eventuali sponsors occasionali - giuristi, intellettuali, autorità morali - con i responsabili delle massime istituzioni.

L'intensa proiezione sui mass-media richiede una forte tematizzazione delle vertenze; infatti i mass-media agiscono sempre più attraverso campagne, ovvero attraverso il periodico concentrarsi su temi, progressivamente focalizzati ed enfatizzati. L'enfasi sulla tematizzazione richiede così due caratteristiche: 1) l'universalizzazione del diritto: occorre cioè tematizzare l'interesse in termini universali; 2) il superamento degli schieramenti: l'immediata trattazione politica va fatta a "tutto campo", poiché l'universalità degli interessi in gioco spinge, più che in altri casi, ad uscire da ristrette logiche di schieramento.

Nonostante che l'informazione non sia un diritto garantito dalla Costituzione, si sa quale è la sua importanza; quanto clientelismo infatti passa attraverso il sequestro dell'informazione su concorsi, su appalti, su assunzioni!

Anche gli operatori dei servizi sono inoltre un potente canale di raccolta delle informazioni dal basso verso l'alto, sulle disfunzioni segnalate dai cittadini, ma anche notate dagli stessi impiegati, in particolare da coloro che sono a contatto degli utenti, come gli sportellisti o gli infermieri. Essi possono diventare agenti preziosi per l'autoriforma dei servizi.

Il discorso si fa molto vasto se andiamo ad esemplificare tutta la pubblicistica nata per concretizzare questo diritto all'informazione. Si va dai testi di Maccacaro "I diritti del malato" o di Bertuzzi "La costituzione comoda" al 'Salvagente' alla trasmissioni fortunate di Tito Cortese prima di Lubrano poi.

Accenniamo appena al tema vasto e delicato dell'informazione del medico al paziente che merita una trattazione specifica per ricordare alcuni strumenti messi in atto da centri per i diritti dei cittadini per affermare il diritto all'informazione

Come il corso di formazione su "I diritti e la Solidarietà" organizzato dal Centro di Padova o gli uffici informazione che sono attrezzati per dare informazioni chiare ed essenziali su tutti i servizi di una città o di una struttura come la Ulss, o i Vademecum che promossi o dai centri dei diritti o anche da enti istituzionali, se ben fatti, possono essere uno strumento validissimo perché le persone si sappiano orientare e trovare le informazioni che loro servono.

Altri interventi.

Il dott. Mori, della Consulta di Bioetica ha parlato della "Carta dell'autoderterminazione", una carta che l'individuo afferma le proprie convinzioni e dà disposizioni nominando un proprio tutore per quando non sarà più in grado di prendere decisioni e dopo la sua morte. Marina Migliorato, del Movimento di difesa del cittadino ha illustrato le iniziative nell'ambito dell'informazione del suo movimento, in particolare il videotel "Sportello del cittadino" realizzato in collaborazione con la Sip e la proposta di costituzione di una lobby dei cittadini presso il parlamento.

Carlo Hanau ha presentato le attività svolte dal Civ, Coordinamento italiano del volontariato per la tutela dei diritti del malato, per la difesa della salute e contro l'emarginazione.. Le battaglie a difesa dei malati cronici non autosufficienti, la proposta di Legge regionale su "Riordino degli interventi sanitari a favore degli anziani cronici non autosufficienti e realizzazione delle Residenze sanitarie assistenziali" la pubblicazione di libri per l'autodifesa.