diritti  e  solidarietà

DeS telematico

ORGANO UFFICIALE

N° 1

CONTRORIFORMA SANITARIA
Che cosa cambia nella sanità con le nuove misure governative
di Antonio Giolo

Secondo lo schema di decreto legislativo per la riforma sanitaria approvato dal Consiglio dei ministri il 1° dicembre 1992 e trasmesso al Parlamento per il necessario parere (e quindi suscettibile di modifica), la sanità in Italia è destinata a mutare e, per molti aspetti a mutare in peggio.

CHE COSA CAMBIA?

Vengono introdotte "forme differenziate di assistenza" per particolari tipologie di prestazioni", cui si può accedere o col pagamento diretto e il rimborso poi, nei limiti di appositi tariffari; citiamo dal decreto:"La scelta per detta forma differenziata di assistenza è effettuata dall'assistito su base almeno triennale, tacitamente rinnovabile, e comporta la rinuncia alla fruizione delle prestazioni in forma diretta e ordinaria", o col ricorso alle mutue e alla possibilità di passaggio alla assistenza sanitaria indiretta; ancora il decreto:"(con) l'affidamento a soggetti singoli o consortili, ivi compresi le mutue volontarie, in possesso... della facoltà di negoziare, per conto della generalità degli aderenti, o per soggetti appartenenti a categorie prederminate, con gli gli erogatori delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale modalità e condizioni allo scopo di assicurare qualità e costi ottimali"; anche questo dura tre anni e comporta il passaggio all'assistenza indiretta.                                        segue       
itoriale
CODICI domani

Con Bossi o contro Bossi?

La vita politica italiana è entrata in un periodo di grande instabilità.I partiti sono travolti dagli scandali delle tangenti, dalla crisi economica e dalle nuove tasse, dalle compromissioni con la mafia. Al Nord e non solo al Nord sta crescendo un malcontento che si esprime in varie forme di protesta e in particolare  nel voto alle Leghe. Molti sembrano vedere nel loro leader Bossi il castigamatti dei partiti. Nei cittadini c'è stanchezza, esasperazione verso ogni forma di rendita politica, verso l'assistenzia- lismo che non stimola l'iniziativa, non premia il lavoro e il merito.        segue

118 e dintorni
il costo dei farmaci
contro la finanziaria
anziani a Genova
convegno di Lecce
anziani a Venezia
concorsi per insegnanti
i cattolici sono tutti uguali?

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editoriale   

  Oggi il rinnovamento sembra muoversi sulle parole d'ordine della moralizzazione, del federalismo, delle riforme, della moralizzazione. Non si può negare, però, che il leghismo è nato su forti spinte antimeridionaliste e continua ad alimentare mire separatiste. A queste spinte alla disgregazione i partiti rispondono da un lato evidenziando i rischi della proposta leghista, dall'altro rilanciando i valori delle loro tradizioni, i valori del solidarismo cattolico, del socialismo, dell'unità nazionale.Ma i loro discorsi sono un pò frusti e le loro ideologie tarlate non solo dal tempo, ma dalle incoerenze, dalle ruberie, dalle ipocrisie. E noi con chi stiamo? Per noi, soggetti civili, il  compito "politico" più importante crediamo  sia non solo smascherare i falsi valori ma anche affermare alcune priorità sociali. Se è indiscutibile, infatti,  la necessità di autonomia, di efficienza, di lotta alla lottizzazione partitocratica, che ha occupato e corrotto la economia e l'apparato statale, non bisogna dimenticare che ciò deve avvenire avendo come punti di riferimento i diritti e la solidarietà. Altrimenti rischiamo di cadere dalla padella dello scambio politico,  del parassitismo dei fannulloni alle brace dell'egoismo dei ceti e delle regioni forti, del neorazzismo dei privilegiati; in un'Europa dove la riscoperta di identità, associata spesso all'intolleranza, riattualizza antiche divisioni.  Il vero pericolo, del resto, non è  dato dalle escrescenze di volgarità violenta del razzismo, ma dalla voglia molto "perbenista",  diffusa in ampi strati della popolazione e acuita dalle paure indotte dalla crisi economica,  a preservare il proprio benessere a scapito le masse enormi di diseredati, che bussano alle nostre porte. Per cui ciò che va contrastato è la diffusa tendenza ad affermare come naturale e meritata la divisione dell'umanità in uomini fortunati e  in sottouomini, mettendo tra parentesi due secoli, o se si vuole duemila anni,  di lotte per i diritti di eguaglianza e fratellanza fra gli uomini e i popoli.

E, purtroppo, su questa strada sembrano muoversi anche governi, come quello italiano,   che mettono in discussione il diritto alla salute e ci fanno tornare ai tempi bui in cui la medicina era un privilegio e una delle forme di differenziazione sociale. Il rinnovamento della società italiana si misurerà  non solo dalle riforme elettorali  e da quelle istituzionali ma anche dalla capacità di tutti, malati, operatori sanitari, medici, cittadini di contrastare e vanificare, nella sanità e altrove, questa assurda politica.

C'é  l'esigenza, perciò, di lavorare a una nuova difficile sintesi tra efficienza e diritti, tra diversità e unità, autonomia e solidarietà. Solidarietà con gli emarginati, con tutti gli esseri umani calpestati nei loro diritti fondamentali, con gli ebrei oggetto di nuovi infami attacchi. Estendendo la frase a tutti coloro che subiscono ingiustizie negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nella scuola, nelle città, possiamo, dobbiamo dire:"Anche noi siamo ebrei"!

 

Controriforma sanitaria (segue)

- drastica riduzione di due terzi delle Usl; avranno  generalmente dimensione provinciale; saranno scorporati e costituiti in azienda ospedaliera "gli ospedali di rilievo nazionale e di alta specializzazione". Le Uls avranno un direttore generale, nominato dalla Regione, con pieni poteri, un direttore amministrativo e un direttore sanitario. Sarà istituito un "consiglio dei sanitari", organismo elettivo con funzioni di consulenza. I compiti di definizione delle "linee di indirizzo per l'impostazione programmatica dell'attività", di esame dei bilanci, di verifica dell'andamento generale dell'attività sono demandati al sindaco, nel caso di più sindaci, alla conferenza dei sindaci.  

- negli ospedali vengono "riservati spazi adeguati" per l'esercizio della libera professione intramuraria e una quota non inferiore al 6% e non superiore al 12% di posti letto per la istituzione di camere a pagamento.

- I Presidi multizonali di prevenzione faranno capo ad un unico organismo a livello nazionale.

- Per favorire la "partecipazione e tutela dei diritti dei cittadini" verrà definito con decreto un "sistema di indicatori di qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie  relativamente alla personalizzazione e alla umanizzazione dell'assistenza, al diritto all'informazione, alle prestazioni albeghiere, nonché dell'andamento delle attività di prevenzione delle malattie. A tal fine il ministro della sanità si avvale della collaborazione delle università, dello organizzazioni rappresentative degli utenti e degli operatori del Servizio sanitario nazionale nonché delle organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti. Le regioni , oltre ad utilizzare tale sistema, promuovono consultazioni con i cittadini e le loro organizzazioni "al fine di fornire e raccogliere informazioni sull'organizzazione dei servizi e ogni qualvolta siano in discussione provvedimenti su tali materie". Le Usl "provvedono ad attivare un efficace sistema di informazione sulle prestazioni erogate, sulle tariffe, sulle modalità di accesso ai servizi". Esse inoltre "individuano modalità di raccolta e analisi dei segnali di disservizio, in collaborazione con le organizzazioni rappresentative dei cittadini, con le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti". Il  direttore generale, o se lui non lo fa provvede la regione,  convoca almeno una volta l'anno una conferenza per verificare l'attuazione degli indicatori di qualità.

"Il direttore sanitario e il dirigente sanitario del servizio, a richiesta degli assistiti, adottano le misure necessarie per rimuovere i disservizi che incidono sulla qualità dell'assistenza. Al fine di garantire la tutela del cittadino avverso gli atti con i quali si nega o si limita la fruibilità delle prestazioni di assistenza sanitaria, sono ammesse osservazioni e opposizioni in via amministrativa, redatte in carta semplice, da presentarsi entro quindici giorni dal momento in cui l'interessato abbia avuto conoscenza dell'atto contro cui intende osservare od opporsi, al direttore generale dell'unità sanitaria locale o dell'azienda che decide in via definitiva entro quindici giorni, sentito il direttore sanitario. La presentazione delle anzidette osservazioni e opposizioni non impedisce né preclude la proposizione di impugnative in via giurisdizionale".

 "Le unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere stipulano con gli organismi di volontariato e di tutela dei diritti accordi o protocolli che stabiliscano gli ambiti e le modalità della collaborazione...". Infine vengono promosse iniziative di formazione sui diritti dei cittadini per il personale a contatto con il pubblico.

Abbiamo riportato per esteso lunghi brani della parte del decreto che riguarda i diritti dei cittadini, perché contiene alcune importanti novità che possono influire sulla attività dei Centri per i diritti dei cittadini e per i diritti del malato.

Questo non cambia il nostro giudizio di fondo negativo sul decreto, perché sancisce una Controriforma in piena regola, destinata a differenziare i malati in categorie odiose, quelli che si possono pagare le cure extra e coloro che devono accontentarsi delle cure comuni, e a scatenare tutti gli appetiti di guadagno nella sanità dei privati. Con un addio quindi non solo alla prevenzione ma anche al contenimento dell'abuso di farmaci e di prestazioni inutili e dannose. Del resto che cosa aspettarsi di diverso da un ministro "liberale" sospettato di commercio di voti! C'è il rischio che anche il capitolo sui diritti dei cittadini risulti nient'altro che uno zuccherino per addolcire una pillola molto amara non solo per i cittadini utenti ma anche per gli operatori più sensibili e attenti.

Abbiamo fatto una prima manifestazione di protesta a Roma ma è necessario che facciamo sentire la nostra voce in accordo con quanti, medici, infermieri, forze sociali si sono mobilitati contro questa controriforma, se è il caso ricorrendo anche all'arma estrema del Referendum.

 

CHE COSA PAGHEREMO NEL '93?

 

- tutti coloro che superano: 1 persona        30 milioni

                                           2    "                42     "

                                           3    "                 50    "

                                        + 5 milioni per ogni altra persona

  devono pagare:

1) dall'1/1/93 quota individuale annua di lire 85.OOO per l'assistenza medica di base

2) dall'1/3/93, i farmaci (esclusi i salvavita) fino a 40.000  lire con l'aggiunta del 10 % dell'importo eccedente.

3) dall'1/3/93 le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e quelle specialistiche (comprese la fisiokinesiterapia e le cure termali) fino a 100.000 lire, oltre al 10 % dell'eccedenza.

- dall'1/1/93 per gli esenti la quota fissa sulle singole prescrizioni passa da 3.000 a 4.000 lire (2.000 per gli antibiotici prodotti in fleboclisi e in confezione monodose); da 3.000 a 4.000 cambia anche la quota per le ricette sulle prestazioni.

  Gli assistiti che hanno diritto all'esenzione per motivi di reddito(pensionati con reddito inferiore 16 milioni, 22 per le coppie) devono ritirare una tessera con 8 bollini (un'altra con altri 8 verrà consegnata in luglio): ogni bollino dà diritto a una ricetta gratuita.

 

 

 Genova, Ospedalizzazione domiciliare -  Assistenza agli anziani non autosufficienti. 

Il C.L.O.D. (Comitato ligure Ospedalizzazione domiciliare) ha tenuto il 21 novembre 1992 a Genova un convegno su tema"Per una sanità al servizio del malato"in cui sono stati trattati.i problemi dell'assistenza agli anziani non autosufficienti. Hanno tenuto relazioni il prof. Carlo Hanau, docente di Economia Sanitaria all'Università di Bologna su"Aspetti salienti del progetto obiettivo "Tutela della salute degli anziani", il prof. Fabrizio Fabbris che ha riferito sull'esperienza di ospedalizzazione domiciliare a Torino presso l'Ospedale Molinette, attraverso una équipe medico-infermieristica, il Dott. Ernesto Palummeri primario dell'Ospedale Galliera. Proprio tra l'ospedale Galliera e la Usl 12 è stato fissato un accordo per assistere a domicilio le persone anziane.

Si è parlato delle RSA(Residenze sanitarie assistenziali) e soprattutto della necessità di una 'rete di servizi' che vanno dall'ospedalizzazione domiciliare alle RSA al Day hospital, con servizi di coordinamento dell'Unità valutativa geriatrica.

CONVEGNO A LECCE
DAI DIRITTI DEL MALATO AL DIRITTO ALLA SALUTE

di Rosa Orlando 

Si è svolto a Lecce, dal 24 al 27 Novembre 1992, un Convegno Provinciale organizzato dal centro per il Diritto alla Salute sul tema "DAI DIRITTI DEL MALATO AL DIRITTO ALLA SALUTE".

I lavori del primo giorno sul tema " I DIRITTI DEL CITTADINO E IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE" hanno avuto inizio con la relazione della prof.ssa Carmen Starace, Coordinatrice Provinciale del C.D.S. di Lecce, che, dopo aver relazionato sul Movimento dei Diritti del Malato negli ultimi dieci anni, ha denunciato alcune carenze ma anche molti sprechi nella sanità locale.

Le denunce sono state accompagnate da proposte che hanno avuto il carattere del realismo: potenziamento e coordinamento dei servizi e degli ambulatori, riorganizzazione di parte dei letti di degenza in day-hospital, assistenza domiciliare.

Hanno partecipato ai lavori, tra gli altri, il Direttore Sanitario dell'Ospedale di Lecce, Dottor Bruno Causo, il Prof. Antonio Giolo (Membro Nazionale del Coordinamento Italiano dei Centri dei Diritti del Cittadino) che ha proposto la costituzione della "Carta Nazionale dei Diritti alla Salute" che dovrebbe assicurare, in qualsiasi regione d'Italia e a qualunque ceto sociale, il rispetto ed il concretizzarsi dei diritti riconosciuti dalla legge.

I lavori delle giornate successive, 24 - 25 - 26, hanno riguardato rispettivamente il tema della scuola e dei servizi sociali per la prevenzione, del lavoro e del territorio nella tutela del diritto alla salute, i diritti del cittadino e gli strumenti della comunicazione di massa.

Di notevole interesse sono stati i dibattiti che hanno avuto luogo subito dopo gli interventi e che hanno permesso di chiudere i lavori di ogni giornata con un O.d.G. ricco di proposte con l'obiettivo di di migliorare la sanità pubblica, di evitare gli sprechi e tutelare il diritto alla salute.

Molte le presenze di esponenti di centri culturali e di associazioni di volontariato, di operatori scolastici e socio-sanitari, di testate giornalistiche e di emittenti televisive locali.
Da tutti è partito l'impegno di confronto e di collaborazione al fine di realizzare tutte quelle condizioni che garantiscono il diritto alla salute in tutte le istituzioni sociali, in particolare in quelle ospedaliere.

 

I CATTOLICI SONO TUTTI UGUALI?
di ROBERTO ALESSANDRINI della Gazzetta di Modena

E' una realtà che coinvolge almeno quattro milioni di persone, ma che finisce sui giornali solo quando incontra "le cose della politica".

E' un fenomeno carsico difficile da comprendere e talvolta anche da studiare, la manifestazione forse più diffusa e vivace di quello che un tempo veniva definito "mondo cattolico".

Movimenti, gruppi e associazioni, nella loro varietà e nella pluralità dei loro interessi, costituiscono nella geografia contemporanea della Chiesa italiana un arcipelago privo di centro e di precise egemonie, attraversato da vistose forme di "contaminazione" culturale.

Per muoversi con un po' di competenza tra differenze storiche, sfumature teologiche e sensibilità politiche serve una "mappa", una carta delle affinità e delle differenze, proprio ciò' che si sono proposti di fare due insegnanti, Antonio Giolo e Brunetto Salvarani, con un libro che già nel titolo contiene un interrogativo provocatorio: I cattolici sono tutti uguali? (Marietti, 1992, pagg. X - 291, L. 32 mila).

Muovendosi tra Azione Cattolica e Comunione e Liberazione, Caritas e Acli, Cristiani per il Socialismo e Focolarini, Opus Dei e Scout gli autori colgono l'istantanea di un fenomeno in divenire, riprendono una serie di "immagini in movimento" che raccontano storie di volontariato e di impegno politico, di riscoperte della Bibbia e dell'ebraismo, di forte spiritualità e di ecumenismo.

Raccontano una realtà frammentata, talvolta litigiosa, spesso viva e dinamica in cui nessuno riesce ad occupare il centro o ad imporre veramente la propria egemonia.

Il movimento cattolico - scrivono gli autori - non è più da tempo un movimento unitario, radicato nella propria tradizione, ma è un "movimento", realtà plurale e diversificata, tanto che l'unità vagheggiata si può realizzare solo in modo nuovo, trasversale, con una rinnovata capacità di ascolto di cui la gerarchia ha dovuto bon gre' mal gre' dare prova, anche se non di rado si è rivelata impari di fronte al nuovo compito.

E' in particolare nei confronti dell'ecologia e del femminismo - temi così centrali nel dibattito odierno - che l'arcipelago cattolico mostra, in generale, segni evidenti di ritardo.

Lusso borghese diffuso tra i ceti medi non produttivi e di formazione laica, espressione - nelle sue forme specifiche e settoriali - di una concezione individualistica ed estetica, l'ecologia ha suscitato scarsa passione in quel "mondo contadino e proprietario, stabilmente coinvolto nei processi di inquinamento" in cui la chiesa ha il proprio radicamento.

così come ha creato diffidenza nell'arcipelago cattolico l'egemonia "troppo laica, troppo legata ad una cultura 'radicale' e di sinistra" sul femminismo, da associare al tradizionalismo o ad una tendenza alla mediazione che, all'interno della Chiesa, ha marginalizzato le posizioni più ribellistiche. A tutto questo, però, va aggiunta una considerazione.

"I cattolici - commentano Giolo e Salvarani - impiegano molto tempo a metabolizzare il nuovo forse per il peso della tradizione, per la diffidenza verso il mondo e le sue seduzioni, per paura della contaminazione e dell'eresia, per il fatto che buona parte della cultura moderna, anche quando è al fondo di ispirazione cristiana, è nata fuori della cittadella cattolica.