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Sommario |
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CONTRORIFORMA
SANITARIA Secondo lo schema di decreto legislativo per la riforma sanitaria approvato dal Consiglio dei ministri il 1° dicembre 1992 e trasmesso al Parlamento per il necessario parere (e quindi suscettibile di modifica), la sanità in Italia è destinata a mutare e, per molti aspetti a mutare in peggio. CHE
COSA CAMBIA? |
itoriale | ||
| CODICI domani |
Con
Bossi o contro Bossi? La vita politica italiana è entrata in un periodo di grande instabilità.I partiti sono travolti dagli scandali delle tangenti, dalla crisi economica e dalle nuove tasse, dalle compromissioni con la mafia. Al Nord e non solo al Nord sta crescendo un malcontento che si esprime in varie forme di protesta e in particolare nel voto alle Leghe. Molti sembrano vedere nel loro leader Bossi il castigamatti dei partiti. Nei cittadini c'è stanchezza, esasperazione verso ogni forma di rendita politica, verso l'assistenzia- lismo che non stimola l'iniziativa, non premia il lavoro e il merito. segue |
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| 118 e dintorni | |||
| il costo dei farmaci | |||
| contro la finanziaria | |||
| anziani a Genova | |||
| convegno di Lecce | |||
| anziani a Venezia | |||
| concorsi per insegnanti | |||
| i cattolici sono tutti uguali? | |||
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editoriale
Oggi il rinnovamento sembra muoversi sulle parole
d'ordine della moralizzazione, del federalismo, delle riforme, della
moralizzazione. Non si può negare, però, che il leghismo è nato su
forti spinte antimeridionaliste e continua ad alimentare mire
separatiste. A queste spinte alla disgregazione i partiti rispondono da
un lato evidenziando i rischi della proposta leghista, dall'altro
rilanciando i valori delle loro tradizioni, i valori del solidarismo
cattolico, del socialismo, dell'unità nazionale.Ma i loro discorsi sono
un pò frusti e le loro ideologie tarlate non solo dal tempo, ma dalle
incoerenze, dalle ruberie, dalle ipocrisie. E noi con chi stiamo? Per
noi, soggetti civili, il compito
"politico" più importante crediamo
sia non solo smascherare i falsi valori ma anche affermare alcune
priorità sociali. Se è indiscutibile, infatti,
la necessità di autonomia, di efficienza, di lotta alla
lottizzazione partitocratica, che ha occupato e corrotto la economia e
l'apparato statale, non bisogna dimenticare che ciò deve avvenire
avendo come punti di riferimento i diritti e la solidarietà. Altrimenti
rischiamo di cadere dalla padella dello scambio politico,
del parassitismo dei fannulloni alle brace dell'egoismo dei ceti
e delle regioni forti, del neorazzismo dei privilegiati; in un'Europa
dove la riscoperta di identità, associata spesso all'intolleranza,
riattualizza antiche divisioni. Il vero pericolo, del resto, non
è dato dalle escrescenze
di volgarità violenta del razzismo, ma dalla voglia molto
"perbenista", diffusa
in ampi strati della popolazione e acuita dalle paure indotte dalla
crisi economica, a
preservare il proprio benessere a scapito le masse enormi di diseredati,
che bussano alle nostre porte. Per cui ciò che va contrastato è la
diffusa tendenza ad affermare come naturale e meritata la divisione
dell'umanità in uomini fortunati e
in sottouomini, mettendo tra parentesi due secoli, o se si vuole
duemila anni, di lotte per
i diritti di eguaglianza e fratellanza fra gli uomini e i popoli. E,
purtroppo, su questa strada sembrano muoversi anche governi, come quello
italiano, che mettono
in discussione il diritto alla salute e ci fanno tornare ai tempi bui in
cui la medicina era un privilegio e una delle forme di differenziazione
sociale. Il rinnovamento della società italiana si misurerà
non solo dalle riforme elettorali
e da quelle istituzionali ma anche dalla capacità di tutti,
malati, operatori sanitari, medici, cittadini di contrastare e
vanificare, nella sanità e altrove, questa assurda politica. C'é l'esigenza, perciò, di lavorare a una nuova difficile sintesi tra efficienza e diritti, tra diversità e unità, autonomia e solidarietà. Solidarietà con gli emarginati, con tutti gli esseri umani calpestati nei loro diritti fondamentali, con gli ebrei oggetto di nuovi infami attacchi. Estendendo la frase a tutti coloro che subiscono ingiustizie negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nella scuola, nelle città, possiamo, dobbiamo dire:"Anche noi siamo ebrei"! |
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Controriforma sanitaria (segue) -
drastica riduzione di due terzi delle Usl;
avranno generalmente
dimensione provinciale; saranno scorporati e costituiti in azienda
ospedaliera "gli ospedali di rilievo nazionale e di alta
specializzazione". Le Uls avranno un direttore generale, nominato
dalla Regione, con pieni poteri, un direttore amministrativo e un
direttore sanitario. Sarà istituito un "consiglio dei
sanitari", organismo elettivo con funzioni di consulenza. I compiti
di definizione delle "linee di indirizzo per l'impostazione
programmatica dell'attività", di esame dei bilanci, di verifica
dell'andamento generale dell'attività sono demandati al sindaco, nel
caso di più sindaci, alla conferenza dei sindaci.
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negli ospedali vengono "riservati spazi adeguati" per
l'esercizio della libera professione intramuraria e una quota non
inferiore al 6% e non superiore al 12% di posti letto per la istituzione
di camere a pagamento. -
I Presidi multizonali di prevenzione faranno capo ad un unico organismo
a livello nazionale. -
Per favorire la "partecipazione
e tutela dei diritti dei cittadini" verrà definito con decreto
un "sistema di indicatori di qualità dei servizi e delle
prestazioni sanitarie relativamente
alla personalizzazione e alla umanizzazione dell'assistenza, al diritto
all'informazione, alle prestazioni albeghiere, nonché dell'andamento
delle attività di prevenzione delle malattie. A tal fine il ministro
della sanità si avvale della collaborazione delle università, dello
organizzazioni rappresentative degli utenti e degli operatori del
Servizio sanitario nazionale nonché delle organizzazioni di
volontariato e di tutela dei diritti. Le regioni , oltre ad utilizzare
tale sistema, promuovono consultazioni con i cittadini e le loro
organizzazioni "al fine di fornire e raccogliere informazioni
sull'organizzazione dei servizi e ogni qualvolta siano in discussione
provvedimenti su tali materie". Le Usl "provvedono ad attivare
un efficace sistema di informazione sulle prestazioni erogate, sulle
tariffe, sulle modalità di accesso ai servizi". Esse inoltre
"individuano modalità di raccolta e analisi dei segnali di
disservizio, in collaborazione con le organizzazioni rappresentative dei
cittadini, con le organizzazioni di volontariato e di tutela dei
diritti". Il direttore
generale, o se lui non lo fa provvede la regione,
convoca almeno una volta l'anno una conferenza per verificare
l'attuazione degli indicatori di qualità. "Il
direttore sanitario e il dirigente sanitario del servizio, a richiesta
degli assistiti, adottano le misure necessarie per rimuovere i
disservizi che incidono sulla qualità dell'assistenza. Al fine di
garantire la tutela del cittadino avverso gli atti con i quali si nega o
si limita la fruibilità delle prestazioni di assistenza sanitaria, sono
ammesse osservazioni e opposizioni in via amministrativa, redatte in
carta semplice, da presentarsi entro quindici giorni dal momento in cui
l'interessato abbia avuto conoscenza dell'atto contro cui intende
osservare od opporsi, al direttore generale dell'unità sanitaria locale
o dell'azienda che decide in via definitiva entro quindici giorni,
sentito il direttore sanitario. La presentazione delle anzidette
osservazioni e opposizioni non impedisce né preclude la proposizione di
impugnative in via giurisdizionale". "Le
unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere stipulano con gli
organismi di volontariato e di tutela dei diritti accordi o protocolli
che stabiliscano gli ambiti e le modalità della
collaborazione...". Infine vengono promosse iniziative di
formazione sui diritti dei cittadini per il personale a contatto con il
pubblico. Abbiamo
riportato per esteso lunghi brani della parte del decreto che riguarda i
diritti dei cittadini, perché contiene alcune importanti novità che
possono influire sulla attività dei Centri per i diritti dei cittadini
e per i diritti del malato. Questo
non cambia il nostro giudizio di fondo negativo sul decreto, perché
sancisce una Controriforma in piena regola, destinata a differenziare i
malati in categorie odiose, quelli che si possono pagare le cure extra e
coloro che devono accontentarsi delle cure comuni, e a scatenare tutti
gli appetiti di guadagno nella sanità dei privati. Con un addio quindi
non solo alla prevenzione ma anche al contenimento dell'abuso di farmaci
e di prestazioni inutili e dannose. Del resto che cosa aspettarsi di
diverso da un ministro "liberale" sospettato di commercio di
voti! C'è il rischio che anche il capitolo sui diritti dei cittadini
risulti nient'altro che uno zuccherino per addolcire una pillola molto
amara non solo per i cittadini utenti ma anche per gli operatori più
sensibili e attenti. Abbiamo
fatto una prima manifestazione di protesta a Roma ma è necessario che
facciamo sentire la nostra voce in accordo con quanti, medici,
infermieri, forze sociali si sono mobilitati contro questa
controriforma, se è il caso ricorrendo anche all'arma estrema del
Referendum. CHE
COSA PAGHEREMO NEL '93? -
tutti coloro che superano: 1 persona
30 milioni
2 "
42 "
3 "
50 "
+ 5 milioni per ogni altra persona
devono pagare: 1)
dall'1/1/93 quota individuale annua di lire 85.OOO per l'assistenza
medica di base 2)
dall'1/3/93, i farmaci (esclusi i salvavita) fino a 40.000
lire con l'aggiunta del 10 % dell'importo eccedente. 3)
dall'1/3/93 le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e
quelle specialistiche (comprese la fisiokinesiterapia e le cure termali)
fino a 100.000 lire, oltre al 10 % dell'eccedenza. -
dall'1/1/93 per gli esenti la quota fissa sulle singole prescrizioni
passa da 3.000 a 4.000 lire (2.000 per gli antibiotici prodotti in
fleboclisi e in confezione monodose); da 3.000 a 4.000 cambia anche la
quota per le ricette sulle prestazioni.
Gli assistiti che hanno diritto all'esenzione per motivi di
reddito(pensionati con reddito inferiore 16 milioni, 22 per le coppie)
devono ritirare una tessera con 8 bollini (un'altra con altri 8 verrà
consegnata in luglio): ogni bollino dà diritto a una ricetta gratuita.
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Genova,
Ospedalizzazione domiciliare
- Assistenza agli anziani non autosufficienti.
Il
C.L.O.D. (Comitato ligure Ospedalizzazione domiciliare) ha tenuto il 21 novembre
1992 a Genova un convegno su tema"Per una sanità al servizio del
malato"in cui sono stati trattati.i problemi dell'assistenza agli anziani
non autosufficienti. Hanno tenuto relazioni il prof. Carlo Hanau, docente di
Economia Sanitaria all'Università di Bologna su"Aspetti salienti del
progetto obiettivo "Tutela della salute degli anziani", il prof.
Fabrizio Fabbris che ha riferito sull'esperienza di ospedalizzazione domiciliare
a Torino presso l'Ospedale Molinette, attraverso una équipe
medico-infermieristica, il Dott. Ernesto Palummeri primario dell'Ospedale
Galliera. Proprio tra l'ospedale Galliera e la Usl 12 è stato fissato un
accordo per assistere a domicilio le persone anziane.
CONVEGNO A LECCE
DAI DIRITTI DEL MALATO AL DIRITTO ALLA SALUTE
di
Rosa Orlando
Si
è svolto a Lecce, dal 24 al 27 Novembre 1992, un Convegno Provinciale
organizzato dal centro per il Diritto alla Salute sul tema "DAI DIRITTI DEL
MALATO AL DIRITTO ALLA SALUTE".
I
lavori del primo giorno sul tema " I DIRITTI DEL CITTADINO E IL SERVIZIO
SANITARIO NAZIONALE" hanno avuto inizio con la relazione della prof.ssa
Carmen Starace, Coordinatrice Provinciale del C.D.S. di Lecce, che, dopo aver
relazionato sul Movimento dei Diritti del Malato negli ultimi dieci anni, ha
denunciato alcune carenze ma anche molti sprechi nella sanità locale.
Le
denunce sono state accompagnate da proposte che hanno avuto il carattere del
realismo: potenziamento e coordinamento dei servizi e degli ambulatori,
riorganizzazione di parte dei letti di degenza in day-hospital, assistenza
domiciliare.
Hanno
partecipato ai lavori, tra gli altri, il Direttore Sanitario dell'Ospedale di
Lecce, Dottor Bruno Causo, il Prof. Antonio Giolo (Membro Nazionale del
Coordinamento Italiano dei Centri dei Diritti del Cittadino) che ha proposto la
costituzione della "Carta Nazionale dei Diritti alla Salute" che
dovrebbe assicurare, in qualsiasi regione d'Italia e a qualunque ceto sociale,
il rispetto ed il concretizzarsi dei diritti riconosciuti dalla legge.
I
lavori delle giornate successive, 24 - 25 - 26, hanno riguardato rispettivamente
il tema della scuola e dei servizi sociali per la prevenzione, del lavoro e del
territorio nella tutela del diritto alla salute, i diritti del cittadino e gli
strumenti della comunicazione di massa.
Di
notevole interesse sono stati i dibattiti che hanno avuto luogo subito dopo gli
interventi e che hanno permesso di chiudere i lavori di ogni giornata con un
O.d.G. ricco di proposte con l'obiettivo di di migliorare la sanità pubblica,
di evitare gli sprechi e tutelare il diritto alla salute.
Molte
le presenze di esponenti di centri culturali e di associazioni di volontariato,
di operatori scolastici e socio-sanitari, di testate giornalistiche e di
emittenti televisive locali.
Da tutti è partito l'impegno di confronto e di collaborazione al fine di
realizzare tutte quelle condizioni che garantiscono il diritto alla salute in
tutte le istituzioni sociali, in particolare in quelle ospedaliere.
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I
CATTOLICI SONO TUTTI UGUALI? E' una realtà che coinvolge almeno quattro milioni di persone, ma che finisce sui giornali solo quando incontra "le cose della politica". E' un fenomeno carsico difficile da comprendere e talvolta anche da studiare, la manifestazione forse più diffusa e vivace di quello che un tempo veniva definito "mondo cattolico". Movimenti, gruppi e associazioni, nella loro varietà e nella pluralità dei loro interessi, costituiscono nella geografia contemporanea della Chiesa italiana un arcipelago privo di centro e di precise egemonie, attraversato da vistose forme di "contaminazione" culturale. Per muoversi con un po' di competenza tra differenze storiche, sfumature teologiche e sensibilità politiche serve una "mappa", una carta delle affinità e delle differenze, proprio ciò' che si sono proposti di fare due insegnanti, Antonio Giolo e Brunetto Salvarani, con un libro che già nel titolo contiene un interrogativo provocatorio: I cattolici sono tutti uguali? (Marietti, 1992, pagg. X - 291, L. 32 mila). Muovendosi tra Azione Cattolica e Comunione e Liberazione, Caritas e Acli, Cristiani per il Socialismo e Focolarini, Opus Dei e Scout gli autori colgono l'istantanea di un fenomeno in divenire, riprendono una serie di "immagini in movimento" che raccontano storie di volontariato e di impegno politico, di riscoperte della Bibbia e dell'ebraismo, di forte spiritualità e di ecumenismo. Raccontano una realtà frammentata, talvolta litigiosa, spesso viva e dinamica in cui nessuno riesce ad occupare il centro o ad imporre veramente la propria egemonia. Il movimento cattolico - scrivono gli autori - non è più da tempo un movimento unitario, radicato nella propria tradizione, ma è un "movimento", realtà plurale e diversificata, tanto che l'unità vagheggiata si può realizzare solo in modo nuovo, trasversale, con una rinnovata capacità di ascolto di cui la gerarchia ha dovuto bon gre' mal gre' dare prova, anche se non di rado si è rivelata impari di fronte al nuovo compito. E' in particolare nei confronti dell'ecologia e del femminismo - temi così centrali nel dibattito odierno - che l'arcipelago cattolico mostra, in generale, segni evidenti di ritardo. Lusso borghese diffuso tra i ceti medi non produttivi e di formazione laica, espressione - nelle sue forme specifiche e settoriali - di una concezione individualistica ed estetica, l'ecologia ha suscitato scarsa passione in quel "mondo contadino e proprietario, stabilmente coinvolto nei processi di inquinamento" in cui la chiesa ha il proprio radicamento. così come ha creato diffidenza nell'arcipelago cattolico l'egemonia "troppo laica, troppo legata ad una cultura 'radicale' e di sinistra" sul femminismo, da associare al tradizionalismo o ad una tendenza alla mediazione che, all'interno della Chiesa, ha marginalizzato le posizioni più ribellistiche. A tutto questo, però, va aggiunta una considerazione. "I cattolici - commentano Giolo e Salvarani - impiegano molto tempo a metabolizzare il nuovo forse per il peso della tradizione, per la diffidenza verso il mondo e le sue seduzioni, per paura della contaminazione e dell'eresia, per il fatto che buona parte della cultura moderna, anche quando è al fondo di ispirazione cristiana, è nata fuori della cittadella cattolica.
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