torna alla prima paginavai all’indice dei DeS

 

IL RUOLO DEI FATTORI SOCIOECONOMICI

NEL CANCRO UMANO

di Lorenzo Tomatis

53, Chemin de Grandvaux

69130 Ecully - Francia

 

1. Numerosi tentativi sono stati fatti in vari periodi della storia umana per arrivare a una società egualitaria riducendo le differenze fra i ricchi e i poveri e distribuendo equamente le ricchezze. Malgrado l'attrazione che esercitano certe utopie e la forza di convinzione di alcune delle teorie sociali e filosofiche che sono alla base dei tentativi di cambiare la struttura sociale; le diseguaglianze sociali non sono scomparse, ma al contrario, nonostante gli evidenti progressi di alcuni paesi, sembrano aumentare a livello mondiale. Le diseguaglianze nello stato di salute fanno parte delle diseguaglianze sociali esistenti nella nostra società e ne rappresentano uno degli aspetti più importanti (Susser, Watson e Hopper, 1985).

 

2. In una discussione su povertà e salute, i confini fra sanità pubblica, scienze sociali e politica sono indistinti. Sigerist (Sigerist, 1970) dichiarava che "in ogni data società la frequenza delle malattie è determinata in larga misura da fattori economici" e che "il problema della sanità pubblica è infine un problema politico". In una dichiarazione più sfumata MCKeown (McKeown, 1988) affermava che "la povertà non è la causa diretta della malattia, ma è il principale determinante dei fattori che conducono alla malattia".

 

3. Gli studi che sono stati fatti sulle relazioni che esistono fra classe socioeconomica e tumori nei paesi industrializzati, hanno costantemente mostrato che la frequenza e la mortalità totali nei paesi industrializzati, hanno costantemente mostrato che la frequenza e la mortalità totali per tumori in tutte le sedi, sono più alte nei gruppi socioeconomici meno favoriti, e che ciò è principalmente dovuto a tassi più alti in certi organi. Il classico studio di Clemmensen e Nielsen (Clemensen and Nielsen, 1951), come quello  molto più recente di Kogevinas (Kogevinas, 1990), mostrano che gli organi dove le differenze sono le più alte sono lo stomaco, il polmone e il collo uterino.  

 

4. Altri studi in Inghilterra hanno mostrato che anche la mortalità per tumori del fegato e dell'esofago è più elevata nei gruppi socioeconomici meno favoriti, e uno studio riporta tassi più alti anche per i tumori della vescica, retto e pancreas (Smith et al, 1991).

La conclusione che inevitabilmente si deduce dagli studi condotti in paesi industrializzati come l'Inghilterra, è che nella riduzione delle disuguaglianze dello stato di salute fra i diversi gruppi socioeconomici, i progressi negli ultimi 5O anni sono stati minimi o non ci sono affatto (Marmot & McDowall, 1985). A questo proposito è forse utile ricordare che lo stipendio dei direttori generali delle grandi corporations era in media, nel 198O, ventinove volte superiore a quello di un operaio, ma che dieci anni più tardi lo era novantatre volte (Galbraith, 1992).

 

5. Le differenze che si osservano fra i diversi gruppi socioeconomici all'interno dei paesi industrializzati rassomigliano a quelli fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. La frequenza e i tassi di mortalità di cancro, sono tuttora molto più alti nei paesi industrializzati che non nei paesi in via di sviluppo, per cui il numero annuale totale  dei nuovi casi di tumore nel mondo è quasi egualmente diviso fra paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati, benché questi ultimi rappresentino soltanto un terzo della popolazione mondiale (Parkin, Pisani & Ferlay, 1003). Le proiezioni del  numero totale dei casi di cancro attesi per l'anno 2010 mostra un aumento del 27% in Europa, 44% nell'America del Nord, 116% in Africa e 101% nell'America  Latina. Una parte di questo aumento, che è molto più cospicuo nei paesi in via di sviluppo, può essere attribuito a cambiamenti demografici, in particolare l'invecchiamento della popolazione, ma il resto rappresenta un aumento reale. Dato che le strutture sanitarie a disposizione sono già insufficienti per rispondere alla domanda attuale, potremmo andare incontro a una situazione disastrosa in un futuro non lontano.

 

6. L'incapacità o la riluttanza del mondo occidentale a concepire una forma di sviluppo che segua altri orientamenti e persegua altri obiettivi da quelli finora seguiti nei paesi industrializzati, potrebbe essere considerato come il perpetuarsi di un neocolonialismo che assicura un'apparente indipendenza politica, ma che in realtà garantisce una tenace dipendenza economica.

 

7. I rischi occupazionali stanno diventando un problema molto serio nei paesi in via di sviluppo (Pearce et al., 1994), a causa del trasferimento di industrie pericolose dai paesi più industrializzati, dove certe industrie sono giudicate oggi inaccettabili per via dei rischi che esse rappresentano sia per la salute che per l'ambiente, a paesi più poveri dove non esistono legislazioni adeguate per la protezione dei lavoratori e dell'ambiente (Simonato, 1086; Jeyaratnam, 1993 and 1994). Il problema è reso ancora più acuto dal fatto che ben poco tempo è concesso ai lavoratori per adattarsi ed essere addestrati a tecnologie nuove (Pearce et al., 1994). Quest'aspetto discriminatorio nei riguardi dei rischi occupazionali va accostato al diverso atteggiamento nei riguardi della pubblicità e vendita di tabacco nei paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo. La preoccupazione per i danni alla salute che può causare il tabacco sembra avere grosse difficoltà a passare i confini dei paesi ricchi che non dimostrano preoccupazione alcuna se le loro corporations promuovono la vendita di tabacco nei paesi poveri.

 

8. Non abbiamo ancora a nostra disposizione una traduzione completa e soddisfacente in termini molecolari degli effetti di esposizioni ambientali che possono essere dimostrati epidemiologicamente, anche se risultati recenti hanno già permesso di attribuire una certa proporzione di casi di cancro a fattori ambientali specifici (Hollstein et al., 1993; Taylor et al., 1994; Harris & Hollstein, 1994). La "biografia sanitaria" di individui appartenenti a gruppi socioeconomici diversi, potrebbe dimostrare delle divergenze  considerevoli come risultato dell'accumulazione e interazione di una serie di eventi, parte dei quali possono già essere identificati e che sono qualitativamente e quantitativamente diversi.

Schematicamente ciò potrebbe significare che certi individui e certi segmenti della popolazione sono esposti più frequentemente che altri  a un maggior numero di agenti tossici, e/o sono esposti meno frequentemente a fattori di protezione.

 

9. Rimane da vedere se un giorno saremo capaci d rovesciare la tendenza attuale in modo da raggiungere una più equa distribuzione delle risorse e un orientamento della ricerca che abbia la prevenzione come fine principale. Nella società attuale potremmo per lo meno richiedere che non vengano razionate le misure sanitarie e gli interventi di sicura efficacia (Frankel, 1989). Dovremmo anche far pressione perché sia accettato il principio che il miglioramento delle condizioni di vita è un elemento fondamentale e irrinunciabile di politica sanitaria e che gran parte di tale miglioramento è alla portata della politica governativa (Wilkinson, 1989; Terris, 1990).

                               

torna alla prima paginavai all’indice dei DeS

 

Bibliografia

 

Susser, M.W., Watson   W. and Hopper  K.  Sociology in Medicine. New York, Oxford Univ. press, 1985

Sigerist, H.E Civilisation and Disease. College Park, McGrawth Pubblications, 1970

McKeown, T. The Origins of Human Disease, Oxford, Basil Blackwell, 1988

Clemmesen, J. and Nielsen A. The social distribution of cancer in Copenhaghen, 1947, Brit. J. Cancer, 5 5:159-171,1951

Kogevinas, M.  Longitudinal Study: Socio-demographic differences in Cancer Survival, 1971-1983. OPCS Series LS n. 5 London, Her Majestic's Stationery Office, 1990

Smith, D.G., Leon D., Shylly M.J., and Rose G. Socioeconomic differentials in cancer among men. Int. J. Epid., 20: 339-345, 1991

Marmot, M. G., and McDowall M.E. Mortally decline and widening social inequalities, Lancet, 2: 274-276, 1986

Galbraith, J.K. The Culture of Contenetment. New York, Houghton Mifflin CO., 1992

Parkin D.M., Pisani P., and Ferlay J. Estimates of the Worldwide Incidence of Eighteen Major Cancers in 1985. Int. J. Cancer, 54: 594-606, 1993

Pearce N., Matos E., Koivusalo M., Wing S., Industrialization and Health. In: Occupational Cancer in Developping Countries, N. Pearce, E.Matos, H. Vaino, P.Boffetta, M. Kogevinas Eds., IARC, Lyon 1994 (in press)

Simonato L. Aspects of occupational cancer in developping countries. In: M.Khogali, Y.T. Omar, A. Gjorgor, and A.S. Ismail Eds., Procedings of the Second UICC Conference on Cancer Prevention, p. 101-106. London, Pergamon Press, 1986.

Jeratnam J. Occupational Health Issues in Developing Countries. Env. Res., 60: 207-212, 1993

Jeyaratnam J. Transfer of hazardous indutries. In: Occupational Cancer In Developping Countries, op. cit.

Hollestein M.C., Wild C.P., Bleicher F., Chutimataewin S., Harris C.C., Srivatanakul P., and Montesano R. p53 Mutations and Aflatoxin B1 Exposure in Hepatocellular Carcinoma Patients from Thailand. Int. J. Cancer, 53:51-55,1993

Taylor J.A., Watson M.A., Devereux T.R., Michels R.Y., Saccomanno G., Andersen M. p53 Mutation Hotspot in Radon-Associates Lung Cancer. Lancet, 343:86-87, 1994

Harrus C.C., and Hollestein M.C. Clinical Implications of the p53 Tumor-Suppressor Gene. New En.J.Med., 329:1318-1327,1993

Frankel S. Health needs, health-care requirements, and the myth of infinite demand. Lancet, 337:1588-1590, 1991

Wilkinson R.G. Class mortality differentials, income distribution and trends in poverty 1921-1981. J.Soc.Policy,307-335,1989

TerrisM. Public Health Policy for the 90's J. Pub. Health Policy, 11:281-295, 1990  

 

torna alla prima paginavai all’indice dei DeS