diritti  e  solidarietà

DeS telematico

ORGANO UFFICIALE

N° 11/12

famiglia ASL

  diritti del malato!!!!!

"PORTATEVELO A CASA!...... O  CHIAMO I CARABINIERI!"

Il fatto è accaduto all'Ospedale Forlanini di Roma e il primario in questione è il Prof. Pallotta. Il fatto che lo riguarda, riportato alcuni giorni fa dai giornali, lo vede protagonista di accesissime discussioni con i parenti del Sig. Sciamanna sulla necessità di dimissioni immediate del loro congiunto. Nessuno contesta il fatto che il paziente sia affetto da malattie croniche, anche se queste sono particolarmente gravi; in particolare si tratta di broncopatia cronica ostruttiva, enfisema polmonare, ipertensione.
Il punto cruciale del problema è: se un malato cronico ha bisogno di assistenza continua, come in questo caso, e non ci sono cure alternative a casa, è possibile dimettere il paziente? E perché poi il Primario usa toni minacciosi e ricorre alla Direzione Sanitaria, la quale a sua volata denuncia il fatto al Commissariato? Di che cosa sono accusati i parenti del Sig. Sciamanna? Quale legge hanno violato?
A nostro parere, in base alle attuali leggi, non si può imporre ai parenti di dimettere un malato in tali condizioni senza offrire alternative valide. Finché non sarà disponibile un posto letto presso una casa di cura per lungodegenti, il paziente non può essere dimesso.
  
Chi ha veramente violato la legge? I parenti che secondo i sanitari dovrebbero trasformarsi, seduta stante, in medici ed infermieri, oppure quei sanitari che, con toni minacciosi, intimidatori e violenti hanno affermato che il paziente va dimesso, cioè abbandonato a casa senza possibilità di cure valide a domicilio?
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editoriale
cancro e società

DAL TERZO SETTORE UNA NUOVA BUSSOLA

La gente, tutti noi siamo frastornati dai continui cambiamenti degli schieramenti politici. Prima e seconda repubblica, dal proporzionale al maggioritario, blocchi elettorali che si disfano in pochi mesi. Opposte demagogie e interessi di partito che si scontrano. Una Finanziaria che sembra diventata la tela di Penelope; per qualcuno non ha toccato i diritti degli anziani, per altri è una catastrofe, la fine dello stato sociale.

Frenetici giri di valzer. Chi aveva perso resuscita e chi aveva stravinto impallidisce.

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medici: che ne pensa la gente?
bambini di Napoli
quando i bambini educano i genitori
costituzione comitato referendum
ospedale di Adria, scandalo nazionale
la famiglia e l'AIDS
convegno di Roma
il convegno di Cervia

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Editoriale

DAL TERZO SETTORE UNA NUOVA BUSSOLA 

La gente, tutti noi siamo frastornati dai continui cambiamenti degli schieramenti politici. Prima e seconda repubblica, dal proporzionale al maggioritario, blocchi elettorali che si disfano in pochi mesi. Opposte demagogie e interessi di partito che si scontrano. Una Finanziaria che sembra diventata la tela di Penelope; per qualcuno non ha toccato i diritti degli anziani, per altri è una catastrofe, la fine dello stato sociale.
Frenetici giri di valzer. Chi aveva perso resuscita e chi aveva stravinto impallidisce.

Tutti inseguono il centro, questo oscuro oggetto del desiderio. Il PDS ne ha fatto la sua Mecca, la Lega ci tiene a starci, come F.I., per non parlare del PPI, anche A.N. marcia verso il centro per lavare i suoi panni neri.

Pochi però dicono davvero quale politica, quali scelte programmatiche intendono fare, che non siano la vaga lotta agli sprechi, su cui sono d'accordo anche gli spreconi.

Tutti sembrano aver perso la bussola. Tutti si dichiarano liberaldemocratici, ma non si sa più che cosa voglia dire. F.I., nata all'insegna del liberismo più sfrenato si accorge quanto sa di sale toccare i diritti acquisiti e come in Italia fare una riforma è più difficile che fare la rivoluzione, a meno che la riforma non cambi nulla o si risolva in una distribuzione di soldi. Ma qua di soldi non ce ne sono, anzi ci sono voragini di debiti che nessuno vuol pagare, né i commercianti, né i lavoratori dipendenti, né gli anziani, né i giovani, né gli industriali né gli agricoltori.

Una volta era interclassista solo la Dc, oggi lo sono tutti, ma per fare che cosa?

L'impressione è che si sia persa la bussola. La crisi dei modelli e delle ideologie ha lasciato un grande vuoto, che non si sa con che cosa riempire.

A nostro avviso i diritti dei cittadini possono essere la nuova bussola. Non diritti sanciti nelle carte, nelle dichiarazioni di intenti, ma diritti concreti dei malati, degli studenti, degli anziani, dei consumatori, tenuti presenti come parametri di riferimento per valutare la bontà di un programma politico. La stessa solidarietà, di cui tutti parlano, va rapportata ai diritti, posta a servizio della realizzazione dei diritti.

E allora anche il mercato va bene se serve ad attuare i diritti dei cittadini, anche il federalismo. Però prima vengono i diritti degli utenti dei servizi, dopo i diritti dei lavoratori, dipendenti o autonomi che siano. I diritti alla salute, all'informazione, alla sicurezza dell'ambiente, alla casa, al lavoro diventano allora il metro di giudizio del vero benessere, della qualità della vita, della eguaglianza delle opportunità di "felicità" oltre ogni differenza di razza, religione, sesso, età.

Se si tiene fermo questo, e non solo in modo strumentale, ma come fondamento etico della politica, come bussola, allora si vede la fatuità di molte manovre, di molti pronunciamenti politici, che di nuovo hanno ben poco da dire.

Mentre il terzo settore, quello quello intermedio tra pubblico e privato, quello del volontariato può avere un ruolo essenziale.

Un volontariato, perciò, non pietistico, né ripetitivo o episodico, ma creativo, responsabile, che sa unire alla spontaneità, alla passione per l'altro l'efficienza, l'organizzazione, il gusto di intraprendere, di rischiare.

Volontariato che sa passare dalle parole ai fatti, realizzando centri di accoglienza, servizi di assistenza, strumenti di informazione, iniziative di controllo e di pressione. E questo negli ambiti più diversi, dalla sanità all'handicap, dall'ambiente alla protezione civile, dalla cultura al disagio giovanile, dagli anziani agli extracomunitari. Si calcola che nel terzo settore lavorino oltre 600 mila persone.

A volte, però, manca il concetto di "impresa sociale", il cui profitto è la solidarietà, e magari ci si attarda in una concezione privatistica, paternalistica, occasionale da "buona azione" in senso deteriore. Altre volte si è tentati dal business e si rischia di diventare un'impresa privata che cerca il profitto e sfrutta i dipendenti.

Chi conosce i problemi della emarginazione da vicino sa che si tratta di casi limite, e che senza in volontariato intere aree sociali resterebbero nell'abbandono.

Perché esso svolge una funzione essenziale per la liberazione dalle catene del bisogno, della fame, del freddo, dell'emarginazione, della sofferenza di tante persone. Sperimentando, accanto ai fallimenti, i risultati, che sono la gioia di vedere rifiorire volti sfiniti, la sensazione di essere stati utili a qualcuno, di avere realizzato momenti di intesa profonda con persone inizialmente molto lontane e diverse, di avere accresciuto la propria umanità.

In un'ottica di condivisione, per cui si tratta di imprese sui generis, in cui non ci sono dipendenti veri e propri e gli utenti non sono "clienti o consumatori", ma si sperimentano rapporti nuovi di parità, di collaborazione, per cui spesso gli utenti diventano "impresari": quante volte chi ha fatto denunce presso i nostri Centri per i diritti del malato e del cittadino per casi personali, poi non è diventato lui stesso dirigente di un centro!

Il terzo settore può diventare da semplice esperienza di beneficenza, da alibi per amministratori in mala fede, la prospettazione di modelli sociali alternativi, basati sul rispetto e la valorizzazione di tutte le persone. A quando una Confindustria del terzo settore?

E' una provocazione, ma anche una proposta.     

 

Diritti del malato

 "PORTATEVELO A CASA!...... O  CHIAMO I CARABINIERI!"

 Il fatto è accaduto all'Ospedale Forlanini di Roma e il primario in questione è il Prof. Pallotta. Il fatto che lo riguarda, riportato alcuni giorni fa dai giornali, lo vede protagonista di accesissime discussioni con i parenti del Sig. Sciamanna sulla necessità di dimissioni immediate del loro congiunto. Nessuno contesta il fatto che il paziente sia affetto da malattie croniche, anche se queste sono particolarmente gravi; in particolare si tratta di broncopatia cronica ostruttiva, enfisema polmonare, ipertensione.Il punto cruciale del problema è: se un malato cronico ha bisogno di assistenza continua, come in questo caso, e non ci sono cure alternative a casa, è possibile dimettere il paziente? E perché poi il Primario usa toni minacciosi e ricorre alla Direzione Sanitaria, la quale a sua volata denuncia il fatto al Commissariato? Di che cosa sono accusati i parenti del Sig. Sciamanna? Quale legge hanno violato? A nostro parere, in base alle attuali leggi, non si può imporre ai parenti di dimettere un malato in tali condizioni senza offrire alternative valide. Finché non sarà disponibile un posto letto presso una casa di cura per lungodegenti, il paziente non può essere dimesso. Chi ha veramente violato la legge? I parenti che secondo i sanitari dovrebbero trasformarsi, seduta stante, in medici ed infermieri, oppure quei sanitari che, con toni minacciosi, intimidatori e violenti hanno affermato che il paziente va dimesso, cioè abbandonato a casa senza possibilità di cure valide a domicilio?

Per tutti questi motivi il CO.DI.CI. Lazio, in risposta alle vessazioni subite dal malato e dei suoi congiunti, ha presentato, allo stesso Commissariato PS di Roma Monteverde, un esposto dettagliato nel quale sono elencate tutte le leggi che tutelano il diritto alle cure dei malati, anche se cronici, sostenendo che i veri violatori delle leggi sono casomai coloro che, con il loro comportamento omissivo e trascurato, non curano adeguatamente questi pazienti, scaricando violentemente le loro responsabilità sulle famiglie che, non per cattiva volontà, non sono in grado di affrontare queste situazioni. 

Nella conferenza stampa Ivano Giacomelli, segretario nazionale del CODICI, ha dichiarato che "non essendo stato possibile procedere al trasferimento programmato dell'anziano a Tivoli, visto il rifiuto, venivano addebitate all'anziano, a partire dal 21 settembre le spese di 500 mila lire giornaliere per il proseguimento della degenza al Forlanini". "Stando così lontano dai parenti, il signor Sciamanna in pochi giorni sarebbe morto. Possibile, si è chiesto Giacomelli, che non si sia trovato un posto a Roma? Sono stati i parenti a trovare da soli un posto alla clinica San Raffaele dove l'anziano è ora ricoverato". "Siamo di fronte a "un classico esempio di dimissioni selvagge", ha affermato Giacomelli, e ha collegato il problema alla mancanza di strutture sanitarie sufficienti o di servizi di assistenza per gli anziani malati. E alcuni dati lo dimostrano.

Gli ultrasessantacinquenni nel Lazio sono circa 700 mila. Oltre 19 mila necessitano di assistenza (14 mila avrebbero solo bisogno di assistenza domiciliare integrata - 5 mila dell'ospedalizzazione domiciliare). Gli anziani attualmente assistiti, soprattutto a livello sociale, sono solo 3.600 pari allo 0,5 per cento. Mentre nella regione sono a disposizione 5 mila posti letto di lungodegenza nelle cliniche convenzionate. Ciò vuol dire che circa 10 mila anziani nel Lazio devono procurarsi a proprie spese, o tramite la famiglia, l'assistenza di cui hanno bisogno.

Il Coordinamento per i Diritti del Cittadino ha messo in risalto come nel 1992 il Cipe abbia stanziato 18 miliardi per finanziare la realizzazione del Progetto Obiettivo Anziani che prevede il servizio di ospedalizzazione a domicilio, l'istituzione del Day Hospital, delle U.V.G., delle R.S.A.. Nessuno dei servizi è stato a tutt'oggi realizzato quando comportebbe un minor costo per l'amministrazione regionale. "Dal primo gennaio 1995, ha detto Ivano Giacomelli, lo stato rimborserà le strutture sanitarie solo secondo le prestazioni erogate. Ciò vuol dire che i pazienti dovranno pensare da soli alla propria continuità terapeutica. Ma noi manderemo agli amministratori sanitari delle Usl e delle aziende ospedaliere una lettera notificata da un ufficiale giudiziario in cui chiederemo di garantire una continuità terapeutica programmata per i pazienti che saranno dimessi, pur avendo bisogno di assistenza sanitaria. Se così non fosse li denunceremo per abbandono di incapace".

 

Diritti dei bambini

 QUANDO I BAMBINI EDUCANO I GENITORI

 PROMEMORIA DEL BAMBINO AI PROPRI GENITORI

 

1- Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.

 2- Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.

 3- Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza é tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato, se sarai gentile. 

4- Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso. 

5- Non fare promesse: potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.

 6- Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché allora cercherei di avere altre vittorie simili. 

7- Non essere troppo turbato quando dico "Ti odio". Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto. 

8- Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia; rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia. 

9- Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio. 

10- Non fare che le mie "cattive abitudini" mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse. 

11- Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr'occhi. 

12- Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non é molto buono in quel momento, e la mia collaborazione é anche peggiore. E' giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.

13- Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa é giusto e che cosa é sbagliato. 

14- Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto. 

15- Non brontolare continuamente,  se no dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.

 16- Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l'ho fatto.

 17- Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito tanto da dire bugie. 

18- Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli. 

19- Non proteggermi  troppo dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall'esperienza. 

2O- Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare ad avere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.

21- Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove. 

22- Non rispondere alle domande sciocche o senza senso. Desidero solo tenerti occupato con me. 

23- Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te. 

24- Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti. 

25- Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. E'  COME lo passiamo che conta. 

26- Non permettere che i miei timori suscitino la tua ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio. 

27- Non dimenticare che non posso crescere ben senza molta comprensione e incoraggiamento. Ma non ho bisogno di dirtelo, vero ? 

TRATTAMI ALLO STESSO MODO CON CUI TRATTI I TUOI AMICI, COSI' ANCH'IO SARO' TUO AMICO.

RICORDATI, IO IMPARO DI PIU' DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO.

 

(Adattato da "The King's Business Magazine", pubblicato dall'Istituto Biblico di Los Angeles)

 

un Monoblocco in costruzione da 25 anni ad Adria

UNO SCANDALO NAZIONALE 

Abbiamo già parlato su Des di questo monoblocco in costruzione da 25 anni ad Adria, in provincia di Rovigo,  ancora non terminato e non usato, neppure parzialmente. E' uno scandalo nazionale, perché si contano sulle dita di una mano gli ospedali nelle stesse condizioni.

Per protestare contro questa realtà, che ha visto anche alcuni amministratori dell'Ulss finire in galera per Tangentopoli, sono state raccolte 10 mila firme. Ma non è bastato. I lavori erano ripresi, ma poi sono stati interrotti, e l'Ulls ha dovuto pagare per diversi mesi alle ditte 4 milioni al giorno di penalità. Il Comitato cittadino per il completamento del Monoblocco è intervenuto più volte presso la Regione e il Ministero, ma ha ricevuto solo promesse di finanziamenti e di interessamento. Ma per ora il monumento alla vergogna resta lì, con decine di miliardi investiti finora inutilmente.

I cittadini esasperati hanno fatto il 25 novembre scorso una inaugurazione simbolica di protesta; erano presenti oltre mille persone, insieme ad alcuni sindaci. Se anche questo non servirà a sbloccare la situazione, sono in programma iniziative ancora più clamorose.


Tavola rotonda a Verona

CONTRO L'AIDS LA RISORSA FAMIGLIA

Nell'ambito delle iniziative organizzate da diversi organismi di volontariato, in collaborazione col Gruppo C Network Italiano, Sezione di Screening - Ulss 25, si è tenuta il 2.12.1994 a Verona, per iniziativa del CO.DI.CI. - Centro per i diritti del malato e il diritto alla salute,  una tavola rotonda, coordinata dalla dott.ssa Paola Poli, Presidente del CO.DI.CI veronese, sul tema "Insieme contro l'Aids, la famiglia come risorsa". Hanno introdotto il dibattito il dott. Stefano Donini, Psichiatra, Gruppo C Ulss 25 VR, il prof. Antonio Giolo, doc. di Filosofia, e la dott.ssa Ivana Azzalini, sempre del Gruppo C.

Il Dott. Donini ha analizzato in modo puntuale le dinamiche che scattano in una persona nel momento in cui si manifesta l'Aids: dalla chiusura in se stessi, per difendersi dall'angoscia della scoperta, attraverso la segretezza (il 50% non rivela neppure ai famigliari l'avvenuta infezione), agli atteggiamenti della famiglia. Anche la famiglia, quando viene a conoscenza del fatto, reagisce quasi sempre chiudendosi in se stessa e sviluppando sentimenti di angoscia e di rifiuto.

Solo se si mette su una strada di accettazione, essa può, in alleanza con altre realtà, come i servizi pubblici, mettere in atto le risorse necessarie per affrontare il problema.

Il prof. Giolo ha invece approfondito il tema della famiglia, delineando sia i modi con cui è stata vista, sia la sua evoluzione del tempo. Superando concezioni che tendono a delegare tutto alla famiglia o che la vedono come una realtà residuale in via di superamento, si deve tenere presente la sua essenzialità e insieme la sua insufficienza. La famiglia deve scoprire le sue potenzialità e può farlo solo se riesce a gestire delle soggettività autonome, mature, attraverso relazioni dinamiche e dialettiche, che esaltino il valore, la ricchezza umana della convivenza e della corresponsabilità, messe a dura prova da eventi, come l'irruzione dell'Aids.

Nel dibattito è stato  trattata l'organizzazione dell'assistenza domiciliare ai malati di Aids, ed è stato sottolineato il ruolo del volontariato, se sa rapportarsi correttamente ai bisogni,  e la funzione centrale, ma poco riconosciuto, della donna nella famiglia per quanto riguarda la gestione della malattia.