Dalla parte degli anziani

STORIE DI ORDINARIA DISPERAZIONE  
CHE FINE HA FATTO IL PROGETTO OBIETTIVO ANZIANI?

 

Denuncia del CO.DI.CI.-LAZIO

STORIE DI ORDINARIA DISPERAZIONE

anziani malati non autosufficienti dimessi dall’ospedale

  Nonostante la legislazione assicuri agli anziani malati, cronici non autosufficienti il diritto alla assistenza sanitaria, come noi di “Diritti e Solidarietà” abbiamo più volte sottolineato, continua l’ostracismo degli ospedali verso gli anziani malati. Tanti centri per i diritti dei malati sono testimoni in tutta Italia ogni giorno di questa prassi, che ha fra le sue cause la non attuazione del Progetto Obiettivo Anziani, in particolare delle Unità Valutative Geriatriche e delle R.S.A. Riportiamo alcuni dei quindici casi segnalati da un dossier raccolto dal CODICI Lazio, insieme con l’A.D.A. (Associazione per i Diritti degli Anziani) sulla situazione di Roma.

Il Signor Rocco D., 67 anni nello scorso ottobre è stato operato per un by pass, ma qualcosa è andato storto ed è in coma da sei mesi al Policlinico Gemelli. Ora l’ospedale l’ha dimesso ma nessuno lo vuole, nemmeno una clinica a pagamento, nonostante le sue condizioni assai critiche.

Giovanna A, di 75 anni, è stata ricoverata nei primi mesi del ‘95 nel reparto di Medicina del San Giovanni per una emiparesi destra. La donna viene dimessa dopo poco ed a questa decisione si oppongono i parenti che presentano un ricorso. A questo punto viene caricata su un’ambulanza e rispedita a casa, dove i famigliari rifiutano di cedere al ricatto e non l’accettano, facendola riconsegnare all’ospedale.

Virgilio S. di anni 82, ricoverato nel luglio scorso nel reparto 3. divisione del Forlanini  per gravi problemi polmonari, il 12 settembre viene dimesso ma i familiari presentano ricorso riportando la gravità della situazione che non permette di mantenerlo a casa. L’ospedale, invece di attivarsi per trovare un’idonea struttura per il paziente, insiste con le dimissioni, fino a fare telefonate minacciose e intimidatorie ai parenti. La famiglia trova allora un posto nella clinica San Raffaele, dove, però, l’anziano cade e si rompe un femore. Trasferito prima al San Camillo e, da lì, alla casa di cura convenzionata Villa Aurora, muore in seguito ad un arresto cardiocircolatorio. I figli sostengono che sia stato curato con sedativi e farmaci a lui inadatti, somministratigli per calmarlo in seguito alle sue frequenti crisi da “fame d’aria”, durante le quali veniva anche legato a letto per i polsi.

Invitiamo i lettori a segnalarci casi come questi e soprattutto quello che si è riusciti ad ottenere attraverso l’iniziativa dei centri e l’iniziativa di qualche struttura sanitaria che è attrezzata per affrontare il problema degli anziani malati.

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CHE FINE HA FATTO IL PROGETTO OBIETTIVO ANZIANI?

INTERROGATIVO DEL CODICI LAZIO AI DIRETTORI GENERALI DELLE USL. E NELLE ALTRE REGIONI COME E’ LA SITUAZIONE?

 Premesso che la cura, prevenzione e riabilitazione dei malati cronici non autosufficienti è un problema di primaria importanza, anche per le carenze e i ritardi accumulati in questi anni per quanto riguarda l’adeguatezza e la congruità dei servizi di cui può disporre la popolazione anziana della nostra regione, il CO.DI.CI. Lazio afferma che la mancanza di una seria politica di investimenti in questo settore provoca notevolissimi sprechi di denaro pubblico oltre che danni alla salute stessa delle persone.

A suo tempo era stato salutato con favore il Progetto Obiettivo Anziani varato dal Parlamento sia la stessa legge regionale 80/88 sull’assistenza domiciliare che la 55/93 che istituisce le RSA e le Unità Valutative Geriatriche.  Anche il DM dell’88 sugli standards ospedalieri offriva notevoli possibilità di riconversione degli attuali ospedali per acuti in strutture più efficienti ed adeguate alla tipologia dei malati attualmente ospitati.

Ma cosa effettivamente si è fatto per sviluppare una moderna rete di servizi orientata al recupero e alla dimissione precoce del paziente anziano?

L’assistenza domiciliare, dopo alcuni anni di sperimentazione, non ha avuto più alcuno sviluppo né in termini quantitativi che qualitativi, le RSA sono di fatto inesistenti come del resto l’ospedalizzazione a domicilio, i Day Hospital geriatrici sono pochissimi e scarsamente attrezzati, le Unità Valutative Geriatriche sono state istituite solo in alcune USL. Inoltre non è dato conoscere, tranne rare eccezioni, quali sono i risultati effettivi conseguiti attraverso la metodologia di valutazione multidimensionale né quale sia l’effettiva composizione dell’équipe valutativa e i criteri utilizzati dalla stessa.

Come al solito le leggi ci sono ma non sono applicate. Nel caso degli anziani ci dovrebbero essere anche i soldi stanziati dal CIPE nel 1992 (£ 18 miliardi per la Regione Lazio). Che fine hanno fatto questi finanziamenti ?

Le chiediamo quindi di conoscere, ai sensi degli art. 22 e 25 della legge 241, lo stato dei servizi attivati a favore degli anziani, con particolare riguardo alle Unità Valutative Geriatriche che dovrebbero rappresentare lo snodo strategico centrale in un moderno sistema aziendale finalizzato alla tutela della salute dei cittadini anziani.

                                                            Il Presidente del CODICI LAZIO

                                                                        Vladimiro SODERINI