DIFFICOLTA’ PER LA DIALISI

Sale non idonee, carenza di attrezzature e di strumentazione, mancanza di personale, di controlli, di igiene.

 

In collaborazione con la neo costituita Associazione Malati di Reni, il CODICI del Lazio ha denunciato la situazione preoccupante per la negligenza, le irregolarità e le violazioni della normativa vigente in tema di dialisi. Si riscontra un eccessivo affollamento dei posti di dialisi che non garantisce una facilità di manovre intorno al paziente in caso di necessità, l’inidoneità delle sale per l’isolamento dei dializzati affetti da malattie infettive, la carenza del personale, la mancanza di idonei centri di strumentazione per l’assistenza cardiovascolare. Insufficienti i controlli clinici periodici e scarsa la cura igienica nell’utilizzo del materiale monouso. Bisogna tener presente che i dializzati sono ben 2686, di cui 1762 distribuiti in strutture private e 924 in ospedali pubblici.

Tutte queste carenze  erano già state messe in evidenza lo scorso anno, in seguito alla relazione della Commissione Regionale di Vigilanza sulle Dialisi che aveva diffidato 25 su 27 strutture per gravi infrazioni che avrebbero comportato un reale pericolo per la salute dei pazienti. Delle altre due, una era risultata in regola, mentre per l’altra era stata chiesta la chiusura, cosa poi non avvenuta. 

“Le diffide dell’Assessorato regionale della Sanità, spiega Ivano Giacomelli, segretario nazionale del CO.DI.CI., sono dello scorso giugno, ma a distanza dei 180 giorni previsti per risanare le situazioni, c’era ancora un nulla di fatto. Solo a dicembre siamo intervenuti noi ed abbiamo inviato delle lettere ai Direttori generali delle Usl per sapere lo stato dei fatti. A febbraio ancora non avevamo avuto nessuna risposta, per cui abbiamo formalizzato delle diffide a cui avrebbero dovuto rispondere entro 15 giorni prima che la cosa andasse per vie legali.

Solo due Usl, non hanno dato notizie, mentre le altre hanno fornito risposte per lo più interlocutorie, perché stavano svolgendo delle verifiche. Due direttori generali hanno fornito risposte adeguate e soddisfacenti. Quello che ci preoccupa è che prima del nostro intervento non si era mossa una paglia. Chiediamo perciò un ulteriore intervento dell’Assessorato regionale alla Sanità e della magistratura romana affinché intervengano in una situazione che lede il diritto del malato”.