diritti  e  solidarietà

DeS telematico


ORGANO UFFICIALE

N° 14 

l'unione fa la forza

LA SESSUALITÀ NELL’HANDICAP
di Fiorenza Bellan e Ivano Manzato

Vivere serenamente la propria sessualità e discuterne liberamente con gli altri non è semplice per nessuno. Per un portatore di handicap il sesso rappresenta spesso, se non sempre, un problema insormontabile (che egli ne sia o meno cosciente) e, con lui, sono drammaticamente coinvolti, in modi naturalmente, diversi, i familiari, gli operatori, e la società nel suo insieme.
L’handicappato è stato ed è talmente represso su questo argomento che se solo provasse a parlare dei suoi legittimi desideri sessuali, verrebbe quasi certamente e irrimediabilmente bollato come uno sporcaccione. 

Paradossalmente sono proprio gli handicappati stessi a vergognarsi spesso delle loro naturalissime e più che legittime pulsioni anche perché la famiglia e gli operatori del settore sono impreparati ad affrontare questo problema, anche solo sul piano teorico, causa la mancanza di una educazione sessuale, i pregiudizi di ogni tipo, la esasperata solitudine e l’isolamento, i problemi etico-religiosi ...

Ogni handicappato, poi, vive il problema in modo diverso ed è richiesta perciò una risposta personalizzata per ognuno di loro. Questo non fa che rendere ancor più difficile il lavoro di chi dovrà entrare in contatto con il soggetto handicappato ma anche quello di chi intendesse ipotizzare rimedi universali.
Il rapporto sesso-handicap fino a pochi anni fa non era diffusamente trattato nemmeno a livello scientifico perché argomento tabù. Ancora oggi, nonostante una certa diffusione nella ricerca di possibili soluzioni al problema, si tratta di argomento tanto difficile che, a cominciare paradossalmente dalla gente impegnata nel cosiddetto inserimento sociale, si preferisce ignorarlo.
La percezione delle problematiche legate alla sessualità è naturalmente diversa a seconda che l’handicap sia fisico, psichico o sensoriale (nei vari possibili gradi di gravità) e anche relativamente alla sua insorgenza (genetica o conseguente a trauma, malattia ...).

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editoriale
Convegno sulla criminalità (atti)

FIN CHE C’ E’ DEMOCRAZIA C’ E’ SPERANZA

La barca Italia è ancora in alto mare. Oscilla di elezione in elezione fra centro-destra e centro-sinistra. E anche, noi, come tutti, non sappiamo chi vincerà alle prossime elezioni politiche.

Pensavamo che il mutamento del sistema elettorale avrebbe portato a un governo più stabile, basato su un confronto civile.

E’ un sogno durato pochi mesi. Lo stesso Segni, inventore della trovata maggioritaria, si ritrova in partitini sempre più piccoli e sempre più incerti. Bossi, prima alleato di Berlusconi, poi gli ha fatto lo sgambetto, riprendendo il suo ruolo di mina vagante. 

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dialisi a Roma

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editoriale - FIN CHE C’ E’ DEMOCRAZIA C’ E’ SPERANZA 

La barca Italia è ancora in alto mare. Oscilla di elezione in elezione fra centro-destra e centro-sinistra. E anche, noi, come tutti, non sappiamo chi vincerà alle prossime elezioni politiche.
Pensavamo che il mutamento del sistema elettorale avrebbe portato a un governo più stabile, basato su un confronto civile.
E’ un sogno durato pochi mesi. Lo stesso Segni, inventore della trovata maggioritaria, si ritrova in partitini sempre più piccoli e sempre più incerti. Bossi, prima alleato di Berlusconi, poi gli ha fatto lo sgambetto, riprendendo il suo ruolo di mina vagante. 
Il PPI si è spaccato, il PDS e Rifondazione comunista sono tornati a crescere, raccogliendo i frutti dell’anti-berlusconismo, delle paure della crescita della destra.

Noi siamo fra quelli che hanno salutato la fine di cinquant’anni di immobilismo politico come una liberazione, come una grande occasione per il paese.

Superate le rigidità ideologiche, pensavamo ci si potesse confrontare sui programmi e sugli uomini. Poteva nascere una nuova politica, che partiva dai problemi della gente, non dagli interessi dei partiti, che prendeva sul serio la società civile.

Invece ha ripreso fiato una contrapposizione dura, faziosa che, non solo rende instabile come prima il governo del paese, ma conferma la fragilità della nostra democrazia, sottoposta ai rischi della videocrazia, della radicalizzazione sociale, della demonizzazione dell’avversario, delle tentazioni egemoniche dei vincitori. Una politica che continua ad essere “contro”, non “per” qualcosa, basata più sullo scontro che sulla proposta. Basta vedere le recenti elezioni amministrative, o i referendum politicizzati allo spasimo, come sempre, senza alcuna attenzione reale per i problemi delle comunità locali.

E così, magari in buona fede, si contribuisce a mettere in discussione le basi democratiche dello Stato nato dalla costituzione. L’impressione è che nella testa di molti la democrazia come reale pluralismo politico, come leale competizione con l’avversario, alternanza, subordinazione dei propri interessi al bene comune, alla legge, non ci sia proprio.

E così la nuova politica fa fatica a emergere tra le furbe burocrazie di partito sopravvissute a tangentopoli, tra i gli alfieri di una destra che intendono dare carta bianca ai potentati economici. Ma è questa politica, questo nuovo metodo, che talora si intravvede nel modo di fare politica di amministratori locali onesti e capaci, nei tentativi di rinnovamento di alcune forze politiche, nella grande riserva di senso civico e di dedizione al bene comune di tanto associazionismo di base, che vanno alimentati.

Al di là delle idee politiche, il tentativo di Prodi è visto con favore da molti, proprio perché suscita queste speranze di cambiamento.

Perché la grande mobilità politica ed elettorale di questi anni ha dimostrato che c’é le possibilità di un cambiamento vero, costruttivo. Per una politica non perfetta, ma più pulita, più responsabile, per una democrazia più stabile e più matura.  Parafrasando quello che diceva Benedetto XV della guerra, bisogna ricordare sempre che “senza democrazia tutto è perduto, con la democrazia tutto è possibile”, perché la democrazia è il primo dei diritti, e senza democrazia non ci sono diritti.

Questo bisogna tener sempre presente, soprattutto quando si va a votare! 


seminario di Terracina
CO.DI.CI. Lazio e Campania 

L'UNIONE FA LA FORZA

A Terracina un seminario sulla criminalità organizzata.  Una collaborazione per operare, con maggiore energia, nella difesa dei diritti.
"Difendere i diritti oggi significa sentire il dovere di contribuire fattivamente ad abbattere le barriere che impediscono il rinnovamento della nostra società". Con queste parole, il Segretario Nazionale,  ha aperto i lavori del Seminario di studi tenutosi a Terracina il 21 maggio. "Un dovere - ha proseguito - che, nell'anniversario della strage di Capaci, deve dare la misura del rinnovato senso civico di tutti noi". Il tema "Diritti e Criminalità" è scaturito dal desiderio di appoggiare e evidenziare il coraggioso lavoro del nostro Centro campano in difesa dei cittadini vessati dalla Camorra. Il caso Di Domenico, conclusosi con la vittoria del diritto al lavoro senza "l'intrallazzo" camorristico ( pizzo), dimostra che, essere CO.DI.CI, vuol dire non demordere.

CO.DI.CI. (Coordinamento per i Diritti dei Cittadini) è il "Logo" della nostra associazione. Una sigla che richiama i codici legislativi, la legalità, lo Stato di diritto. Coordinamento,  dal verbo coordinare, alla cui voce il Gabrielli così recita: mettere in ordine, riunire, raccogliere più cose per uno scopo determinato. Nel nostro caso l'interpretazione dovrebbe essere: riunire più soggetti, associarsi per meglio operare. Questo apparente sproloquio non vuole essere una disquisizione lessicale, ha invece l'ambizione di spiegare lo spirito per il quale, chi scrive, si è avvicinato a CO.DI.CI. e continua a lavorare all'interno dell'associazione. Lo stesso spirito che ha motivato i CO.DI.CI. Lazio e Campania a collaborare nell'organizzazione del Seminario di Terracina; al quale hanno partecipato Magistrati e poli tici particolarmente impegnati nella lotta alla criminalità. E girnalisti che,  con le loro inchieste, si sono affiancati alle istituzioni, evidenziando e verificando situazioni criminose spesso impensabili. Un virus estremamente insidioso che  ha contagiato tutta la Penisola. I fatti della "Mafia del Brenta" e le infiltrazioni  dei Corleonesi di Riina nel Cadore,  sono la dimostrazione più eclatante della caduta delle difese immunitarie, anche in quelle Regioni dell'estremo  Nord, considerate isole felici fino a poco tempo fa.        

Liliana Pilla (uff. stampa CO.DI.CI. segreteria naz.)