Dalla parte degli studenti

 



RECUPERARE, SI PUO’ ?

di

Antonio Giolo[MdC1] 

 

La scuola superiore è stata interessata quest’anno da una grossa riforma. Molti tendono a minimizzarla, ma l’abolizione degli esami di riparazione e la loro sostituzione con i corsi di recupero è un evento di grande rilievo. E’ cambiata una filosofia. Prima l’insegnante promuoveva, bocciava o rimandava, scaricando sul ragazzo e sulla sua famiglia l’onere di riparare a settembre. E non restavano che le ripetizioni private, che per alcuni insegnanti erano un vero e proprio business. Soprattutto insegnanti di materie impegnative, come il greco, il latino, la matematica.

In qualche caso la scuola organizzava durante l’anno e anche durante l’estate dei corsi di sostegno. Ma erano tentativi episodici, benemeriti, ma isolati e basati per lo più sulla iniziativa di qualche volonteroso. Ora la scuola comincia a farsi carico del problema, assume il problema del recupero dei ragazzi con difficoltà di apprendimento come suo problema.

In se stessa è una buona idea.

Però, come spesso succede in Italia, si fanno le riforme partendo dalla fine, non dall’inizio. Si sono chiusi i manicomi, senza fare le strutture intermedie. Si aboliscono gli esami di riparazione, prima di aver preparato gli insegnanti e la scuola alle trasformazioni che la riforma comporta.

E così, via alla improvvisazione!

Rischiano di essere basate sulla improvvisazione anche le valutazioni finali. E così in scuole in cui si sono fatti i corsi e si è dato loro un valore taumaturgico, avremo promozioni in massa, mentre in altre in cui o non si sono fatti i corsi o si è dato loro poco valore, avremo bocciature da record. E magari le ripetizioni private continueranno lo stesso per sopperire alla carenze dei corsi di recupero!

Mentre se il Ministero e le sciole superiori vogliono approfittarne, è questa l’occasione buona perché la scuola si attrezzi ad affrontare i problemi del recupero dei ragazzi in difficoltà. Purché ci si doti di strategie di recupero. Purché si organizzino in modo adeguato i tempi della scuola, perché i corsi di recupero non possono comportare un aggravio intollerabile e controproducente per gli studenti. Partendo presto, subito dopo le prove di ingresso all’inizio dell’anno scolastico; si possono prevedere anche attività di recupero, parallele ad attività opzionali per gli altri studenti (non la sospensione delle lezioni, che sarebbe poco responsabile!). I corsi poi, vanno calibrati secondo il tipo di scuola, di orario di studio. Nelle scuole tecniche e professionali organizzare i corsi è stato a volte un rompicapo. Con studenti che hanno già un orario di 40 ore, il carico di ulteriori pomeriggi, ha portato spesso a uno scadimento nelle materie non oggetto di recupero!  Ci sono scuole che hanno già ordinamenti, come il Progetto ‘92, che prevedono attività di approfondimento; il recupero si può svilupparlo al loro interno.

In qualche scuola, gli insegnanti, o perché occupati  in un secondo lavoro, o per dare possibilità di lavoro a colleghi disoccupati, o per pigrizia, hanno rifiutato i corsi. Spesso gli insegnanti esterni si sono trovati spaesati e gli studenti pure.

Dalla sperimentazione, fatta sulla pelle dei ragazzi, in questo anno scolastico, si possono ricavare indicazioni interessanti per il futuro.

Basta affrontare la questione in modo pragmatico, senza lo scetticismo cronico verso tutte le innovazioni, tipico degli italiani e della classe docente, ma anche senza illusioni e ingenuità. Preparando gli insegnanti, che devono cambiare metodo, strumenti di valutazione  e la stessa didattica. Inserendo il recupero nell’attività curriculare a pieno titolo. E questo per evitare che ci sia chi si rifiuta di collaborare, chi magari fa i corsi per arrotondare lo stipendio e chi si dedica con convinzione ma combina pasticci e raccoglie frustrazioni per lui e per gli studenti. Perché le lacune di base non si recuperano con dieci ore di lezione, e neppure, spesso, semplicemente ripetendo alla noia sempre gli stessi contenuti. Spesso i problemi stanno nei metodi, nelle motivazioni, nelle strategie mentali. E per intervenire con qualche efficacia ci vuol “del metodo”. E forse val la pena rileggersi testi come “Lettera ad una professoressa” di Don Milani, che di recupero se ne intendeva!

 


 [MdC1]Antonio Giolo, già Presidente dell’Assemblea Nazionale del Movimento dei Cittadini, à ora membro di “MCRicerche”. E’ Dirigente scolastico presso un Istituto di Rovigo.