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ORGANO UFFICIALE

N° 15

   

 

 

 

 

 

 

ABBONATI

   

editoriale

UN HOTEL AL POSTO DELLA CASA DI RIPOSO

VIVA I TECNICI 

Governo tecnico o governo politico

Era da anni che autorevoli commentatori politici e anche alcune forze politiche sostenevano la necessita che il governo della cosa pubblica fosse affidato a delle persone esperte, a dei tecnici, non a dei politicanti chiacchieroni, incompetenti e corrotti. Nel governo ci vogliono dei tecnici, a capo delle Ulss ci vogliono dei tecnici, dei manager.

Ed venuta puntualmente l'epoca dei tecnici. A tutti i livelli si è fatto appello ai tecnici. Abbiamo un intero governo dei tecnici. Nelle Ulss, cacciati i presidenti, i comitati di gestione, le assemblee di nomina politica, sono stati nominati i Direttori generali. Gli stessi partiti cercano di imbarcare dei tecnici come Prodi o lo stesso Dini. E allora tutto bene, andiamo avanti così? Qualcuno grida alla scandalo, allo snaturamento della democrazia che prevede che i governanti siano eletti dal popolo.Non è sbagliato, anzi, il pericolo c'è. Ma stiamo venendo fuori da una stagione di dintossicazione ideologica e di scontro politico talmente duro e fazioso che un p˜ di governo tecnico è indispensabile. Almeno fino a che i partiti e le coalizioni non si depurano dalle tossine iper-ideologiche, dagli apparati che lavorano alla loro perpetuazione, dalla corruzione capillare messa in luce da Tangentopoli. Finchè questa depurazione non sarà attuata, se non vogliamo ricadere nella melma della rissa, del boicottaggio reciproco fra maggioranza e opposizione ai danni del paese, di governanti che pensano a coltivare le loro greppie elettorali invece che il bene comune, ben vengano i tecnici. Così pure nelle ULSS, per anni date in appalto ai partiti e ai loro galoppini. Anche se c'è più di qualche tecnico che agisce da politico, che è stato nominato attraverso spartizioni politiche. E inoltre sussiste un altro pericolo. Ed è quello che si perdano di vista gli interessi della gente, che prima, magari in modo clientelare, un rapporto con le istituzioni ce l'avevano. C'è il rischio che la gestione tecnica punti a una razionalizzazione e a risparmi che poco tengono conto dei bisogni, dei diritti dei cittadini, di quelli soprattutto che da soli non si sanno difendere.Proprio in questa vacanza dei politici è più grande la responsabilità degli organismi che rappresentano gli utenti, i cittadini. 


 

UN HOTEL AL POSTO DELLA CASA DI RIPOSO

LA CONTESSA DONA E L’ULSS VENDE

Durante i giorni di ferragosto, mentre il Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale erano in ferie, ci giunsero voci che l’Istituto Assistenza Anziani stava preparando il trasferimento degli Ospiti dall’Istituto Fracastoro del Chievo alla Casa di Riposo di Marzana, ubicata dalla parte opposta della città, a circa 15 km.

L’Istituto Fracastoro fu costruito nel 1930 dall’INPS, come tubercolosario, a seguito di una donazione della contessa Elvira Miniscalchi, con vincolo d’uso sanitario; nel 1979, per effetto della L. 833/78 di riforma sanitaria, la proprietà passò al Comune, e, successivamente, dal 1.1.95 con la L. 502/92 all’ULSS 20 di Verona.

Il nostro Centro e il Comitato Parenti ed Ospiti del Chievo, che da due anni ha aderito al CO.DI.CI., venuti a conoscenza di questa iniziativa e delle intenzioni dell’Amministrazione di evacuare lo stabile dagli anziani, per dare la possibilità agli Enti proprietari di vendere a privati tale area, che comprende la Casa di Riposo Fracastoro, un parco vastissimo con alberi centenari, una villa veneta (villa Pullè) rimasta proprietà dell’INPS ed un’altra porzione di terreno occupata da una piccola azienda agricola, pure proprietà dell’INPS, al fine di costruire un prestigioso hotel.

La rabbia e la delusione del Comitato Parenti, che da anni lotta per far ristrutturare la suddetta Casa di Riposo e per creare un Centro aperto per Anziani, che, in quelLO stupendo parco, diventerebbe veramente un’oasi nella città, hanno sicuramente incoraggiato tutti noi ad intervenire, a tutti i livelli, per bloccare la folle operazione.

Abbiamo, quindi, intrapreso le seguenti iniziative:

1 - pubblicizzazione a mezzo stampa e TV locali;

2- contatti con la quinta Commissione consiliare che, venti giorni prima, aveva compiuto un sopralluogo alla Casa di Riposo del Chievo e, all’unanimità, aveva chiesto la sospensione dei trasferimenti degli ospiti, in attesa di un incontro da tenersi intorno al 15 settembre, con tutte le parti interessate: Istituto Assistenza Anziani, Comune, ULSS, per decidere il da farsi;

3 - richiesta alla Regione Veneto di revocare immediatamente la delibera, con la quale, nel maggio ‘95, veniva nominato Commissario Straordinario il Dott. Mario Dalla Bernardina, nel punto in cui sia affidava allo stesso l’incarico di liberare entro il mese di ottobre, l’Istituto del Chievo dagli ospiti.

Il 17 agosto, data fissata per i primi trasferimenti, riportata dalla stampa locale come giornata del “Blitz di ferragosto”, abbiamo presidiato l’Istituto e, purtroppo, abbiamo assistito all’esodo, o meglio alla deportazione di sette vecchietti. Fatti scendere dalla loro carrozzella, venivano a braccia, e, talvolta, con fatica sistemati in un pulmino, per il trasporto alla Casa di Riposo di Marzana, dove, nel frattempo, un gruppo dei nostri volontari era andato ad attenderli, per dare loro un po’ di solidarietà e di aiuto.

Al Chievo, oltre a noi, erano presenti due consiglieri comunali, il dott. Roberto Gianfreda ed il Prof. Ivan Zerbato, alcuni giornalisti che, nei loro servizi, hanno poi dato ampio risalto a questa triste e disumana vicenda.

Nella stessa mattinata ci siamo recati, in delegazione, presso la Direzione dell’Istituto Assistenza Anziani, ma ahimè, abbiamo trovato solo una funzionaria, i vertici dell’Ente erano tutti in ferie, che si difendeva assicurandoci che gli ospiti erano stati trasferiti con il loro assenso (non sappiamo sinceramente quale assenso abbiano potuto rilasciare, in quanto si trattava di persone non autosufficienti sia fisicamente sia psichicamente).
Oltre a protestare per i mezzi con i quali sono stati trasportati gli anziani (non esistevano forse autoambulanze?), abbiamo inoltrato richiesta scritta, in base alla L. 241/90, di esaminare la documentazione relativa alle eventuali domande di trasferimento, da parte degli ospiti, o, assenso scritto alla proposta di trasferimento avanzata dall’Istituto.

Ci fu fatto presente che l’Amministrazione aveva trenta giorni di tempo per rispondere. Il 31 agosto l’IAA ci inviò una nota in cui si rilevava che: ”la documentazione richiesta riguardava documenti amministrativi non aventi rilevanza esterna, per la quale comunque non esiste da parte dell’Associazione interesse giuridicamente rilevante”. In un’altra nota, ci venivano chiesti i nostri scopi statutari, in quanto, (ndr: secondo loro) gli ospiti dell’IAA non possono essere considerati “malati” nel senso proprio del termine.

Ciò rappresenta un chiaro esempio di come certe amministrazioni oppongano ancora, come nel passato, forti resistenze alla trasparenza degli atti, e si trincerano dietro contorte elucubrazioni, per difendersi, poiché considerano il cittadino non un soggetto politico ma un intruso, che vuole ingerirsi nei loro affari. Da parte nostra, onde ottenere l’applicazione della legge 241, ci siamo rivolti al Difensore Civico della Regione Veneto, e nel contempo abbiamo dato mandato al Consulente Legale del Centro, avv. Guidoni, di esperire le vie opportune per far valere il diritto.

Di tutta questa vicenda sono stati presentati numerosi esposti alla Procura della Repubblica, affinché accerti se, nel comportamento dell’IAA, siano ravvisabili ipotesi di reato.

Un importante risultato è stato ottenuto dal CO.DI.CI.: il problema anziani è diventato una questione primaria nella nostra città, al punto che la V Commissione consiliare ha deciso, all’unanimità, di aprire un dibattito in Consiglio comunale sulle problematiche inerenti il tema anziani e di presentare una proposta di vincolo dell’area del Chievo ad uso sanitario socio-assistenziale per cento anni.

                 Paola Poli - Presidente CDMeDS Verona


ANZIANI: IL FUTURO E’ NEL TERRITORIO                                            

 

Il 25 marzo 1995 il Centro per i Diritti del Malato e per il Diritto alla Salute di Verona ha organizzato un Convegno dal titolo: “Anziani: che fare?”. Hanno partecipato il Presidente nazionale del CO.DI.CI., prof. Carlo Hanau, il dott. Luigi Grezzana, primario geriatra dell’Azienda Ospedaliera di Verona, l’avv. Gianbattista Rossi, ex Commissario IPAB, Paola Poli, Presidente del Centro di Verona.

I relatori hanno ampiamente sviluppato le problematiche inerenti la terza e quarta fascia di età, i bisogni, espressi e latenti, di cui sono portatrici, le risposte che, oggi, vengono offerte dalle istituzioni , dall’associazionismo, dal volontariato.

Si è ragionato, in particolare, sulle forme di tutela dei diritti degli anziani, che sta diventando, alle soglie del 2000, il vero problema.

Sia nelle relazioni, che negli interventi, è emersa la necessità, non più procrastinabile, di costruire una rete di servizi territoriali, in attuazione del progetto anziani, che comprenda l’assistenza domiciliare integrata, i centri diurni, la ospedalizzazione domiciliare, le RSA, (residenze sanitarie assistenziali). 

Questo convegno, al quale sono intervenuti anche il Sindaco e l’Assessore ai Servizi Sociali della città, ha rappresentato per il nostro centro un importante approccio con l’Ente locale, per iniziare a discutere di programmazione dei servizi per anziani. A Verona, purtroppo, il rapporto posti letto anziani e popolazione è il più basso del Veneto: 1 a 260 contro 1 a 108 di Padova, 1 a 107 di Vicenza, 103 di Rovigo, e le rette le più alte rispetto alla media veneta: £ 128.550 giornaliere contro le 102.000 dell’IPAB di Vicenza, le 104.000 del Menegazzi di Treviso, le 102 dell’IRAS di Rovigo.

L’assistenza domiciliare e i centri diurni sono limitati a pochissime realtà e comunque sono altamente insufficienti a soddisfare la domanda.

Noi auspichiamo che, in tempi rapidi, le forze politiche e sociali di Verona si incontrino per formulare una seria politica territoriale degli anziani, perché siamo convinti che sia solo agendo sulla prevenzione che si possa limitare la perdita delle condizioni di autosufficienza e, quindi, anche il ricorso alla Casa di riposo, che deve essere l’ultima risposta concreta ai bisogni dell’anziano.

                                                                                                Paola Poli


AFFITTOPOLI                                                                                                                                  

IL CO.DI.CI. FA UN ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA E UNA MANIFESTAZIONE 

Appena esplosa la questione affittopoli, che ha messo a nudo l’esistenza di casi clamorosi di esponenti politici e sindacali che godono di affitti di favore, diversi dai valori di mercato, a volte perché ad equo canone,  e spesso ottenuti in modo poco trasparente, il CO.DI.CI. ha inviato alla Procura della Repubblica di Roma un esposto perché venga aperta un’indagine sulla gestione del patrimonio immobiliare di Roma. Ivano Giacomelli, segretario nazionale, ha dichiarato:”La magistratura si deve svegliare. Come tutti gli italiani, da sempre era a conoscenza dell’andazzo clientelare E da sempre ha taciuto. Moltissimi cittadini ci hanno contattato, siamo sommersi da telefonate e fax che continuano ad esprimerci solidarietà e ci invitano ad andare avanti. La gente esprime rabbia per l’impotenza e le ingiustizie subite. Teme che, con qualche sofisma, si eviti di indagare e di fare giustizia. L’indignazione che rappresentiamo non è né di destra né di sinistra. Chiediamo che le case pubbliche e degli enti siano assegnate in base al reddito e al patrimonio. Chi ha stipendi che gli permettono di comprarsi una casa o di pagare affitti alti, vada al libero mercato”. 

Il CO.DI.CI. ha organizzato anche una manifestazione a Roma l’1 settembre di fronte al Ministero del Lavoro in Via Flavia. Sono arrivati cittadini anche da Bologna e da Forlì per protestare e chiedere trasparenza e giustizia.


DIRITTI SENZA FRONTIERE

“PACE E DIRITTI”
La dimensione mondiale della politica

Con una presentazione avvenuta il 29 giugno è sorto il movimento “Pace e diritti” con un Appello per “un nuovo soggetto politico, che senza nulla togliere ai soggetti politici esistenti, percorra ed estenda uno spazio non frequentato da loro, lo spazio di una politica distinta dal potere”, animata dalla “promozione della pace e dei diritti, a cominciare da quelli dei deboli e degli esclusi”.  “Otto milioni di poveri in Italia, un miliardo di poveri nel mondo...sono troppi”. La perdita della dimensione internazionalistica nella politica e in gran parte della stessa cultura italiana, non ci fa più vedere il dramma dei popoli, la contraddizione crescente fra il Sud e il Nord del mondo...” Proprio perché il movimento si propone di rilanciare una politica volta al bene comune, fatta di cittadini non di sudditi, come giornale abbiamo dato la nostra adesione.  Tra i firmatari dell’appello ci sono fra gli altri: Raniero La Valle, Giuseppe Dossetti, Arturo Paoli, sen. Domenico Gallo, sen. Salvatore Senese, Adolfo Perez Esquivel, prof. Nicola Colajanni, don Luigi Ciotti, on. Michele Del Gaudio, prof. Carlo Molari, Giovanni Benzoni, Franco Gesualdi, Fausta Deshormes, Vinicio Russo, Peppina Balducci, prof. Boris Ulianich, Anna Meucci, Antonia Sani.

Chi volesse avere informazioni o aderire può rivolgersi a: Pace e diritti, Via dell’Ospizio 23, 51100 Pistoia, tel. 0573/27079, fax. 0573/23662.


  Sognando insieme ad occhi aperti

IN BOSNIA: UN MONDO DI CITTADINI, NON DI VITTIME

iniziative dei ‘Beati costruttori di Pace’

Sono stato a Ginevra con i ‘Beati costruttori di pace’ a Ginevra dal 19 al 21 agosto scorso, per la pace in Bosnia. Eravamo in 500. Mentre la guerra infuria e le trattative non riescono ad arrivare in porto, i Beati , con l’adesione di diverse associazioni e di molti enti locali hanno sviluppato nel mese di agosto una serie di iniziative di grande mobilitazione che hanno coinvolto migliaia di persone. Dalla raccolta di firme per sollecitare l’ONU a un intervento più efficace, alla realizzazione di tende della convivenza in molte città, all’invio di cartoline a Butrus Ghali, presidente dell’ONU, al Ministro degli Esteri italiano, Susanna Agnelli, al negoziatore dell’Europa Bildt, all’attuazione nel giorno 15 agosto alle ore 11, sulle spiagge della costa adriatica di una catena umana e alle ore 21 dei fuochi di pace. E ancora la partenza di 200 volontari per la Bosnia per realizzare presso l’aeroporto di Sarajevo di una tenda della convivenza e il Treno della pace a Ginevra.

Non si è potuti arrivare a Sarajevo, perché i marciatori sono stati bloccati a Kisseliak dai soldati croati.

Il treno della pace è partito da Ancona, con soste a Bologna, Venezia (incontro col sindaco Cacciari), Milano. A Ginevra è stata fatta il 20 sera una lunga fiaccolata dal centro città fino alla sede dell’ONU. Vi hanno partecipato anche don Antonio Mazzi, Leoluca Orlando, diversi sindaci, rappresentanti di associazioni della società civile, cittadini di Ginevra, esponenti della Bosnia e del Kossovo.

Persone di tutte le età, ma soprattutto giovani, con tante bandiere arcobaleno, in silenzio, accompagnati dal suono struggente di un violino. E’ stato consegnato alle Commissioni dell’ONU per i diritti  umani, per i profughi un documento in cui oltre a chiedere una maggiore iniziativa dell’ONU si chiede che essa non sia asservita agli interessi delle grandi potenze, attraverso anche una riforma dei meccanismi di rappresentanza, che tolga il veto ai grandi e che dia voce ai popoli. Una ONU dei popoli, dei cittadini non dei governi. E allora anche conflitti assurdi come quelli della Bosnia potranno essere prevenuti e bloccati.


     CO.DI.CI. LOMBARDIA

Nuovo Presidente

Il Centro dei Diritti del cittadino della Lombardia ha rinnovato i suoi organi dirigenti, eleggendo un nuovo Direttivo, composto da tredici persone. Come Presidente è stata eletta Anna Orrù, membro anche del Comitato di Coordinamento Nazionale del CO.DI.CI.

 GARBAGNATE

E’ stato riconfermato Responsabile dell’Ufficio di Pubblica Tutela della USSL 32 Lorenzo Righini, aderente al CO.DI.CI., che ha ricoperto questa carica dal ‘91 al ‘93, con l’appoggio del sindacato di zona, delle ACLI e del Coordinamento dei volontari.

VALLE CAMONICA

Margherita Pedretti è la nuova responsabile del Centro dei diritti del cittadino, con sede a Esine.

BRESCIA

Il Movimento per i diritti del Malato sta elaborando la “Carta dei servizi” da presentare all’Ufficio Pubbliche Relazioni dell’Ospedale civile di Brescia.


     AGLI ANZIANI LE MEDICINE DIRETTAMENTE A CASA, GRAZIE AD UNA INIZIATIVA DEL CO.DI.CI.

Il CO.DI.CI. di Cesano Boscone ha proposto all’Amministrazione comunale, che prontamente ha provveduto, di organizzare per persone anziane o comunque non autosufficienti la consegna direttamente a domicilio dei medicinali loro occorrenti durante il periodo estivo.

Durante tale periodo è, infatti, noto come sia ancora più difficile essere anziani o comunque non autosufficienti; tra l’altro diviene problematico procurarsi le medicine necessarie, anche perché durante il mese di agosto è impresa assai ardua trovare una farmacia aperta..

A Cesano Boscone dove è stato sperimentato il servizio assolutamente innovativo grazie all’iniziativa della Presidente del CODICI di Cesano, M. Bravi, vivono circa 1000 soggetti anziani e/o non autosufficienti. La consegna a domicilio, previa segnalazione alla vigilanza urbana dei farmaci, costituisce una delle tante possibili azioni attuabili mettendo in campo attenzione ai bisogni dei cittadini, idee e disponibilità.

Per ulteriori informazioni in merito ci si può rivolgere al Centro dei diritti del cittadino CO.DI.CI. tel/fax 02/4500819.


     IL CO.DI.CI. DENUNCIA:

“SPERIMENTAZIONI DI FARMACI SENZA CONTROLLO”

 Il Coordinamento per i diritti dei cittadini del Lazio ha denunciato l’uso di farmaci senza controllo nelle corsie degli ospedali. Vengono citati i casi di due farmaci sperimentati a Roma: il “Sandimmun-neo oral”, farmaco antimmunitario utilizzato nella cura di gravi forme di psoriasi, sperimentato al San Gallicano, come sostenuto da una relazione dell’ufficio ispettivo del Ministero della <sanità, senza la compilazione del modulo per il consenso, il “Proleukin”, farmaco usato contro i casi di tumore ovarico e renale e con effetti particolarmente tossici è stato sperimentato senza in consenso della paziente al Regina Elena. Secondo il CO.DI.CI casi di sperimentazione non controllata si starebbero verificando allo Spallanzani e all’Umberto primo sui malati terminali di Aids.


Anche nella scuola UNA CARTA DEI SERVIZI

Anche nella scuola, come nella sanità (v. l’ultimo numero di Diritti e solidarietà), è stata introdotta con un decreto del Presidente del Consiglio la Carta dei servizi scolastici. Di che si tratta?

E’ un documento che ogni scuola deve adottare entro il 15 Ottobre ‘95 e che intende suggerire proposte per migliorare il servizio della scuola. Tale Carta deve poi essere pubblicizzata presso il personale della scuola, i genitori e gli alunni e inviata al Ministero per la “successiva valutazione degli standard di qualità indicati nelle singole Carte di Istituto e per il previsto monitoraggio circa le modalità di attuazione delle stesse.

La Carta si ispira ai “principi fondamentali”, costituzionali, di Uguaglianza, Imparzialità e regolarità, Accoglienza e integrazione, Diritto di scelta obbligo scolastico e frequenza, Partecipazione efficienza e trasparenza, Libertà di insegnamento ed aggiornamento del personale.

Si dice che “nello svolgimento della propria attività, ogni operatore ha pieno rispetto dei diritti e degli interessi degli studenti.

Vengono presi in esame quattro aspetti dell’istituzione scolastica: 1) l’area didattica; 2) i servizi amministrativi; 3) condizioni ambientali; 4 procedura dei reclami e valutazione del servizio.

Per quanto concerne la didattica viene sottolineato che “la scuola è responsabile della qualità delle attività educative” e deve garantirne   l’adeguatezza alle esigenze culturali e formative degli alunni. Si indicano criteri per la continuità educativa, per i libri di testo e le strumentazioni didattiche, per i compiti da svolgere a casa, per i rapporti insegnanti-studenti (i docenti “non devono ricorrere ad alcuna forma di intimidazione o minaccia di punizioni mortificanti”).

E’ contemplato che ciascun istituto elabori, attraverso il collegio dei docenti, il P.E.I., progetto educativo di istituto, che contiene le scelte didattiche e organizzative, nonché i criteri di utilizzazione delle risorse.

Per i servizi amministrativi, si deve realizzare il diritto all’informazione, attivando procedure informatizzate e comunicazioni celeri, prevedendo bacheche per studenti, sindacati e genitori e l’uso del cartellino di identificazione per il personale scolastico.

Per quanto attiene alle condizioni ambientali è previsto un censimento degli spazi e delle strutture e delle modalità di utilizzo. Spetta infine ai Presidi rispondere entro 15 giorni ai reclami espressi in forma orale, scritta e telefonica, riferendo annualmente al consiglio di istituto. Per la valutazione del servizio, dal punto di vista organizzativo, didattico e amministrativo, viene fatta una “rilevazione mediante questionari opportunamente tarati, rivolti ai genitori e agli studenti”.

Che dire di questa carta? Può essere uno stimolo a razionalizzare, a rendere più efficiente e finalizzato il lavoro didattico, purché non diventi solo un ulteriore appesantimento burocratico, cartaceo. Nella scuola non bisogna dimenticare la centralità della didattica, del lavoro culturale, se no strumenti validi, come questo o come il Progetto giovani e tante altre attività collaterali diventano un alibi o fumo negli occhi.

                                                                        Antonio Giolo


“LAVORO: UN DIRITTO PER TUTTI,

ANCHE DELLE PERSONE HANDICAPPATE”

26 novembre 1995

Convegno nazionale promosso dal Centro Studi e Documentazione del Gruppo Solidarietà. su:

Intervengono Antonio Saccardo, Giuliano Tacchi, Maria Grazia Breda.

Per informazioni: “Gruppo Solidarietà”, Via Salvo D’Acquisto 7, 60030 Moie di Maiolati (AN). Tel. e fax 0731/703327.


IL CO.DI.CI. NELLA CONSULTA REGIONALE DEL VENETO  PER GLI ANZIANI

 Presso il Dipartimento Sanità della Regione Veneto si è tenuta il 24/7/95 a Venezia l’assemblea della Consulta regionale del Volontariato, di cui fa parte il CO.DI.CI. del Veneto.

Alla riunione era presente il nuovo Assessore regionale alle Politiche sociali, dott. Zanon.

Giorgio Righetti, segretario regionale del CO.DI.CI. ha presentato all’assessore il grosso problema degli affitti che, in conseguenza dell’art. 9 della legge finanziaria ‘94, si è costretti a pagare come associazioni di volontariato. Altro problema sollevato è stato quello delle condizioni degli anziani, soprattutto dei non autosufficienti, mettendo in discussione la regolarità della prassi utilizzata dagli enti di assistenza di chiedere il pagamento da parte dei parenti delle quote di soggiorno.

L’assessore ha garantito il suo interessamento


   CONGRESSO REGIONALE DEL VENETO DEL CO.DI.CI. 

Il Congresso regionale del CO.DI.CI. del Veneto si è tenuto l’ 8 aprile ‘95. Il Congresso ha deciso alcune modifiche statutarie, per cui l’attuale denominazione dell’associazione regionale è CO.DI.CI. - Centro per i diritti del malato e per il diritto alla salute della Regione Veneto. E’ stata istituita la figura del Presidente Regionale. Alla carica è stata eletta la prof.ssa Paola Arslan.

Segretario regionale è stato eletto Giorgio Righetti e la segreteria è composta dai sigg: Poletti Orazio di Rovigo, Rossin Mario di Este, Molena Gianni di Piove di Sacco, Adami Giuliano di Bussolengo, Cappiotti Giorgio di Verona. Sono state adottate alcune decisioni per permettere una maggior efficienza della sede regionale.


   CODACONS - CODICI - LILLIPUT

LE CARTE DEI SERVIZI GAS E ENEL NON VANNO BENE 

Le Carte sei servizi pubblici sui settori Gas ed energia elettrica presentate l’ 8.9.95 dalla Presidenza del Consiglio sono ben lontane dal creare un rapporto “civile” tra utenti ed aziende erogatrici del gas e dell’energia elettrica e dalla realizzazione delle direttive dei servizi pubblici.

Tali Carte trascurano o omettono completamente di affrontare in modo serio e specifico le quattro grandi questioni che qualificano un rapporto “civile” tra  utenti ed aziende erogatrici del gas e dell’energia elettrica rinviando tali questioni alle calende greche:

1) Criteri di scelta nella individuazione dei bacini da privilegiare nella costruzione delle reti;

2) Protezione e garanzia della sicurezza dei cittadini ed utenti lungo tutto il percorso della rete e fino ai punti di utilizzazione;

3) Criteri di determinazione delle tariffe e meccanismi di contenimento dei costi;

4) Diritto a pretendere verifiche in contraddittorio circa il rispetto degli obblighi previsti nei disciplinari di convenzione e diritto a nominare propri rappresentanti senza diritto di voto nel consiglio di amministrazione della società concessionaria.

E’ indispensabile una profonda revisione “filosofica” di queste carte dei servizi.

Volendo tuttavia dare un contributo specifico ad un lavoro che pur consideriamo non accettabile, ci ritroviamo unitariamente sulle modifiche presentate a tempo debito dal CO.DI.CI.

Anche il metodo della comunicazione alle associazioni seguito dal Dipartimento della Funzione Pubblica è solo formale e non permette alcun confronto fra pareri espressi dalle Associazioni ed il testo presentato dalla Presidenza del Consiglio.

Proponiamo di sostituire da subito detto metodo con quello di incontri collegiali del Dipartimento della Funzione Pubblica con le Associazioni dei Consumatori per ripensare e migliorare le carte dei servizi gas ed energia elettrica ma anche per avviare la carta del servizio telefonico così come degli altri settori specifici, ancora oggi non tracciate.


   IL CASO DEL SAN RAFFAELE RIPROPONE CON FORZA

IL PROBLEMA DEL “CONSENSO INFORMATO” E DELLE REGOLE PER LA SPERIMENTAZIONE

Sul San Raffaele il CO.DI.CI. condivide le preoccupazioni del Ministro della Sanità

La sperimentazione della disintossicazione dalla droga (Urod) dimostra ancora una volta quello che da anni denunciamo: l’assoluta mancanza di regole nella sperimentazione clinica.

La maggior parte delle sperimentazioni cliniche in Italia sono esclusivamente finalizzate alla registrazione di farmaci da mettere in commercio.

Ancora una volta abbiamo sollecitato il Ministero ad emanare un decreto legge in cui si regolamenti la sperimentazione clinica (oggi blandamente regolata da un decreto ministeriale e da norme del codice deotologico dell’Ordine dei medici, senza alcun valore precettivo serio) e in particolare modo il “consenso informato”. E’ più che mai necessario che la mancata richiesta del “consenso informato” da parte del medico che propone la sperimentazione sia considerato un reato di abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.

Dopo le procedure tecniche di valutazione scientifica ed etica della sperimentazione, il “consenso informato” è l’unica vera garanzia per il paziente.

Il CO.DI.CI. ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano in cui si chiede che vengano adottati tutti quei provvedimenti immediati ed urgenti atti a garantire l’incolumità dei malati e il rispetto delle regole. 

    VOLONTARI DEL DIRITTO AL SERVIZIO DEI MALATI 

Un medico legale, quattro avvocati specializzati in diritto penale e civile, diritto amministrativo, diritto del lavoro e commerciale, un ingegnere e un geologo per le problematiche dell’edilizia e del territorio. Con questa squadra di esperti nasce il “Centro di Assistenza Legale” del CO.DI.CI. Lazio. Ogni giorno, telefonando al numero 06/8558959, i cittadini del Lazio possono esporre i propri problemi ai volontari del CO.DI.CI.

La nascita del centro scaturisce da una serie di casi pervenutici che hanno fatto nascere all’interno della nostra Associazione la consapevolezza che l’informazione e la buona volontà (peculiarità delle associazioni di volontariato) non sono sufficienti a garantire la salvaguardia del diritto. A monte di ogni diritto leso o disconosciuto c’è sempre un sopruso che molto spesso soltanto un esperto è in grado di scoprire e affrontare in maniera concreta.

L’équipe di esperti ha già iniziato il suo lavoro occupandosi del risarcimento danni per errori medici, bollette gonfiate da Sip-Telecom e dall’Enel.

                                                                                                Liliana Pilla

   Dichiarazione del segretario nazionale CO.DI.CI.

SUI DIRITTI NON SI CONCILIA 

E’ stato presentato il protocollo sul Servizio Sanitario Nazionale da parte del Movimento federativo democratico.

Il protocollo contiene un elenco di 14 diritti che sono stati proposti come linee guida per l’azione della Magistratura e del Legislatore.

Criticabile non è solo la presunzione nel millantare l’esclusività della rappresentanza del malato, ma anche e soprattutto il contenuto del protocollo.

In questo non è ravvisabile alcuna novità che potrebbe giustificare una tale presunzione. L’elenco dei diritti è pieno di ovvietà ed è proprio in questa che, secondo noi, si nasconde l’insidia più criticabile. Il protocollo svilisce i diritti sanzionati dalle leggi a mere indicazioni di buona volontà. E’ scandaloso che dopo aver enunciato tutti i possibili diritti si neghi proprio il diritto alla tutela con l’introduzione di “Commissioni conciliative” e “Commissioni extragiudiziali”. Il diritto alla salute in questo modo viene degradato al pari di una qualunque transazione economica, mentre la Costituzione lo protegge come diritto fondamentale indisponibile.

Svilire le forme di tutela con gli arbitrati e le conciliazioni significa voler fare il gioco di chi con pervicacia viola i diritti del malato. Cosa mai potrebbe temere un operatore se venissero accolte le proposte dell’Mfd? Al massimo di dover conciliare.