COMITATI MISTI CONSULTIVI: ESPERIENZA PILOTA A BOLOGNA                                 torna alla prima pagina

PER CONTROLLARE LA SANITA’ INSIEME

di Carlo Hanau

Presidente nazionale del CO.DI.CI.

 

Il 15 giugno si sono costituiti ufficialmente i Comitati Consultivi Misti presso l’Azienda U.S.L. della Città di Bologna, con una cerimonia presieduta dal Sindaco presso la sala del Consiglio comunale.

I Comitati hanno lo scopo di controllare la qualità dei servizi sanitari mettendosi dalla parte dell’utente, controllare le code e le liste di attesa, favorire l’informazione ai cittadini sui problemi della salute e della sanità, analizzare i segnali di disservizio costituiti dai reclami, fare proposte alla direzione dei servizi, sperimentare in via preliminare gli indicatori di qualità dalla parte del malato elaborati dall’apposita commissione ministeriale, in attesa della loro pubblicazione.
Bologna è la prima città ove si sono costituiti i Comitati Consultivi Misti grazie all’esperienza maturata da 25 anni nel tessuto sociale formato da enti pubblici ed associazioni di volontariato, organizzazioni di difesa dei diritti degli utenti, sindacati pensionati in misura maggioritaria, ai quali si aggiungono alcuni operatori designati dall’Azienda.

Il modello organizzativo prevede in ogni distretto ed ospedale e nel Dipartimento di prevenzione ed inoltre un Comitato di coordinamento. Si tratta di nove Comitati che coinvolgono 40 associazioni e 200 persone.

Questi Comitati sono diversi dalle commissioni conciliative proposte nella Carta dei Servizi Sanitari recentemente pubblicata: non si pongono come arbitro conciliativo, non assorbono le funzioni del Difensore civico o della Commissione di disciplina, non stabiliscono sanzioni economiche, le multe che qualcuno dovrebbe pagare al cittadino insoddisfatto, poiché il diritto alla prestazione sanitaria non deve essere monetizzato.
Su tutto ciò che riguarda le prestazioni, viste dalla parte dell’utente, i Comitati fanno proposte alla Direzione dell’Azienda, che comunque mantiene ogni responsabilità ed autonomia decisionale.
Sull’esempio degli Istituti Ortopedici Rizzoli il C.C.M. dell’Azienda Sanitaria della Città di Bologna ha avanzato la richiesta di poter conoscere i dati già in possesso dell’amministrazione, utili per calcolare gli indicatori di qualità suggeriti dalla Commissione Ministeriale, costituita ex art. 14 del decreto legislativo n. 502/92 e presieduta dal prof. Achille Ardigò. Si tratta di indicatori di qualità nei seguenti campi: personalizzazione, umanizzazione e confortevolezza alberghiera delle strutture ospedaliere e ambulatoriali. Quando saranno disponibili, si potrà fare un primo sommario confronto con le situazioni di altre aziende, ma soprattutto inizierà un’analisi diretta che vedrà i componenti del C.C.M. visitare i reparti ospedalieri e i poliambulatori dei distretti per rendersi conto personalmente della situazione, per raccogliere proposte e proteste dei malati, dei familiari e soprattutto del personale dipendente (prevalentemente avvisati della visita). L’esperienza del Rizzoli insegna che la situazione “sulla carta” può differire da quella reale, ad esempio per le dotazioni di servizi igienici, alcuni dei quali risultano esistenti ma non utilizzabili, oppure per le dotazioni di personale, ove lo scarto fra l’essere e il dover essere si fa pesante.

I C.C.M. degli otto Presidi (Osp. Maggiore, Osp. Bellaria, cinque distretti e prevenzione) costituiti nell’autunno 1995 hanno comunque iniziato subito a lavorare bene, dopo le prime difficoltà connesse al “rodaggio”. A livello dell’intera Azienda si è sentita l’esigenza di costituire alcuni gruppi di lavoro informali sui temi che interessano trasversalmente tutti i presidi:

-l’Assistenza Domiciliare Integrata, in connessione con l’ospedalizzazione a domicilio, le R.S.A. e le semiresidenze;

- l’assistenza psichiatrica, che a fine anno ha visto la simbolica chiusura del vecchio manicomio;

- il problema dei malati ai quali un medico del S.S.N. prescrive un intervento poi negato da altro medico dello stesso S.S.N.;

- il problema delle c.d. “badanti” o sorveglianti private.

Tutti questi problemi toccano non soltanto l’Azienda della Città di Bologna, ma anche gli Istituti Ortopedici Rizzoli e l’Azienda S. Orsola - Malpighi: ad esempio capita che un medico del S. Orsola prescriva una terapia che il medico dell’Azienda della Città di Bologna rifiuta di autorizzare. In questo caso il cittadino non sa più a chi credere, ed è necessario che i due medici facciano una specie di consulta fra loro, per poter dare una proposta di soluzione ai problemi del malato.

Questi gruppi informali esprimeranno delle ipotesi che verranno riportate al Comitato Consultivo Misto cittadino ed a tutti gli altri, perché le approvino e ne chiedano l’attuazione ai Direttori Generali competenti.

Contemporaneamente ci si prepara ad un’azione di informazione alla cittadinanza sugli stili di vita salutari, in particolare quelli che sono in grado di ridurre la mortalità delle più importanti cause, i tumori e le malattie cardiovascolari, come dimostra l’esperienza del gruppo diretto da Domenighetti nel Canton Ticino.

E’ ancora presto per trarre conclusioni sulla riuscita dei Comitati Consultivi Misti, e tuttavia ci sono le premesse perché si possano trarre buoni frutti: anzitutto la collaborazione fra i rappresentanti delle associazioni (che normalmente si ignorano) e poi la collaborazione fra rappresentanti dell’Azienda e quelle dei cittadini.

 

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