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STORIE DI SANITARIA FOLLIA

 

Cominciamo da questo numero cominciamo a pubblicare alcune denunce dei cittadini sulle disfunzioni delle strutture sanitarie, raccontando i  disagi patiti, l’iter seguito dal Centro per i diritti del malato per tutelare il diritto leso, il risultato raggiunto.

Riteniamo questa tematica estremamente importante in un momento in cui si assiste ad un crescendo delle denunce dei cittadini, dovute sia all’ accentramento manageriale che ha ristretto gli spazi della partecipazione sia anche a una politica di tagli che spesso colpisce i settori dove c’è meno resistenza e quindi le categorie meno protette di cittadini.

Sappiamo che molti di voi quotidianamente svolgono questo lavoro di ascolto della gente e di intervento per la tutela dei diritti, vi chiediamo non solo di inviarci i “casi più significativi”, che possono servire di insegnamento ad altri, ma anche di prepararvi a partecipare all’assemblea nazionale che avrà al centro proprio il rapporto con le istituzioni attraverso la presentazione delle storie di “sanitaria” follia.

 

 

MALATI COME TROTTOLE

 

Denuncia dei Comitati misti consultivi di Bologna

 

Sessant’anni, malata di diabete, 120 kg. di peso, cardiopatica, ricoverata per un enfisema polmonare, ha dovuto cambiare tre volte ospedale in un mese e mezzo. Prima al S. Orsola di Bologna, poi in due cliniche private, perché alle strutture sanitarie non conviene più prolungare i ricoveri.

Rischia di andare molto peggio a una ammalata al Malpighi, affetta dal morbo di Alzheimer, 81 anni. Per l’ospedale non è più un caso acuto, per cui la paziente deve andare in una struttura per lungodegenti, ma siccome a Bologna non ci sono alternative, ai famigliari che non accettano le dimissioni, sta per arrivare l’ingiunzione del pagamento della retta ospedaliera di centinaia di migliaia di lire al giorno.

I due casi sono stati denunciati dal prof. Carlo Hanau, coordinatore dei comitati misti consultivi di Bologna che ha affermato: ”Da quando negli ospedali è stato introdotto il sistema del pagamento delle prestazioni a tariffa (tanto per un by pass, tanto per un’ernia) agli ospedali non conviene tenere a lungo un malato. E a rimetterci sono i pazienti più difficili. Succede così sempre più spesso che uno viene mandato 15 giorni presso un ospedale, poi 15 giorni presso un altro e così via. Ogni volta ha dovuto firmare le dimissioni e lo stesso giorno viene ricoverato in un’altra struttura. E’ una tipica risposta all’italiana: fatta la legge, si trova l’inganno. E il risultato è un danno per il paziente e una maggior spesa per il servizio sanitario, che alla fine salda tre conti invece di uno.”

Sul caso dell’Alzheimer pesa anche la carenza delle RSA, che per legge dovrebbero avere mille posti a Bologna, mentre ora ne esistono solo 40 a villa Ranuzzi.