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ESPERIENZE DI TUTELA CON ESITO FAVOREVOLE

 

LOMBARDIA:

 

RISANAMENTO AMBIENTALE IN CENTRO STORICO

 

Il signor M.C. si rivolge al Centro per i diritti del cittadino del CO.DI.CI., dopo aver esposto più volte al Sindaco e agli Assessori competenti la intollerabile situazione di degrado di una zona centrale di B.A. vicino all’enoteca del figlio, dove ambulanti abusivi di frutta e verdura alimentavano con i loro rifiuti una robusta colonia di ratti. Il Centro richiede al responsabile dell’Igiene Pubblica una ispezione, che viene attivata, anche se non proprio con grande sollecitudine, ma che porta comunque alla bonifica e alla chiusura con transenne dell’area in questione.

Viene notata inoltre la progressiva cancellazione delle strisce pedonali di fronte all’ingresso del Poliambulatorio Ospedaliero. Viene inviata una richiesta di ripristino delle strisce all’Assessore alle Opere Pubbliche e al Difensore Civico, che provvede.

 

CONCESSI RISARCIMENTI PER DANNI DA INTERVENTI CHIRURGICI

 

Una signora di 50 anni, a cui era stato praticato da un dermatologo un intervento su xantelasmi, consegue una menomazione estetica e funzionale delle palpebre superiori. Costretta a rivolgersi ad un chirurgo estetico, deve sborsare per l’intervento 6 milioni. Il Centro per i diritti del cittadino del CO.DI.CI. chiede il risarcimento all’USL, in via amichevole, portando la documentazione fotografica della parcella del chirurgo estetico. Il risarcimento viene rapidamente concesso.

Il risarcimento viene ottenuto anche per un paziente a cui un medico legale, da noi indicato, quantifica una invalidità per la non risoluzione corretta di un intervento ortopedico.

 

ESAMI NECESSARI A PAGAMENTO?

 

Su segnalazione di una paziente affetta da una malattia cronica si constata la circolazione di un documento per il controllo periodico di esami: da un lato vengono indicati esami a totale carico del SSN, dall’altra una serie di esami preceduti dalla dizione “Abbisogna dei seguenti esami ematochimici, da eseguirsi a discrezione del paziente non essendo coperti da esenzione”. Ma questi ultimi sono necessari per la patologia specifica oppure occorrono per un protocollo? Alla durissima protesta dell’Ufficio di Pubblica Tutela, che rimarca una violazione grave sulla eticità della discriminazione, il documento viene ritirato dalla Direzione Sanitaria, che prospetta un diverso comportamento: non sono necessari, se servono nel protocollo; se “necessari” viene richiesta la loro gratuità per la patologia cronica.

 

INTERVENTI CHIRURGICI CONTRO L’OBESITA’

OTTENUTA DAL CO.DI.CI. L’INTRODUZIONE DEL CONSENSO INFORMATO

 

All’Ospedale di Stradella (PV) convergono dalla Lombardia, e non solo, pazienti che si rivolgono al Centro per il trattamento dell’obesità.

Gli interventi chirurgici consistono nella riduzione del volume dello stomaco (gastroplastica verticale) o nell’accorciamento dell’intestino (diversione bilio pancreatica); interventi pesanti con complicanze anche gravi.

Il Centro per il diritto alla salute, diretta da Clara Tonozzi, viene a conoscenza del fatto che due giovani donne, A.C. di 34 anni e M.A. di 36 anni sono decedute in tempi diversi per complicanze delle quali né loro né i loro congiunti erano stati correttamente informati.

Clara segnala all’ Ufficio di Pubblica Tutela di riferimento l’accaduto e chiede un’azione di chiarezza sia sulle indicazioni di tali interventi che su un dettagliato e comprensibile consenso informato.

I responsabili della USSL convengono sulla necessità di rivedere le “regole” e, oltre ad un monitoraggio sull’attività del Centro per l’obesità patologica, elaborano una scheda tecnica informativa con relativo consenso, in modo da garantire una severa selezione dei casi e un’informazione dettagliata delle possibili complicanze.

La novità sta anche nella composizione degli attori del consenso che sono: il paziente, un testimone, il chirurgo, l’anestesista, l’internista e il dietologo.

La serietà, il rigore, la costanza dell’azione di Clara hanno portato ad un successo di “tutela” che dal singolo caso si è elevato a regola di tutela generale.

Così è stato realizzato un Consenso “veramente” Informato.

(chi fosse interessato ad avere i moduli di consenso informato può chiederli alla redazione).

 

UN CASO DI SANITA’ SENZA CUORE, SENZA PROFESSIONALITA’ E ANCHE UN PO’ CRIMINALE

 

 Egregio Signore,

                             è con estremo rammarico che vengo a Lei con questo scritto e con i documenti allegati. Ho la netta impressione che il caso di mio padre sia stato considerato dal dott... con poca serietà e soprattutto con poca o nulla professionalità e certamente con assoluta mancanza di umanità.

Il 24 giugno ‘95, al pronto soccorso, il dott., visitando mio padre, che da una settimana piangeva per il dolore, riscontrò solo una “lieve contrattura... latero cervicale” e lo rimandò a casa con dei calmanti dicendogli che assolutamente non c’era nulla di grave ma che era solo questione di età, per questo fece pagare la tariffa di 26.400 lire perché si trattava di una prestazione non urgente. Non lo rimandò neanche dal suo medico condotto.

Il 2 luglio, sempre al pronto soccorso, un altro medico ..., visitava mio padre e riscontrava una situazione critica. Ordinò subito un RX torace RX cervicale. Vedendo il risultato degli RX mandò subito mio padre al reparto ortopedico per una valutazione più accurata. Nel reparto ortopedico il dott... diede uno sguardo veloce alle lastre, e con un certo disappunto, disse che alla sua età queste cose sono comuni, per lui era inutile continuare a far esami perché alla fine il risultato sarebbe stato lo stesso quindi lo rimandò via, dicendo di continuare la cura prescritta.

Il medico del pronto soccorso, visto il responso del dottore di ortopedia, rimase male e subito prenotò una visita al neurologo.

Il 4 luglio il neurologo guardò le lastre fatte, visitò mio padre e, con molto tatto e umanità, fece presente a mia sorella che la cosa era molto seria; per lui la situazione doveva essere trattata con serietà e con massima urgenza da un ortopedico. Mia sorella propose il dott.... Purtroppo era in vacanza, si trattava di aspettare, ma per il dott. non era un caso in cui perdere tempo. Per lui era necessario un ricovero e, dopo una consultazione con il suo primario, disse che era un caso per l’ortopedico, perciò chiamò l’ortopedico dell’ospedale. Mia sorella, sentendo che stava parlando con il dott..., gli fece presente che era già stato visitato 2 volte da questo dottore e che preferiva che papà fosse visitato da un altro. Ma il neurologo disse che non si poteva perdere altro tempo, avrebbe spiegato bene la cosa al dottore e che quindi non doveva preoccuparsi, così mandò mio padre in ortopedia, erano le 10,30 circa del mattino.

Mio padre e mia sorella stettero seduti sulla panchina dell’ortopedia fino alle 12,30 vedendo continuamente il dott... che gironzolava e si fermava a parlare e chiacchierare con infermiere, dottori e passanti.

Alle 12,30 chiese a mia sorella se aveva posto il timbro per la visita; mia sorella disse di non sapere della cosa e chiese dove poteva ottenere il timbro. Salì in amministrazione per ottenere il timbro ma l’ufficio era chiuso per pranzo e una gentile signorina, sentita la storia di mio padre, l’aiutò ad ottenere il timbro richiesto. Scesa in reparto il medico non c’era più. Mia sorella fu costretta a riportare il papà dolorante a casa e a riportarlo alle 14,30 per la visita.

Il dott..., quando li rivide quasi urlando disse: “E’ la quinta volta che ci vediamo, le ho già detto che a una certa età queste cose capitano, tutti hanno dolori, venite al pronto soccorso per una puntura di zanzara”. Allora mia sorella, alzando la voce, fece presente che gli altri dottori le avevano detto che il caso era grave e urgente; gli fece presente che la dottoressa aveva suggerito per lo meno il collarino e che il neurologo lo riteneva un caso da ricovero, perciò pretese che facessero almeno degli accertamenti, perché non poteva più vedere il papà soffrire in quel modo.

Il dott..., molto seccato, gli fece un’infiltrazione dicendo, con tono beffardo “vede, nonno, che adesso non le fa più male! Lei, riferendosi a mio padre, è malato qui, indicando la testa”; per accontentare mia sorella gli prescrisse il collarino e la stratigrafia cervicale che si sarebbe dovuta fare il 12 luglio, alla fine disse “speriamo di non vederci più”.

Il 7 luglio fu visitato all’ospedale di .... Come videro le lastre fatte all’altro ospedale, le stesse viste dal dott. suddetto, ordinarono il ricovero immediato e nello stesso pomeriggio fecero tutti gli accertamenti e 4 giorni dopo il ricovero fecero l’operazione.

Papà è morto il 22 agosto.

Una diagnosi più professionale e tempestiva avrebbe alleviato almeno le sofferenze, un trattamento umano avrebbe reso meno umiliante la sofferenza .

Per rispetto alla morte di mio padre vorrei che il comportamento professionale e umano del dott..., nei confronti di mio padre venisse esaminato.

E’ nostra speranza che nessun altro, anziano o giovane che sia, abbia a soffrire fisicamente e moralmente per il comportamento “aprofessionale” di un tale medico.                        

                                                         F.F.

 

Questa segnalazione-reclamo è giunta all’UPT, che non trovò nulla da aggiungere se non l’attivazione della Direzione Sanitaria per l’istruzione dei fatti e la verifica. Dopo di ciò venne preso un provvedimento di “censura” del sanitario coinvolto.

 

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