diritti  e  solidarietà

DeS telematico

ndr: co.di.ci è stata la ragione sociale antecedente il MOVIMENTO DEI CITTADINI

ORGANO UFFICIALE

N° 22

QUALI RISPARMI?

COL SISTEMA DEI DRG I RICOVERI SALGONO DEL 30 % ED E’ A RISCHIO IL DIRITTO DI CURA DEI LUNGODEGENTI

prof. Carlo Hanau

Il sistema D.R.G. (Gruppi relati per la diagnosi) è un sistema di remunerazione delle prestazioni ospedaliere applicato in USA dal 1983, i cui difetti erano già emersi nel 1985, ad un convegno organizzato a Milano dal CIRIEL  (?) (cfr gli atti in Governare la spesa sanitaria, a cura di C. Hanau e G. Muraro, Angeli ed., Milano, 1987).

Il sistema DRG consiste nel remunerare l’ospedale sulla base del numero e della qualità dei casi trattati: ad ogni dimissione l’ospedale “fattura” all’Azienda sanitaria un caso, che sulla base della diagnosi effettuate (prima, ed eventuale seconda o terza diagnosi), del tipo di trattamento (chirurgico, medico, radioterapico...) e di alcune caratteristiche del soggetto(età e sesso), riceve un peso che corrisponde ad una somma di denaro prefissata da un tariffario nazionale e regionale, che può fare differenze fra un ospedale e l’altro (ad esempio se pubblico o privato, se universitario, sede di istituto di ricerca nazionale).                                           segue       

editoriale
telefono donna

Separatismo: diritto di autodeterminazione o neonazismo? 

Nel Nord Italia come un virus pestifero si va diffondendo una concezione separatista che sta diventando sempre più funesta. Non si perde occasione per aizzare gli abitanti del Nord non solo contro il Sud ma anche contro ogni forma di accoglienza o di solidarietà con i popoli meno fortunati.
C’è sempre stato fra la gente del Nord una certa insofferenza nei confronti dei diversi, terroni, zingari o extracomunitari che fossero. Il salto di qualità in questi anni è stata la legittimazione di tali sentimenti molto istintivi ma molto meschini.
                                    segue

si risparmia con i DRG?
medicopoli
ecumenismo
diritti del malato europeo
anziani: convegno di Milano
la banca etica
appello contro i tumori
morte da vaccino
rifiutato dall'ospedale
corso di formazione 
codici e maturità
rifiutato trasporto handicappato
piove di sacco
codici lombardia
ABBONATI

I DIRITTI DEL MALATO IN EUROPA

Convegno ad Amburgo in Germania con la partecipazione della dott.ssa Anna Orrù, presidente nazionale del CO.DI.CI.

 Si è tenuto il 29 e il 30 maggio 1997 al Palazzo dei Congressi di Amburgo, con il patrocinio della Unione Europea, un interessante convegno su tema: “Quale tutela per il malato?”.

Erano presenti delegazioni dei 12 paesi dell’UE che si sono confrontati sulle metodiche più significative di tutela dei diritti dei malati.

Invitata come unica rappresentante per l’Italia, era presente Anna Orrù presidente nazionale del CO.DI.CI., che, oltre ad esporre le leggi italiane di tutela del malato, le carte dei diritti e quelle dei servizi, ha portato l’esperienza lombarda dell’Ufficio di Pubblica Tutela.

Vivo interesse ha suscitato l’operatività di questo ufficio, che è allineato con gli strumenti più avanzati di Austria e Olanda.

E’ stata ribadita la necessità dell’indipendenza del responsabile di tale ufficio e della collaborazione di Associazioni di malati, che devono assolutamente essere sganciate dalla lobby dell’industria farmaceutica e da quella dei farmacisti.

Appena ci sarà possibile riassumere i più interessanti modelli di tutela ne faremo oggetto di approfondimento per i lettori di DES. 

 

 (editoriale)

Si ha un bel dire che si vuole il federalismo, l’autodeterminazione dei popoli, se poi questo è il paravento ideologico per l’odio viscerale verso il Sud e verso gli immigrati di ogni colore. Per lasciarli nei loro problemi, miseria, mafia o sfruttamento che sia, rassegnandosi di fronte ad essi, purché non ci tocchino.
I più acculturati, nostalgici e patetici predicano l’attaccamento a un passato visto come origine e radice, il dialetto e gli antichi costumi, trascurando che il passato è anche pesantezza e condizionamento greve, identità ma anche grettezza. Il filosofo E. Levinas ha visto bene il legame col sangue, la terra, il corpo nel nazismo.
Tutta la nostra comprensione e la nostra soddisfazione per il riscatto dei Veneti dai tempi delle emigrazioni, della povertà contadina, per i successi economici delle piccole imprese da non demonizzare, perché l’impresa è vita. Giusto anche battersi per il superamento del parassitismo e dell’assistenzialismo, l’abbiamo scritto ancora.
Però non vogliamo saltare indietro di due secoli per tornare ad Andreas Hofer o al Sanfedismo del card. Rufo.
Certa marmaglia antimeridionale, antimmigrati, certo perbenismo egoista tronfio dei propri “schei” del proprio miserabile benessere che non vuol condividere, mentre il mondo crepa se non impariamo a condividere, vanno smascherati per quello che sono.
Anche quando serpeggiano tra i cristiani della domenica o tra gente di sinistra col cuore ma non col portafoglio.
Vanno combattuti e smascherati anche con parole grosse se necessario.
Capire i disagi, la protesta verso istituzioni sclerotizzate, lottizzate, la richiesta di funzionalità, efficienza, responsabilità.
Ma sbarrare la strada a chi vuole imboccare il vicolo cieco della discriminazione verso i professori meridionali, che insegnano al Nord, verso gli impiegati non padani, per non parlare di marocchini e albanesi.
Su questa strada si sa quando si inizia ma non quando e dove si finisce.
Non dimentichiamo che nella “Fattoria degli animali” di Orwell chi rivendicava diritti più uguali per una categoria erano i maiali!
Noi siamo per i diritti di tutti, animali compresi. 

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 segue drg

Fondamentalmente si tratta di un sistema che scarica sul produttore di cure (l’ospedale) il rischio di prescrivere troppe terapie o troppo costose, poiché la remunerazione non dipende dagli atti sanitari compiuti nel ricovero (ad esempio dal numero delle fleboclisi) e neppure dal numero delle giornate di degenza (salvo le eccezioni ricordate in seguito).

Per quadrare il bilancio l’ ospedale, pubblico o privato che sia, deve perciò tendere ad aumentare le entrate riducendo le spese. Per ridurre le spese si possono eliminare gli sprechi, azione quanto mai meritoria, ma si possono anche “scremare” i malati, scegliendo quelli che, a parità di classificazione in uno stesso DRG, costano meno perché meno gravi e meno bisognosi di cure. Da qui l’incentivo a scaricare su altri i pazienti più “pesanti”, da sempre vissuti dal personale sanitario come una iattura perché in genere richiedono molto lavoro e danno poca soddisfazione: non guariscono, spesso peggiorano sempre più e muoiono.

Sull’altro versante l’ospedale aumenta le entrate, aumentando il numero dei casi trattati (ognuno dei quali significa una stessa somma prefissata, purché il ricovero duri almeno due giorni).

E’ bastato un anno di applicazione (reale o anche soltanto virtuale) dei DRG perché i ricoveri di 24 ore sparissero (sono poco remunerati) e perché il numero dei ricoveri in Italia salisse quasi del trenta per cento. Questo è un effetto perverso del sistema DRG, dato che, per fortuna, non si hanno notizie di pestilenze o di altre cause di malattie così terribili che abbiano colpito il nostro paese nei due anni appena trascorsi. L’aumento del numero dei ricoveri è dovuto all’effetto spezzatino delle degenze. Infatti molti ospedali dividono in due periodi la terapia, altri invitano il malato alle dimissioni “volontarie” dal primo ospedale garantendo che un secondo ospedale è pronto a riceverli (meglio se dopo un paio di giorni trascorsi a casa) oppure - se privato - facendogli pagare alcuni giorni di tasca propria, in modo che per il Servizio Sanitario Nazionale (in qualità di terzo pagante) appaia una soluzione della continuità (lo spezzatino) della degenza convenzionata.

Il sistema DRG non è stato creato e non può funzionare per le lungodegenze, ove da tempo erano stati sperimentati e convalidati altri sistemi: i P.R.N. per il lavoro infermieristico, C.T.M.S.P. per quelli dell’équipe integrata necessaria per anziani disabili gravi. Invece di ricorrere a questi ottimi strumenti di lavoro e di controllo, il nostro Governo per il 1995-96 ha dato indicazioni che le Regioni hanno recepito in forma diversa. Ad esempio il caso malattia immaginaria “ginocchio della lavandaia” viene remunerato dal SSN all’ospedale che lo tratta chirurgicamente con la somma di cinque milioni, indipendentemente dal fatto che sia durato 2 oppure 12 giorni e indipendentemente dal fatto che sia stata usata la TAC o la costosissima protesi dell’arto. Quando però la degenza si prolunga oltre il TRIM, che spesso coincide con un numero di giorni poco inferiore al doppio della media di tutte le durate per quel tipo di ricovero, allora scatta un supplemento che il SSN paga all’ospedale per ogni giornata di degenza oltre la giornata TRIM. Supponiamo che la durata media delle degenze per il “ginocchio della lavandaia” sia 12 giorni e che il TRIM cada nel 20 giorno: per malato lungodegente “pesante” l’ospedale riceverà la somma prefissata di 5 milioni fino al 2O° giorno ( e con la media di 250.000 lire al giorno la chirurgia ci rimette ed il bilancio va in rosso); dal 21° giorno nella Regione Emilia Romagna riceverà 214.000 lire al giorno per i 60 giorni successivi. Dall’81 giorno questa retta giornaliera, già così bassa da risultare a livello di Residenza Sanitaria Assistenziale, sarà ulteriormente decurtata del 40 %, riducendosi ad appena 128.400 lire. Se ci fossero posti di RSA e se il malato vi trovasse l’assistenza necessaria sarebbe giusto fare il suo trasferimento: ma non è questa la realtà.

Appare del tutto evidente che nessun ospedale, pubblico o privato che sia, vorrà sobbarcarsi la cura dei lungodegenti, già di per sé non gradita alla maggior parte dei dipendenti ospedalieri, quando questa cura lo porta inevitabilmente in rosso col bilancio e ad essere identificato come inefficiente ed improduttivo. Queste regole contabili incentivano gli ospedali ad effettuare le dimissioni selvagge il prima possibile, contro l’interesse dei pazienti più bisognosi e contro le vigenti disposizioni di legge: il diritto alla cura non ha limiti di tempo; gli ospedali devono attrezzare almeno un posto letto per mille abitanti per le lungodegenze e in quel letto devono trovar posto anche i malati definiti “stabilizzati” (dopo il periodo di riabilitazione intensivo che deve seguire la fase acuta) in attesa che vengano costruiti ex-novo o ristrutturati i 140.000 posti letto delle RSA di cui alla legge n. 67 del 1988.

La battaglia del CO.DI.CI. e di altre benemerite associazioni, come il C.S.A. di Torino diretto da Francesco Santanera, tendente a fare rispettare il diritto alle cure per tutti, compresi gli inguaribili, diventa sempre più dura se gli incentivi economici imposti all’ospedale soffiano in senso contrario. Occorre quindi aprire vertenze nei confronti delle Regioni che applicano tariffe troppo basse e non remunerative per ospedali che fanno il loro dovere rispettando la legge. L’obiettivo non è impossibile, come dimostrano quelle Regioni che applicano tariffe doppie rispetto a quelle fissate dall’Emilia Romagna. Per i casi che superano il giorno del TRIM non si deve prevedere una penalizzazione economica, ma piuttosto un esame specifico della situazione del malato da parte della Unità Valutativa Geriatrica, proprio come la legge della Regione Emilia Romagna prevede per tutti coloro che stanno per essere dimessi dall’ospedale in condizioni di non autosufficienza.

 

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ESAME DI MATURITA’

VOTO POLITICO O VOTO REALE?
LA PAURA DEI RICORSI AL TAR 

“Proprio non ci piace il 36 “politico” che si sta prospettando in maniera semi-ufficiale in questa tornata di esami di maturità. E’ una ulteriore squalificazione della scuola pubblica e dei suoi professori, e una mortificazione dell’impegno degli studenti. Ci troviamo all’indubbio assurdo che, poiché a fine scrutinio ci sono molti ricorsi al TAR, per evitarli si promuovono tutti e, per compensare questa larghezza di valutazione, si diminuiscono i voti ai meritevoli”, ha dichiarato Ivano Giacomelli, segretario nazionale del CO.DI.CI., lamentando l’eccessiva discrezionalità lasciata ai professori, in mancanza di un sistema nazionale di valutazione. In tal modo gli studenti si trovano in balia della Commissione in cui hanno la ventura di incappare.

Il CO.DI.CI. ha invitato gli studenti, che si sentono danneggiati per non aver avuto un adeguato riconoscimento del loro impegno scolastico, a rivolgersi all’Associazione per una consulenza e per promuovere azioni legali contro la loro sottovalutazione.

E’ auspicabile che questo sia l’ultimo esame di maturità con la vecchia formula e che si curi maggiormente la preparazione dei professori sulle metodologie dell’insegnamento e sulla valutazione. 

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