CO. DI.CI.  REGIONE VENETO                                                                                                     vai alla prima pagina di DeS 24

COME INTERVENIRE CONTRO LE DIMISSIONI SELVAGGE

IL CASO DI AGOSTINO

 

Il pomeriggio di venerdì 9 gennaio 1998 vengo contatto dalla sorella di Agostino Q., che con grande apprensione mi informa del fatto che il mercoledì successivo il fratello sarebbe stato dimesso dalla clinica dove si trovava ricoverato a causa di un ictus. I sanitari avevano, come sempre, minacciato le sorelle del paziente di “scaricare sulla strada” il malato e, facendo leva sui sentimenti, erano ricorsi alla classica affermazione: “Ma che fratelli siete se non vi interessate del...”

 

ALCUNI DATI

 

Agostino è totalmente non autosufficiente.

E’ un uomo di 69 anni, che coabita con la moglie, attualmente ricoverata presso altro ospedale con fratture varie alle costole e al bacino e pertanto immobilizzata per un lungo periodo.

Non hanno figli. Delle quattro sorelle di Agostino una abita a cento metri, le altre a molti chilometri di distanza.

Il reddito di Agostino è costituito da: una pensione di lavoro all’estero di L. 1.100.OOO, più una pensione INPS di L. 200.000 circa.

 

CHE FARE ?

 

Ho ritenuto che una semplice opposizione alle dimissioni non potesse bastare, in quanto il problema si sarebbe ripresentato dopo pochi giorni.

Il lunedì successivo, dopo aver considerato il bisogno del malato di essere accudito continuamente nell’arco della giornata, e visto che tale assistenza non sarebbe stata possibile a domicilio se non con l’assunzione di più operatori specializzati, soluzione che, viste le possibilità economiche, risultava del tutto improponibile, ho ritenuto che il soggetto che doveva farsi carico della responsabilità di tutela e di assistenza del malato fosse il sindaco del comune in cui Agostino risiedeva, dato che è il sindaco la massima autorità in campo sanitario nel territorio comunale.

 

CHE COSA HO FATTO

 

Ho inviato, via fax, al sindaco e per conoscenza ai soggetti interessati, una lettera con cui preavvertivo il sindaco del fatto che dopo due giorni il malato sarebbe stato dimesso e pertanto abbisognava di idonea sistemazione presso una struttura adeguata.

Non avendo avuto alcun riscontro da parte del sindaco, il mercoledì mattino mi sono attivato unitamente ai familiari:

1) Ci siamo recati presso la clinica privata (chiaramente convenzionata), dove alla nostra vista sia il primario di neurologia che il direttore sanitario hanno cambiato la qualità delle espressioni verbali. Agostino alle ore 10.30 risultava ancora ricoverato in quanto, per quello che ci è sembrato di capire, i sanitari erano stati presi di sorpresa dalla lettera e non sapevano quale linea tenere.

2) Constatato che nessuno degli interessati si era attivato, ci siamo recati presso il comune. Il sindaco, ovviamente, non era presente. Il Segretario comunale, sulla cui scrivania giaceva la nostra lettera e il responsabile del settore sociale, si sono rivelati anch’essi del tutto impreparati a gestire una situazione che mai alcuna associazione o cittadino aveva loro presentato in questi termini.

Alla mia precisa richiesta di diretto intervento del sindaco, con l’emissione di una ordinanza ( o altro) con cui intimasse ad una struttura di riabilitazione o RSA di accogliere il malato è seguito sconcerto. Ho chiesto inoltre che le spese di ricovero, fintantoché ad Agostino non venisse concesso l’assegno di accompagnamento, fossero a carico del comune e non dei parenti.

Solo dopo la nostra visita i funzionari si sono attivati.

Alle 12.45 siamo ritornati in comune.

I funzionari ci dissero che, benché avessero fatto numerose telefonate, non erano riusciti a trovare un posto letto in alcuna struttura e cercarono di scaricare sull’ULS la responsabilità del caso.

Vista la situazione e comunicato ai funzionari del comune e ai sanitari della clinica che il mercoledì successivo ad attendere il malato a casa non ci sarebbero stati i parenti ma chi scrive con i carabinieri, abbiamo abbandonato il campo.
Sempre nel pomeriggio di lunedì, il sottoscritto decise di scrivere una lettera dove denunciava il comportamento passivo del comune.

IL SEGUITO DELLA STORIA

 

Lunedì sera Elena, sorella di Agostino, mi riferì che era stata contattata dall’assistente sociale di una RSA, con richiesta di recarsi presso la direzione della stessa per firmare la richiesta di ricovero.
Martedì mattina abbiamo contattato l’assistente sociale. Questa, come era prevedibile, ha tentato di “incastrare” Elena, chiedendole di sottoscrivere l’impegno di pagamento. Nel momento in cui, però, siamo intervenuti informandola dell’impossibilità giuridica da parte della RSA di chiedere tale impegno, l’assistente sociale ha corretto il tiro, affermando che “nessuno aveva chiesto questo” e che ai familiari di Agostino venivano chiesti semplicemente i documenti fiscali e sanitari del congiunto.

La stessa ci informava del trasferimento di Agostino dalla clinica alla RSA, previsto per il successivo lunedì.

Abbiamo avvertito i familiari del fatto che l’ambulanza per il trasferimento doveva essere richiesta dalla clinica e da questa pagata (l’ambulanza viene pagata da chi la chiede).

Oggi 19 gennaio Agostino è stato trasferito alla RSA.

 

 

N.B.

La procedura seguita ha dato buoni risultati; abbiamo però dovuto seguire personalmente l’evolversi dei fatti. Credo che anche in futuro seguiremo questa strada, perché il coinvolgimento del sindaco si è rivelata una buona strategia. Su questo gradiremo il vostro parere.

 

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