Caso Di Bella                                                                                                vai alla prima pagina di DeS 24

I DIRITTI DEI MALATI INNANZITUTTO

 

A un osservatore superficiale la questione Di Bella può sembrare un caso di contrapposizione fra i diritti dei cittadini alla cura e l’atteggiamento di opposizione delle istituzioni sanitarie che tendono a negare questo diritto; così, del resto, molti commentatori, e a volte gli stessi interessati, hanno presentato la questione. Il problema vero, invece, è quello di un profondo contrasto all’interno della comunità scientifica, sulla validità di un metodo di cura, il metodo Di Bella appunto.

I malati sono la massa di manovra di questo contrasto, tirati da una parte e dall’altra, per provare o smentire la validità di questa terapia.

Certamente in questo contrasto all’interno della comunità scientifica entrano in gioco tanti fattori. La sensazione di trovarsi di fronte a una a una medicina ufficiale chiusa nelle sue certezze e nei suoi meccanismi di potere e la domanda di una medicina più attenta ai bisogni dei malati e più disponibile a farsi carico della sofferenza delle persone, anche di quelle senza speranza di guarigione. I malati hanno bisogno sì di protocolli scientifici, ma anche di attenzione, di informazione.

Nel caso specifico anche per il CO.DI.CI. non è stato e non è facile assumere una posizione univoca. Ci si trova, infatti, pressati da una parte dalla domanda della gente, di provare questa terapia, soprattutto se altre hanno dimostrato di fallire, dall’altra richiamati all’esigenza di rispettare i tempi e i meccanismi della ricerca e della sperimentazione.

Certamente la validazione delle terapie non può essere fatta nelle piazze (e gravi responsabilità si assume non chi esprime anche in questo modo la propria spontanea protesta ma chi strumentalizza in modo cinico la disperazione dei cittadini) e neppure dai magistrati, ma non si possono tacere le colpe di chi ha impedito prima e ritardato poi la sperimentazione. E non si può rimanere, in modo elitario, insensibili alle richieste che salgono dai cittadini.

Ora la frittata è fatta e risulta difficile per tutti uscirne bene, anche per il Ministro della Sanità che ha cercato di trovare una via d’uscita concorde.
Anche la stampa e la televisione hanno le loro responsabilità, per essersi affidate, ancora una volta, ai meccanismi del sensazionalismo, più che della corretta informazione scientifica sui pro e sui contro della cura.

In ogni caso, sia che la sperimentazione dia risultati positivi sia che li dia negativi, sono molti a doverne trarre le conclusioni. Qualcuno dovrà chiedere scusa ai cittadini per aver preferito i propri interessi di medico e di uomo di scienza (oltre che interessi più venali) agli interessi dei malati e della medicina. O per aver contribuito, magari, a dirottare risorse ingenti verso terapie sbagliate.

Come associazioni di cittadini dobbiamo operare perché questa sia comunque un’occasione per la messa in discussione di una medicina ufficiale arroccata nelle sue torri d’avorio e per cominciare a prendere in seria considerazione le cosiddette medicine alternative, per verificarne la validità, per evitare che i cittadini, nel tentativo di “provarle tutte”, siano vittima di inganni, ma anche per far sì che non si sprechino potenzialità solo perché non rientrano nei canoni consolidati e potenti.

In ogni caso, al di là dei fanatismi di parte, bisogna sempre garantire una “vera” libertà di scelta per il malato, che passa per una completa e onesta informazione.

 

 

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