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IMMIGRAZIONE: MINACCIA O RISORSA?

Le reali dimensioni del fenomeno - no alla strumentalizzazione politica della disperazione - affrontare il problema per evitare episodi di intolleranza

 

Il tema dell’immigrazione rimbalza spesso sulle cronache dei giornali e ci costringe a prendere posizione. Spesso gli immigrati si rivolgono ai nostri Centri per segnalare ingiustizie di cui sono vittime, per chiedere la tutela del loro diritto alla salute, allo studio, alla casa.

Per fare il punto sul tema dell’immigrazione si è tenuto recentemente ad Adria un convegno organizzato dal Centro Studi Agnese Baggio.

Sono intervenuti il dott. Gaetano Campo della Procura di Padova, il dott. Sergio Tanzarella dell’Università di Napoli, il dott. Vittorio Borracetti della Procura Nazionale Antimafia, Padre Efrem Tresoldi, ex direttore di Nigrizia, il dott. Geraldo Monteiro, originario della Guinea Bissau.

Introducendo i lavori Antonio Giolo ha affermato che il tema dell’immigrazione è una delle questioni cruciali con cui dovremo confrontarci sempre di più e in cui si gioca non solo il modello di società che vogliamo costruire, ma anche il tipo di mondo in cui vogliamo vivere. Le reazioni, spesso nelle stesse persone, oscillano tra la diffidenza, l’ostilità e il pietismo. E’ necessaria invece una maggiore consapevolezza, attraverso una più precisa conoscenza del problema e atteggiamenti più equilibrati. Molte associazioni, oggi schierate a difesa dei più deboli, non possono trascurare che i tra i più deboli ci sono senz’altro, in molti casi gli immigrati, perché la difesa dei diritti dei cittadini non può avere frontiere.

Il dott. Gaetano Campo, della Procura del Lavoro di Padova, ha illustrato la legislazione sull’emigrazione. In modo particolare il magistrato si è soffermato sulla nuova legge mettendone in luce gli aspetti positivi, come la tutela sanitaria, le norme antidiscriminazione, i diritti, ma anche i limiti:

- la inapplicabilità delle quote d’ingresso, dal meccanismo della chiamata nominale, che non funziona, come non ha mai funzionato, alla discrezionalità eccessiva lasciata agli organi giudiziari e di pubblica sicurezza;

- la mancanza di un percorso per la regolarizzazione degli immigrati,

- i meccanismi di respingimento e di espulsione in cui non è possibile una vera tutela dei diritti dl cittadino immigrato.

Il prof. Sergio Tanzarella, docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha poi smontato i luoghi comuni sull’immigrazione presenti nella opinione pubblica e a volte amplificati dai mass media:

a) “c’è una “invasione” di stranieri”: i dati dimostrano che gli immigrati sono abbastanza stabili e sono sulla popolazione italiana in una percentuale del 2%, molto inferiore a quella di altre nazioni europee come la Francia e la Germania, dove si arriva anche al 10 %, con milioni di turchi e di algerini.

b) “portano malattie”: quelli che emigrano sono i più giovani, i più colti e  i più sani, se si ammalano è perché si trovano a vivere in condizioni di grave disagio, con lavori sfibranti, con scarsa alimentazione e in luoghi malsani.

c) “sono tutti criminali”: è vero che tra li loro ci sono dei criminali, come del resto tra gli italiani; se molti di loro finiscono in carcere, per la maggior parte succede a causa di reati minori e perché, non conoscendo la lingua, non avendo un domicilio e non potendo pagarsi gli avvocati, non sanno difendersi.

d) “sottraggono lavoro agli italiani”: loro fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare; molta disoccupazione da noi è costituita da lavoro nero e da gente che cerca un “certo” tipo di lavoro. Gli immigrati spesso fanno i lavori più umili e faticosi e con i contributi sostengono istituti come l’Inps, che potrà pagare le pensioni anche grazie a loro, visto il calo demografico degli italiani. Ecco perché sono una risorsa per la nostra economia, perché col loro lavoro sottopagato creano ricchezza per noi.

Padre Efrem Tresoldi, missionario comboniano, già direttore di Nigrizia, ha spiegato come, con gli attuali squilibri fra il Nord e il Sud del mondo, l’immigrazione è un fenomeno inarrestabile, perché la gente fugge dalla disperazione e perciò non si può fermarla, neppure  militarizzando le nostre coste. Bisogna fare una politica di aiuto ai paesi di origine, per esempio attraverso la remissione del debito dei paesi del Sud del mondo, per permettere a questi paesi di svilupparsi.

Anche la richiesta di rispedirli nei luoghi di origine a volte si rivela assurda perché significa condannarli a condizioni da cui hanno cercato di fuggire e un minimo di umanità impone di prendere atto del loro stato di necessità.

Il dott. Geraldo Monteiro, originario della Guinea-Bissau e ora medico di malattie tropicali all’Ospedale di Negrar nel Veronese, ha parlato della sua esperienza di immigrato che è riuscito ad integrarsi nella cultura italiana, affermando che l’incontro tra culture è possibile ed arricchisce le persone; si tratta perciò di favorire l’inserimento degli immigrati per evitare che prendano la strada della emarginazione e della criminalità. A questo scopo serve anche l’apprendimento della lingua italiana.

Per ultimo il magistrato, dott. Vittorio Borracetti, della Procura nazionale Antimafia, ha chiarito che l’immigrazione non è solo un problema di ordine pubblico e che bisogna costruire percorsi di regolarizzazione in modo da favorire le condizioni di cittadinanza degli immigrati, con relativi diritti e doveri.

Il nostro mondo va verso la diminuzione, se non l’abolizione delle frontiere, per favorire gli scambi sul piano economico e culturale, e per favorire nuovi rapporti non più di ostilità fra i popoli, e sarebbe assurdo alzare nuovi muri e aumentare le forme di discriminazione.

Per Borracetti bisogna usare il massimo rigore contro la criminalità organizzata, che gestisce l’immigrazione clandestina e l’avvio alla delinquenza e alla prostituzione, e invece essere più clementi con le vittime.

Bisogna inoltre evitare la frequente strumentalizzazione delle forze politiche che sulla paura degli immigrati cercano di costruire il consenso, ma nello stesso tempo bisogna ragionare sul problema e trovare soluzione ai disagi che l’immigrazione crea fra la popolazione italiana, in modo da evitare all’origine i fenomeni di intolleranza.

 

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