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Notizie da Marigliano

 

COME RISANARE UN QUARTIERE DEGRADATO

 

CANDIDATI A CONFRONTO CON I CITTADINI

INIZIATIVA DEL CO.DI.CI. DI MARIGLIANO

 

Maragliano, a 19 chilometri da Napoli, trentamila abitanti nell’hinterland vesuviano, a metà strada tra Nola e Pomigliano d’Arco. Qui la tentacolare metropoli si dipana fino all’inizio della provincia di Avellino praticamente senza soluzione di continuità. Quale è il ruolo e quali sono le prospettive di un periferia di Marigliano degradata come Pontecitra, cresciuta troppo in fretta e priva molto spesso dei servizi sociali minimi, oltre ad essere in balìa della microcriminalità? A questa e ad altre domande hanno provato a rispondere i candidati alla poltrona di sindaco di Marigliano alle amministrative di novembre. L’incontro, svoltosi nella sala parrocchiale messa a disposizione dal parroco di Pontecitra, don Giovanni Varriale, è stato organizzato dal CO.DI.CI. mariglianese. Da tempo, l’associazione è particolarmente impegnata nel quartiere di Pontecitra, che con il terremoto del 1980 ha conosciuto un rapidissimo, ma disordinato sviluppo, con interi nuclei familiari letteralmente sradicati dai quartieri napoletani per essere “deportati” in questo nuovo quartiere che, privo di servizi sociali, e di controllo del territorio, è diventato quasi un ghetto, per cui l’integrazione tra i nuovi residenti e il resto della città è rimasto solo sulla carta. Qui da diverso tempo il CO.DI.CI. è diventato un punto di riferimento per la popolazione, specie di quella che è stanca di subire quella sorta di razzismo strisciante che proviene dalla Marigliano “bene”, che in qualche caso ritiene chiunque viva a Pontecitra un potenziale delinquente. A Marigliano il Co.di.ci. ha in breve tempo triplicato gli iscritti, reclutandoli tra medici, avvocati, architetti, professionisti e gente comune. Ma è nel quasi ghetto di Pontecitra che l’associazione vede ad aumentare simpatie e consensi, e ciò è il segno di una rinnovata coscienza civile anche di chi è emarginato, è senza lavoro, vende sigarette di contrabbando per vivere, spaccia o è minore a rischio. Qui l’evasione scolastica è alta, ma non mancano direttori didattici e presidi di frontiera impegnati a far conoscere l’importanza della cultura per la formazione della consapevolezza di essere soggetto di diritti.

Spesso per i cittadini l’unico punto di appoggio è stato (ma è indubbio che continuerà ad esserlo) don Giovanni Varriale, che si fa portavoce dei diritti negati di queste popolazioni. Il suo importante ruolo è stato sottolineato da Maria Luisa Sodano, presidente cittadino del Co.di.ci, che, nel ringraziare gli intervenuti all’incontro (davvero numerosi), ha affermato come la voglia di riscatto e di uscire dalla semioscurità della gente di Pontecitra sia forte e sia testimoniata dal triplicamento delle iscrizioni all’associazione.

Ma quali impegni hanno assunto i candidati a sindaco intervenuti al dibattito? Tutti, tranne Michele Nappi, espressione delle forze del Polo e di due civiche, assente, a detta di tutti, ingiustificato, hanno sottolineato come il problema del disagio sociale e del degrado di questa zona sia un fondamentale banco di prova per una qualsiasi amministrazione cittadina. Rocco Roberto Caccavalle, Angelo Falco, Antonio Jossa, Claudio Oranges hanno tutti convenuto sulla necessità di sgombrare il campo dall’equivoco di ritenere Pontecitra un mero problema di ordine pubblico, come pure, almeno in parte, è. In particolare, secondo Oranges, candidato della civica Alternativa democratica, occorre recuperare la legalità e intraprendere una fase di sviluppo economico, con la creazione delle premesse per uno sviluppo che possa portare a una nuova occupazione, da cui Pontecitra non può rimanere fuori. Ma anche il grave problema ambientale, con il preoccupante aumento di tumori e schlerosi a placche triplo nell’agro nolano rispetto alle medie regionali e nazionali, va affrontato con decisione.

Antonio Jossa, candidato di Alleanza Nazionale, Centro cristiano riformisti e Civiltà sociale si è spinto oltre: ha parlato esplicitamente di recupero dell’enorme centro sportivo abbandonato da anni, del recupero di una politica giovanile nuova, della creazione del decentramento amministrativo e di altri strumenti di autogoverno come i consigli di quartiere, oltre al rifacimento anche della toponomastica; il tutto nella prospettiva di considerare il problema Pontecitra come non locale ma come problema che riguarda tutta la città.

Roberto Caccavale, candidato dell’Ulivo e di Rifondazione comunista ha evidenziato come sia impossibile non considerare la gravità della situazione e anche lo stesso modo quasi dispregiativo di definire Pontecitra un quartiere della “219”(dal nome della famosa legge sulla ricostruzione post-terremoto ‘80) non aiuta certo l’integrazione della popolazione col resto del tessuto cittadino. Caccavale ha ribadito l’impegno della sua coalizione per una rinascita e per un effettivo riconoscimento dei diritti dei cittadini del quartiere. Anche Angelo Falco, espressione del partito socialista, più impegnato a far conoscere le linee generali del suo programma, ha ribadito la necessità di azioni forti per lo sviluppo di questo quartiere “a rischio”.

Sono seguite le domande dei cittadini, invero più preoccupati per il dopo elezioni, dal momento che troppe volte promesse ne sono state fatte, ma quasi mai seguite da atti concreti. Un incontro a detta degli aspiranti sindaci ben riuscito e dai toni pacati e costruttivi. Tuttavia, per la cronaca, occorre dire che le elezioni sono state vinte da Roberto Caccavale dell’Ulivo, che ha battuto nel ballottaggio del 30 novembre Michele Nappi del Polo, con l’esclusione di An.
I cittadini sperano che in tempi brevi si possa mettere mano ad uno sviluppo del quartiere di Pontecitra che non releghi la popolazione a corpo estraneo di Marigliano e il quartiere a dormitorio, ma ne faciliti l’integrazione e lo sviluppo sociale. Il Co.di.ci., ne siamo certi, vigilerà sulle istituzioni preposte (Comune, Provincia e Regione, ma non solo); c’è da scommetterci.

 

                             Saverio Sodano

CODICI - Coordinamento per i diritti dei cittadini - Comitato di Marigliano (Na),

 

LOTTA ALLA CRIMINALITA’                             vai alla prima pagina di DeS 24

 

 

il programma delle attività per l’anno in corso, il quartiere di Pontecitra vanta il “triste primato de diritti negati”.

 

Presso la parrocchia San Giovanni Evangelista, che ha sede proprio nell’area della ricostruzione, saranno attivati vari laboratori per il recupero sociale dei minori a rischio. I corsi saranno tenuti da docenti che hanno dato la loro gratuita disponibilità, in orario pomeridiano. Per tale iniziativa Co.Di.Ci. potrà avvalersi della fattiva collaborazione di Don Giovanni Varriale, parroco di Pontecitra, che non nasconde la sua soddisfazione per avere trovato nei volontari dell’associazione di tutela dei diritti dei cittadini, finalmente un interlocutore. Il percorso comune che s’intende percorrere mira a dare ascolto alla domanda di aiuto che, a volte a voce alta, più spesso in forma sommessa, viene dalla periferia emarginata.

Pontecitra è un quartiere a rischio dove non c’è certezza di futuro. Le condizioni di vita al suo interno sono assai precarie, per la presenza di focolai di microdelinquenza che mettono in forse la convivenza civile e la sicurezza delle persone. Il degrado sociale, ambientale, economico è documentato dalle continue lamentele dei residenti costretti a vivere in un contesto urbano per nulla integrato nel territorio (l’area della “219” non è ancora stata acquisita al patrimonio comunale). Scippi, rapine, atti vandalici a danno delle scuole, aggressioni, spaccio di droga sono all’ordine del giorno, nel malfamato rione, dove non c’è acqua, l’illuminazione è carente e le fogne non funzionano, specialmente quando piove.

Inquietudine, disagio, senso di abbandono sono i sentimenti che nutrono gli abitanti del popoloso rione, ai quali non manca certo il coraggio di denunciare alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria la pratica di una serie di attività illecite che spesso si svolgono all’interno degli stessi prefabbricati costruiti con i fondi della ricostruzione.

A Settembre dello scorso anno un gruppo di cittadini “esasperati”, che ha preferito mantenere l’anonimato per ragioni di opportunità, ha inviato alla Procura di Nola, ai militari dell’arma di Castelcisterna, al Presidente della Provincia di Napoli: Amato Lamberti, al Presidente della giunta regionale: Antonio Rastrelli, al Sindaco: Antonio Bassolino e al Prefetto della città capoluogo: Giuseppe Romano, un esposto nel quale viene affermato che gli alloggi assegnati vengono venduti per cifre che oscillano dai 10 ai 18 milioni di lire, che gli spazi condominiali vengono utilizzati per nascondere sigarette di contrabbando e motorini rubati.

I sottoscala, dicono gli estensori della denuncia, adibiti a deposito di gas in bombola e fuochi d’artificio, sono illuminati con lampade allacciate ai contatori degli ascensori.

Il blitz operato dai carabinieri una quindicina di giorni dopo la presentazione dell’esposto non ha avuto successo ma le indagini proseguono e non si escludono clamorosi sviluppi.

L’affinità delle condizioni di vivibilità all’interno degli insediamenti abitativi, sorti per dare un alloggio ai terremotati e decongestionare la città metropolitana, è la premessa da cui nasce la proposta di Co.Di.Ci. di mettere a confronto le strategie di intervento a favore delle popolazioni emigrate in provincia, elaborate dai vari assessorati dei comuni sui cui territori insistono le “219”. Il coordinamento per la difesa dei diritti dei cittadini di Marigliano ha in programma anche l’apertura di uno sportello di ascolto presso il palazzo municipale, che possa affiancare l’ufficio del difensore civico. Rientrano inoltre, tra gli obiettivi da perseguire, l’organizzazione di convegni sul tema della legalità e di pubblici dibattiti sull’attività amministrativa svolta, invitando sia i partiti che sono maggioranza di governo della città, sia quelli che occupano il ruolo di opposizione, a confrontarsi.

 

 

 

 

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