| diritti
e solidarietà
DeS telematico |
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ORGANO UFFICIALE |
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N° 24 |
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Sommario |
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| lo Stato dei Cittadini |
CO. DI.CI.
REGIONE VENETO Il pomeriggio di venerdì 9 gennaio 1998 vengo contatto dalla sorella di Agostino Q., che con grande apprensione mi informa del fatto che il mercoledì successivo il fratello sarebbe stato dimesso dalla clinica dove si trovava ricoverato a causa di un ictus. I sanitari avevano, come sempre, minacciato le sorelle del paziente di “scaricare sulla strada” il malato e, facendo leva sui sentimenti, erano ricorsi alla classica affermazione: “Ma che fratelli siete se non vi interessate del...” ALCUNI DATI |
editoriale | |
| qualità nella sanità |
CONDIVIDERE CONVIENE Ogni movimento di
cittadini che opera come CO.DI.CI. è prima di tutto movimento di una
città, di una regione, poi movimento nazionale. |
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| verifica della qualità | |||
| caso Di Bella | |||
| un fondo per la tutela | |||
| la
compartecipazione il parere del Ministro |
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| assistenza san. agli anziani | |||
| punti di vista | |||
| usura | |||
| liste d'attesa | |||
| diritto alla cultura | |||
| immigrati | |||
| news da Marigliano | |||
| news dal Veneto | |||
| News da Siena | |||
CONDIVIDERE
CONVIENE
Ogni
movimento di cittadini che opera come CO.DI.CI. è prima di tutto movimento di
una città, di una regione, poi movimento nazionale.
La nostra stessa nascita è avvenuta per un processo di aggregazione dalla base,
prima a livello interregionale, poi a livello nazionale. I
partiti e movimenti fortemente centralisti sono inadeguati a rappresentare la
complessità e la ricchezza di una società che si è venuta sempre più
articolando. Sono necessari perciò associazioni e movimenti a struttura
complessa, a rete, che contemperi, secondo il principio di sussidiarietà, la
massima responsabilità regionale, o anche macroregionale, e la capacità di
ricondurle agli interessi nazionali ed europei.
Se l’Italia non fa così, come dice Cacciari, la secessione diventa
inevitabile.
Perché l’Italia non copia dal CO.DI.CI.?
Come CO.DI.CI. possiamo in modo ambizioso pretendere di offrire uno sbocco alla
situazione italiana, avendo sperimentato, se vogliamo, in miniatura o in
laboratorio, come conciliare la dimensione locale con quella nazionale. Come
essere radicati nel territorio, autonomi sul piano statutario, finanziario a
livello locale e regionale e coordinati a livello nazionale. I gruppi di base
non si chiamano Sezioni, termine che indica chiaramente dei replicanti, delle
strutture uniformi e prodotte per clonazione dall’alto, come è sempre
avvenuto nei partiti e nelle associazioni nazionali, ma Centri.
Ci vuole perciò grande capacità di mediazione, di governo collegiale,
di gestione delle diversità, di saper individuare le esigenze
fondamentali unificanti e di lasciare la più ampia autonomia possibile.
Non è che in CO.DI.CI. le cose siano sempre state o siano sempre idilliache;
perché non è sempre facile trovare l’equilibrio fra centro e periferia e ci
sono state ricorrenti tentazioni di centralismo dirigistico (che oggi incontra
un rifiuto istintivo e rabbioso - non solo nel nord del paese - ed accentua la
tentazione secessionistica), e di anarchia di chi si ritiene autosufficiente e
non avverte l’utilità e il potenziamento della propria azione e delle proprie
risorse che può venire dal coordinamento nazionale.
“Condividere conviene”, aumenta le sinergie, le capacità, mentre la
separazione rende sterili, anche sul piano biologico; e poi toglie la possibilità
di arricchimento e di comunicazione con tutti gli uomini. Non serve più, perciò,
una unità forzata e burocratica, ma è necessario che dal basso si esperimenti
la collaborazione e la condivisione come un processo mondiale irreversibile e
indispensabile, che però deve garantire la più ampia autonomia a tutti i
soggetti in questione.