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PREVENZIONE NEGATA

IPERTESI NON ESENTATI DAI TICKET

Il Movimento dei Cittadini si rivolge al Ministro della Sanità

Per segnalare il problema della mancata esenzione dal ticket per i pazienti ipertesi, il dr. Antonino Abbolito, Consigliere nazionale del Movimento dei Cittadini si è rivolto al Ministro della Sanità, on. Rosi Bindi.

Nella lettera si chiede di rivedere una decisione che rischia di creare un pericoloso precedente nel già difficile mondo della Sanità Italiana.

"Mi riferisco, afferma il dr. Abbolito, alla revisione delle patologie che prevedono l’esenzione dal ticket contenute nei regolamenti di cui all’art. 5 comma 1, lettera a) del Decreto Legislativo 29 aprile 1998 n° 124 pubblicato sulla Supplemento Ordinario n° 174/L della G.U. n° 226 del 25/7/99 ed in particolare alla esclusione dall’esenzione per i pazienti affetti da ipertensione arteriosa di tipo I (ossia senza lesione d’organo).

La legge di Riforma Sanitaria 833 stabiliva un principio innovativo (almeno per quanto riguarda la realtà Italiana), di notevole importanza, ossia il passaggio da una medicina fondamentalmente curativa, che prendeva cioè in cura il paziente solo a partire dal momento del manifestarsi della malattia, ad una medicina di tipo preventivo che avrebbe dovuto essere strutturata in modo tale da impedire o comunque rallentare l’insorgenza di una malattia.

La legge non è mai stata applicata nella sua interezza, ma mai nessuno ne ha messo in dubbio il principio ispiratore.

Tuttavia certi atti concreti, come ad esempio quello sopracitato, vanno nella Direzione diametralmente opposta. Lo stesso legislatore riconosce che l’ipertensione (ovviamente non trattata) può portare a complicazioni, ma invece di favorire azioni che possano impedire che dette complicazioni si verifichino, fa esattamente il contrario. Invece di favorire l’uso di farmaci ipotensivi, che possono prevenire complicazioni, lo scoraggia, attraverso la soppressione dell’esenzione dl ticket.

E tutto questo perché? E’ stato detto che il costo di detta esenzione era troppo elevato. Ma quanto costa un paziente con un ictus cerebrale o con un infarto del miocardio, ossia con una di quelle complicazioni che danno diritto all’esenzione, ma che avremmo potuto evitare? E quanto costano tutti gli accertamenti che i pazienti chiederanno per valutare l’esistenza di un danno, sia pur minimo, che riconfermi il diritto all’esenzione?

Sig. Ministro, siamo tutti perfettamente consapevoli che il danno economico che risulterà, per ciascun paziente, dall’applicazione del Decreto, non è eccessivo, ma a nostro parere è il principio che va assolutamente salvaguardato. In nessun caso è lecito derogare dal concetto che prevenire è meglio che curare, a meno di dichiarare apertamente che abbiamo rinunciato a quella che sembrava essere la parte più qualificante, il vero cardine della riforma sanitaria, di quella riforma che ci poneva allo stesso livello di paesi più avanzati di noi nei servizi sanitari."

La lettera si conclude confidando nella sensibilità del Ministro della Sanità "nel voler correggere quella che preferiamo considerare una deplorevole "svista" e che per il futuro sia possibile veramente orientare la medicina italiana verso la prevenzione".


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