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Sul concetto di cittadinanza

MA DE CHI SITU TI ? MA DOVE SEMO QUA ?

("Ma di chi sei tu ? Ma dove siamo qui?" Marco Paolini da "Bestiario Veneto")

di Orsetta Giolo

Le categorie di "cittadino", come quelle di "cittadinanza" e di "stato", sono in crisi.

Tutto, nel tempo della globalizzazione, e’ rimesso in discussione.

In un epoca in cui si muovono liberamente capitali finanziari, merci, informazioni, in cui niente e’ piu’ solo "locale", limitato al proprio vicinato, e in cui ogni cosa sembra entrare sempre in relazione con il mondo intero, non e’ piu’ possibile concepire "l’essere cittadini" come l’essere legati ad una frontiera e ad un territorio.

Ragionando sul concetto di "straniero"… e’ ancora ammissibile oggi un’epressione del tipo: "tu sei straniero percio’ non puoi godere dei miei stessi diritti"?

Non mi pare.

Con l’espressione "diritti di cittadinanza" ci si riferisce al complesso dei diritti civili e dei diritti sociali.

I diritti civili e sociali, quindi i diritti di cittadinanza, sono diritti fondamentali. Nella quasi totalita’ delle Carte Costituzionali e delle Dichiarazioni sui diritti umani, i diritti fondamentali sono considerati diritti della persona, cio’ significa che titolare di tali diritti e’ la persona. Persona intesa come essere umano.

Da qui un’equazione, forse troppo semplicistica per alcuni, per me incontrovertibile: cittadino=persona.

Quindi ogni persona , ogni essere umano, in questo nostro tempo, e’ da considerarsi cittadino: inevitabile diventa esplorare i risvolti operativi di un’idea di "cittadinanza planetaria", gia’ ritenuta da molti studiosi come unica idea di cittadinanza proponibile nel contesto attuale, poiché se si accetta un’idea di cittadinanza in termini universalistici, sono da rivedere una serie di rapporti e di equilibri che non sono destinati a durare.

Pensiamo alla pressione degli "esclusi", ai quali non e’ riconosciuto, per qualche motivo poco chiaro, "il diritto di avere diritti".: gli immigrati, i cittadini del sud del mondo, i bambini che lavorano su commissione delle multinazionali.

Adesso lo status di cittadinanza e’ frammentato: come al tempo dei romani, ci sono il cittadino optimo iure, il cittadino a meta’, lo schiavo.

Se questo era tollerabile 2000 anni fa, non lo e’ oggi.

Non e’ piu’ tempo di perbenismi e di ipocrisie umanitaristiche.

La lotta per i diritti del cittadino non puo’ piu’ limitarsi alla difesa del cittadino di un pezzo di terra, e’ necessario diventi rivendicazione dei diritti a favore del cittadino del mondo.

Operare con questo spirito significa cominciare ad accogliere degnamente i cittadini che immigrano da noi (non piu’ allora "extracomunitari"!!) costretti, per sopravvivere, ad abbandonare paesi distrutti dalle politiche imperialistiche occidentali (cioe’ da noi!).

Se non se ne ha l’intenzione, si abbia almeno l’onesta’ intellettuale di chiamare l’opera di espulsione dei clandestini (clandestini di che? abusivi di quale diritto?) con il nome che le si confa’: "pulizia etnica" , tale e quale a quella di Milosevic.

Escludere centinaia di migliaia di persone dal diritto di sopravvivere in nome di una frontiera, e’ fare pulizia etnica.

Visto anche che, lo ricordo, l’art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al 2° comma, riconosce ad ognuno il diritto di emigrare.


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