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Presa di posizione del C.S.A. di Torino

I COMUNI CONTINUANO A CHIEDERE SOLDI

ACCANIMENTO CONTRO LE FAMIGLIE AVENTI CONGIUNTI HANDICAPPATI CON LIMITATA AUTONOMIA O ANZIANI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI

a cura di Paolo Cozzi Lepri

Nonostante le sentenze, come quella del T.A.R. del Veneto, che riportiamo in altra pagine del giornale, molti enti locali continuano a chiedere alle famiglie l’obbligo agli alimenti. Riportiamo perciò alcune parti di un comunicato del CSA di Torino che mette in chiaro la questione in modo efficace

"Finora moltissimi comuni, in violazione delle leggi vigenti, hanno sottratto decine di miliardi alle famiglie aventi congiunti maggiorenni colpiti da handicap gravi e gravissimi e quindi con limitata o nulla autonomia.

Peggio ancora i Comuni si sono comportati nei confronti degli anziani cronici non autosufficienti, accettando le illegali e spesso selvagge dimissioni dagli ospedali e imponendo, in violazione delle leggi vigenti, contributi economici agli stessi anziani malati ed ai loro congiunti.

Chi è tenuto a fornire gli alimenti?

I Comuni, le Asl e le Province continuano a fornire false informazioni asserendo, contrariamente al vero, che gli enti pubblici possono pretendere contributi economici dai parenti di assistiti maggiorenni. Questa pretesa è infondata, come risulta dalle note del Ministero dell’interno del 27 dicembre 1993 e dell’8 giugno 1999, nonché dai pareri della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 15/04/1994, 28/10/95, 29/7/1997, 15/10/1999.

La illegittimità della suddetta pretesa è ancora più grave ove si consideri che l’ente pubblico non solo si arroga un diritto che non ha, ma pretende anche di determinare l’importo che dovrebbe essere versato dai congiunti, arrivando addirittura a sostituirsi al giudice. Infatti il 3° comma dell’art. 441 del Codice civile stabilisce quanto segue: "Se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione e sul modo di somministrazione degli alimenti, provvede l’autorità giudiziaria, secondo le circostanze".

Ciò premesso, si precisa che, in base alle leggi vigenti, la richiesta degli alimenti è un atto che riguarda esclusivamente i componenti della famiglia. Può quindi essere esercitata solo dagli stessi congiunti. Ad essi non può sostituirsi nessun altro soggetto pubblico o privato, ad eccezione del tutore del soggetto dichiarato interdetto. Al riguardo, si ricorda che il l° comma dell’art. 438 del Codice civile stabilisce quanto segue: "Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento".

In materia di alimenti, le Regioni non hanno mai avuto e non hanno alcuna competenza legislativa o regolamentare.

Interpretazione corretta dei decreti 109/1998 e 221/1999

Alcuni hanno ritenuto che le norme dei decreti 221/1999 e 109/1998 consentissero ai Comuni di approvare delibere per imporre contributi economici ai congiunti degli assistiti (soggetti con handicap e pazienti psichiatrici con limitata o nulla autonomia, malati di Alzheimer, anziani cronici non autosufficienti, ecc.) che frequentano centri diurni o sono ricoverati presso comunità alloggio o in istituti o che richiedono altri interventi: servizi di aiuto personale, assistenza domiciliare, ecc.

Con molta tempestività ed accogliendo in parte le proposte del C.S.A., la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio legislativo del Ministero per la Solidarietà sociale, con la già citata nota del 15 ottobre 1999, prot. DAS/625/UL1607, ha precisato che:

  1. le disposizioni dei decreti 109/98 e 221/99 hanno esclusivamente lo scopo di stabilire i criteri per la valutazione della condizione economica delle persone che richiedono prestazioni sociali agevolate: inserimenti in centri diurni di soggetti con handicap e con limitata autonomia, accoglienza presso comunità alloggio o istituti, frequenza asili nido e scuole materne comunali, partecipazione a soggiorni di vacanza, ecc.;
  2. i due citati decreti non devono essere utilizzati dai Comuni per pretendere contributi economici dai congiunti, compresi i parenti tenuti agli alimenti, di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Obblighi del Servizio sanitario nazionale

Si ribadisce che in base alle leggi vigenti il SSN è tenuto a garantire senza limiti di durata le cure sanitarie presso ospedali, case di cura private convenzionate, RSA sanitarie (le RSA assistenziali ricoverano abusivamente gli anziani malati) per pazienti colpiti da patologie acute o da malattie inguaribili e da non autosufficienza, com’è confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 10150/1996."

Il CSA si chiede infine perché, mentre non si chiedono da parte dei Comuni soldi per attività non assistenziali (soggiorni climatici, frequenza centri per anziani) ai parenti di utenti privi di mezzi economici, o da parte dello Stato per l’integrazione di pensioni al minimo, si continua a chiedere contributi illegali nei confronti di famiglie in gravi difficoltà per la presenza di congiunti gravi con handicap o colpiti da malattie inguaribili da non autosufficienza.


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