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"C’era una volta un re…"

LA SAPIENZA DEL VIVERE

di Brunetto Salvarani

Molti si sono cimentati su alcuni libri rompicapo della Bibbia, libri non lineari e razionali, non semplici racconti di storie, ma inquietanti, problematici, che sfidano gli interpreti, li costringono a confrontarsi con i problemi più profondi della vita: il dolore, il male, il tempo, il destino del mondo. Libri come l’Apocalisse, il libro di Giobbe, il Qohelet. Brunetto Salvarani è sempre stato particolarmente attratto da questi libri e su di essi ha scritto tanto sulle numerose riviste con cui collabora e sui testi che ha prodotto.

Pubblicato dalle edizioni Paoline, il testo "C’era una volta un re…" tratta del Qohelet (chiamato anche Ecclesiaste), un testo attribuito a Salomone, il re appunto.

Il libro ne ricostruisce la storia, la vita emblematica per sapienza, sfarzo e realizzazioni. Una vita in cui Salvarani immagina insinuarsi nella vecchiaia il dubbio e il senso di precarietà per il finire di tutto. E nel Qohelet sarebbero raccolte le amare riflessioni del vecchio Salomone sulla vanità del tutto, "vanità delle vanità, tutto è vanità". Vanità intesa spesso, ad esempio nella medievale ‘Imitazione di Cristo’, come l’invito a fuggire dal mondo e a rifugiarsi in Dio e nella religione. Vanità del tutto che ha ispirato però tanti pensatori e poeti, uno in particolare, Giacomo Leopardi, su cui Salvarani ha scritto un recente saggio.

Due tesi però sembrano soprattutto star a cuore a Salvarani. Da un lato interpretare il messaggio del Qohelet in chiave non solo pessimistica, perché altre celebri espressioni come: "Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire… un tempo per piangere e un tempo per ridere …" stanno ad indicare la via della concretezza, della fedeltà alla terra, della capacità di vivere in pienezza la propria vita quotidiana in tutti i suoi aspetti. E di saper assumersi le proprie responsabilità storiche.

Dall’altro non è possibile eliminare dalla esperienza di vita e di fede il momento del Qohelet, del negativo, dell’interrogare, apparentemente irriverente e scandaloso ma invece essenziale per capire la complessità della vicenda umana. "Solo nell’orizzonte qoheletico assume un adeguato risalto la fede nella resurrezione che ebraismo e cristianesimo annunciano, come aveva colto in maniera straordinariamente sintetica Bonhoeffer: "solo quando si ama a tal punto la vita e la terra, che sembra che con esse tutto sia perduto e finito, si può credere alla resurrezione dei morti e a un mondo nuovo"."(p.148).

Una rilettura del Qohelet, quindi, e della vita del sapiente Salomone per dire all’uomo moderno, cristiano e non, che la saggezza sta nel saper vivere la vita in tutte le sue dimensioni e insieme nell’avere la consapevolezza che il limite e la provvisorietà possono essere degli ostacoli, ma anche delle possibilità di apertura alla speranza e al futuro.


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