home | chi siamo | lo statuto i nostri esperti | dimissioni selvagge | sangue infetto | sperimentazione clinica | qualità
storia del SSNmobbing | des | DES 28


LE AMMINISTRAZIONI NON POSSONO CHIEDERE AI PARENTI DI PAGARE LE SPESE DEGLI ASSISTITI

Importante sentenza del T.A.R. del Veneto.

a cura di Giorgio Righetti

SENTENZA

sul ricorso n. 3237198, proposto da x, Lucio e Sergio xx, rappresentati e difesi dall’avv. M. Sartori, con domicilio presso la Segreteria del T.A.R. Veneto, giusta art. 35 r.d. 26 giugno 1924, n.1054,

contro

A.S.S.L. 16 di Padova, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. S. Buonaiuto, con domicilio presso la Segreteria del T.A.R. Veneto, giusta art. 35 r.d. 25 giugno I924, n. 1054,

per l’annullamento:

delle note.22 settembre 1998, n. 8984-A, 8985-A e 8986-A dell’A.S.S.L 16, aventi ad oggetto "compartecipazione alla spesa per inserimento in Istituto - xx"

b) in parte qua, della deliberazione 26 settembre 1996, n. 1338, del direttore generale dell’ASSL l6

c) degli atti antecedenti, presupposti, preordinati, preparatori, consequenziali ovvero comunque connessi.

  • Visto il ricorso con i relativi allegati;

    visto 1’atto di costituzione in giudizio dell’A.S.S.L. 16’

    viste le memorie prodotte dalle parti;

    visti gli atti tutti di causa;

  • uditi nella pubblica udienza del giorno 8 luglio 1999 - relatore il primo referendario aw. Angelo Gabbricci - 1’avv. Sartori per i per i ricorrenti e 1’avv. Buonaiuto per 1’Amministrazione resistente;

    ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

    FATTO

    i ricorrenti xx premettono di essere tutti fratelli di Bruno, nato nel 1941, invalido civile al 100% ed

    interdetto perché affetto da sindrome di Down, attualmente inserito presso una comunità alloggio

    convenzionata con 1’A.S.S.L. 16 di Padova.

    In passato, sempre secondo quanto dai ricorrenti esposto, 1’U.S.S.L. di competenza avrebbe richiesto loro un contributo per il mantenimento del fratello nell’importo complessivo di L. 600.000, da essi regolarmente versato.

    Tuttavia, con le tre note 22 settembre 1998, n. 8984-A, 8985-A e "8985-A, separatamente inviate ai tre interessati, veniva a ciascuno comunicato che, per la seconda meta dell’anno 1998, la "quota di compartecipazione" alla spesa per il ricovero del fratello, presso la rammentata struttura assistenziale, sarebbe ammontata, rispettivamente a L. 936.000 per Leda x, L. 6.722.000 per Lucio e L.5.401.000 per Sergio, che, nella propria comunicazione veniva altresì invitato a versare la quota dovuta dallo stesso Bruno, di cui egli è tutore.

    A ciascuna comunicazione era altresì accluso un conteggio che specificava il criterio di calcolo utilizzato per determinare l’imparto richiesto: criterio che, a sua volta, si fondava sulle disposizioni contenute nel regolamento approvato con la deliberazione 26 settembre 1996, n. 1338, del direttore generale dell’A.S.S.L., dove erano stati stabiliti i criteri di partecipazione dell’utente e dei suoi familiari {art. 6) alla spesa per l’inserimento del disabile nella comunità alloggio.

    I xxx hanno proposto il ricorso in esame, sia contro le disposizioni recate nell’atto generale, su cui si fondano le richieste di pagamento di contributo, sia contro queste ultime, salvo il contributo direttamente a carico del ricoverato; si e costituita I’A.S.S.L. 16,concludendo con la reiezione.

    DIRITTO

    Nessuna questione viene dalla resistente sollevata circa la ricevibilità e l’ammissibilità del ricorso: sicché, nonostante il lungo intervallo di tempo trascorso, si deve ritenere che i ricorrenti abbiano avuto notizia della deliberazione impugnata soltanto successivamente alla ricezione delle richieste di corresponsione del contributo.

    Ciò posto, va tenuto presente che l’art. 6 del regolamento in questione dispone, al primo comma, che "l’eventuale differenza tra l’importo della retta del ricovero e la quota di partecipazione dell’utente, dovrà essere versata da parte dei parenti ‘obbligati’, che sono tenuti a contribuire in proporzione al loro reddito, all’U.S.S.L. 16 o direttamente alla struttura residenziale".

    Sempre lo stesso art. 6 chiarisce, al II comma, che, per parenti obbligati, "si intendono quelli indicati a11’art. 433 del Codice Civile, tenuto presente il disposto di cui al successivo art. 441"; la quota di partecipazione, poi, e fissata nel 25% "della differenza tra il reddito annuo depurato della tassazione I.R.PE.F., percepito dai parenti obbligati e la quota esente, il cui importo verrà annualmente definito".

    Secondo i ricorrenti, tuttavia, con la sua richiesta, fondata su tale previsione regolamentare, l’A.S.S.L. avrebbe violato le previsioni civilistiche, sostituendosi all’unico titolare del diritto agli alimenti, diritto "personalissimo, di esclusiva titolarità dell’alimentando". La censura è fondata.Il ripetuto art. 6 deriva, infatti, l’obbligo partecipativo dei parenti esclusivamente sulle disposizioni civilistiche che regolano l’istituto degli alimenti, come e stato sostanzialmente confermato dell’azienda resistente nelle sue difese.

    Ciò posto, va ricordato che 1’art. 2900 c.c. prevede bensì che il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare. La stessa disposizione soggiunge, tuttavia, che ciò è consentito soltanto per i diritti e le azioni che abbiano natura patrimoniale, purchè non si tratti di diritti ed azioni che, per la loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare.

    Ora, sembra al Collegio di poter qualificare la domanda alimentare come strettamente personale, in quanto correlata a rapporti di natura affettiva e familiare, si da escludere che il diritto agli alimenti possa essere esercitato da soggetti diversi dall’alimentando, ovvero dal suo eventuale tutore, o protutore.

    La normativa civilista non consente pertanto all’Amministrazione la cui posizione di terzo creditore non è in questione, di fondare, immediatamente e direttamente, la partecipazione dei parenti, alle spese per il ricovero dell’assistito, sul loro obbligo alimentare.

    Va altresì osservato come la misura e le modalità di corresponsione degli alimenti, se non sono consensualmente stabiliti tra l’obbligato ed il beneficiario, devono essere comunque definiti con un

    provvedimento giurisdizionale (cfr. artt. 445 e 446 c.c.}, e non possono dunque essere unilateralmente predeterminati - e, per di più, con criteri che appaiono privi di riferimento legislativo con un provvedimento amministrativo, ciò che invece si verifica nella fattispecie: sicchè anche sotto questo profilo l’art. 6 deve ritenersi illegittimo.L’assorbente primo motivo deve pertanto essere accolto, e conseguentemente annullati gli atti impugnati, salvo che con riguardo alla corresponsione della quota riferibile al ricoverato Bruno, sulla quale non vi è controversia: mentre sussistono sufficienti motivi per compensare le spese tra le parti.

    P.Q.M.

    Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, I sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.

    Compensa integralmente le spese tra le parti.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

    Cosi deciso in Venezia, nella Camera di consiglio addì 8 luglio 1999.

    II Presidente l’Estensore


    home | chi siamo | lo statuto i nostri esperti | dimissioni selvagge | sangue infetto | sperimentazione clinica | qualità
    storia del SSNmobbing | des | DES 28