diritti  e  solidarietà

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ORGANO UFFICIALE

Ni 3/4

GRANDE SUCCESSO DEL REFERENDUM SANITA': UN MILIONE E TRECENTOMILA  FIRME 
PER IL DIRITTO ALLA SALUTE CONTRO IL DECRETO DE LORENZO

La nostra adesione immediata, come CO.DI.CI., al Referendum e il nostro impegno determinato ai diversi livelli - nazionale, regionale, provinciale, locale - ha avuto un ruolo significativo per questa grande vittoria dei cittadini per la difesa del diritto costituzionale alla salute.  Le firme del Referendum sanità sono state firme militanti, consapevoli, perché ci sono stati notevoli fattori di distrazione (Referendum elettorali, elezione dei sindaci in molte città, ma è mancato soprattutto quel battage dei mass media che ha dato slancio ai Referendum di Segni). Sono firme conquistate una ad una nelle piazze, nei mercati, tra la gente.Un duro colpo al decreto De Lorenzo, questo ex-ministro che sta facendo una collezione incredibile di avvisi di garanzia, per accuse pesanti, e che ha portato un attacco gravissimo a una sanità per tutti i cittadini. Gli amici di De Lorenzo, i dirigenti nazionali  del Tdm-Mfd, che sul decreto hanno assunto una posizione ambigua, e si sono rifiutati di aderire al Referendum, giudicandolo inutile, dovrebbero avere il coraggio di rivedere le loro posizioni. Ora il nostro impegno deve continuare non solo per seguire gli sviluppi del Referendum, fino al momento del voto,  ma anche per costruire una proposta alternativa di riordino del sistema sanitario.

segue

editoriale
assemblea nazionale

DIRITTI SENZA FRONTIERE
Ce l'abbiamo fatta! Più di un milione di firme per il Referendum sanità. Un risultato oltre le previsioni. Molti di noi erano scettici sulla possibilità di raccogliere le firme sufficienti. Anche perché non abbiamo visto ai nostri tavoli molte delle forze del nuovo, che rischiano di trascurare questioni fondamentali per i cittadini come il diritto alla salute.Questo fatto ci fa sorgere molti dubbi sul tipo di cambiamento che molti vanno sbandierando. Si tratta di cambiare qualche sigla che riconfermi al potere chi c'è da 50 anni? O un cambiamento che lasci briglia sciolta ai pescecani della speculazione finanziaria, della distruzione dell'ambiente in nome di un efficientismo fine a se stesso, della emarginazione dei deboli? O un cambiamento di chi cavalca un neopopulismo etnico,  molto istintivo, che tende a difendere i diritti di chi è già tutelato e vuole solo migliorare il proprio status di ceti forti, di aree privilegiate?

segue

statuto del CO.DI.CI
carta d'intenti del CODICI
mir sada
proposta di legge CGIL
scuola
referedum sanità
in viaggio tra politici
farmaci e bussines
i costi della salute
attenti agli stupidi

brevi

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editoriale - DIRITTI SENZA FRONTIERE

Questo ci sembra oggi la tentazione più pericolosa. Perché lo spettro che si aggira per l'Europa, dopo il crollo dell'Est e la crisi della socialdemocrazia e dei partiti popolari, non è il comunismo di Marx, ma è il neoegoismo collettivo. Sia nelle sue espressioni più aggressive e razziste, sia nelle forme più camuffate e ipocrite dei Pasqua-Balladur, dei Kohl, della Lega Nord.  Tutte concordi nel fissare i confini dell'umanità dotata di diritti ai confini dell'Occidente, o addirittura alle aree più sviluppate dell'Occidente. Certo le giustificazioni non mancano per dire che gli altri, i sottosviluppati, se vogliono si ammazzino pure fra di loro, muoiano di fame o di malattie, ma stiano fuori dei piedi, stiano a casa loro, imparino a lavorare di più e a fare meno figli; e ci accolgano bene quando andiamo a vedere il loro folklore o ricorriamo alla prostituzione delle loro ragazze e dei loro ragazzi. Non pretendano di venire a disturbare la nostra società laboriosa e ordinata. Se proprio insistono a venirci a fare da schiavi, lo sappiano che vengono a loro rischio e pericolo, perché al primo sgarro via!  e poi c'è qualche giovinastro di buona famiglia che, poverino, non ama i neri. Non vogliamo che qualcuno da vicino ci ricordi brutalmente che la ricchezza nel globo è spartita molto male, che il nostro modello di consumi e di sprechi è insostenibile per il pianeta, soprattutto se si estende alle aree sottosviluppate.

Tutti vogliamo il cambiamento, ma non toccateci il nostro benessere, ancorché miserabile e intriso del sangue di tanti nuovi paria del globo. Questo è il nuovo verbo che si diffonde per l'Europa, un impulso molto istintivo, sprezzante verso "i diritti inviolabili dell'uomo e...i doveri inderogabili di solidarietà" (art. 2 della Costituzione). La lunga lotta del movimento operaio, dei movimenti cattolico,  socialista e comunista avevano creato l'opinione nella società della prevalenza del bene comune, della giustizia, del riscatto degli oppressi. E i ceti dominanti, anche quando continuavano a sfruttare i lavoratori, lo facevano o con la cattiva coscienza di essere dalla parte del torto o comunque non ardivano sostenere sfacciatamente il loro diritto al privilegio. Oggi invece si fa sempre più diffusa questa tendenza che prescinde da qualsiasi valore morale e sociale e che rivendica il diritto al proprio esclusivo benessere.

Un nuovo egoismo senza maschere e senza pudore!

Se è  comprensibile, però, il disgusto verso una politica assistenziale dei partiti tradizionali, che ha puntato più a costruire vaste clientele elettorali che a governare lo sviluppo, non ci si può aspettare nulla di buono da questo riesplodere nella società della legge della giungla, che, estesa a livello planetario, non può che riportatrci alla guerra di tutti contro tutti. .

Anche i diritti del malato, infatti,  rischiano di diventare un lusso se li restringiamo a noi europei, se non teniamo presente  un'ottica più ampia, mentre masse sterminate sono alle prese con problemi primordiali di sopravvivenza e premono alle nostre frontiere dall'Est e dal Sud. I diritti dei cittadini non hanno frontiere e devono essere la base di una nuova etica sociale, di una cittadinanza mondiale. Bisogna riscoprire il valore della condivisione, il grande senso che acquista la nostra vita di cittadini del benessere se la spendiamo almeno un pò per il riscatto di milioni di persone oppresse dalle guerre e dalla miseria.

Certo i problemi ci sono e non si risolvono solo con i buoni sentimenti, le belle parole, le utopie.  E' necessaria un'azione in diverse direzioni: rapporti commerciali equi e forme di sostegno per favorire l'autosviluppo delle nazioni povere, una gestione responsabile del fenomeno dell'immigrazione che non va abbandonato a se stesso, un sostegno convinto al volontariato internazionale.

I nemici della solidarietà non hanno nessuna intenzione di misurarsi con questi problemi, cavalcano solo la voglia "viscerale" di tranquillità e di ricchezza, che vecchie e nuove forme di egoismo vanno diffondendo.

 A noi non interessa una politica che non fa i conti con questi problemi, che parte dalle alleanze di vertice, da patteggiamenti fra i soliti noti.

Noi vogliamo una politica che parta dai cittadini, dai loro diritti, dalle reti di solidarietà, che prenda la condizione degli ultimi a metro di giudizio di una società. E chi si schiera da questa parte, come nel Referendum sanità, sappia che ci avrà, nella nostra completa autonomia, al suo fianco.

 

 

NON SOLO IL NOSTRO NO AL FAMIGERATO DECRETO DE LORENZO MA ANCHE
PROPOSTE ALTERNATIVE PER IL RIORDINO DEL SISTEMA SANITARIO

ELABORATE DAL COMITATO REFERENDUM SANITA' (CO.R.SA.)

INCONTRO DEL CO. DI.CI. COL NUOVO MINISTRO DELLA SANITA', MARIA PIA GARAVAGLIA

a cura del segretario nazionale CO.DI.CI.

Abbiamo raggiunto e abbondantemente superato il quorum delle firme richieste per il Referendum. Sono state infatti depositate 1.300.000 firme. Un successo straordinario come si prospettava ma che non era affatto scontato. Anzi questo referendum ha trovato molti ostacoli e molta disattenzione da parte dei mass media. Comunque ora si apre una fase nuova per la sanità. I politici e i burocrati che hanno voluto la controriforma hanno i loro guai con la giustizia che si sono ampiamentese meritati. L'attuale  Ministro, da parte sua, ha dato segnali completamente diversi dai suoi predecessori. Il CO.DI.CI. ha avuto modo di apprezzare la diversa impostazione all'incontro con il Ministro della Sanità, Maria Pia Garavaglia, a cui ha partecipato col suo segretario quale membro del Comitato promotore del referendum abrogativo del Decreto Legge 502/92 (CO.R.SA).

Durante l'incontro il Ministro ha illustrato le linee guida a cui ritiene di attenersi per la modifica del 502. Naturalmente tutto va preso con estrema cautela ma alcune linee guida sono apprezzabili e obiettivamente non si discostano dai principi espressi nel documento unitario del CO.R.SA.
I punti più significativi sono: la regionalizzazione effettiva del S.S.N.; i trasferimenti alle Regioni senza vincoli di destinazione se non quella sanitaria) per permettere una reale autonomia di programmazione; il reperimento delle risorse attraverso la fiscalizzazione degli oneri sociali. Inoltre lo Stato, secondo il Ministero, dovrà stabilire, attraverso i Piani Sanitari Nazionali, le linee guida e le prestazioni minime di erogazione. Piani che non dovrebbero essere più libri dei sogni ma programmi annuali con obiettivi reali. La Usl dovrebbe diventare una azienda secondo i modi previsti dalla L. 142/90 (Autonomie Locali) e dovrebbe essere articolata in distretti sanitari in cui rientra, con ruolo fondamentale e non solo di facciata, il Sindaco.

Un fatto grave, che voglio sottolineare, è l'affermazione fatta dal Ministro, in riferimento ad alcuni sindacati, che essi avrebbe espresso interesse affinché siano previste, nel futuro decreto di modifica del 502 mutue integrative e volontarie. Su questo punto siamo categorici, le mutue non le vogliamo.

L'attuale diritto privato permette a tutti  di farsi una assistenza privata, non vediamo il bisogno di prevederla per legge, per di più in alternativa al servizio pubblico. Quello che stupisce è che questa proposta arrivi dai sindacati.

Al Ministro è stato consegnato il documento finale prodotto dal CO.R.SA. per la modifica del 502/92. Come CO.DI.CI. dobbiamo dire che ci riteniamo molto soddisfatti; esso rappresenta un momento di grande attività e proposizione in cui le eterogenee forze presenti nel comitato promotore hanno saputo fare sintesi e superare le diversità di vedute e i corporativismi. Abbiamo trovato elementi comuni non soltanto nel chiedere l'abrogazione della legge ma nel costruire il nuovo. Questo può essere il preludio ad una diversa possibilità di rapporto anche con altri settori sociali ed in particolare con le categorie mediche. Mi sembra più che mai importante sottolineare i punti contenuti nel documento:

- prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione come unitario e inscindibile approccio generale;
-
integrazione funzionale tra tutti i servizi sanitari;
-
globalità degli interventi rivolti alla persona e alla comunità attraverso un lavoro di équipe;
- contenimento dell'ospedalizzazione e scelta privilegiata del
domicilio come luogo di cura; servizi pubblici alternativi al ricovero;
-
integrazione tra servizi sociali e sanitari;
- riordino della politica farmaceutica;
-
fiscalizzazione dei contributi sanitari e un NO secco alla possibilità di uscire dal sistema sanitario nazionale attraverso forme differenziate di assistenza;
-
regionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale;
-
superamento della logica convenzionale nel rapporto con le
strutture private;
-
attivazione di procedure per la verifica della qualità dell'assistenza;
-
ampliamento ed estensione delle norme sulla trasparenza
amministrativa all'attività delle strutture sanitarie;
-
compilazione di un  Testo Unico sulla sanità.

Questi sono, per sommi capi, i principi ispiratori del documento del Comitato promotore. Documento che ha un valore non solo politico ma anche giuridico, perché esso rappresenta le linee interpretative a cui la Corte Costituzionale dovrà fare riferimento nel caso in cui sia chiamata a stabilire se un eventuale decreto del Governo di modifica del 502 risponda alla richiesta referendaria o se si dovrà andare comunque alle urne per il Referendum sanità.

Dobbiamo notare con grande soddisfazione che sono state accolti a

alcuni principi in tema di controlli, partecipazione e informazione del cittadino che fanno parte da tempo delle nostre proposte e delle nostre battaglie: segno certo ed inequivocabile che qualcosa sta cambiando davvero.   

a proposito di modello americano di sanità

CHE COSA NE DICONO I VESCOVI CATTOLICI USA  
"Il nostro sistema di assistenza sanitaria si prende cura di troppo pochi individui a costi troppo alti, è iniquo e troppa gente, soprattutto le classi povere, non ne trae alcun beneficio, ed il peso di questa situazione è sopportato soprattutto dagli ispanici e dagli africani. La nostra assistenza sanitaria nei nostri ghetti urbani e in alcune comunità rurali è raffrontabile a quella di alcuni Paesi del Terzo Mondo come dimostrano alcuni indicatori campione, come quello della "mortalità infantile". La priorità deve per forza di cose riguardare i ceti più poveri, che vanno tutelati." ( v. Avvenire 20.06.93)