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La proposta di legge per il riordino del Servizio Sanitario Nazionale della CGIL

 

 

Anche la CGIL ha proposto misure alternativa, arrivando ad avanzare una vera e propria proposta di legge di iniziativa popolare su cui ha già avviato la raccolta delle firme. E' un iniziativa interessante che però ha il difetto di essere di una sola organizzazione e di non aver neppure cercato di coinvolgere il vasto fronte pluralistico di forze che si sono impegnati contro la 502.

La proposta della CGIL punta, in sintesi, a garantire a tutti i cittadini le prestazioni sanitarie di base,  mentre per le altre prestazioni è prevista la partecipazione dei cittadini alla spesa, secondo quanto previsto a livello regionale.  Tutto ciò che esula dal pacchetto di prestazioni universalmente garantito a tutti definibile come prestazioni di cittadinanza è affidato a forme di mutualità integrativa.

La strutturazione del servizio avviene su base regionale, rimanendo allo Stato solo la definizione degli obiettivi di salute, delle attività e delle prestazioni da assicurare in regime universalitico e la distribuzione dei fondi. La programmazione e la funzione legislativa è affidata alle regioni, mentre le Usl vengono trasformate in aziende.

Vengono restituiti poteri ai Sindaci che approvano gli atti fondamentali dei Direttori generali.

Le Usl devono adottare il Metodo Audit per analizzare le attività, l'efficacia delle procedure per la diagnosi e la terapia, la qualità della vita dei pazienti, l'uso delle risorse.

 

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