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E SE FOSSE TUTTA COLPA DEI PROFESSORI? (visto da una studentessa)

QUANTI LIBRI SULLA SCUOLA!

 

Il decalogo di Gommy

 

CARO PROFF.       CHI SEI ? (visto da un proff)
 

 

L'oscuro oggetto dei desideri e delle paure di molte generazioni di giovani: il professore. Dittatore, padre-padrone, padre di famiglia, amico, formatore di coscienze, trasmettitore di cultura ...... Dalle stelle alle stalle, si chiede e si esige di tutto dal professore.

 Oggi più di una volta un  ruolo sfumato, oggi più di una volta un ruolo sempre più polivalente. Problemi di famiglia ? Il professore deve sopperire. Problemi di emarginazione ?  Il prof. deve provvedere. Problemi psicologici ? Il prof. deve interpretare. Problemi motivazionali ? Il prof. deve comprendere. Insuccessi ? Il prof. unico giudice, può e deve decidere. In realtà, il prof. può fare e può non fare; può limitarsi benissimo a fare il burocrate (qualcuno potrebbe dire, e nessuno potrebbe obiettare, che è solo un problema di coerenza con la retribuzione). Riversare cioè nozioni dalla sua testa a quella degli studenti-recipienti,  registrare impersonalmente i numeri-voti, fare la media matematica, mantenere l'ordine, mettere in atto sanzioni disciplinari, bocciare, rimandare, promuovere.
Il bello è che tutti esigono sempre di più: ministero, presidi, opinione pubblica, studenti, tutti insomma.

Senonché ....... magniloquenti discorsi, grandiose prospettive, utopistiche previsioni, faraonici programmi, fiumi di inchiostro si arenano nelle secche dell'assenza di motivazioni, di capacità, di professionalità del corpo docente ( e non solo di quello).Oppure, là dove questi ingredienti ci sono, mancano attrezzature, organizzazione, soldi. E dove mancano tutti e due ?

Poveri noi! Ma tu prof., chi sei ?

Qualcuno 'alla ricerca di un ruolo perduto in un contesto nuovo.....

E poi, caro prof., chi ha più paura di te ?

Azzardo, nessuno, forse ?

Molti ti sopportano per compassione (ma sì anche loro devono pur mangiare, poveri cristi!), altri ti concedono qualcosa per tornaconto (ma diamogli qualcosa, magari un aumento, visto che siamo sotto elezioni!), i potenti vorrebbero lasciarti gli ormai "consunti" privilegi (l'orario, le vacanze), pur di non parlare di professionalità. Forse sto andando troppo a ruota libera. Intanto tu, caro prof,  continua, se vuoi, ad interrogarti, a tormentarti, ad arrabbiarti, a prepararti (anche se di fatto questo è un optional), oppure, continua e basta fino alla pensione. E scusa dello sfogo.
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                                                                   GOMMY

 

Gli scansafatiche

Gli idealisti

I severi

I preparati

Quelli che fanno il loro dovere

Quelli che lo fanno per vocazione

I comprensivi

I menefreghisti

I dittatori

Quelli che si sfogano

I rompiscatole

I "Distaccati"

I vecchio stile

I moderni

I ruderi

I distruttori di studenti

I creativi

Gli amiconi

Gli anticonformisti

Quelli disponibili

Gli affettivi

Gli affettati

Gli invasivi

Gli invasati

 

Dal giornale scolastico 'Ipsiapiteco'

 

 

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QUANTI LIBRI SULLA SCUOLA!

Da "Speriamo che me la cavo a "Di scuola si muore".

di Anna Gomiero

 

Il fatto che in questi ultimi tempi la scuola, con i suoi attori principali - insegnanti, presidi, alunni - sia oggetto di un certo curioso e scanzonato interesse, rappresenta un segnale da leggere con la dovuta attenzione.

Nel clima paludoso e stagnante della scuola pochi hanno avuto il coraggio di mettere sul serio il naso. E anche coloro che si sono avventurati in questa direzione, lo hanno fatto con risultati poco significativi per i più: dati ISTAT, studi sociologici, fumosissimi documenti ministeriali. Poco o nulla di "fotografico", reale, vero.

E così la stragrande maggioranza degli italiani - genitori, politici, burocrati, ministri - è fermamente convinta che il pianeta scuola, al di là di qualche cronica disfunzione, tutto sommato marci ancora bene.

In effetti è piuttosto rasserenante pensarla così, poiché è veramente difficile ammettere l'esigenza impellente di una riforma radicale: bisognerebbe scomodare troppe persone, irritare troppi politici, abolire troppi politici, abolire troppi privilegi, troppo, troppo..... di tutto.

Ma partiamo dai segnali di cui parlavamo prima.

Sono di recente pubblicazione numerosi saggi che tracciano una "istantanea" interessante del sistema scolastico oggi.

Il primo, e forse il più universalmente noto, è "Io speriamo che me la cavo" ormai best seller anche cinematografico nella interpretazione di Paolo Villaggio.

Gli esilaranti, assurdi, comicissimi temi dei ragazzi di Arzano magari non saranno tutti autentici, ma di fatto hanno costituito un elemento di rottura con una serie di convinzioni ormai consolidate, e cioè che a una scuola si possa davvero imparare a leggere e a scrivere.

Paradossalmente, ci dice che a scuola si può tornate analfabeti, o non imparare mai le cose essenziali ad un cittadino di uno stato moderno.

Ai prof non sembra vero! Una nuova prospettiva di carriera!!! E con un materiale bibliografico gratis. Anni di frustrazione, delusione, finalmente trovano un luogo dove "estraniarsi" ; qualche soddisfazione la vogliamo pur dare a questi prof?

A questo primo, illustre titolo, ne sono seguiti molti altri: solo per citare gli ultimi due che ho trovato ......... al supermercato, "Una professoressa tra i selvaggi", "Lo stupidario della maturità", e potremmo continuare con titoli suggestivi di questo genere.

Di fatto questi sempre più numerosi esempi di "letteratura catastrofica" ci dicono che a scuola si impara male, sempre meno e addirittura si può disimparare ciò che si è acquisito in precedenza.

Pare proprio che il meccanismo si sia inceppato.

Ma a parte questo nuovo e fiorente filone letterario, maggiore attenzione merita un altro recentissimo testo (anche questo sarà il primo di tanti?) di Pacchiano "Di scuola si muore".

Presentato in una recensione di Panorama come un disegno a tinte fosche, a me è invece apparso un quadro lucido, realistico e abbastanza completo della situazione del sistema scuola oggi.

Partendo dalla riforma gentile del '23, si passa all'analisi delle strutture, del personale insegnanti, della burocrazia acefala, dei rituali utili solo alla perpetuazione dell'istituzione. Qual è la radiografia del sistema scolastico che emerge da questo esame?

Un carrozzone immenso, fatto di una burocrazia che ammazza ogni possibile e significativa sostanza; norme metafisiche che regnano sovrane al di sopra, contro e a dispetto di ogni realtà; protagonisti - insegnanti, presidi, bidelli - spesso patetici, il più delle volte incapaci, una volta inseriti nell'ingranaggio micidiale,  di innovare alcunché; organi dello stato incapaci di analizzare una situazione catastrofica; gli "utenti", gli studenti, la parte "sana" del sistema.

Solo una visione pessimistica? Direi proprio di no. Forse siamo solo all'inizio di una fase di spontanea protesta, mentre all'interno del sistema scuola si realizzano anche iniziative interessanti solo trasgredendo le regole consolidate.

E si va avanti, nonostante tutto, creando un sistema parallelo, regole alternative, ma... l'importante è che la forma rimanga tale.

 

E SE FOSSE TUTTA COLPA DEI PROFESSORI?

il parere di una studentessa

Orsetta Giolo

 

Mi è stata offerta l'occasione di esprimere alcune  considerazioni, elaborate nel corso della mia carriera studentesca, riguardo al mondo della scuola e ne approfitto volentieri.

Mi ha sempre stupito e irritato l'idea che circola nelle sale insegnanti italiane (e non solo lì...) dello studente medio.

Secondo l'opinione comune è poco diligente, anche intelligente ma svogliato, apatico, furbo ed opportunista.

Per carità ora non voglio cadere in vittimismi vari, secondo i quali noi studenti siamo tutti angeli ai quali quei tiranni dei professori non fanno altro che spezzare le ali, ma mi chiedo se qualcuno non ha mai pensato di elaborare un'identikit dell'insegnante medio.

Credo che pochi al mondo nascano con la vocazione per l'insegnamento. Alcuni insegnano per arrotondare lo stipendio( vedi architetti che insegnano storia dell'arte, avvocati che insegnano diritto, ingegneri che insegnano topografia, giornalisti che insegnano lettere, ecc.). Altri (molti...) approdano all'insegnamento come all'ultima spiaggia ,stanchi e frustrati per aver tentato inutilmente le più varie carriere.

Se poi si pensa che il Ministero della Pubblica Istruzione non seleziona affatto questi personaggi né dà loro almeno gli strumenti per diventare dei 'decenti' educatori, si arriva alla conclusione che l'insegnante medio è poco cosciente (e poco interessato) del suo ruolo di educatore, poco preparato didatticamente e pedagogicamente e poco contento della professione che esercita.

Insomma: è 'poco'.

Certo non sarà tutta colpa degli insegnanti se la scuola in Italia va così male, ma sono convinta che laboratori superaccessoriati, carte geografiche coloratissime o libri di testo curati nei particolari non faranno mai ciò che possono fare la passione e la preparazione di un insegnante.

Tutti noi studenti abbiamo sognato con il prof. Keating  nell'"Attimo Fuggente" e non certo perché non dava lezioni per casa, ma perché faceva amare tutto, rendeva affascinante ogni cosa, credeva in ciò che diceva, sapeva che il suo primo compito di insegnante era quello di educare dei ragazzi alla vita.

La maggior parte dei nostri docenti spiega poco e interroga tanto, boicotta i corsi di aggiornamento, non incoraggia i dibattiti in classe, evita accuratamente di approfondire con competenza varie tematiche soprattutto se rischiano di collegarsi ai problemi del mondo in cui viviamo, marina le assemblee d'istituto giudicandole una perdita di tempo.

Tanto é colpa nostra, che siamo sempre poco diligenti, anche intelligenti ma svogliati, apatici, furbi ed opportunisti.

Sarà pure vero, ma, scusate, qualcuno ci ha forse 'INSEGNATO' ad essere il contrario ?

 

 

 

 

 

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