| diritti
e solidarietà
DeS telematico |
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ORGANO UFFICIALE |
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N° 34/2001 - anno X |
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Sommario |
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Il Movimento
dei Cittadini al Parlamento Europeo
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editoriale | ||
| dichiarazione di Erice |
Il popolo di Seattle a Genova G8 La punta dell’iceberg Finalmente qualcosa di profondo sta cambiando nella coscienza dei cittadini Da tempo singoli “testimoni”, pensatori radicali, piccole organizzazioni marginali, come la nostra, hanno cominciato a denunciare lo squilibrio crescente tra una minoranza di privilegiati e masse in condizioni di vita disumane nel Sud del mondo e lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali. Il tutto in un’apatia generale, favorita da un consumismo frenetico e a volte irresponsabile, e nell’assenza di proposte politiche all’altezza della situazione. . segue |
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| l’era del gene | |||
| sperimentazione clinica | |||
| comitato nazionale | |||
| gli esperti del MC | |||
| le RSA | |||
| la tutela del malato | |||
| un progetto educativo | |||
| quando il pattume diventa affare | |||
| religione | |||
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Seminario
nazionale del Movimento
dei Cittadini, Federalismo
sociale,
le
associazioni e la politica
con |
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| brevi notizie | |||
| Lettere al Direttore | |||
| Un caso risolto | |||
segue editoriale
Si aveva quasi la sensazione di un’inadeguatezza
culturale e sociale spaventosa: tutti ciechi di fronte a un abisso, a una
catastrofe annunciata.
Nelle recenti elezioni politiche in Italia la questione Nord-Sud del mondo è stata completamente ignorata, non è mai comparsa nel dibattito politico, non “fa prendere voti”.
Diversi segnali, in particolare il movimento di Seattle contro il G8, ma non solo, ci dicono che le cose stanno cambiando: che le nuove generazioni non sono amorfe, nonostante le tonnellate di morfina che l’industria culturale versa loro addosso. E che i loro padri non hanno dimenticato le richieste di giustizia e solidarietà fra gli uomini che li hanno messi in movimento dal 68 in poi. Il fuoco ha covato sotto la cenere, nonostante le crisi e gli sbandamenti. E anche il nostro giornale ha forse contribuito a tener aperto uno spiraglio.
Quello che è in movimento attorno al G8 di Genova non è che il coagulo e l’emersione di un disagio profondo che attraversa la coscienza civile del nostro tempo. Un tempo che vede dispiegarsi potenzialità e successi impressionanti a fronte della mancanza di prospettive per metà popolazione del pianeta. Una nuova coscienza politica all’altezza dei problemi del mondo, con fatica, sta crescendo, anche se a volte in forme ancora immature o estremistiche. Una coscienza che trova espressione in movimenti laici e cristiani, vecchi e nuovi. E si comincia a raggiungere qualche piccolo, ma significativo risultato, come la vittoria del Sudafrica per farmaci contro l’Aids a prezzi inferiori rispetto a quelli delle industrie farmaceutiche.
Siamo solo agli inizi. Perché i processi di globalizzazione, ma anche di regionalizzazione dell’economia, le migrazioni, la convivenza tra etnie e religioni esigono trasformazioni nella organizzazione sociale, nella cultura politica, nel costume, nei consumi, che solo una consapevole, continua e vasta mobilitazione dei cittadini possono mettere in atto. A tutti noi si richiede una nuova assunzione di responsabilità, una apertura alle nuove istanza planetarie, una capacità di fornire risposte a livello di ingegneria sociale molto più efficaci di quanto è successo finora. Al di là di Genova e del G8, questa nuova consapevolezza deve trovare espressione politica. In questa occasione, meglio che in altre, si avverte la inadeguatezza della rappresentanza politica tradizionale, quella fondata sul voto ogni 5 anni e sulla delega ai politici “grandi” o piccoli che siano. E’ cresciuto un protagonismo nella società civile, una sensibilità umana e sociale, una partecipazione diretta, soprattutto in questo ambito della solidarietà internazionale, che deve trovare nuovi canali politici di espressione. La “democrazia associativa” e il “federalismo sociale” possono essere una risposta per mettere in relazione, non in modo episodico e improvvisato ma in forme stabili e istituzionali, le associazioni e il potere politico, per evitare forme di implosione, fratture culturali e sociali crescenti. Questo bisogno di nuovi rapporti fra cittadini e istituzioni, che noi abbiamo sperimentato in ambito sanitario e sociale, oggi attraversa tutta la società e richiede una nuova proposta politica. Anche perché deve essere chiaro che gli sconquassi che attendono il globo sono ben altra cosa che qualche seppur duro o sbagliato scontro di piazza; se i milioni e i miliardi si metteranno in marcia per chiedere il rispetto dei loro diritti alla vita, alla salute, all’istruzione, alla libertà, non basterà qualche migliaio di poliziotti per fermarli. E noi staremo, come a Genova, dalla loro parte.
| Il
Movimento dei Cittadini ha come impegno la
promozione della persona a soggetto autonomo e consapevole, attraverso
un’informazione aggiornata e approfondita sui temi che lo coinvolgono
nelle scelte riguardanti la salute propria, dei suoi congiunti e della
società. In questa occasione ci facciamo interpreti di questo cittadino
che vuole contare sempre di più, che è attento e fiducioso nei
progressi della ricerca scientifica, dalla quale si aspetta ricadute
positive sulla salute.
Contemporaneamente,
dai dati emersi in un’indagine da noi condotta recentemente a livello
nazionale in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, abbiamo
dovuto constatare uno scetticismo sulle garanzie offerte ai soggetti che
si sottopongono a sperimentazioni cliniche. Ciò deriva da una
insufficiente, non qualificata e non responsabile informazione nel
momento della richiesta del consenso informato. |
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Di
fronte ai grandi cambiamenti in campo sanitario Ma
siamo davvero pronti per l’era del gene? di
Paola Arslan Parlare
di DNA non significa solo parlare di sperimentazione e di come si può
proteggere la privacy delle informazioni in esso contenute ma
soprattutto di una molecola che governa tutta la vita biologica
dell’uomo e che ne contiene tutti i segreti passati, presenti e
futuri. Man mano che gli scienziati completano la mappa dell’immenso
universo genetico, noi confidiamo in nuove cure per le malattie, nella
soluzione di misteri, come quelli legati ai delitti, alla paternità e
all’evoluzione dell’uomo. Ma siamo davvero pronti per l’era del gene? Faremo
di seguito alcuni esempi per comprendere fino a dove è arrivata la
scienza medica nella comprensione del patrimonio genetico e fino a che
punto è riuscita a sfruttare le conoscenze a proprio vantaggio. Alcuni maialini, per esempio, sono stati modificati
geneticamente nell’Istituto di ingegneria farmaceutica di Virginia
Tech e le femmine adulte sono in grado di produrre un latte che contiene
il fattore VIII, proteina che consente ai pazienti emofilici di tipo A
di mantenere il loro regime terapeutico solo bevendo latte. La pecora Dolly, è il primo esperimento su animali
di clonazione da cellula adulta e ha aperto un dibattito che avvince gli
studiosi e gli eticisti di tutto il mondo. Dall'esperimento di Dolly si
possono ricavare nuovissime terapie in determinate malattie: per esempio
una nuova terapia della malattia di Parkinson, un'alterazione cerebrale
che provoca tremori incontrollati alle mani e agli arti (la guarigione
della malattia di cui soffre papa Giovanni Paolo II) sarà forse, nel
prossimo futuro, effettuata con trapianto di cellule embrionali. La
terapia è già in fase di avanzata sperimentazione clinica in alcuni
paesi. La clonazione in Medicina Veterinaria potrebbe risolvere la fame
nel mondo. Quali comportamenti e malattie sono ereditarie? Lo
studio dei gemelli monozigoti che riescono anche a distanza a pensare
all’unisono e che posseggono DNA identico, ma possono soffrire di
malattie ereditarie diverse potrebbe rispondere a queste domande. Da
tale conoscenza la terapia genica potrebbe trarre enormi vantaggi.
Infatti DNA identici hanno subito, nel corso della vita, mutazioni
(alterazioni) di geni diversi, il che implica che non basta inserire
geni funzionanti al posto di geni non funzionanti, ma che è necessario
che il DNA del ricevente e fattori esterni per ora sconosciuti
consentano la corretta manifestazione del gene inserito. Un altro esempio lo fornisce la malattia di Alzheimer:
circa il 15% dei pazienti affetti da Alzheimer soffre di una forma
cosiddetta precoce che colpisce prima dei 65 anni. Al morbo di Alzheimer
sono collegati finora almeno 8 geni e probabilmente altri se ne
collegheranno in futuro. La diagnosi è a tutt’oggi
solo presuntiva e i test genetici non saranno disponibili per
anni. Stabilito che la malattia è sicuramente ereditaria e quando i
test genetici saranno disponibili, i figli degli Alzheimer precoci cosa
faranno? E in sistemi sanitari dove le cure sanitarie sono tutte a
carico delle assicurazioni, queste ultime pagheranno le spese di questi
tipi di malattie? Ashanti De Silva è stata la prima al mondo a
ricevere una terapia genica per una rara malattia immunitaria. La
terapia, pur ancora difettosa, le consente una vita quasi normale, ma la
costringe a essere costantemente in terapia e a vivere sotto costante
controllo medico. L'esempio di Ashanti indica che la terapia genica è
possibile, ma che per ora, in attesa di nuove scoperte, consente solo la
sopravvivenza e non una vita normale. E questo deve essere tenuto in
grande considerazione, perché chi si sottopone a terapia non vuole solo
la sopravvivenza ma condurre una vita normale e Ashanti è ancora troppo
giovane per insegnarci se la sua vita sarà normale… La fibrosi cistica (chiamata con un acronimo Fc) è
una patologia caratterizzata da un eccesso di muco in svariati organi e
la sua evoluzione è spesso mortale, una persona su 30 è portatore del
gene Fc, ma il prodotto del concepimento per ammalarsi deve ereditare da
ambedue i genitori il gene Fc. Al giorno d’oggi non solo la Fc è una
patologia che si presta in modo particolare alla sperimentazione con
terapia genica, ma con le possibilità che offre la fecondazione
assistita si presta a una diagnosi a livello dell’ovulo da fecondare.
Le diagnosi di questo tipo eviterebbero un intervento poco gradito e
tardivo come l'amniocentesi. Un difetto in uno dei cento geni correlati alla
sordità destina i bambini a una vita di relazione senza l’aiuto
dell’udito. Trovare le cause genetiche della sordità aiuterebbe, in
alcune regioni di Israele, una persona su dieci. I marines americani lasciano un campione del loro
sangue che viene conservato nel caso sia necessaria, in guerra o in
incidenti, l’identificazione. Anche a distanza di anni l’analisi del Dna
mitocondriale che si eredita solo da parte materna consente di risalire
dal DNA di resti umani (un dente conserva il DNA per migliaia di anni)
alle ascendenze femminili. Questo non solo consente l’identificazione
di vittime di stragi anche dopo molto tempo, ma consente studi fino a
poco tempo inconcepibili sulle popolazioni umane, sulle loro grandi
migrazioni, sul popolamento dei continenti. Per fare un esempio, dai
dati che si ricavano da questi studi gli indiani di America derivano da
un nucleo originale africano che si è poi diversificato in molti gruppi
etnici differenti. Dice Myers, vicepresidente per le ricerche
informatiche della Celera Genomics, Rockville, Maryland, “per i
prossimi tre anni la quantità di informazioni che si ricaveranno dalla
bioinformatica – connubio tra la scienza dei calcolatori e la biologia
– sarà così fenomenale tra travolgerci tutti…e scatenerà una
competizione accanita per sfruttare un settore di risorse così
ricco”. La bioinformatica potrebbe divenire un’industria da oltre
due miliardi di dollari. Nel 1962 G. Montalenti scriveva un articolo di natura
divulgativa sul DNA dove, a 9 anni di distanza dalla scoperta della sua
struttura tridimensionale (1953) a “doppia elica”, pur conoscendo
nei dettagli la sua struttura chimica, dava non per sicuro, ma solo
probabile, che il DNA contenesse tutte le informazioni “biologiche”
e concludeva che “il nuovo indirizzo - che gli esperimenti che la
scoperta di Watson e Crick avevano avviato - cui era stato dato
l’appellativo di “biologia molecolare” è destinato ad avere
almeno altrettanta importanza quanta ne ebbe la dottrina cellulare”. Ora che nel 2000 tutto il DNA che codifica
per un essere umano è stato sequenziato, la sfida per il futuro
è capire cosa farne: i primi risultati avviano un nuovo settore, la
proteomica. Questa nuova disciplina, assieme al nuovo settore della
transcrittomica, cerca di determinare quando e dove i geni sono attivi e
di identificare le proteine codificate dai geni. Perché tante
tantissime industrie farmaceutiche sono così interessate a questi nuovi
settori? Innanzitutto perché
delle 5692 proteine identificate in una cellula di un tumore mammario,
277 sono altamente specifiche del tumore. Farmaci che abbiano come
bersaglio le proteine prodotte da questi geni (invece dei geni stessi)
potrebbero essere ottimi antitumorali. Paragonata alla genomica questa
è scienza più esatta e più promettente perché agisce sul prodotto già
fatto e salta quindi un passaggio. Inoltre nel caso che i 100.000 o
quasi geni umani si rivelino in grado di produrre oltre un milione di proteine, i potenziali
bersagli contro cui fabbricare nuovi farmaci sono davvero tanti. Le industrie farmaceutiche dovranno prendere in
considerazione, nel prossimo futuro, fino a 10.000 proteine umane contro
cui dirigere i nuovi farmaci, contro le 400 prese finora in
considerazione, il business quindi si sta rivelando di proporzioni
gigantesche, per le industrie farmaceutiche di tutto il mondo. Randall W. Scott, direttore scientifico della Incyte
Genomics di Palo Alto, in California afferma: ”… si tratta di
riuscire a osservare non solo un gene e la sua modalità di espressione,
ma la forma della proteina stessa”, in altre parole agire sul prodotto
del gene non più modificabile. Conoscere l’esatta conformazione strutturale delle
proteine nel proteoma umano dovrebbe, in teoria, aiutare coloro che
mettono a punto nuovi farmaci. Questa nuova “ricerca razionale” dei
farmaci, non ha avuto finora molto successo, ma ricordiamo che sono
conosciute solo l’1% di tutte le proteine umane. Il futuro quindi una
volta messa a punto la conoscenza del genoma, sarà tutto rivolto al
proteoma umano, da cui potrebbero derivare infinite prospettive per una
nuova farmacologia. Non sono al momento attuale neppure immaginabili i
futuri sviluppi della sperimentazione clinica che deriveranno dalla
catalogazione dell’intero proteoma umano.
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Incontri
nazionali del Movimento dei Cittadini A Verona,
sabato 31 marzo e domenica 1 aprile si è tenuto un incontro nazionale
del Movimento dei Cittadini. Erano presenti numerosi rappresentanti dei
Centri per i diritti del malato del Nord, ma anche di Roma e della
Sicilia. Sono state trattate diverse tematiche sanitarie, ma non solo.
Si è fatto un bilancio dell’indagine sulla sperimentazione
farmaceutica e la medicina di base. Sono stati poi affrontati i temi
della assistenza agli anziani non autosufficienti e dei comportamenti da
assumere verso le strutture che chiedono contributi ai parenti degli
assistiti. E’ stato
affrontato poi il problema della gestione privata o pubblica dei
servizi, vista la tendenza di molte amministrazioni ad appaltare ai
privati, magari organizzati come cooperative, settori dell’assistenza
sia sociale sia sanitaria. Spesso questi appalti vengono fatti al
massimo ribasso, senza alcuna garanzia per la qualità del servizio. Si
è concluso su questo aspetto che il M.C. non è interessato a uno
scontro ideologico sulla gestione statale o privata delle strutture, ma
è fortemente interessato ai controlli di qualità, e alle scelte di
priorità, per evitare che una amministrazione tesa prevalentemente, se
non esclusivamente, al risparmio metta in discussione i diritti dei
cittadini. A Roma invece
nell’incontro Lazio-Campania del 26-27 maggio si è discusso
soprattutto della identità e delle finalità del Movimento dei
Cittadini, in vista anche del seminario nazionale di Rimini del
settembre prossimo. Prendendo spunto dalla bozza del documento sul
Federalismo sociale è stata analizzata la crisi delle tradizionali
forme di rappresentanza sia politiche sia sociali e della necessità di
stabilire un nuovo rapporto fra l’associazionismo e la politica,
avendo come orizzonte una condivisione senza frontiere dei diritti e
dello sviluppo. Si è deciso
di ufficializzare un elenco di esperti del Movimento ai quali far capo
per le tematiche specifiche, in vista anche della costituzione di siti
specifici su queste materie, collegati in rete. Questo è l’elenco provvisorio. |
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ELENCO
DEGLI “ESPERTI” DEL INFORMAZIONE
SUI FARMACI -
Anna Orrù, Busto
Arsizio - MI
anna.orru@movimentodeicittadini.it |
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| La
tutela non significa solo indennizzo, i medici
devono ascoltare i malati LA
SALUTE, I MEDICI, I CITTADINI di Marisa Clementoni Tretti Il bisogno di salute sempre più intenso, orientato dal potere verso uno sfrenato consumismo, manipolato dai mass media e non sufficientemente filtrato dai medici di famiglia, ha indotto i cittadini a richiedere ansiosamente l’opera dello specialista, dell’ospedaliero. E da qui, forti di supporti televisivi o di inchieste giornalistiche che esulano dalla cultura europea, si parte col principio che se il nostro corpo ha un “difetto” lo si debba semplicemente avviare all’’officina della salute’, dove gli addetti devono eliminare la magagna e restituire la perduta efficienza. Ma il nostro corpo non è una macchina, i medici non sono meccanici che cambiano il pezzo difettoso e ti ridanno il mezzo perfettamente funzionante. Il nostro corpo nella sua perfezione è altra cosa. Detto questo possiamo ragionare sul fatto che ora, in progressione geometrica, chi si rivolge al nostro Movimento, in molti casi, pensa esclusivamente al risarcimento, all’indennizzo, semplicemente ritenendo il risultato ottenuto non coincidente con quello desiderato. E’ giusto ricordare ai nostri associati che non sono questi gli obiettivi più nobili per i quali ci spendiamo e per i quali abbiamo fondato la nostra associazione. Noi possiamo pensare all’indennizzo se esso casualmente ricorre insieme ad altri scopi più consoni ad una visione solidaristica della collettività che non deve pensare solo alla propria pecunia e che, pur non disconoscendo il diritto leso, ha una visione “non privata” dei problemi della sanità. Il nostro è certamente un Movimento di parte che però verifica e valuta i fatti in tutte le loro componenti e non dà ragione ad oltranza ad ogni utente solo perché ricopre tale ruolo. Per contro noi desidereremmo che tale comportamento venisse attuato anche da chi è delegato all’amministrazione della sanità ed alla tutela degli operatori: ciò raramente accade. Nella circa dell’obiettività ed a conferma della nostra serietà operativa, sentiamo il dovere di avvertire i cittadini che il percorso della ricerca dell’indennizzo a tutti i costi è un percorso che può portare a discutibili risultati. Se il medico non è sereno nell’espletamento della sua attività perché si sente il fiato sul collo della magistratura, cercherà in primo luogo di non cadere in problemi giudiziari limitando, ad esempio, il suo intervento a ciò che è previsto in letteratura scientifica e non seguendo la sua sensibilità che gli consiglierebbe di andare oltre. Ma è proprio questo che vuole il malato? Crediamo proprio di no. Constatato dunque che in questo momento storico si verifica un eccesso di ricorso alle Compagnie assicuratrici anche quando chi ti ha salvato la vita ha speso tutta la sua scienza e coscienza per questo, trascurando forse il lato estetico o una piccola menomazione, dobbiamo purtroppo rilevare che in questo tranello si cade spesso per carente comunicazione, per informazioni non esaurienti. I medici, ed in particolare i medici ospedalieri e gli specialisti non trovano il tempo per spiegare, per passare l’informazione giusta al momento giusto. Non ci convincono gli alibi del poco tempo, della burocrazia e della scarsità di infermieri: scarseggia la cultura dell’ascolto dei problemi del malato e del rapporto verbale con chi in stato di debolezza e di agitazione e di paura necessità di discorsi semplici, comprensibili, non terroristici ma neppure eccessivamente ottimistici. A poco serve far sottoscrivere ai malati il consenso informato se questo rappresenta soltanto un pezzo di carta sottoscritto alla cieca, oltretutto con scarsa validità giuridica. Nel nostro ruolo di tutori degli utenti riteniamo utile inviare questo messaggio: i malati dovranno cercare di essere più obiettivi nella valutazione del loro percorso sanitario, i medici dovranno utilizzare al meglio le proprie capacità comunicative anche seguendo adeguati corsi di formazione. La competenza scientifica del medico sulla malattia è un dato dal quale non intendiamo prescindere mai, ma ciò che noi chiediamo ai medici, oltre a ciò, è la considerazione individualizzata e globale della persona. Ciò per evitare molti dispiaceri di carattere legale ed amministrativo. Al cittadino malato chiediamo maggior rispetto verso l’opera professionale dei medici, senza con ciò rinunciare ai propri diritti quando questi sono chiari, motivati e documentati. Concludo dicendo che dobbiamo riflettere insieme su questi temi per modificare i comportamenti, per operare un concreto cambiamento, valorizzando più l’essere che l’avere. |
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Promemoria
per il G8 Nei
paesi più poveri la salute è condizione per lo sviluppo Il
debutto del tema salute, negli incontri del G8, risale allo scorso anno,
al summit di Okinawa. Sulla scia del dibattito relativo alla
cancellazione del debito dei paesi più poveri - una questione, ancora
del tutto irrisolta, che domina da tre anni ormai l’agenda del
vertice, con il rischio che qualche potente la dia per affrontata - si
è fatta strada, anche grazie alla pressione della campagna
sull’accesso ai farmaci essenziali, la consapevolezza dell’urgenza
di combattere le malattie infettive, l’Aids, la tubercolosi, la
malaria: le principali cause di mortalità in Africa, Asia ed America
Latina. L’incidenza
di queste patologie, oltre ad uccidere ogni anno 17 milioni di persone,
contribuisce non poco ad alterare alcuni dei principali indicatori
economici religiosamente venerati dai leader dei paesi industrializzati,
primo fra tutti quello relativo al prodotto interno lordo (PIL). Un dato
esemplificativo: in Kenya, entro il 2005, l'Aids produrrà un decremento
del 1,5% del PIL in una nazione dove la metà della popolazione vive
sotto la soglia della povertà. Il virus colpisce infatti la fascia più
produttiva della popolazione, tra i 15 e 39 anni, e la preoccupazione
cresce per l’impatto che l’emergenza sanitaria, che riguarda oggi 36
milioni di persone, rischia di determinare sulle sorti della produzione
delle materie prime, localizzate prevalentemente nel sud del mondo. (dal
sito Internet di Medici Senza Frontiere) Una
vittoria della solidarietà “globale”
Farmaci
contro l’Aids meno costosi in Sudafrica, le società farmaceutiche
abbandonano la causa contro il governo
Il governo del Sudafrica
tramite la legge sui medicinali, la "Medicines Act" approvata
nel 1997, ha cercato di rendere i farmaci essenziali meno costosi e più
accessibili al suo popolo. Le 39 società farmaceutiche, che bloccavano
l'applicazione di questa legge con una causa legale, vista la pressione
dell’opinione pubblica nel mondo, con appelli di organizzazioni come
Medici senza frontiere, nell’aprile 2001 hanno ritirato la denuncia,
dichiarandosi disponibili a fornire farmaci contro l’Aids a prezzi
scontati nei paesi in via di sviluppo. E’ una prima vittoria nella
dura battaglia contro l’Aids. Con oltre quattro milioni di
sieropositivi, il Sudafrica ha il più alto numero al mondo di malati di
HIV/AIDS, ma in tutta l’Africa l’Aids è un flagello di dimensioni
impressionanti. Solo pochi possono permettersi la cura che ha consentito
di allungare e migliorare la vita dei malati nei paesi più ricchi. La
conclusione della vicenda giudiziaria apre la strada all’importazione
di medicine a basso prezzo e a un utilizzo più esteso dei farmaci
generici di qualità. "Questo
è il vero trionfo di Davide su Golia, non solo per noi qui in
Sudafrica, ma per la gente di tanti altri paesi in via di sviluppo che
combattono per avere accesso alle cure sanitarie. Siamo stati
incoraggiati e rafforzati dal supporto che abbiamo ricevuto da tutto il
mondo e siamo particolarmente grati ai 285.000 cittadini e alle 140
organizzazioni di 130 differenti paesi che hanno firmato la petizione
mondiale "abbandonate
il caso"" dice Zachie Achmat, responsabile di Tac. Un gruppo di nazioni africane ha già preso l'iniziativa di difendere la sanità pubblica indicendo una seduta speciale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio per esaminare l'impatto delle regole internazionali in materia di brevetti sulla salute.I rischi
del consumismo sanitario
Il laser contro la miopia può rovinare gli occhi Negli
Usa, dopo l'operazione 5 pazienti su 100 accusano complicazioni; sono in
aumento le cause contro i medici. La
laserterapia per molti ha avuto un effetto miracoloso, essi hanno
ritrovato la vista senza più bisogno di occhiali. Ma non sempre i
risultati sono così esaltanti. Un 5 per cento dei pazienti operati
accusa un qualche tipo di complicazione. Gli effetti indesiderati
comprendono visione sfuocata, aloni notturni, difficoltà quando si
entra in galleria, secchezza degli occhi. A
suonare il campanello d'allarme è il quotidiano americano "Usa
Today", ma il problema interessa anche l’Italia. Nel nostro paese
la liberalizzazione ha messo a carico del Servizio sanitario nazionale
buona parte degli interventi, creando il boom della laserterapia
oftalmica. In regioni come la Lombardia, che rimborsa in pratica tutti
gli interventi, anche quelli semplicemente destinati a eliminare gli
occhiali, ci sono centri passati in poco tempo da zero a migliaia di
interventi, una crescita esponenziale che non è avvenuta senza
inconvenienti. Trattandosi
di una chirurgia non essenziale, nel senso che non salva la vita ma si
limita a migliorarla, deve presentare un vantaggio effettivo. Un 25 per
cento di coloro che si presentano dal chirurgo oftalmico non è però
adatto per la terapia, e sono probabilmente questi pazienti a lamentare
i casi di insuccesso. Anche
perché i difetti visivi lasciati o indotti dalla Lasik spesso non
possono essere corretti con ulteriori procedure e quindi rappresentano
un handicap per il resto della vita. (Dal
quotidiano La Repubblica del 29 giugno 2001)
torna al sommario La
decisione che condanna l’Italia dà un duro colpo al monopolio
nazionale della professione. I dentisti possono lavorare nell’UE dove vogliono
La
IV Sezione della Corte di Giustizia delle Comunità europee (18.1.2001)
ha condannato l'Italia a causa dell'applicazione di norme che
restringono la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei
lavoratori. In particolare, due diverse censure sono state mosse dalla
Commissione: la prima è relativa all'obbligo, imposto dalle autorità
italiane, per i dentisti di avere la residenza, cui è subordinata
l'iscrizione all'albo professionale, nella circoscrizione dove si
esercita la propria attività e tale vincolo impedisce a dentisti non
residenti o stabiliti in un altro Stato membro di aprire un secondo
studio nel primo Stato o di esercitare la professione come lavoratore
dipendente senza dovervi trasferire la residenza. La seconda censura
riguarda, invece, una legge del 1985 che risulta discriminatoria sulla
base della cittadinanza in quanto riserva ai soli dentisti di
cittadinanza italiana la possibilità di restare iscritti all'albo
professionale in caso di trasferimento della residenza in un altro Stato
membro. Chissà se questa sentenza servirà a calmierare i prezzi, spesso salati, delle prestazioni odontoiatriche! Già
raccolte 15 mila firme Coordinamento
di associazioni in Lombardia a sostegno della propria proposta di legge
sull’assistenza ai malati cronici non autosufficienti Il
Coordinamento del volontariato dei diritti di cui fanno parte, assieme
al Centro per i Diritti del Cittadino, diverse associazioni della
Lombardia, ha promosso a partire dal mese di febbraio una raccolta di
firme a sostegno della legge sul “Riordino degli interventi sanitari a
favore degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone
affette da patologie ad alto rischio invalidante” (v. Des n. 22, p.
7). Sono state già raccolte 15 mila firme che saranno presentate in Regione entro il mese di luglio 2001. Il Coordinamento continuerà la sua iniziativa per garantire il diritto all’assistenza sanitaria agli anziani, visto che i provvedimenti della Regione Lombardia a favore di chi cura in casa la persona non autosufficiente o la ricovera in una struttura privata sono assolutamente insufficienti. Il diritto alla salute è fondamentale per l'individuoLa ASL deve rimborsare la clinica privata al malato graveSe non gli è possibile avvalersi di una struttura convenzionata, il malato che necessiti di cure urgenti può farsi ricoverare in una clinica privata, senza la previa autorizzazione della ASL, e ha diritto ad ottenere da quest'ultima il rimborso delle spese, perché il diritto alla salute è un "fondamentale diritto dell'individuo" tutelato dalla Costituzione. Questo, in sostanza, il principio affermato dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di una ASL contro la sentenza del Tribunale di Bergamo da cui l'Azienda sanitaria locale era già stata condannata a rimborsare le spese sostenute da un signore che, a causa delle lungaggini burocratiche delle strutture pubbliche, si era rivolto ad una clinica privata per un delicato ed urgente intervento cardiochirurgico. I giudici di merito avevano affermato che la mancanza di autorizzazione preventiva al ricovero non escludeva il riconoscimento del diritto. La Suprema Corte condivide tali argomentazioni, affermando che il diritto dei cittadini all'assistenza sanitaria trova il suo fondamento nell'art.32 della Costituzione, dove si definisce il diritto alla salute tra i "fondamentali dell'individuo”. Continuità dell’assistenza farmaceutica
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GUARDIA
MEDICA POCO PROFESSIONALE Carissimo direttore, questa volta faccio la parte dell’utente e ti invio questa
lettera perché desidero denunciare un fatto alquanto increscioso di
malasanità che poteva anche avere gravi conseguenze. Veniamo al fatto. Domenica 5 c. m. verso le ore 18.00, stavo comodamente semisdraiato
sul divano di casa quando all’improvviso sono stato colto da giramenti
di testa, vomito, sudore con abbassamento della temperatura corporea ed
un crescente formicolio per tutto il mezzo corpo sinistro con un leggero
dolore al braccio sinistro, colto da un certo timore, con fatica ho
fatto il numero telefonico del medico di guardia. Mi ha risposto una
voce femminile, dopo qualche minuto, che senza neanche qualificarsi ha
detto: “si, mi dica”, dopo avere chiesto se si trattava del medico
di guardia ho, in tono preoccupato, tentato di esporre il mio problema.
Alla fine mi fu chiesto da quanto tempo persisteva tale stato e quando
ho detto da circa cinque minuti, mi ha risposto con voce seccata: ”e
si spaventa per così poco?” In quel momento pensai di avere magari
esagerato nel preoccuparmi troppo. La dottoressa si informò se ero a
casa da solo e dopo aver ricevuto risposta positiva mi chiese i dati
anagrafici ed il numero di telefono dicendomi di stendermi a letto che
mi avrebbe richiamato da lì a poco. Non l’ho più sentita e
sinceramente ho trascorso una nottata poco simpatica. Il
giorno dopo ho interpellato il mio medico di famiglia Dottor Salerno,
che dopo aver sentito ciò che è successo, da prima si meravigliò del
comportamento del medico di guardia, poi mi disse che per mia fortuna
non era successo nulla di grave ma che la cosa avrebbe potuto avere
conseguenze ben peggiori e mi ha prescritto subito varie analisi del
sangue riscontrando poi che la pressione del sangue era alta (140/110 di
sera) e che il tutto era forse dovuto a questo. Io
credo che la guardia medica, in questo caso, si sia comportata, a dir
poco, con poca professionalità e spero che voi possiate farvi portavoce
di questo fatto perché è mia convinzione di non essere l’unico ad
essere trascurato in questo modo anche su fatti che potevano essere
considerati gravi. Spero con questa di avere dato il mio contributo affinché voi
possiate operare con maggiore energia a risolvere problemi di malasanità.
Distintamente Piove di Sacco 23/11/2000
Firmato
S. Giuseppe …mi sono trovato
costretto a richiedere l’intervento di una pediatra a pagamento Spettabile
movimento, vorrei porVi il seguente quesito: "
Sono due giorni che mia figlia di mesi 13, si trova in casa colta da
febbre con temperature che oscillano tra i
38 e i 38 e mezzo, il naso che gli cola ininterrottamente e i
suoi due occhioni che a mala pena riesce a tenerli aperti per la
stanchezza accumulata nella considerazione che non riesce a dormire
perché non riesce a respirare. Ho
contattato la pediatra di base, la quale dopo aver ascoltato
telefonicamente le condizioni della bambina, mi consigliava di coprirla
bene e portargliela presso il suo studio. A seguito di tale frase gli ho
ribadito che la bambina non era nelle condizioni di poter uscire,
pertanto chiedevo il suo intervento domiciliare. La
stessa ribatteva che non dovevamo essere noi a dover chiedere il suo
intervento domiciliare ma doveva essere lei a ritenerlo opportuno, e
nella circostanza non lo era. Al
termine di quella discussione, mi sono trovato costretto a richiedere
l'intervento di una pediatra a pagamento in quanto quella di base non si
sarebbe presentata. Mi
chiedo se un comportamento tale è o non è corretto da parte sua. Preciso
che con altri assistiti (che conosco) si è già comportata nello stesso
modo. Mi domando se si
potrebbe procedere nei suoi confronti. Grato
per la cortese attenzione, porgo cordiali saluti. Lettera firmata |
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MALATO
DI ALZHEIMER Un caso
risolto in modo molto … problematico! Una persona di anni 86 è da qualche anno ammalata di malattia di Alzheimer. Dal Marzo 2000 ha frequentato il centro Villarosa Barbieri (centro diurno per malati di Alzheimer) senza presentare problematiche comportamentali. Il 6 Giugno 2000 viene ricoverata presso l’O.C. di Noventa per broncopolmonite e dimessa il 29 Giugno. I familiari assumono una donna ucraina per aiutare la madre, poiché questa manifestava violenti comportamenti oppositivi e tentativi di fuga e non poteva essere lasciata sola. Il 2 Luglio questo signore viene ancora una volta ricoverato per recidiva della broncopolmonite all’O.C. di Vicenza. A metà Agosto i sanitari informano i famigliari delle future imminenti dimissioni, alle quali questi si oppongono con una lettera chiedendo in alternativa il ricovero del famigliare presso adeguata struttura sanitaria. Il 25/9/2000 la persona viene trasferita presso il reparto di lungodegenza all’O.C. di Sandrigo dove si trova tuttora. I sanitari ci informano però che il permanere presso l’O.C. è rischioso in quanto, essendo per la sua malattia molto carente di difese immunitarie si sottopone il soggetto a continuo rischio di contrarre infezioni. Questa persona viveva con la moglie in affitto pagando 1.050.000 al mese percependo la pensione di 2.080.000 il mese, più l’assegno di accompagnamento Lit. 817000. La moglie non percepisce alcuna pensione. Hanno una figlia che abita a Vicenza, con una
pratica di separazione in corso, costretta a lavorare per pagare il
mutuo sulla casa e mantenersi con la figlia di 14 anni. Un figlio
sposato pensionato che vive a Torino e che si sta trasferendo
all’estero. In un primo tempo, la famiglia aveva accettato di spostare il malato dall’Ospedale di Vicenza all’Istituto Salvi, il quale però pretendeva da loro l’impegno a pagare la somma di Lit. 100.000 il giorno, spesa che la famiglia non può permettersi causa la propria situazione finanziaria, aggravata dal forzato trasferimento in un appartamento più vicino alla figlia. E’ stato proposto l’impegno a lasciare all’Istituto l’assegno di accompagnamento e la somma rimanente della pensione dedotto il costo dell’affitto ed il minimo vitale per la moglie. Il comune di Vicenza ha sempre richiesto le denuncie dei redditi dei figli, che però non sono state presentate in forza della legge 130/2000 che prevede che solo i pazienti possono provvedere con i loro redditi al pagamento delle rette alberghiere. I figli si sono incontrati più volte con i diversi responsabili comunali e nel frattempo sono state inviate lettera di sollecito, sempre facendo riferimento e sempre confermando che si sarebbero accettate le dimissioni solo dopo un adeguato accordo circa il pagamento della retta presso l’Ipab da parte del comune. Il 2 Aprile 2001 abbiamo avuto un incontro con l’assessore al sociale del comune di Vicenza, presenti la figlia di questa persona, il rappresentante del Centro dei diritti del Malato e l’avvocato. L’Assessore ha ascoltato il punto di vista della
figlia ed ha spiegato che non possono ancora applicare le nuove leggi in
quanto non sono state emesse le norme attuative. Comunque alla fine ha
fatto questa proposta: 1) La persona malata sarà accolta presso un adeguato reparto dell’Istituto Salvi di Vicenza, anche in seguito alla valutazione UOD del 6 Marzo 2001. 2) La pensione e l’assegno di accompagnamento saranno ceduti totalmente all’Istituto Salvi. 3) Il comune di Vicenza provvederà al pagamento dell’affitto dell’appartamento dove attualmente vive la moglie oltre a concedere un assegno di minimo vitale di circa 700.000 lire il mese. Il comune provvederà anche ad utilizzare per il pagamento dell’affitto alcune provvidenze regionali. 4) Entro la fine del 2001 sarà possibile per la moglie utilizzare un appartamento comunale. 5) Sarà chiesta la nomina di un Tutore o curatore, che provvederà alla richiesta ai figli (obbligati agli alimenti) ad intervenire secondo le loro possibilità qualora ce ne fosse bisogno. 6) Il comune provvederà a rilasciare una lettera a conferma dei predetti accordi e si interesserà presso l’Ulss n° 6 di Vicenza per il trasferimento del paziente presso l’Istituto Salvi. |
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Affari
in salute: smaltimento dei rifiuti Brescia,
il Movimento dei diritti del malato a fianco degli ecologisti per la
riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata Le
direttive del “decreto Ronchi” sui rifiuti (decreto legislativo 22
del 1997 e successive modificazioni), stabiliscono la pianificazione
provinciale e danno priorità alla riduzione della produzione delle
immondizie, al riuso del materiale, alla raccolta differenziata e al
riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica o
all’incenerimento. Invece, a causa della scarsità della
raccolta differenziata (la media provinciale di Brescia è al 22,7%
lontana dall’obiettivo minimo del 35% da raggiungere entro il 2002) e
della prevalente importazione di rifiuti solidi urbani (RSU), ASM di
Brescia e COGEME di Rovato, le due società pubbliche che si spartiscono
il mercato, nelle discariche della provincia e nell’inceneritore di
Brescia nel 1999 hanno smaltito le seguenti tonnellate di RSU (fonte:
osservatorio provinciale dei rifiuti, settembre 2000):
Il mercato dei rifiuti, lucroso per aziende smaltitrici (trattamento dei rifiuti), Comuni, Provincia e Regione (percentuali sui rifiuti conferiti) ma dannoso per l’ambiente e per la salute dei cittadini (degrado del territorio, emissioni del traffico generato dai rifiuti e dell’inceneritore), è in continua espansione e nel bresciano sono stati progettati altri due “termoutilizzatori”: uno a Lonato (basso Garda) e l’altro a Rovato (Franciacorta). L’inceneritore di Brescia, sovradimensionato rispetto al bisogno e affamato di combustibile, nel 2000 ha bruciato rifiuti oltre il limite annuale di 266.000 tonnellate stabilito nel 1992 dal Consiglio comunale a seguito di un “Patto ambientalista” promosso dal Comune di Brescia e dall’ASM, principalmente in conseguenza dell’abbassamento del potere calorico dei rifiuti a causa dell’umidità della parte organica (circa un terzo) che non è separata e trattata a parte. A seguito del ricorso presentato da organizzazioni ambientaliste e da cittadini in dicembre, per tre settimane, i due forni funzionanti dell’impianto sono stati spenti su ordine del tribunale amministrativo di Brescia (poi annullato dal Consiglio di Stato) e, così, si è aperta una riflessione sulla politica dei rifiuti in città e in provincia. Il Movimento per i diritti del malato, che fa parte della Consulta per l’ambiente del Comune di Brescia, condivide le proposte per un unico e autosufficiente bacino bresciano con un solo inceneritore (a due forni), per incentivi ai Comuni che promuovono la riduzione, la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti, per la moratoria nel potenziamento e nella costruzione d’impianti di smaltimento fino all’approvazione del nuovo piano provinciale dei rifiuti e per efficaci e costanti campagne per informare i cittadini su come impostare la raccolta differenziata. |
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Dal paese dei balocchi alla città
reale
Progetto per l'educazione alla cittadinanza
responsabile nella scuola elementare e media
Il progetto di educazione alla cittadinanza
responsabile promosso dal Comitato permanente antifascista di Gussago
(coordinatrice Maria Piras).è stato presentato alla Direzione Didattica
ed ha ottenuto l’approvazione da parte del Consiglio di Circolo. Esso prevede: A. Convegno
(a Gussago il 25 ottobre 2001 dalle 14.30 alle 18.30). Organizzazione
di un convegno nel quale, con l’aiuto di esperti, le famiglie, la
scuola e la comunità locale s’interrogano sulla necessità, i limiti,
l’importanza dell’educare alla cittadinanza responsabile ed alla
conoscenza della Costituzione. Il
convegno approfondirà le seguenti tematiche: - La crisi della cittadinanza dei diritti e
l’educazione alla cittadinanza responsabile. Relatore
Marco Orsi, pedagogista, direttore didattico a Lucca, autore di “
Educare ad una cittadinanza responsabile”, edizioni EMI. - Educare alla conoscenza della Costituzione: una sinergia possibile fra scuola, famiglia ed ente locale. Relatore:
D’Andrea, docente di diritto costituzionale presso l’università
statale di Brescia.
-
Progettazione di itinerari educativi e didattici sull’educazione alla
cittadinanza. Relatori: Italo Fiorin, Mario Lodi. Il tema collodiano di Pinocchio nel paese dei
balocchi può opportunamente prestarsi ad una declinazione in un
progetto di educazione alla cittadinanza. Il paese dei balocchi costituisce, infatti, la
realizzazione dei desideri e delle fantasie dell’infanzia e non solo:
libertà massima, utilizzo del tempo a piacere, unica norma il piacere
dell’individuo. “Faccio quel che mi pare e piace” è
l’imperativo, nessuna assunzione di responsabilità, nessun limiti.
L’onnipotenza e la mancanza di regole sono i costituenti dell’agire. Di contro il mondo degli adulti indica ai bambini, ai
giovani la necessità di costruire la città reale, fondata sulla
regola, sulle leggi, la città nella quale si vive, che si dovrebbe
realizzare con l’impegno e la collaborazione di tutti. La città reale non nega la fantasia e il diritto
all’agire libero, alla felicità ed alla gioia, anzi vuole proprio
costruire una comunità fondata su questi elementi, con un’alta qualità
di vita, che nasce solo da un’assunzione di responsabilità
individuale e comunitaria. Non è una città relegata in una dimensione
utopica è, al contrario, una città possibile con il concorso di tutti. La premessa definisce il senso dell’intervento
educativo proposto. Finalità. Acquisizione da parte degli scolari della
consapevolezza del loro essere cittadini con diritti doveri e
protagonisti della vita sociale del paese. Obiettivi. Assunzione di responsabilità nell’agire in comunità
per il benessere proprio e degli altri, consapevolezza della necessità
della “norma” come regola per vivere bene la vita di famiglia, di
classe, di gruppo e, in senso lato, della società civile. Assunzione di responsabilità come capacità di
ascolto dei bisogni dell’altro, ma anche nei confronti di sé, nei
riguardi di quei talenti e di quelle potenzialità che ognuno è
chiamato a dispiegare. Costruzione di un’educazione alla cittadinanza
responsabile, partendo dalla propria originalità. Metodologia.
La metodologia utilizzata è centrata sulla diretta
esperienza dei bambini e dei ragazzi confrontata con le esperienze del
gruppo classe in relazione a problemi concreti vissuti nel contesto del
quartiere, della frazione, del paese. L’indagine sul campo proposta raggiungerà le
finalità indicate, attraverso vari percorsi, utilizzando strumenti
diversi. Tempi
previsti. Al termine del convegno, in un incontro successivo,
come più sopra accennato, saranno consegnate ai docenti, le cui classi
parteciperanno al progetto, le schede dei laboratori. Il loro percorso va stabilito con il consiglio di
classe e si può avvalere di quattro incontri di due ore ciascuno, con
esperti: per la progettazione, per la valutazione in itinere, per la
verifica e l’organizzazione del materiale prodotto. Laboratori possibili.
- Realizzazione di una città da vivere…: Lucignolo
e Pinocchio sono le figure paradigmatiche della libertà dalla regola,
ma indicano il desiderio di vivere in una città a misura di bambino… Il laboratorio, servendosi dell’uso di tecniche
diverse può servire ad evidenziare graficamente, o con mezzi più
opportuni ed adatti a ciascuna classe, la diversità fra la città dei
balocchi, animata dai vari personaggi di Collodi e la città reale. - Ideazione di fiabe, racconti sui personaggi che
animano, vivono e lavorano nelle due città: quali regole nell’una e
nell’altra? Quali patti esistono fra le persone? - Ricerca nella letteratura per l’infanzia e non
solo del tema della città. - Analisi per alcune settimane del giornale in
relazione a comportamenti trasgressivi: “A me non può succedere
nulla, sono al di sopra di ogni legge e regola” (dall’uso improprio
di motorini e biciclette, all’intolleranza fra gruppi diversi…). - Giochi di ruolo: analizzare situazioni di
inadempienze a livello ambientale (mancanza di verde per il gioco sia
libero che di squadra, eccesso di costruzioni) o problemi di classe
attraverso la costituzione di un consiglio comunale di ragazzi,
all’interno delle singole classi o istituti. - La Costituzione rappresentata: dallo studio di
alcuni articoli alla costruzione di una campagna di sensibilizzazione in
paese, con la stesura di alcuni manifesti, con parole chiave. -
L’officina della Costituzione: studio sulla nascita della nostra
costituzione, comparazione fra costituzione italiana ed altre
costituzioni, conoscenza di carte dei diritti. C. Visite di studio: a Milano, in Regione; a Roma, alla Camera o al Senato; nei luoghi dov’è nata la nostra Costituzione (lager, monumenti della Resistenza…). |
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