diritti  e  solidarietà

DeS telematico

ORGANO UFFICIALE

N° 35/36 2002 - anno X

 

editoriale

  Seminario del Movimento dei Cittadini, 
Rimini 8/9 settembre 2001
Le associazioni 
e la politica
 

Per un federalismo sociale

Quale ruolo possono svolgere oggi le associazioni sul piano politico? Questo è stato il tema del Seminario nazionale che il Movimento dei Cittadini ha tenuto presso l’hotel Europa di Rimini nei giorni 8 e 9 settembre 2001alla presenza di 50 rappresentanti del movimento. Dagli interventi sono emerse indicazioni su come superare la frattura fra cittadini e Stato. Anche se le opinioni non sono state concordi sulle proposte operative, tutti hanno sostenuto la necessità di assegnare all’associazionismo e al volontariato un più ampio spazio sociale e civile.Dopo il saluto di Anna Orrù, Presidente nazionale del Movimento dei Cittadini, che ha auspicato che il seminario servisse a creare orientamento in una situazione molto incerta che sta vivendo il paese, Alberto De Toni ha svolto la relazione introduttiva. Ha quindi tenuto una relazione su “La rappresentanza nel capitalismo personale” il sociologo Aldo Bonomi. Massimo Cacciari ha parlato su “Oltre lo stato, le nuove forme della partecipazione dei cittadini alla politica”.
Si è tenuto quindi un ampio dibattito con le repliche dei relatori.

Interventi di: Aldo Bonomi , Massimo Cacciari ed altri.

editoriale
seminario (interventi)

Oltre le bombe, il ruolo dei movimenti 

Si è discusso e si continua a discutere, soprattutto nella sinistra, fra chi è favorevole all’intervento della Grande coalizione antiterrorismo in Afganistan e chi ne nega utilità e legittimità.
Ma tutti, si spera, abbiano chiaro che in ogni caso le bombe non bastano a risolvere la questione afgana, ma ancora meno a risolvere il problema degli squilibri della globalizzazione.
I partiti in Italia sembrano non essere più capaci di capire la portata dei problemi e la dimensione dei grandi cambiamenti planetari che la situazione esige. Nonostante le scosse che sono loro venute dal Genoa Social Forum prima e dai fatti dell’11 settembre poi, 
                             segue

anziani respinti in ospedale

l'informazione al cittadino

nasce il "Forum Sanità"
congresso di pediatria
il grande bordello
scuola al bivio
mobbing
mancano infermieri
sangue infetto 
P.U.S.H
allegato
notizie dal CDM di Este
sanità on line

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sommario

Editoriale

 Oltre le bombe, il ruolo dei movimenti

Si è discusso e si continua a discutere, soprattutto nella sinistra, fra chi è favorevole all’intervento della Grande coalizione antiterrorismo in Afganistan e chi ne nega utilità e legittimità.

Ma tutti, si spera, abbiano chiaro che in ogni caso le bombe non bastano a risolvere la questione afgana, ma ancora meno a risolvere il problema degli squilibri della globalizzazione.

I partiti in Italia sembrano non essere più capaci di capire la portata dei problemi e la dimensione dei grandi cambiamenti planetari che la situazione esige. Nonostante le scosse che sono loro venute dal Genoa Social Forum prima e dai fatti dell’11 settembre poi, i partiti sembrano intorpiditi, oscillanti tra la volontà di strumentalizzare le nuove spinte giovanili e l’indifferenza di chi non ha capito la sensibilità che attraversa la parte più viva e sensibile dei giovani.

Giovani che istintivamente si muovono per un mondo più giusto e solidale, dove non sia ovvio rassegnarsi ai morti per fame, all’emarginazione dei deboli, alla devastazione della natura, alla mercificazione della vita e della salute, alla negazione dei diritti umani.

Il vasto continente dell’associazionismo ha oggi una grande responsabilità: quella di determinare un modello di società e di mondo che non sia vergognoso per noi e per le nuove generazioni. A partire dai nostri problemi endemici, quali la mafia, il clientelismo, l’illegalità diffusa, l’arroganza del potere per arrivare ai conflitti di Kabul e della Palestina. Per fare questo l’associazionismo, pur nella massima libertà di iniziativa, deve essere capace di operare in modo più coordinato, più incisivo, più determinato. Solo così potrà incidere nelle istituzioni e potrà creare delle proprie istituzioni - si chiamino Tavole, Camere o Arene deliberative, che devono trovare riconoscimento da parte del potere politico.

Se si rimane invece alle consulte e alle commissioni consultive alla mercé di assessori non disponibili a cedere neppure una briciola del loro potere, i cittadini più impegnanti e socialmente responsabili si sentiranno sempre più estranei rispetto a questo stato. Le stesse critiche, emerse nel seminario nazionale di Rimini del M.C. alla nostra proposta del Senato delle Autonomie sociali, non portano lontano se restano ancorate a questo orizzonte.

Il nostro Movimento dei Cittadini da tempo ha scelto di aprire spazi di incidenza politica per l’associazionismo, e, se molti altri continueranno a superare l’egoismo associativo, come hanno fatto molti gruppi nella Rete Lilliput, nel Social Forum e in Libera, senza creare illusioni di nuovi partiti o chiusure da “extraparlamentari”, all’orizzonte del 2002 s’apre qualche speranza.

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Come opporsi alle dimissioni di malati non autosufficienti

Residenze Sanitarie Assistenziali

di Aldo Thiella

 Prima di iniziare la terza parte del nostro esame sulle RSA è doveroso chiarire che non tutte le Regioni  hanno legiferato in modo uniforme e quindi nelle varie sedi Ulss possiamo riscontrare delle diversità da quanto riportato nelle nostre precedenti relazioni .

(Vedi DES n° 32 prima parte, Des n° 34 seconda parte).

 Riportiamo in parte quanto scritto nella precedente relazione e cioè:

“ E’ infatti convincimento dello scrivente che è una gravissima ingiustizia, legalmente perpe-trata dalle istituzioni, nei confronti di persone che hanno lavorato una vita per lo sviluppo economico dell’Italia ed ora si trovano a “mendicare” un posto “in una struttura”  per terminare in modo dignitoso la loro esistenza.”

Il principio al quale ci dobbiamo attenere è prima di tutto l’articolo n° 32 della Costituzione Italiana che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e Interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” ; il secondo principio che dobbiamo considerare è l’articolo n° 2 della Costituzione Italiana che recita  “Tutti i cittadini hanno pari dignità davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”. 

Ultimo ed importante principio che i nostri legislatori nazionali e regionali sembrano aver dimenticato, ignorato o fanno finta di non conoscere è quello che una persona malata rimane malata fino a che non viene dichiarata guarita, senza distinzione di età, sesso ecc…

In considerazione dei sacrosanti principi sopra indicati, ci convincono che l’escamotage inventato delle RSA, altro non è che un vergognoso sistema di  far pagare alle persone malate le spese sanitarie, riducendo così gli oneri per spese sanitarie a carico del Servizio Sanitario Regionale e/o Nazionale.

Quindi quando una persona, soprattutto se anziana, viene ricoverata in ospedale, una volta passata la fase acuta, viene dimessa e se necessita di cure quali riabilitazione, cure fisioterapiche ecc…  viene passata in RSA a pagamento delle spese così dette alberghiere, nella misura che abbiamo visto nella prima parte della nostra relazione.

Ricordiamo a questo punto che in tutte le Regioni questo è l’orientamento e cioè una volta passata la fase acuta, c’è la RSA a pagamento (cioè dove il limite fra le spese sanitarie e le spese alberghiere o assistenziali tende sempre a fare diminuire le prime).

A questo punto non possiamo che dare istruzioni ai cittadini su come evitare questa vergognosa vessazione.

Quindi, in caso di ricovero di una persona che passata la fase di acuzie avesse necessità di ulteriori cure o non fosse più autosufficiente, molti ospedali informano i famigliari, spesso qualche giorno prima delle dimissioni, ma molto spesso solo 24 ore prima, di dover dimettere il paziente e pregano i famigliari per attivarsi e trovare una soluzione.

 Questa soluzione è                                                                                                                           vai al sommario

1)      Portarsi a casa il famigliare malato  
2)     
Trovare un posto presso una RSA dove ricoverare il famigliare, con pagamento delle spese
       alberghiere ed assistenziali
 

Se il famigliare accetta va tutto bene e la conseguenza è che  
-        
o si trova a casa il famigliare malato da dover accudire 24 ore su 24.  
-        
o accetta di pagare delle rette esorbitanti 

Se invece non accetta le predette soluzioni inizia il tentativo di persuasione  prima di portarsi il malato a casa accampando motivi di umanità, di riconoscenza e di amore, poi alla fine con la minaccia di vedersi portare a casa il malato senza ulteriori informazioni.

 Quindi come evitare questa fase vessatoria? 

Purtroppo non tutti i cittadini pensano che sia loro diritto opporsi a queste dimissioni.

 In allegato troverete al punto A la copia di una lettera che dovrà essere inviata non appena si ha sentore:

A) di dimissioni di pazienti non autosufficienti e per i quali sia previsto il successivo ricovero in RSA con
      pagamento a carico del paziente o se con basso reddito a carico anche dei famigliari.

B) di dimissioni di pazienti non autosufficienti con consegna a famigliari che non hanno la possibilità
      materiale e di tempo di assistere in modo adeguato i congiunti malati.

E’ doveroso informare tutti coloro che intendono inviare la lettera, come da allegato A, che devono aspettarsi una furiosa ed indisponibile presa di posizione da parte delle autorità competenti comprese tutte le Assistenti Sociali che operano in Ospedale, in Distretto e nel Comune, che con i più disparati motivi tenderanno a fare cambiare idea ed a ritirare la lettera inviata.

SUGGERIAMO A TUTTI I FAMIGLIARI:

- NON FIRMARE NESSUN DOCUMENTO
- RICHIEDERE SEMPRE RISPOSTE SCRITTE
- TENERSI IN COSTANTE CONTATTO CON LA ASSOCIAZIONE

 Dalla esperienza avuta fino ad ora, tutti coloro che hanno ascoltato la associazione e non sono ritornati sulla loro decisione, sono riusciti ad ottenere giustizia.

Siamo convinti che se tutti i cittadini provvedessero con l’invio della lettera per bloccare le dimissioni  ed ottenere una adeguata soluzione del loro problema, anche i politici di qualsiasi ordine, grado e partito prenderebbero in seria considerazione il problema delle dimissioni dei non autosufficienti.

E’ gioco forza pensare che persistendo l’attuale situazione in cui i cittadini fanno le pecorelle i lupi sono sempre pronti a colpire; se al contrario un consistente numero di cittadini chiedesse giustizia, verrebbero bloccate le dimissioni, gli ospedali si riempirebbero di malati e quindi chi di competenza sarebbe costretto a prendere le opportune decisioni legiferando una buona volta in ottemperanza al dettato costituzionale.  

(terza e ultima  parte)

 Per eventuali informazioni rivolgersi al numero 0445-621229 e chiedere di Aldo Thiella.    

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Allegato A

Nome e cognome del familiare

Via

Cap                          Città  

data

 

RACCOMANDATA R.R.

 

Egr. Sig.
DIRETTORE GENERALE USL N°
Via
Citta’

Egr. Sig.
DIRETTORE SANITARIO OSPEDALE
Via
Città

 Egr. Sig.
SINDACO del Comune di ......................

 e p.c. 

Ufficio legale del
Movimento dei Cittadini - Centro per i diritti del Malato
Via M. D’Azeglio, 27/a
37123
VERONA

         

Il sottoscritto....................................................................... abitante a............................... in

Via.....................................n°........visto l’art. 41 della Legge n° 132 del 12 Febbraio 1968 (che prevede il ricorso contro le dimissioni), e tenuto conto dell’art. 4 della legge 23 Ottobre 1985 n° 595 e l’art. 14 punto 5 del D.L. 30 Dicembre 1992 n° 502 che consentono ai cittadini di presentare osservazioni ed opposizioni in materia di sanità, chiede che il proprio........................................ (riportare il grado di parentela con il malato) nato a ............................................ il ....................................ed residente a....................................

Via ..............................................n°........., attualmente ricoverato presso l’Ospedale.........

reparto...............non venga dimesso o venga trasferito in un altro reparto dello stesso Ospedale  o il altro Ospedale per i seguenti motivi: 

1) A causa della malattia  (breve descrizione) ha spesso necessità di interventi medici non praticabili a domicilio e che richiedono pertanto il ricovero in ospedale;

2) Le mie condizioni di salute (e/o di lavoro e/o di altro genere) non mi consentono
assolutamente di provvedere a ..............(riportare il grado di parentela) che necessita di cure e assistenza 24 ore su 24.

3) Al riguardo preciso anche che non può essere lasciato/a da solo a casa.

 Fa presente che le cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere sono dovute anche alle persone malate non autosufficienti (anche se affette da patologie croniche)  ai sensi delle leggi 4 agosto 1955 n° 692, 12 febbraio 1968 n° 132 (in particolare art. 29), 13 Maggio 1978 n° 180 e 23 Dicembre 1978 n° 833 (in part. art. 2, punti 3 e 4 e lettera f). Al riguardo fa presente che il Pretore di Bologna, Dr. Bruno Ciccone, con provvedimento del 21.12.1992, ha riconosciuto il diritto di “poter continuare a beneficiare di adeguata assistenza sanitaria usufruendo delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale presso una struttura ospedaliera e non di generica assistenza presso un istituto di riposo o strutture equivalenti.

 Lo scrivente .........................................si impegna a continuare a fornire al proprio congiunto tutto il possibile sostegno materiale e morale compatibilmente con i propri impegni familiari e di lavoro. Chiede pertanto che, nel caso di trasferimento in altre strutture, non venga allontanato dalla città di ..........................

 Sentiti ringraziamenti e distinti saluti.                                                                                     Firma

 

 

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Trieste, convegno su “L’informazione nel patto di salute con il cittadino”

Come informare i malati

Dall’intervento di Anna Orrù

 

Come rappresentante del Movimento dei Cittadini, riferisco le esigenze che abbiamo rilevato nei vari punti di ascolto dei nostri Centri periferici di Tutela del Malato.

L’informazione come diritto fondamentale, rivendicata dai vari movimenti di tutela, data dagli anni 80, quando venne richiesta l’obbligatorietà del riconoscimento degli operatori sanitari mediante il tesserino di identificazione. Dopo 30 anni, e nonostante le disposizioni successive della Legge Cassese, non ovunque questo banale mezzo di informazione è visibile e/o leggibile.

Un ulteriore passo è rappresentato  dalla costruzione e diffusione della Carta dei Servizi: ma anche qui la corretta ed esauriente informazione non è omogenea sul territorio nazionale. Per esempio alcune Carte sono puri e semplici elenchi telefonici, altre sono invece esaurienti nella descrizione dei percorsi nelle strutture sanitarie, autentico filo di Arianna per l’uso dei servizi offerti.

Altra cosa è il problema della diffusione di questa Carta informativa: non è sempre capillare, perché non  è in tutte le famiglie, presso gli ambulatori dei medici di medicina generale, nei distretti, nella farmacie. Inoltre non è strutturata in modo da consentire un aggiornamento rapido, per esempio per i tempi d’attesa.

Un suggerimento potrebbe essere quello di avere un televideo nelle televisioni locali oppure, visto la diffusione dell’informatica, un sito internet. Tutto questo renderebbe il cittadino più indipendente, non intaserebbe i centralini telefonici e non affollerebbe gli uffici di relazione con il pubblico.

Riteniamo altrettanto importante l’informazione fornita ai malati nelle strutture ospedaliere e di diagnosi e cura. Sarebbe indispensabile fornire all’ingresso tutte le notizie attinenti alla vita del degente nella struttura e nel reparto, i diritti e doveri, la composizione dello staff medico e di quello infermieristico, mediante uno stampato semplice, di facile lettura ed esauriente.

Altra cosa è l’informazione che coinvolge medico-malato nel percorso di diagnosi e cura. A questo proposito è sempre più emergente la necessità che, al di là del rapporto doverosamente empatico  che si deve stabilire tra operatore e malato, debba essere fornita un’informazione completa su tutto ciò che concerne la malattia, gli esami e la cura, diminuendo così il divario conoscitivo tra il tecnico e il cittadino e rendendo il cittadino il più possibile consapevole e partecipe del percorso della sua malattia, dei rischi e dei benefici delle cure, in una parola: powerfull.

Alla base di tutto questo ci deve essere una grande professionale capacità comunicativa, scegliendo di volta in volta i mezzi più appropriati. Per esempio, personalmente mi sono trovata di fronte a un caso paradigmatico che data dalle mie prime esperienze di anestesista (1956): non riuscii ad eseguire la visita preoperatoria ad un bambino di 5 anni, che negava impaurito il mio approccio. La mattina dopo nella sala preoperatoria  mi accorsi che qualcuno, per convincerlo, gli aveva raccontato che gli avrebbero fatto una “fotografia” Allora gli spiegai, con un linguaggio adeguato alla sua età, ma assolutamente franco, che la sua ernia non poteva guarire con una foto ma che era necessario un intervento, che questo non sarebbe stato doloroso in quanto il mio compito era proprio quello di evitargli il dolore. Gli offrii le due opzioni: anestesia per inalazione o endovena e lui scelse la seconda. Il pomeriggio alla visita postoperatoria mi apostrofò con un “vieni che ti bacio perché non mi hai imbrogliato”.

Oltre alla comunicazione interpersonale riteniamo assai efficace una informazione scritta, ed eventualmente illustrata, che dia al paziente le notizie utili per ogni procedura che lo riguarda. Porto ad esempio la stesura di un opuscolo redatto da personale infermieristico, descrivente tutte le procedure che precedono e seguono un intervento chirurgico; è stato distribuito a tutte le persone al momento della prenotazione di un intervento, ed ha avuto un grande successo, anche perché era allietato da immagini sdrammatizzanti.

Quest’ultimo esempio ha dimostrato ulteriormente l’importanza del ruolo dell’infermiere professionale, che a nostro parere sarà sempre più la figura di riferimento del malato, perché più aderente alla quotidianità della sofferenza, anche quella considerata più banale.

Un altro esempio di informazione divulgativa, coinvolgente per la sua composizione, in prevalenza grafica e disegnata dagli stessi bambini ricoverati, è il “libro dei maghi dottori”. Anche per questo abbiamo trovato consensi dagli operatori e dai genitori.

Dopo l’intervento di Gaudenzi, mi sento di segnalare il grave disagio e lo sconforto che ci prende quando dobbiamo contestare  i guasti prodotti da  una scorretta  informazione da parte dei media, o perché enfatica e miracolistica, o perché superficiale e scandalistica.

Infatti fornire ai cittadini certezze scientifiche assolute, promesse di terapie futuribili, invece di chiarire la problematicità della medicina ed i suoi limiti, è il prodotto di una comunicazione disonesta da parte di divulgatori incolti ed, a volte, in malafede.

Facciamo pertanto un appello perché questo tipo di informazione sia delegata a giornalisti professionalmente qualificati e sia evitato il presenzialismo di tecnici “taumaturghi” sul piccolo schermo..

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Su iniziativa della CGIL Nazionale viene convocata una riunione delle Associazioni e dei soggetti interessati a vigilare sul futuro del SSN

Nasce il “FORUM” per la difesa del Servizio Sanitario Nazionale

Anche il nostro Movimento tra le associazioni partecipanti

 

            Crescono le preoccupazioni per la sorte dei Servizi pubblici in Italia; gli studenti ed i professori, gli operatori della sanità e gli immigrati cominciano a temere gli effetti del nuovo Governo sulla loro pelle. Per quanto riguarda la nuova Legge sulla immigrazione non ci sono dubbi. E’ un notevole passo indietro sul versante dei diritti dell’immigrato; se passerà il testo senza emendamenti sarà molto difficile mettersi in regola sia per le persone che già lavorano che per quelli che vogliono venire nel nostro paese. Più strisciante invece il discorso su sanità e scuola.

            Per quanto riguarda la Sanità la CGIL paventa il pericolo di uno “smantellamento” della Sanità Pubblica a vantaggio della Sanità Privata, pericolo che però si limita a definire plausibile in base alle dichiarazioni politiche del Governo attuale. Tuttavia, al di là di generiche affermazioni contenute anch'esse nel documento base proposto alla nostra attenzione, sono pochi, se non inesistenti i punti di attacco su dati reali. L’impressione che ho ricavato sia dal documento che dagli incontri è che si tratti di un operazione viziata da un approccio eccessivamente ideologico ed astratto, ancorato a vecchie impostazioni non più difendibili dato lo stato di grave difficoltà dell’attuale Sistema Sanitario. Né, a mio parere, risulta sufficiente a far decollare l’iniziativa, la scelta dell’On. Bindi come “testimonial” del FORUM, personaggio troppo ancorato alla difesa della Riforma/ter, riforma che molti di noi, a suo tempo, criticarono a più riprese e che non ha dato i risultati sperati. Basti pensate alla famigerata “intra-moenia” classico esempio di come la sinistra sia riuscita, scontentando tutti, a fare in modo che negli Ospedali Italiani esistano ormai due sanità parallele; una senza liste di attesa per chi paga, un’altra con liste sempre più lunghe per i meno abbienti. Con quale faccia ora questi signori possono pensare di essere credibili per i cittadini essendo comunque stati inadempienti nel difendere o nel potenziare i servizi per i malati più deboli come gli anziani, i disabili mentali, gli stranieri ?  Questo imbarazzo è risultato anche evidente negli interventi che sono seguiti alla lettura del documento che hanno evidenziato la difficoltà della difesa dell’esistente e la necessità di elaborare nuove proposte di rilancio del Servizio Pubblico.

La maggior parte degli interventi di adesione acritica sono invece venuti, non a caso, dalle Associazioni legate politicamente alla sinistra mentre le Associazioni più autonome hanno assunto una posizione di adesione in linea di principio allo spirito del documento (per quanto riguarda la difesa del SSN) operando una serie di distinguo e di proposte di emendamenti al documento stesso.

            Per quanto riguarda la posizione Movimento dei Cittadini ritengo che, seguendo le iniziative che negli anni ci hanno contraddistinto, sarà utile, comunque, aderire all’iniziativa, con spirito critico ed indipendente, stando attenti a possibili strumentalizzazioni data la presenza di soggetti fortemente politicizzati e/o politici di professione che tenderanno probabilmente a monopolizzare l’iniziativa.

            Tuttavia, con tutti i limiti esposti, mi sembra che nel panorama attuale non esistano molte scelte alternative di creare aggregazioni che contino su questo tema. Volendo essere ottimisti potrebbe essere una buona occasione per la sinistra storica di tornare ad ascoltare la base, le Associazioni più libere e più creative che in questi anni con un lavoro magari oscuro e quotidiano hanno continuato a stare vicino ai problemi della gente e continuano ad ascoltare i problemi dei vecchi abbandonati che muoiono soli, i drammi delle famiglie che vivono con i malati di mente o con  i disabili gravi, le vicissitudini degli immigrati e degli stranieri che scappano dai loro paesi.

            L’esperienza del FORUM è appena all’inizio; solo il tempo ci farà sapere se riusciremo a costruire una esperienza viva e vivace, capace di incidere sulla società. Nel frattempo altri, mentre noi ci occupiamo di sanità, mettono mano alla scure per “riformare” la Giustizia, altro pezzo importante della società. Su questo vi consiglio di leggere la denuncia di Don Ciotti del Gruppo Abele di Torino che paventa l’ulteriore slittamento verso una Giustizia sempre meno “uguale per tutti”. Sarà questo il destino anche della Scuola e della Sanità Italiana?

            Sta a noi ed alle altre Associazioni sensibili al problema segnalare e denunciare distorsioni ed abusi contro i più deboli, come del resto abbiamo sempre fatto.

           di  Paolo Cozzi Lepri

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Congresso di Pediatria – Lido di Venezia 30 sett. 2001

La sperimentazione clinica sui minori: l’opinione dei Cittadini

Intervento della Dott.ssa Paola Poli, segretaria nazionale del Movimento dei Cittadini

 

Il Movimento dei Cittadini opera da molti anni nell’ambito della tutela dei diritti del malato e dei diritti del cittadino con la finalità di dare pieno riconoscimento alla soggettività dei cittadini in quanto titolari di diritti, diritti universalistici che non hanno frontiere, valorizzando il principio della solidarietà come condivisione e della responsabilità, difendendo i diritti dei più deboli per difendere i diritti di tutti.

Il ruolo del cittadino utente delle strutture sanitarie è cambiato in modo significativo nell’ultimo decennio grazie allo sviluppo e diffusione anche in Italia di iniziative culturali e politiche per l’affermazione dei diritti del malato. E’ cambiato anche il rapporto medico – paziente, da un ruolo paternalistico e completamente delegato ad uno più partecipe delle scelte e delle opportunità. Oggi gli utenti sono più informati e più esigenti, meno subalterni, più capaci di utilizzare approcci diversi, servendosi della medicina ufficiale e di quella non convenzionale. C’è una forte domanda di salute, tendenzialmente in crescita, ma anche nei cittadini c’è una maggior consapevolezza dei propri diritti e delle proprie possibilità; il malato continua ad essere una persona in condizioni di oggettiva inferiorità ma sa di avere diritto ad un trattamento corretto ed efficace.

Le nuove sfide che stanno avanzando: genetica, clonazione, biotecnologie, sperimentazioni, per la gravità delle scelte che implicano, devono rendere i cittadini consapevoli degli effetti che producono per permettere loro di essere sempre più protagonisti informati e coscienti e meno utenti passivi.

Per meglio conoscere l’opinione dei cittadini sulle sperimentazioni, il Movimento dei Cittadini ha realizzato recentemente un’indagine a livello nazionale, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" sul tema:"che cosa pensano i cittadini delle sperimentazioni cliniche"

Il questionario è stato somministrato ad un campione di 2000 cittadini rappresentativo della popolazione italiana, stratificato per area geografica, sesso, età, presso gli ambulatori dei medici di medicina generale e i distretti sanitari di base, in nove regioni.

I risultati dell’indagine hanno evidenziato, in generale, poca e confusa conoscenza sulla sperimentazione clinica:

(il 70% ha risposto di aver sentito parlare di sperimentazione clinica, il 22% ha risposto di no, il 9% non saprei).

Circa la metà del campione (45%) ha affermato di essere a conoscenza della legge che prevede che ogni sperimentazione clinica debba essere approvata dal Comitato Etico. Non risulta, però, chiaro che cosa sia un Comitato Etico e che ruolo ricopra.

Infatti, alla domanda: "chi deve essere il garante della sperimentazione" il Comitato Etico risulta essere l’ultima opzione, preceduta dal Ministero della Sanità e dall’Industria Farmaceutica. Il medico più appropriato per proporre di partecipare ad una sperimentazione clinica viene indicato nel medico ospedaliero per il 70%, nel medico di medicina generale per il 24% (il campione era ha conoscenza che in Italia non esisteva all’epoca dell’indagine una legge che permettesse ai medici di medicina generale di condurre sperimentazioni cliniche). Alla domanda: "Sarebbe disponibile a partecipare ad una sperimentazione clinica proposta e seguita dal suo medico di medicina generale " ha risposto affermativamente il 40% negativamente il 29%, incerto il 30%.

Sono stati proposti, infine, due esempi di simulazione di partecipazione, uno riguardante il soggetto sano, uno riguardante il soggetto malato.

 

Il primo riguardava la possibilità di provare su di sé un nuovo vaccino contro l’influenza per testarne le caratteristiche e capire se valesse la pena di continuare con altre ricerche

Ha risposto si il 29% no il 43% non saprei il 28%.

E’ stato poi chiesto al campione se sarebbe disposto ad autorizzare la sperimentazione del vaccino su un minorenne.

Qui i risultati sono ancora più netti: i sì scendono al 5% i no salgono al 78% e gli indecisi sono il 17%.

Nel secondo esempio il campione è stato invitato a considerare un proprio problema di salute:

l’infarto al miocardio, E’ stato spiegato che la sperimentazione di un nuovo farmaco aveva fornito risultati promettenti facendo supporre di essere in grado di ridurre la mortalità. Per poter verificare tale ipotesi bisognava somministrare in modo casuale ad un gruppo di pazienti il farmaco nuovo e ad un identico gruppo di malati il trattamento migliore fino ad allora disponibile. La sperimentazione condotta su 11000 soggetti colpiti da infarto seguiti nel tempo dimostrò che il nuovo farmaco riduceva la mortalità del 20% rispetto al vecchio farmaco.

Veniva chiesto agli intervistati se personalmente sarebbe disponibile a sottoporsi ad una simile sperimentazione clinica.

Le risposte affermative non hanno superato il 49% i no sono stati il 28% e gli indecisi il 26%.

Rispetto alla seconda ipotesi, assenso alla sperimentazione su un parente minorenne malato i sì dal 5% salgono al 23%, i no si attestano sul 46% e l’area di indecisione è del 31%

Da questi dati si desume sfiducia, scetticismo, paura nei confronti della sperimentazione clinica.

I cittadini non sono disposti ad entrare in prima persona in un protocollo di ricerca, soprattutto se non sono malati e tantomeno sono propensi a dare l’assenso su un parente minorenne. Le cause sono molteplici e vanno ricercate da un lato nella disinformazione oggi esistente in materia, sulle procedure previste per la sperimentazione, sugli enti che fanno sperimentazione, sul ruolo del Comitato Etico e sul consenso informato, dall’altro nelle campagne di stampa dai toni allarmistici e negativi con le quali sono state presentate le sperimentazioni.

Il problema diventa molto più complesso quando si tratta di inserire nei test clinici bambini e adolescenti per un uso più corretto e razionale dei medicinali in età pediatrica.

Molto probabilmente l’opinione pubblica non è a conoscenza - perché di questo argomento si parla poco e solo da poco tempo - che il numero dei farmaci attualmente autorizzati per uso pediatrico è limitato e quindi molto spesso vengono somministrati ai bambini farmaci con dosaggi a loro adattati, ma non basati su studi clinici controllati.

Dai risultati di una ricerca pubblicata su "Panorama" condotta dal Laboratorio Materno Infantile dell’Istituto Mario Negri nei reparti di pediatria di nove ospedali italiani è emerso che l’uso di farmaci diversi per dosaggio, modalità di somministrazione, età, indicazioni da quelli per cui erano stati registrati riguardava il 60% delle prescrizioni e l’89% dei bambini in terapia.

Un ulteriore preoccupazione è data dal fatto che le industrie farmaceutiche non sono interessate a produrre farmaci che hanno poco mercato e quindi sono antieconomici. Recentemente abbiamo assistito agli appelli disperati di una famiglia che aveva bisogno di un farmaco per la crescita, indispensabile alla sopravvivenza della figlia e non più prodotto dall’industria farmaceutica perché non conveniente.

Pur non sottovalutando il fatto che l’industria persegue la logica del profitto, bisogna trovare un comune denominatore affinché venga garantita, attraverso i Comitati etici, una buona ricerca clinica, di qualità dal punto di vista metodologico e rispettosa dei diritti, nonché orientata verso l’interesse pubblico. I Comitati devono vigilare al fine che la sperimentazione sui farmaci sia condotta per studi di superiorità, nell’interesse del paziente, e non per studi di equivalenza o di non inferiorità che vanno esclusivamente in direzione dell’interesse economico dell’industria.

In modo particolare nella ricerca sui farmaci per la popolazione pediatrica, è necessario regolamentare la sperimentazione in modo eticamente rigoroso e, tenuto conto che gli studi clinici controllati che coinvolgono i bambini sono scarsi, per ragioni di carattere etico e metodologico, troverebbe giustificazione qualche forma di intervento ed incentivazione da parte del Ministero della Sanità.

Per anni si è pensato che usare i bambini come cavie non fosse etico, ma un noto professore di pediatria americano, Robert Ward si è chiesto se è più immorale curare i bambini sulla base di informazioni insufficienti sull’efficacia, dosaggio e sicurezza dei medicinali o all’interno di una sperimentazione clinica controllata.

I bambini devono essere considerati soggetti di diritto a pieno titolo, come prevede la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989, di un diritto speciale di protezione e prevenzione da eventuali rischi in quanto la loro condizione è più vulnerabile.

Hanno il diritto ad essere soggetti di ricerca e sperimentazione, con metodologie e protocolli rigorosi - che ne riducano i rischi e minimizzino i disagi - progettati specificamente per loro e non riportati da protocolli per adulti, mediante forme di informazione e comunicazione adeguate alla loro età, in modo trasparente, ed in condizioni della massima parità possibile. Particolarmente delicato, è il consenso dato dai genitori o da altri familiari a nome dei minori o degli incapaci.

Essendo il minore incapace di dare il consenso informato, la responsabilità della partecipazione viene assunta dai genitori o tutori legali i quali devono essere informati in modo chiaro ed esaustivo, con un linguaggio e termini a loro accessibili sugli aspetti e modalità della sperimentazione, su eventuali rischi, vantaggi e benefici in modo da favorire una scelta serena e consapevole. L’ottenimento del consenso e’ un processo che si deve realizzare attraverso un dialogo aperto tra medico e paziente, durante il quale molte domande e dubbi trovano risposta e, al termine del quale (secondo i tempi che sono necessari per maturare una decisione consapevole), il paziente sottoscrive il suo assenso e riceve copia del documento firmato e delle informazioni fondamentali che ha ricevuto sulla sperimentazione.

La portata del consenso deve essere quanto più possibile limitata e specifica, ma può comprendere anche opzioni per un uso futuro dei dati raccolti in altre ricerche, per esempio sullo stesso farmaco o sulla stessa malattia, o ancora più ampie. In questo caso, il paziente deve essere informato di quali procedure garantiranno in futuro un uso responsabile delle informazioni conservate nella banca dei dati

L’esercizio dei diritti viene rispettato in presenza di una cultura di sensibilità e trasparenza che va promossa attraverso una formazione di base e permanente nelle Università, nelle scuole per operatori sanitari e sociali, in ospedale, nel territorio e nella medicina generale e coltivata nel tessuto sociale quotidiano.

Noi guardiamo con molto interesse all’applicazione del decreto di recente approvazione che estende ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta la possibilità di poter effettuare sperimentazioni cliniche in fase 3 e 4 per patologie diffuse sul territorio che non necessitano di ricovero. Ciò perché riteniamo che un modello diverso medico-paziente fondato su una maggior conoscenza del paziente, come individuo e come soggetto inserito nel suo contesto familiare e sociale, possa favorire il coinvolgimento nelle decisioni, lo sviluppo di una alleanza terapeutica e produrre un recupero di fiducia nei confronti della ricerca e della sperimentazione, a beneficio di tutta la società.


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Sempre più in TV la vita “reale”

“Grande Fratello” o “Grande bordello”?

 

La televisione ci presenta programmi di tutti i tipi: telegiornali, documentari, sceneggiati talk show, films.

Però da qualche anno sta scommettendo in due direzioni: la TV-storie di vita e i quiz.

Sui secondi non c’è molto da dire se non che fanno leva sulla comprensibile identificazione del pubblico con chi gareggia in tre modi: il desiderio di guadagnare, il gusto del rischio, della scommessa (e sono due sentimenti che hanno fatto grande la schedina del Totocalcio, il Lotto e il Superenalotto) e il misurarsi sulle nozioni, visto che la scuola vi ha rinunciato da tempo.

La tv-storie di vita si è espressa in una molteplicità di trasmissioni. In primo luogo “Amici”, che ha fatto la fortuna di Maria De Filippi, col racconto di problemi di vita privata, di rapporto tra genitori e figli e tra partner di una coppia: un guardare dal buco della serratura nelle vicende di altri che non hanno pudore - a meno che non recitino soltanto - a mettere in pubblico le loro storie spesso misere.

E’ una trasmissione che ci rincorre a tutte le ore, come le sue meno fortunate imitazioni da quella della Pannicucci a quella della D‘Usanio. A “Forum”, sulle questioni di rilevanza paralegale, a “Stranamore” di Castagna, a “Carramba” della Carrà con tutte le lacrimevoli imitazioni di storie di parenti e amici emigrati o dispersi.

La trasmissione, però, che ha cercato di raggiungere il vertice del realismo è “La casa del Grande fratello”.

Già Nanni Loi trenta e più anni fa ci aveva provato con “Candid camera” e ne erano nate scenette divertenti, esasperate e dilatate poi da trasmissioni come “Scherzi a parte”. Erano sempre situazioni provocate ad arte da un attore e con protagonisti ignari, o che si fingevano tali, e riprese da telecamere nascoste. Raramente in TV si sono viste scene della vita reale, riprese dalle telecamere – la vita normale non è abbastanza “spettacolare” per una TV che ha bisogno di emozioni forti, di tensione, di suspence – oppure se ne sono ritagliati pezzi comici e buffi come in “Paperissima” o scene di violenza poliziesca o di cattura di malavitosi.

“Il Grande fratello” si differenzia per aver tentato di unire nella stessa trasmissione la spontaneità con la finzione.

Tutti sappiamo, e anche gli interessati lo sanno, che li si sta osservando con le telecamere, però tutti fingono che le persone siano se stesse e vivano una vita normale.

In The Truman Show il protagonista non sapeva di essere ripreso e quando comincia a sospettarlo cerca di rompere l’incantesimo e alla fine, a costo di rischiare la pelle, si ribella e tutti tiriamo un sospiro di sollievo.

Qui purtroppo quasi nessuno si ribella e i protagonisti ingaggiati si prostituiscono per amore di celebrità, soldi, notorietà televisiva.

Fingono, come finge di provare sentimenti, di fare all’amore, di divertirsi, chi si prostituisce, in una realtà che è una recita e in una recita che si finge vita reale. Con ambienti e rapporti tra le persone costruiti per fare spettacolo in una simulazione che annulla la vita reale, autentica delle persone.

Forse la gente che ha una vita reale banale e misera ha bisogno di questi surrogati infantili e, paradossalmente, anche questa trasmissione può svolgere una minima azione di socializzazione di chi avrebbe come alternativa solo la depressione o il disadattamento. Però anche l’abbrutimento che questa TV può produrre o rinforzare è notevole. Presenta una vita di giorni e mesi passati a parlare di niente: non ci sono problemi veri, passioni vere né per la politica, né per la religione, né per lo studio o il lavoro, né per la cultura o l’arte, tutto è chiacchiera e consumo. Abitua lo spettatore a vivere in altre persone. Certo questo è sempre successo con i divi dello spettacolo o dello sport, ma prima era chiaro che si trattava di un gioco qui si vuole credere e far credere che è realtà, e tu, guardone-tv, dallo schermo del tuo video vedi la vita altrui. E perciò si tratta di “bordello” anche in senso reale, perché si gioca su bikini, torsi nudi e ammiccamenti vari per attrarre il pubblico che ha bisogno di “intravedere” per restare agganciato, quando il copione troppo scialbo lo annoia.

Certo siamo secondo Rifkin nell’”era dell’accesso”, che si contraddistingue per la mercificazione del divertimento”, ma anche dei sentimenti e degli aspetti più intimi delle persone, “con la teatralizzazione di buona parte delle esperienze”. Però se non cominciamo a difenderci da questa manipolazione integrale rischiamo la follia e la brutalizzazione.

Meglio la prostituzione classica dove il rapporto è più chiaro. Qui tutto è equivoco. E speriamo non sia simbolico di un potere politico sempre più ambiguo, che con i sondaggi ci chiede che cosa vogliamo e poi ce lo presenta come una proposta politica originale. E gli elettori, pur conoscendo il trucco, fingono di crederci!

Astuti e potenti manipolatori ci prendono in giro sapendoci ingenui e creduloni, pronti a prendere per politica seria la furbizia di personaggi politici finti e fasulli.

Ma siccome la migliore reazione di fronte a queste sofisticate ma anche maldestre e volgari seduzioni è ignorarle, ci fermiamo qui.

                                                                                                T.G.


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Scuola superiore: tra riforme e paralisi

 

Che la scuola abbia bisogno di riforme tutti l’hanno capito e molti ci hanno provato. Negli anni del secondo dopoguerra, quelli del governo Dc, di riforme ne sono state fatte, da quelle delle elementari del 1955 e del 1985 a quelle delle medie del 1962 e del 1989, senza dimenticare gli Orientamenti della scuola materna del 1968 e del 1991. Notevoli riforme che hanno ridisegnato la scuola dell’obbligo e hanno rinnovato la coscienza civile e sociale del paese. Senza quelle riforme l’Italia non sarebbe un moderno paese europeo, ma una via di mezzo tra l’Italietta dell’800 e i paesi in via di sviluppo.

Un terreno su cui i governi Dc non sono riusciti ad incidere è quello delle scuole superiori. Qui siamo rimasti alla Riforma Gentile del 1923. Anche se di modifiche ne sono state fatte, ultimo in ordine di tempo il Progetto Brocca che non si è avuta l’intelligenza e il coraggio di mettere in atto e che è rimasto soltanto oggetto di una diffusa sperimentazione, una vera riforma non è mai stata attuata.

Il ministro Luigi Berlinguer ce l’aveva fatta a proporre una riforma la scuola superiore, in un ridisegno complessivo dei cicli. Era una riforma con qualche limite, ma di grande respiro. Non si può continuare con un impianto scolastico, che si può far risalire al Comenio, nato quando la maggior parte della popolazione si fermava alle elementari, in una fase in cui quasi tutti i giovani frequentano le scuole superiori. I vecchi cicli, che ripetevano per tre volte la maggior parte dei programmi (basti pensare alla storia!) proprio perché nati in periodi in cui gli studenti uscivano dopo le elementari o dopo le medie, e quindi dovevano avere una conoscenza di tutto, sono da tempo terribilmente superati. Accorpare elementari e medie era la cosa più saggia. Berlinguer forse ha peccato di coraggio, non ha capito che in Italia è più facile giocare alla rivoluzione che fare riforme serie; tutti ti si rivoltano contro e ti trovi, come in questo caso, alleata la destra con l’estrema sinistra. Le riforme disturbano troppi interessi costituiti e tutti si attaccano disperatamente al passato. Per prudenza Berlinguer doveva preoccuparsi di più di garantire i docenti della scuola media, prevedendo il mantenimento del ruolo, del prestigio ecc. magari ingannandoli, come sanno fare i governi furbi, con la prospettiva di essere i professionisti attuatori della riforma.

Bloccata la riforma Berlinguer, con la vittoria della destra, adesso il rischio che si rimanga ancora per qualche decennio alla riforma Gentile ritorna. O peggio che si proceda a una riforma confusa e solo di facciata che, pagando il prezzo del cedimento ai vari corporativismi che paralizzano la scuola, come del resto la società italiana, finisca per fare una riforma gattopardesca che non cambia assolutamente niente, o quel po’ che cambia lo cambia in peggio. Alla faccia della specializzazione, che è sempre stata un cavallo di battaglia della destra, la proposta Moratti riduce di un anno la scuola superiore, invece che quella di base. Rafforza la divisione già a 14 anni tra i paria (di solito provenienti dai ceti popolari) indirizzati alla scuola professionale e quindi al lavoro e i figli dei 2/3 benestanti che vanno ai licei. E invece di potenziare il pluralismo e l’autonomia progettuale nella scuola pubblica, ben oltre le scartoffie del PEI e del POF, ricorre alla scorciatoia del buono scuola che ci può portare alle scuole di confessione cattolica, musulmana, padana ecc.

Mentre questa situazione di incertezza dà alimento alle componenti dell’opposizione più ostili a qualsiasi forma di innovazione, che non sia demagogico-assemblearistico-egualitaria.

Ci auguriamo di sbagliarci, e di vedere gli stati generali della scuola produrre qualcosa di buono, ma siamo resi scettici da troppi tentativi di riforma della scuola superiore andati in fumo.

E i problemi veri intanto marciscono. Si continua ad avere scuole medie e superiori in cui si proibisce ai ragazzi di fare Lingua Inglese (altro che liberismo cara Moratti!). Ci con insegnanti che di informatica sono liberi di saperne meno non solo degli alunni ma anche dei bidelli! Alla faccia dei programmi elettorali.

                                                                                    T.G.


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Le soluzioni al mobbing                                                                                            vai al sommario

A cura di Rosy Calamita, responsabile mobbing del M.C.

 

Fino ad ora la nostra analisi si è dedicata al Mobbing ed ai suoi vari aspetti; non abbiamo però detto nulla sulle possibili soluzioni di questo fenomeno. Esistono rimedi al Mobbing, oppure ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non possiamo fermare con nessun mezzo? Siamo forse davanti ad una situazione come quella dell'Aids, che non possiamo combattere se non con la prevenzione? In effetti cercare di prevenirlo sembra proprio il mezzo più efficace per evitarlo.

Per quanto riguarda le soluzioni al problema esistente, la ricerca straniera ha raggiunto già alcuni ragguardevoli risultati. Le vie d'uscita però sono necessariamente condizionate dal contesto culturale in cui devono essere applicate, per cui diventa fondamentale in fatto di soluzione un esame approfondito della situazione italiana. Cruciale per la lotta al Mobbing risulta ugualmente anche la conoscenza del problema da parte della vittima stessa, ma anche dal suo datore di lavoro o dei colleghi, oltre che, in ultima analisi di tutta la società. Tutti dobbiamo essere veramente interessati a fermare il Mobbing, altrimenti esso continuerà a causare danni irreparabili alla vittima, all'azienda, alla società intera. Per combattere qualcosa, dobbiamo prima imparare a conoscerlo.

Sono convinta che un ottimo punto di partenza per l'intervento sul Mobbing consista in un profondo lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica a tutti i livelli, un'opera formativa, quindi, che dovrebbe focalizzarsi prima di tutto sul posto di lavoro, ma non trascurare le scuole e l'assistenza pubblica. La formazione consiste nel rendere consapevoli le persone del fenomeno, in modo che queste sappiano riconoscerlo nel caso in cui comincino a provarne l'esperienza. Come sappiamo, la paura di un fenomeno ed i danni che gli sono connessi, si riducono enormemente quando si conosce ciò che si affronta: come dimostrano le ricerche effettuate all'estero, le aziende che hanno formato i loro dipendenti e collaboratori attraverso seminari sul Mobbing hanno ottenuto un enorme vantaggio in termini di soddisfazione sul lavoro e riduzione di costi aggiuntivi riguardo al personale.

Una diffusa conoscenza del problema risulta poi cruciale anche per la vittima stessa del Mobbing. Nell'attuale situazione infatti il mobbizzato percepisce un crescente malessere e tende a cercare una soluzione presso le strutture di assistenza finora conosciute. Esse però non sono necessariamente preparate ad intervenire sul Mobbing, per cui difficilmente riescono ad individuare le reali cause del problemi dell'individuo. I medici e gli psicologi non lavorano in un ufficio e così sono abbastanza lontani dall'atmosfera di un posto di lavoro che non assomiglia al loro, non possono conoscere direttamente le condizioni in cui si lavora negli uffici o nei reparti produttivi.

Cosi, senza con questo voler in nessun caso gettare discredito sulla categoria, per un medico è difficile capire cosa sia il Mobbing e cosa esso implichi. Egli cercherà una spiegazione razionale al fenomeno, come se si trattasse di una normale malattia. Nei casi di Mobbing però non troverà mai una spiegazione capace di soddisfare il suo istinto di scienziato naturalistico. Un medico ha bisogno di contesti chiari, scientificamente dimostrabili per fare una diagnosi. Molti medici non riconoscono ancora lo stress come causa di malattia e quelli che lo riconoscono comunque non hanno la cura da prescrivere. Allo stesso modo, non c'è una medicina che inibisca nella vittima i sintomi del Mobbing per cui, chiaramente, davanti a queste situazioni il medico, anche se molto qualificato, si trova a disagio.

Gli psicologi sono in un'altra situazione: sicuramente sono più abituati ad avere a che fare con sintomi soggettivi e opinabili. Purtroppo per la maggioranza di loro (e soprattutto per quelli italiani) il Mobbing è ancora sconosciuto, per cui non sono preparati ad affrontare un paziente mobbizzato. Il Mobbing infatti non fa (ancora) parte degli studi e delle discipline universitarie psicologiche. Le ricerche all'estero ed in Italia hanno dimostrato che la maggioranza degli psicologi hanno finora cercato di combattere i sintomi del Mobbing con i metodi tradizionali con cui si affrontano i casi di stress e di depressione: si cerca di solito di paragonare la situazione attuale del paziente con altre situazioni nella sua vita. Se egli si sente perseguitato e mobbizzato dai colleghi, allora si conclude si solito che soffre di una qualche forma di paranoia. Si trova forse nella sua storia una relazione disturbata con i genitori: ecco la causa delle sue difficoltà interpersonali, e così via. Purtroppo si fa spesso ricadere la colpa sulla vittima stessa, cosa che aggrava sensibilmente la sua situazione: si sentirà comprensibilmente ancora più isolata - lo dice anche lo psicologo o il medico - e quindi perderà sempre di più qualsiasi fiducia verso il suo ambiente. Può verificarsi una situazione molto pericolosa per la vittima, determinata da un'azione esterna condotta da chi interviene sui sintomi apparenti: un circolo vizioso la cui origine sarebbe la diagnosi errata di colui o coloro che ascoltano la testimonianza della vittima stessa.

I danni potrebbero essere immediatamente limitati se un'azienda preparata da affrontare il Mobbing collaborasse fin da questa fase con un esperto del fenomeno per mediare il conflitto e portarlo ad una soluzione. Tramite la consulenza di un esperto è possibile sedare il conflitto attraverso un incontro generale con gli attori. All'esperto si deve anche attribuire il compito di condurre la mediazione tra i mobber, le vittime, i colleghi, il rappresentante dell'Amministrazione ed i quadri direttivi. La mediazione copre il ruolo di formare la coscienza degli attori rispetto alla presenza del fenomeno Mobbing all'interno dell'azienda; inoltre ha il compito di cercare una soluzione adeguata per la vittima, ma questa operazione deve essere compiuta in sintonia perfetta con i / il mobber e l'amministrazione con i quadri direttivi, infatti per realizzare una concreta integrazione tutti gli attori devono essere presenti al processo di consapevolezza realizzato dalla suddetta mediazione.

Da "Il Mobbing" di Harald Ege.


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Per sopperire alla carenza di infermieri

Le aziende potranno richiamare in servizio chi è andato in pensione

 

di Ivano Manzato

 

Abbiamo segnalato già due anni fa su “Diritti e Solidarietà” l’avvicinarsi di una “emergenza infermieri” che si sta puntualmente verificando, per l’insipienza di chi non ha provveduto a realizzare corsi decentrati di preparazione e ha mantenuto gli stipendi a livelli poco appetibili.

Ora per tamponare una situazione che in qualche regione può diventare esplosiva il governo ha emanato un decreto legge, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 ottobre 2001. Tale decreto prevede che in caso di accertata impossibilità a coprire i posti di infermiere e di tecnico sanitario di radiologia medica mediante concorso, le Asl e le aziende ospedaliere, previa autorizzazione delle Regioni (comunque entro il 31 dicembre 2003), potranno richiamare in servizio chi è andato volontariamente in pensione e autorizzare prestazioni aggiuntive ai dipendenti. Secondo il decreto, inoltre, Asl e aziende ospedaliere potranno remunerare prestazioni libero-professionali aggiuntive rispetto a quelle proprie del rapporto di dipendenza: un infermiere, cioè, potrà, terminate le proprie ore stabilite dal contratto di dipendenza con la struttura pubblica, effettuare altre ore di servizio nella stessa struttura, che gli verranno riconosciute come prestazioni proprie della libera professione. Viene anche stabilito che i diplomi conseguiti dagli infermieri, già regolarmente iscritti all'Albo Professionale IPASVI, sono validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica in Scienze Infermieristiche, ai master e agli altri corsi di formazione attivati dalle università. E’ istituita la figura dell'operatore professionale dell'area socio-sanitaria, che potrà essere formato con corsi organizzati e finanziati a cura delle Regioni. Il decreto-legge è pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 263 del 12 novembre 2001.

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Preparazione e distribuzione degli emoderivati                                                                                       vai al sommario

Sangue infetto, il ministero è responsabile

(Trib. Roma 4-15.6.2001)

 

La sentenza affronta la questione dei danni causati a soggetti emofiliaci - o, comunque, obbligati per altre patologie all'utilizzo di sangue e/o suoi derivati – dall’omessa vigilanza del Ministero della Sanità in ordine all'attività di preparazione e distribuzione di questi prodotti. Il Tribunale, all'esito dell'istruttoria processuale, ha ritenuto, tra l'altro, che: il diritto al risarcimento dei danni invocati dagli attori non è prescritto in quanto il termine decennale - trattandosi di fatti penalmente rilevanti - per proporre la relativa azione non decorre dagli anni '80, epoca in cui risalgono i fatti contestati, bensì dalla data in cui (1992) gli interessati hanno avuto la consapevolezza dell'esistenza e della gravità del danno; al dovere di vigilanza - ampiamente previsto in tutta una serie di fonti normative elencate - corrisponde un dovere di diligenza che avrebbe dovuto imporre azioni positive del Ministero volte a scongiurare o attenuare i pericoli denunciati e che in quanto non soddisfatto costituisce, quale fatto colposo, la fonte della responsabilità del Ministero stesso; la responsabilità del Ministero sussiste non solo per i virus contratti dopo gli anni 1978, 1985 e 1989 - data in cui sono stati, rispettivamente, approntati i test medici di rilevazione dei virus epatite B, HIV e epatite C - ma anche per quelli contratti in epoca anteriore poiché, come si evince dalla analitica disamina operata in sentenza, anche prima di allora la scienza medica aveva raggiunto conoscenze che avrebbero dovuto indurre il Ministero ad attivarsi per il controllo e la vigilanza sulla sicurezza del sangue e suoi derivati. Una volta accertata la responsabilità dei danni sofferti dagli attori ed eredi di quanti nel corso degli anni sono venuti a mancare, la sentenza demanda a un separato giudizio la determinazione concreta della relativa monetizzazione. La sentenza, come tutte quelle emesse da un Tribunale di 1° grado è suscettibile di impugnazione dinanzi le corti superiori in conformità ai principi del vigente sistema processuale. 

                                                                                    Giorgio Righetti

 

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Il Centro per i diritti del malato e per il diritto alla salute di Este (PD) si rivolge al Ministro della salute e ai responsabili della ASL 17

Visite, a pagamento subito, altrimenti attese di mesi

Eterno problema  che colpisce soprattutto i malati vecchi e poveri – per i medici contano solo i soldi e non le persone?

Questo Centro sta ricevendo da tempo parecchie lamentele e proteste da parte di cittadini adulti, anziani di ambo i sessi, che non riescono (senza pagare la visita ogni volta) ad essere seguiti dai medici specialisti, che operano in un certo nosocomio, che hanno formulato una diagnosi e con i quali hanno avviato una cura e instaurato un rapporto di fiducia, specie se si tratta di malattia cronica, o di lunga terapia.

Si prenota la visita di controllo, magari concordata col medico stesso, e quando si va in ambulatorio ci si trova di fronte un altro specialista, che non sa niente dei precedenti clinici e psicologici del malato, che non lo ha mai visto, per cui ha bisogno di sentirsi raccontare l’anamnesi e conoscere la terapia avviata dal collega. Non sempre le certificazioni ci sono e sono sufficienti.

Per avere il controllo dello stesso specialista che ha formulato la diagnosi e che ha prescritto la cura occorre ogni volta prenotare una visita a pagamento che si può avere nell’arco di due-tre giorni ( e non di mesi come quando si prenota senza pagare la visita). In sostanza, se si pagano le visite si è seguiti dallo stesso specialista, altrimenti bisogna accontentarsi di qualunque altro medico del reparto.

I problemi che insorgono con questa organizzazione sono fondamentalmente due: uno di natura economico-finanziaria, perché pochi, specie se vecchi, hanno la possibilità di pagare tutte le visite specialistiche di cui hanno bisogno; l’altro di natura etico-psicologica, perché ogni volta che si ha bisogno di visite specialistiche si è costretti a raccontare al medico nuovo, mai visto prima, la propria anamnesi, la propria situazione attuale, la diagnosi, la cura ed altro. Qui si inserisce il problema del rapporto di “fiducia” medico-paziente, che è molto importante per un malato che vuol guarire o comunque trovarsi a proprio agio nell’incontro col medico curante di cui ha fiducia.

Per risolvere questo annoso e complesso problema occorre che l’organizzazione sanitaria sia tale da consentire che uno specialista che cura ambulatoriamente un paziente lo possa rivedere quando necessario, magari con la periodicità da lui stesso stabilita, per i controlli che ritiene necessari senza che il malato debba pagare ogni volta la visita.

Da quel che viene riportato a questo Centro sembra che i medici specialisti non facciano altro che visitare pazienti a pagamento. E il loro servizio pubblico, per il quale percepiscono lo stipendio, quando e dove lo esplicano? In reparto dove gli stessi degenti dicono che i medici si vedono soltanto per qualche mezz’ora e non tutti i giorni?

Di fronte alla proposta di modificare l’organizzazione esistente i medici specialisti si ribellano perché asseriscono di essere tutti uguali, per cui uno vale l’altro (il che non è vero), e perché ovviamente verrebbe a mancare il guadagno che con l’organizzazione attuale realizzano (questo sì che è vero).

Stanto così le cose i cittadini che si lamentano pensano che dal punto di vista dei medici non sia il malato con i suoi problemi, la sua ansia, la sua sofferenza al centro dell’attenzione, ma le occasioni di guadagno extrastipendiale. Non sarà così per tutti gli specialisti, ma è un fatto che se si vuole essere visitati attentamente e scrupolosamente occorre pagare. A questo proposito sono molti gli episodi riportati qui dagli scontenti e dai demoralizzati, abbattuti psicologicamente da un’organizzazione che anziché contribuire a tranquillizzarli li angoscia, li deprime, li costringe a una rassegnazione discriminante che fa tanto male in tutti i sensi.

Questo Centro si fa interprete di una situazione che contrasta con tutte le assicurazioni politiche che si sentono ai vari livelli e vorrebbe tanto sperare che questo problema fosse seriamente studiato dalle autorità competenti e risolto in favore di quelli che la vita non favorisce.”

                                                                        Il Presidente,  dr. Mario Rossin


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Il Movimento dei Cittadini partecipa al

Progetto Europeo di Ricerca nell’ambito del “Programma sullo Sviluppo Sostenibile”

  Insieme alla CYBION S.R.L, alla RTC NORTH LTD, alla FUNDACION UNIVERSIDADE DE A CORUNA (FUAC), alla HILL AND KNOWLTON EEST (H&K), all’ASPEN INSTITUTE ITALIA, alla WALUERUROPE SRL, il MOVIMENTO DEI CITTADINI, partecipa al Progetto P.U.S.H. (Public Awareness on Sustainable High-tecnologies).

Tale progetto mira a promuovere un dialogo tra Scienza e Società. E’ noto infatti come ci sia un grande dibattito sull’incertezza dei futuri effetti delle scoperte scientifiche. Ciò è tanto più vero nell’ambito dell’ingegneria genetica e della sicurezza dei cibi geneticamente modificati.

Il progetto P.U.S.H. intende produrre una maggiore consapevolezza e conoscenza sull’impatto della tecnologia sui cittadini.

La fiducia dei cittadini nella scienza è legata infatti non solo ai rischi connessi alle nuove scoperte o alla mancanza di provvedimenti legislativi e politici adeguati, ma anche alle modalità con cui i cittadini sono informati e coinvolti nei processi decisionali.

Il Movimento dei Cittadini, proprio per la sua specificità di movimento di base, avrà il compito nell’ambito della ricerca di promuovere il dibattito fra i cittadini sul problema dell’impatto che hanno le innovazioni che provengono dalle nuove tecnologie.

 

Sanità                                                           vai al sommario

Per collaborare on line

www.sanità.it Elenco dei farmaci generici
www.aging.it
Invecchiamento
http://aging200.interfree.it
Informazioni sull’invecchiamento con risposte gratuite
www.semplicemente.it
(alla voce “Il pane e le rose”) spazio dedicato al mondo del volontariato
www.abio.org
Assistenza volontaria ai bambini in ospedale
www.pnig.it
Linee guida per medici, amministratori e cittadini
info@superabile.it
Informazioni su leggi, agevolazioni, per i diversamente abili
agc.cpn@tiscalinet.it
Cure palliative
www.cellachia Associazione italiana cellachia
www.unbambino.it
Un sito per le coppie infertili
www.alcolombardia.org
Contro l’alcolismo
www.assobiomedica.it
Catalogo dei prodotti diagnostici
www.dronet.org
Portale Internet sulla tossicodipendenza finanziato dal Ministero della Salute e realizzato dalla Regione Veneto attraverso l’Asl 20 di Verona
www.dica33.it
Dizionario della salute
http://www.angoi.it
Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani
http://www.cardiocare.it Catalogo delle riviste mediche, delle associazioni, congressi, linee guida in cardiologia dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri
http://www.anmco.it
Medici cardiologi ospedalieri
www.trombosi.org
Associazione lotta alla trombosi
www.worldweb.org
Navigazione in Internet per non vedenti
www.progettoitaca.org
Depressione
www.ciaoweb.net/solidare
Malattie croniche
www.asalaser.com
Laser e magnetoterapia
www.siia.it
Ipertensione
www.atrosi.it
Artrosi
www.niams.nih.gov/
Reumatismi
www.aicepadova.org
Epilessia
www.uomoedonnainsalute.it
Sessuologia
www.emea.eu.int/ Emea, agenzia europea per la valutazione dei farmaci
www.genetica.soloinrete.it Genetica
www.gravida.org/
Gravidanza
www.gea2000.org/preferiscolaria.htm
Diritti dei non fumatori
www.sameint.it/occhi Per misurare la vista
www.buonnataleclic.com
Trapianti

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