Brevi storie di solidarietà                                                                                                   

LA PROFESSORESSA AGNESE

di Giovanni Lombardi

 

Agnese non sapeva che l'avrei incontrata un giorno d'autunno nella casa di cura Villa Monica.

La vidi silenziosa e attenta, seduta scivoloni in poltrona accanto al letto.

Rispose al mio saluto lentamente e mi pregò di slegarla.

Non compresi.

Poi vidi la cinta di contenimento.

La slegai, ed un sorriso di consapevole complicità apparve sul viso della vecchia signora.

Anche nella più qualificata casa di cura il personale supplisce alla sua mancanza (o mancanze) con presidi oggettivi per l'incolumità dei pazienti.

Secondo loro.

La signora Agnese sorrideva, sapeva la lunga storia che l'aveva portata sino a lì

Per quel mio gesto e per quel suo sorriso divenimmo amici.

Agnese aveva 84 anni,  era professoressa di fisica, era stata allieva di Enrico Fermi e per lunghi anni aveva lavorato nella università.

Aveva una figlia sposata che viveva lontano, in una periferia di lusso e poteva, per questa lontananza (di spazio), vederla, forse, una o due volte al mese.

Agnese aveva una bella casa al centro della città che, con un vitalizio, le permetteva di pagare la retta della casa di cura.

Vita natural durante: facile linguaggio notarile.

Le spettava cioè per la proprietà ceduta quella somma corrispondente alla sua residua permanenza "in vita", in quel luogo dove la incontrai.

"Dietro la poltrona, sul comodino ci sono due fotografie, di chi sono?"- chiesi.

Un altro sorriso illuminò gli occhi sapienti della signora Agnese:"Mia figlia è quella più vicina al mio letto, guardi che è una foto che mi ha portato due mesi fa, l'altra invece è una mia foto con il corpo accademico quando andai in pensione".

Agnese mi descriveva le foto che aveva alle spalle e mi parlava, attraverso queste, della sua vita.

Passata.

Vicino, sedute o a letto altre donne erano sole in quella condizione precaria di dipendenza che solo gli anziani cercano di nascondere con un estremo pudore.

La professoressa Agnese parlava dei suoi studi sui solitoni.

In fisica è un discorso ancora aperto quello sui fluidi e sulle forze e sui ritmi che li determinano, nelle crve delle onde che ripropongono le armonie misteriose dell'universo.

I solitoni;

Ma per me le risonanze erano nelle solitudini di questa signora e nel sorriso che ancora poteva dare in cambio di un piccolo aiuto.

Un aiuto che le aveva permesso di vivere, per qualche tempo, al presente, in armonia con il mondo.

Agnese parlava lentamente, ma parlava e si riapriva all'umanità.

Il suo territorio non era più solo la sua poltrona o la sua memoria, ma si estendeva a questo spazio di vita in più che ci davamo: un tempo reale per la sua vita.

Presente?