diritti  e  solidarietà
                                       DeS telematico

ORGANO UFFICIALE

N* 6

La profe. Agnese

PER CARITA', NON VOLERMI BENE !
A proposito degli equivoci sulla "SOLIDARIETA'"

di Antonio Giolo

Tanti oggi parlano di Solidarietà, quasi tutti. Dalla DC a Rifondazione comunista, lasciando fuori solo la Lega Nord o l'Msi (aggiungiamo noi), mentre essa è ormai una parola vuota, consumata, scrive su 'Il Mulino'  E. Borelli (1). E in effetti la bibliografia su questa parola è sterminata. E' una parola pericolosa, secondo S. Ricossa che ha scritto appunto un libro di 12 epistole su "I pericoli della solidarietà", presso l'editore Rizzoli. Un testo spassoso e provocatorio quest'ultimo. Può bastare qualche citazione che a sua volta è spesso citazione di altri autori, perché Ricossa ha fatto un collage di affermazioni antisolidaristiche; una raccolta certo incompleta: nella letteratura e nella filosofia si può trovare dell'altro, basti pensare a Nietszche e a quanti hanno descritto il mescolarsi inestricabile di solidarietà ed egoismo, di virtù e vizi. Secondo il Pareto: "Bisogna notare che quando ci si dichiara solidale con altri, è generalmente per prendergli qualcosa, e ben raramente, ossia mai, per dargliela".

Per Ricossa "L'assistenza limitata ai bisognosi che dimostrino di esserlo è, secondo gli stessi solidaristi, "uno scambio di denaro pubblico contro una umiliazione personale" (Hilary Rose), una fonte di spesso inutili e sempre liberticidi controlli polizieschi per escludere gli abusivi". "Dunque: a) è già difficile conoscere il proprio bene; b) è difficilissimo conoscere il bene altrui; c) è quasi impossibile realizzarlo, pur conoscendolo". E ancora: "I solidaristi sguazzano nelle buone intenzioni e gli uomini del sindacato sono solidaristi senza rimorsi, con poche eccezioni".  Milton Friedman ha proposto un ennesimo emendamento alla costituzione americana: "Chiunque è libero di fare del bene, ma a sue spese"

Ricossa,  a proposito di fratellanza, scrive: "Solidaristi, piantatela con la fratellanza. Io non arrivo a concludere che l'unico fratello buono (oltre al mai esistito) è quello morto, se lo ricattate è meglio un fratello vivo...Raccomando tuttavia al primogenito di essere una peste coi genitori, diventerà meno probabile la nascita di un secondogenito".             segue

editoriale
I costi della sanità
esperienze di solidarietà
Sangue infetto
Lavoro e handicap
 Cristiano Sociali
SIP, quanto ci ami?

PERCHE' NON POSSIAMO ESSERE NEUTRALI 

Come possiamo limitarci a difendere i diritti del malato quando è in questione lo stesso stato di diritto, la stessa nazione Italia? E' giusto, infatti, continuare e perfezionare la nostra capacità di intervento sui microdiritti, ma non possiamo chiudere gli occhi sullo smantellamento dei macrodiritti. L'abbiamo fatto e lo facciamo nel Referendum Sanità, contro la controriforma sanitaria, anche nella versione Garavaglia, ma lo dobbiamo fare pure nel contesto più generale della nostra società. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a uno scontro aperto nel quale, in una situazione in rapido mutamento, si vanno a definire i nuovi assetti politici che avranno una precisa influenza sugli assetti sociali. Non possiamo stare alla finestra, aspettando di vedere chi vince. Ecco perchè anche noi, come mons. Pasini, poniamo l'esigenza di "un'alleanza nuova tra forze di volontariato e le altre forze sociali e politiche che hanno veramente a cuore le sorti della persona umana" (1), pur ribadendo con forza che non intendiamo essere cinghia di trasmissione di nessuno.                     segue

Per l'ospedale di Adria

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Noi non concepiamo infatti la lotta per i diritti come retorica petulante per riverniciare ideologie fallite o come rosario di rivendicazioni frustranti. Il nostro riferimento  ai diritti fondamentali e concreti. Mentre il governo taglia in settori vitali come la scuola ed emergono gli scandali odiosi della sanità e la disoccupazione cresce in modo preoccupante, il nostro dovere è di saper distinguere e scegliere chi interpreta le istanze dei cittadini e chi li prende in giro o non li prende neppure in considerazione. La situazione dell'Italia è una situazione aperta a soluzioni diverse. I vecchi partiti e i politici corrotti non vogliono lasciare la scena, tramano di giorno e di notte per ritornare a galla e salvarsi. Una nuova legge elettorale incompiuta rischia di spaccare l'Italia in polarità geografiche invece che in aggregazioni alternative sul piano programmatico. Aggregazioni nuove ancora nebulose non offrono prospettive convincenti. Vecchi fantasmi del passato ritornano in scena. I cittadini sempre più nauseati e disorientati. Le rivolte sociali sommate a quelle fiscali fanno traballare un'economia su cui grava l'ipoteca di un debito pubblico di due milioni di miliardi. Solo in questi fattori, senza citare mafia-trame-servizi segreti-esercito, c'è quanto basta per capire che siamo in mezzo al guado, in mezzo a un pantano, da cui dobbiamo uscire. La ricetta per qui sembra che non ce l'abbia proprio nessuno.Ci vuole perciò uno sforzo convergente. Anche noi che siamo impegnati nel quotidiano ad affermare uno stato dei diritti e della solidarietà, dobbiamo essere disponibili a collaborare come singoli, ma anche come gruppo, con le forze che dimostrano di aver tagliato radicalmente i ponti col vecchio e di essere fedeli ai valori di progresso e di equità sociale. Impegnati a trovare ci˜ che unisce e può unire una aggregazione di forze del cambiamento, oltre gli schieramenti del passato.Sono molti quelli che vogliono farci restare nel pantano. In primo luogo chi ha lucrato lingotti d'oro sulla corruzione. Ma anche chi, badando alla propria bandiera, all'interesse di parte invece che all'interesse generale, non è disponibile ad ampie aggregazioni realmente democratiche, o chi alza nuovi steccati in nome di nuovi fattori K. Noi siamo o vogliamo essere con il popolo dell'alternativa, una alternativa democratica. Una alternativa che non si improvvisa, che richiede una concezione alta, aperta, grande della politica, in cui ci sia spazio per laici e cattolici, per forze organizzate e per piccoli gruppi, ognuno rispettato nella sua identità in un programma che stabilisca alcune priorità indispensabili per uscire dalla crisi economica e morale. Un programma a cui anche noi possiamo fornire un importante contributo, scendendo in campo senza paura quando è necessario. Non si tratta di mettere insieme etichette o di inventare marchingegni, le componenti ci sono già, basta saperne cogliere le istanze e saperne interpretare le aspirazioni, i valori, gli obiettivi, facendo i conti anche col nuovo tema del federalismo. I cento anni di storia unitaria non hanno cancellato le diversità di storia, di economia, di sensibilità, di costume. Con questa diversità bisogna fare i conti, per evitare che altri la utilizzi per farci ripiombare in pieno medioevo, come nella vicina Bosnia. Le differenze - non solo in Italia - se riconosciute e valorizzate non sono un elemento di debolezza ma una grande risorsa. Chi pensa il contrario è inconsapevolmente o meno, succube del mito di un modello unico e "superiore" di umanità e società. Con questi noi non abbiamo molto da spartire. Ecco perchè per noi diritti e solidarietà non sono solo due parole, ma due discriminanti concrete, su cui misurare i nostri interlocutori, oltre le promesse elettorali, nelle misure concrete inserite nei loro programmi e messe in atto all'interno delle istituzioni.

1) GIUSEPPE PASINI nella presentazione al libro di O. ARZUFFI, Emarginazione 1-2- Guida pratica ai problemi, alle istituzioni, alla legislazione, ed. Piemme.


Da Mendeville: "Un avaro ricco ed egoista, che volesse ricevere gli interessi del suo denaro anche dopo la morte, non dovrebbe far altro che derubare i suoi parenti e lasciare la sua fortuna a qualche famosa università."  "Sarei pronto a gloriare la fortezza e il disprezzo delle ricchezze come Seneca, e scriverei in difesa della povertà il doppio di quello che lui ha scritto, per un decimo delle sue proprietà".

Da Mark Twain :"Se raccogli un cane affamato e lo fai satollo, questi non ti morderà. Ecco qual è la principale differenza tra un cane e l'uomo". In una telenovela: "Lascia che ti aiuti" " No, l'ultimo che me l'ha detto voleva farmi una lobotomia". 

 

Solidarietà: una parola da buttare?

Queste espressioni sono un bel pugno nello stomaco per noi che la "solidarietà" l'abbiamo messa addirittura nel nome della nostra rivista. Ma siamo noi i primi a denunciare chi si riempie la bocca di solidarietà, di una solidarietà pietistica e generica, per lasciare tutto com'è o per fregare il prossimo, usandolo come sgabello per la propria carriera, preoccupati più che di risolvere i problemi concreti, di far vincere le proprie  posizioni, magari esasperando ad arte le situazioni. Non a caso l'abbiamo associata alla parola diritti per parare il colpo ed evitare i malintesi.

Diciamo di più, forse a qualcuno può far bene il libro di Ricossa, può aiutare chi ha una concezione pauperistica, piagnona, depressiva della solidarietà, invece di una visione disincantata, vitale, calda, solare, creativa della stessa.

Non ci si può limitare però al testo di Ricossa, perché esso non va oltre alla riproposizione dell'individualismo sofistico e scettico (con l'eccezione del grande Erasmo),consapevole della tragicità ineliminabile della vita, che solo i moti di spirito possono alleviare. Siamo di fronte un concentrato di luoghi comuni contro la solidarietà da sempre ampiamente usati da molti "sistemati" per proteggere i propri comodi e la propria coscienza. Non sono certo nuove le affermazioni che "bisogna amare se stessi, perché anche il Vangelo dice di amare gli altri come se stessi", oppure "I nostri solidaristi sono pregati di lasciare in pace il Terzo Mondo, fintanto che il Terzo Mondo lascia in pace noi", perché l'aiuto non serve a nulla, distorce la loro economia e poi loro stanno bene così. Quasi che la fame e le malattie fossero una grande goduria. Condannando giustamente gli eccessi verbosi e moralistici dei solidaristi da strapazzo, Ricossa ci ripropone le solite autodifese di chi ai bisogni altrui oppone un muro di indifferenza e di individualismo.

Il discorso si fa più complesso poi se scendiamo sul piano sociale e politico, perché alla base delle lettere di Ricossa sta un rigoroso liberismo e un radicale anticomunismo e anche questi discorsi ce li sentiamo ogni giorno decantare. E chi non condivide oggi la satira contro l'assistenzialismo, il clientelismo, la costosa burocratizzazione dei servizi, le solidarietà di clan che hanno prodotto mafie e tangenti? Però, ci si può affidare solo alla Mano occulta di Smith o serve l'intervento dello Stato non solo per fissare le regole del gioco economico, ma anche per compensare le diverse opportunità che non derivano da merito ma da malattie, età, condizionamenti ambientali negativi?

D'altra parte chi lavora realmente nell'ambito della solidarietà molti rischi li conosce già, come pure le difficoltà, gli equivoci, l'eterogenesi dei fini; ed è per questo che è disposto ad accogliere le critiche, a cambiare, se necessario, strumenti e metodi, se si accorge che la propria azione non aiuta chi è nel bisogno a risollevarsi ma anzi rafforza l'emarginazione. Come pure conosce i limiti della propria iniziativa e la difficoltà di raggiungere lo scopo stabilito, si tratti degli aiuti al Terzo mondo, o al vicino di casa.

Più utile sul piano sociale ci sembrano le proposte di Berselli, peraltro non meno tenero di Ricossa con i solidaristi (che parlano di solidarietà sdraiati sulla propria barca a Capalbio, mentre esigono che "Loro, i disgraziati, altrimenti definiti con degna magnanimità "i più deboli", facciano però il piacere di non disturbare")quando afferma che la "solidarietà, così come la sua negazione , è un tema essenzialmente politico". O quando richiama l'esigenza di conciliare la solidarietà con le "compatibilità" economiche e di fondarla sulla "responsabilità". O evidenzia "il nucleo di reale drammaticità che è intrinseco alla vita sociale, incluso naturalmente l'aspetto economico". 

Si può condividere "l'obbligo a non usare, se non in casi estremi e con estremo pudore, la parola solidarietà" e anche la frase :"Ciò che serve, è la disponibilità a specificare con quali strumenti, e in vista di quali obiettivi.. si intende agire politicamente per approssimare l'equilibrio sociale che si dichiara di volere".

 Perché l'esperienza insegna che è "opportuno ricorrere a una gamma di interventi differenziati" (Berselli). Sta scritto anche nella Carta di intenti del CO.DI.CI.

Al dunque però, in molti casi i dubbi sono pochi, perché chi ha fame, freddo,  ha bisogno di cure, o sta annegando non bada tanto se chi lo aiuta è lo Stato o il Volontariato, se lo fa per mettersi in mostra o per disinteressato altruismo. Nella solidarietà contano i risultati non l'accademia. Anche se non ci si potrà liberare mai dagli sprovveduti che vogliono far attraversare la strada alle vecchiette a tutti i costi.  Però oltre ai pericoli della solidarietà citati dagli autori, andrebbero citati altri pericoli, come quelli dei ragazzi volontari che hanno perso la vita in Bosnia.

E se si vuole approfondire il discorso, si può sviluppare il tema della solidarietà non come semplice altruismo volontaristico, ma come struttura originaria dell'essere, come ha fatto, fra gli altri, Levinas,(2) parlando del "volto dell'altro" come apertura alla trascendenza e all'Infinito". Ma è un altro discorso, forse il modo per andare oltre la contrapposizione stantia fra solidaristi e antisolidaristi, per una nuova fondazione  ontologica delle relazioni fra gli uomini.

1) E. BERSELLI, Gli esorcismi della solidarietà, Il Mulino n. 5/1993, pp. 867-878.

2) E. LEVINAS, Totalità e Infinito, Milano 1990.