SIP: QUANTO CI AMI?

Un rappresentante del CO.DI.CI. nel Comitato consultivo nel Ministero PT

di Vito Nicola De Russis

 

Viviamo in un Paese dove molti sono i bisogni insoddisfatti e molti sono i diritti calpestati, insabbiati, dimenticati.

Anche la Carta Costituzionale è 'disattesa': nella prima parte, principi fondamentali, si stabilisce che "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto l'eguaglianza  e la libertà dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". 

La Repubblica si è dimenticata di questo suo compito, per cui o l'esigenza è rimasta disattesa o è stata assunta da singole persone e da libere associazioni.

Per questo è giusto che il CO.DI.CI. impieghi le proprie forze ed energie a 360 gradi; perché siamo convinti che non può essere considerata azione dispersiva, se si individuano e si utilizzano specifiche potenzialità già esistenti nella organizzazione.

Ecco perché il CO.DI.CI. ha cominciato ad operare nel settore delle telecomunicazioni, in particolare nella telefonia di base, quella che coinvolge 24 milioni di abbonati, che diventano 32 milioni, se si considerano gli utenti dei telefoni pubblici)

Il regime di monopolio gestito dalla SIP è riuscito sempre a far passare leggi, regolamenti e tariffe che sanciscono solo i doveri e i sacrifici degli utenti e si dimenticano di sancire i diritti dei cittadini utenti.

Un rappresentante del CO.DI.CI. è entrato nel "Comitato Consultivo di utenti e consumatori" presso il Ministero delle Poste e Telefoni. Il CO.DI.CI. è presente inoltre in un Comitato del Ministero delle Finanze che sta lavorando per snellire la normativa dei modelli di denuncia fiscale.

Il Comitato  Consultivo presso il Ministero P.T. ha iniziato la propria attività stabilendo di "rivedere" il Regolamento di servizio (che si trova pubblicato nelle pagine 40 e 41 dell'elenco telefonico) e rimuovendo qualche ostacolo posto al riconoscimento dei diritti degli utenti. Ma il Regolamento telefonico è figlio del fascismo e della tecnologia del 1907; ha dominato 58 anni passando indenne attraverso i grandi cambiamenti della vita politica.

Un tale Regolamento non può essere sostituito da un Regolamento "fotocopia", con qualche ritocco peggiorativo per gli utenti. Invece nel 1988 è avvenuto proprio questo: è entrato in vigore il nuovo Regolamento fotocopia di quello del 1930.

E' stato impugnato presso il TAR del Lazio da alcune associazioni di consumatori e utenti. Il TAR ha riconosciuto legittime le motivazioni e ha annullato molta parte del Regolamento. SIP e Ministero P.T. hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato, che però ha confermato l'annullamento di parte del Regolamento, che perciò va riscritto.

In questo lavoro di riscrittura , con l'inserimento dei diritti degli abbonati, il CO.DI.CI. collabora con altre associazioni: AUSTEL, CODACONS, Federconsumatori, Lilliput ed FLMU Sez. TLC).

Ecco alcuni diritti richiesti:

- diritto ad avere una pubblica autorità forte, determinata ed autonoma (anche economicamente), capace di mettere in soggezione  SIP, Ministero e quanti altri intendono conservare l'egemonia e la discriminazione fin qui attuata;

- diritto alla trasparenza e alla informazione sui costi e ricavi della SIP per essere in grado di intervenire sulle tariffe telefoniche;

- diritto di accesso alla documentazione inerente impianti, traslochi, riparazioni, guasti, verifiche a seguito reclami, per impedire "sorpassi" e clientelismo;

- diritto agli interessi sulle somme depositate presso la SIP e a indennizzi seri e non fittizi con meccanismi di facile liquidazione del danno subito;

- diritto alla uguaglianza e alla certezza del rispetto dei tempi prestabiliti per le diverse operazioni;

- diritto all'anonimato, alla sicurezza dell'intero impianto ed alla segretezza delle comunicazioni;

- diritti degli utenti della Telefonia Pubblica (cabine e telefoni pubblici) quali: trovare una cabina o un TP; essere chiamati ai TP; usare la moneta dello Stato; trovare cabine e TP efficienti (e non guasti ed abbandonati); telefonate brevi; rimborsi immediati in casi di anormalità;

- diritto ad usare la carta di credito della propria banca come succede negli altri paesi europei e non quella della SIP;

- diritto alla revisione, almeno ogni quattro anni, del Regolamento.

Quindi una specie di Carta dei diritti.

Vanno però sancito anche i doveri della SIP e del Ministero, con l'introduzione del principio della responsabilità di chi sbaglia.

Mentre il momento politico può sembrare favorevole (unificazione delle società SIP, Italcable, Sirm e Telespazio, nonché Iritel), va colta l'occasione perché non si perpetuino le solite lobby intoccabili e incontrollabili del passato. Anche in questo campo il CO.DI.CI. cerca di fare la sua parte.