Diritti dei malati anziani

NUOVE TENDENZE NELLA CURA DELLE PERSONE ANZIANE

Numero speciale di Géron sul convegno "Prendersi cura delle persone anziane malate".

 

Sul convegno tenutosi a Roma il 24/93 abbiamo già riferito. Però la pubblicazione degli atti, a cura di Paolo Cozzi Lepri del Comitato Nazionale del CO.DI.CI, ci offre l'occasione per riprendere alcuni interessanti temi emersi nelle diverse relazioni.

Allarmante ma realistico è quanto dice Cozzi Lepri nella introduzione, parlando della assistenza sanitaria inadeguata che viene offerta agli anziani, "Se gli anziani fossero un'etnia si potrebbe dire che anche da noi si assiste ad una sorta di "pulizia etnica" della società. Questa realtà viene crudamente illustrata da Mons. Giovanni Nervo, Presidente della Fondazione Zancan:

"La realtà oggi è questa:

-  gli ospedali rifiutano i non autosufficienti per la riabilitazione anche nella percentuale dell'1 % di posti letto ogni 1000 abitanti prevista dalla legge 595, ridotta poi allo 0,50 e tendono a buttarli fuori;

-  le R.S.A. non esistono ancora;

-  le case di riposo, nella grande maggioranza, non sono in grado di garantire adeguate cure sanitarie;

-  i day-hospital e la ospedalizzazione a domicilio di fatto non esistono se non in poche e piccole unità sperimentali.

La conseguenza è che gli anziani non autosufficienti sono ributtati sulla famiglia o sulla casa di riposo. Uso il termine "ributtati" perché non raramente ciò viene fatto non senza violenza. In questa situazione non è giusto e doveroso affermare il diritto dell'anziano a rimanere in ospedale e il dovere della U.S.L. di pagarne i costi fino a che non si trova una soluzione adatta a garantire il suo diritto alla salute? ...

Il discorso della prevenzione non può non estendersi a tutti gli anziani che grazie a Dio nella stragrande maggioranza sono autosufficienti: su circa 8 milioni di anziani oltre i 65 anni, si calcola che i non autosufficienti non superino i 700.000, meno del 10 %. Non esiste una politica di prevenzione rivolta agli autosufficienti: esistono iniziative locali di solito di carattere assistenzialistico, mentre io ritengo fermamente che il primo diritto dell'anziano autosufficiente è di non essere assistito se non ne ha bisogno e se non lo desidera, cioè di non essere ridotto ad assistito...
La nostra società vive percorsi e atteggiamenti schizofrenici: da una parte facciamo di tutto per allungare la vita delle persone  e con risultati lusinghieri, dall'altra parte guardiamo i vecchi come una disgrazia, come un flagello incombente e siamo presi dalla paura: come affronteremo questa calamità? E' un atteggiamento analogo a quello che abbiamo nei confronti degli immigrati: prima facciamo di tutto per aumentare il nostro benessere, poi quando altri vengono per costruirlo e goderlo insieme con noi ci lasciamo prendere dal panico. I vecchi sono soltanto un problema, una emergenza, un pericolo incombente, o sono anche una risorsa economica, morale, sociale? Forse soltanto quando avremo rovesciato la prospettiva saremo in grado di affrontare in modo adeguato il problema.

Il prof. Fabbris di Torino ha evidenziato gli argomenti a favore della assistenza domiciliare, quali lo sviluppo della telematica. "Praticamente pochissimo oggi come oggi, non può essere trasferito a domicilio"... "Le modalità attraverso le quali si può dare l'impulso all'intervento domiciliare sono molteplici, compresa quella di facilitare in diversi modi, anche con incentivi economici, le famiglie che sono disponibili a sacrificare una parte del loro tempo e della loro energia in funzione della cura a domicilio".

Carlo Hanau, docente di economia sanitaria, ha lamentato la distorsione tipica della sanità, che consiste nel dare ai malati quello che è disponibile, invece che quello di cui hanno bisogno: è il letto di Procuste, per cui chi ha bisogno di un'assistenza domiciliare viene mandato in ospedale, se ci sono posti liberi; il malto che ha bisogno di una residenza sanitaria assistenziale viene mandato in una casa di riposo. Silvano Miniati, segretario nazionale Uilp, ha affermato che "<nel nostro paese, come del resto in tutta Europa, spira un brutto vento. Un vento di restaurazione che aggredisce le conquiste sul piano della Sicurezza Sociale"

Maria Grazia Breda, del CSA di Torino, ha rilevato che "data la gravità della condizione in cui si trovano le persone anziane croniche non autosufficienti, proprio per lenire al massimo le loro sofferenze e garantire loro una vita ancora degna di essere vissuta, maggiori dovrebbero essere gli interventi di cura, di riabilitazione... Non si vuole giungere a quanto definito "accanimento terapeutico", ma neppure si accetta l'abbandono che si continua a perpetrare da anni da parte del settore sanitario di questi malati." "..fin tanto che non sono attivati gli interventi domiciliari, le RSA, l'anziano cronico non autosufficiente ha diritto a restare in ospedale o in una struttura sanitaria equivalente." ".. solo se l'ospedale sarà costretto ad occuparsi di queste persone, sarà possibile sperare in una pressione, anche da parte delle direzioni sanitarie nei confronti degli Assessorati alla Sanità e delle Ussl, perché attivino gli interventi sanitari domiciliari, ambulatoriali, residenziali alternativi, così come sono delineati nel progetto obiettivo "Tutela della salute degli anziani".

Paola Dal Dosso, della Caritas, ha infine ricordato che la stessa famiglia sta cambiando, va riducendosi, per cui è "...importante attivare una rete di solidarietà che va oltre la famiglia, che comprende il discorso del vicinato, del quartiere, della comunità cristiana e attivare delle forme oggettive di solidarietà nei confronti delle famiglie che si devono far carico di una persona anziana". In modo che al famiglia sia un pò sollevata, magari per un week-end, e possa avere dei momenti di libertà e di ricarica. A questo può provvedere anche attraverso l'anno di volontariato dei giovani. Ha concluso, mettendo in evidenza la necessità di essere innovativi, ";;perché, per esempio, avendo attivato molte esperienze nel campo dei minori, nel campo dell'handicap, non attiviamo anche qualche esperienza anche nel campo degli anziani non autosufficienti, perché non si pensa a una casa/famiglia, per esempio, per anziani non autosufficienti e soli?