L'esperienza dei 

DIFENSORI CIVICI SANITARI  IN LOMBARDIA

(Uffici di Pubblica Tutela) in Lombardia, in una indagine regionale.

di Anna Gomiero,
Presidente del Centro dei diritti del Cittadino della Lombardia

 

Premessa: perché la ricerca?

Il Centro dei diritti del cittadino - Regione Lombardia e l'Ufficio di Pubblica Tutela della USSL 67 di Garbagnate Milanese hanno svolto , tra il settembre '92 ed il giugno '93, un'indagine regionale sulla istituzione ed il funzionamento degli Uffici di Pubblica Tutela in Lombardia.

Grazie al sostegno organizzativo della USSL 67, è stato possibile inviare un questionario alle 80 USSL lombarde, che hanno risposto in modo soddisfacente, inviando, oltre alle risposte, materiale come delibere, strumenti informativi, schede di raccolta segnalazioni ecc. In alcuni casi sono stati effettuati incontri con i diretti responsabili degli Uffici di Pubblica Tutela esistenti, che si sono dichiarati disponibili ed interessati a proseguire una collaborazione per il futuro.

Lo scopo dell'indagine era quello di confrontare le esperienze in vista di una corretta ed efficace applicazione delle Leggi Regionali 1/86, 48/88 e 25/90 che istituiscono e regolamentano il funzionamento di tale Ufficio nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali. Sappiamo infatti quante difficoltà e quanti ostacoli esistono nella attuazione delle leggi e soprattutto di quelle che si propongono di tutelare i diritti dei cittadini. Come operatori del settore siamo a conoscenza delle diversità con cui le USSL mettono in atto le disposizioni legislative: spesso l'inerzia burocratica, i pregiudizi ideologici, la scarsa conoscenza delle leggi in oggetto, il mancato rapporto tra gli amministratori delle USSL e tra questi e l associazioni di volontariato operanti nel territorio, rendono difficile e spesso poco efficace la realizzazione di iniziative volte ad umanizzare le strutture sanitarie.
L'esperienza positiva di collaborazione tra volontariato, Centro dei diritti del cittadino ed ufficio di Pubblica Tutela realizzata presso la USSL 67 tra il gennaio '92 ed il settembre '93, ha consentito di creare un UPT come una struttura significativa dal punto di vista istituzionale ed allo stesso tempo aperta agli apporti del volontariato, disponibile ad accogliere e valorizzare l'esperienza dei cittadini impegnati nel sociale. Ciò ha permesso di creare una struttura non burocratica, non ruotante solo su se stessa, in quanto completamente interna al sistema ospedale o USSL, ma realmente presente nel territorio come punto di riferimento per le segnalazioni (tra il marzo '92 ed il maggio '93 ne sono pervenute oltre 500), le risposte, l'elaborazione di interventi volti a modificare situazioni di disagio e di disfunzione rilevate.

L'idea dell'indagine è nata dall'esigenza di trovare strumenti per potenziare il servizio offerto confrontando le esperienze esistenti, utilizzando strumenti di lavoro di provata efficacia, creando una rete di comunicazione.

 

I risultati dell'indagine

Tra il settembre '92 e il Giugno '93 hanno risposto al nostro questionario 57 USSL su 80.

Molte non si sono limitate ad inviare il questionario compilato, ma hanno inviato documenti per individuare le procedure utilizzate per attuare la tutela dei diritti.

Dall'indagine risulta che in 24 USSL, sulle 57 che hanno risposto, è stato istituito l'Ufficio di Pubblica Tutela, ma solo in 21 di queste gli Amministratori hanno provveduto anche alla nomina di un responsabile e quindi alla operatività della struttura.

La qualifica di questi "difensori civici sanitari" nella stragrande maggioranza dei casi (11) è quella di "cittadino esperto in problematiche sociali": ciò significa persona che ha operato nel sociale come volontario, membro di associazioni socio-assistenziali, sindacali, ecc. In altri casi (7) tale esperienza si sovrappone a quella politico-partitica, fatte salve le incompatibilità previste dalla legge 25/90. Solo in due casi abbiamo un magistrato in pensione; alcuni casi isolati parlano di un medico, di un amministratore, di un dottore commercialista, di un pensionato esperto in problematiche sociali.

Non sempre le candidature sono state presentate da associazioni: ci troviamo di fronte a diverse parti proponenti, come partiti, gli stessi interessati alla carica, l'assemblea dell'USSL, l'amministratore straordinario, i sindacati.

Non sempre esiste un legame con l'associazionismo locale, da parte degli UPT esistenti: solo in 7 realtà viene segnalata, accanto a quella dell'UPT, la presenza di associazioni di volontariato per la tutela dei diritti con cui esiste un rapporto di collaborazione. In un caso, quello di Busto Arsizio, l'Amministratore ritiene che il ruolo dell'UPT sia egregiamente svolto dall'Associazione di volontariato CENTRO PER I DIRITTI DEL CITTADINO, che ha una struttura operativa ed un locale in ospedale.

In 6 realtà le USSl hanno provveduto ad istituire, accanto o in sostituzione degli UPT, strutture come uffici raccolta segnalazioni, Uffici Pubbliche Relazioni, Sportelli del cittadino, ecc.

Dal punto di vista delle strutture operative-organizzative, non sono emersi risultati confortanti.

Delle 21 realtà che hanno segnalato la presenza di UPT con un responsabile effettivamente insediato, 13 hanno un locale in ospedale, 6 all'interno della USSL; 17 hanno segnalato il numero telefonico, 6 il numero di fax.

Non tutte le strutture sono funzionanti a pieno ritmo: solo 19 hanno segnalato gli orari di presenza per il pubblico, e spesso si tratta di fasce orarie piuttosto ristrette. Ciò è dovuto al fatto che solo in 17 realtà è stata segnalata la presenza di collaboratori stabili (volontari, operatori amministrativi o dipendenti della USSL, operatori sociali) e in ben poche realtà l'UPT è in grado di mantenere una adeguata e costante informazione al pubblico circa le proprie funzioni attraverso manifesti, volantini, ecc.

Del resto lo stesso numero esiguo di segnalazioni pervenute agli UPT, salvo qualche eccezione, è sicuramente indice di una oggettiva difficoltà, che andrebbe meglio analizzata.

 

Le proposte

In estrema sintesi ci pare di potere avanzare due proposte.

In primo luogo emerge con forza la necessità di istituire, a livello regionale, un Ufficio Documentazione sui Diritti e le procedure di tutela che funga da raccordo e punto di riferimento per le varie strutture operanti.

Ciò anche al fine di valorizzare l'esperienza della Regione Lombardia, una delle poche, se non l'unica, ad avere una legislazione così specifica in materia.

Per iniziativa del Centro dei diritti dei cittadini e del Coordinamento Promozione e Solidarietà, si sta costituendo una Associazione dei volontari degli UPT.

 

I problemi rilevati

Molti sono i problemi segnalati dai vari responsabili UPT:

In primo luogo, le difficoltà nei rapporti con le Amministrazioni delle USSL nel momento della trasmissione e della risoluzione dei casi raccolti. Ma il "cahier de doléances" è piuttosto ampio. I problemi rilevati con maggior forza sono:

- gli scarsi poteri del responsabile UPT;

- la reticenza nel fornire le informazioni richieste;

- la mancanza di chiare procedure e regolamenti da seguire;

- la mancata definizione delle competenze del responsabile dell'UPT rispetto all'ambito di intervento sui servizi (ospedalieri oppure socio-sanitari);

- la mancanza di collaboratori;

- la mancanza di collaborazione da parte dei responsabili dei servizi rispetto alla realizzazione delle istruttorie;

- l'assenza totale, in alcuni casi, di finanziamenti adeguati per attrezzare l'UPT del necessario per operare;

- la mancanza di una sorta di centro di documentazione regionale per attingere idee, strumenti, materiale di lavoro.

 

Le prospettive

A nostro avviso la questione di maggior rilevanza è costituita, al momento attuale, dal fatto che il difficile e lento percorso attuativo delle leggi regionali sui diritti si è incrociato con il mutamento del quadro legislativo nazionale (legge De Lorenzo) e con la conseguente ridefinizione degli ambiti territoriali delle USSL (legge regionale 28 del 15 settembre 1993): tutto ciò rende ancor più difficile il lavoro da svolgere e rischia di stravolgere la filosofia ed i principi che ispirano il pacchetto legislativo regionale sui diritti dei cittadini utenti del servizio sanitario nazionale.

La nomina del responsabile UPT, che veniva effettuata secondo procedure chiare e definite, è ora completamente delegata alla responsabilità dell'Amministratore straordinario, ed il ruolo delle Associazioni rischia di essere vanificato sia nella fase propositiva che collaborativa.

La competenza del responsabile UPT, che si estendeva ai servizi socio-sanitari della USSL, dovrà, con il nuovo assetto territoriale delle USSL, mutare, e tutto il lavoro dovrà essere riorganizzato secondo criteri da stabilire.