Gli studenti non hanno diritti

ALLARME UNIVERSITA'

Studentesse molestate, selezione fino al 90 %, arroganza dei docenti, attività di ricerca scarsa.

di Antonio Giolo

 

Il '68 ha cambiato molte cose nella scuola, in particolare nell'Università, ha reso più flessibile l'organizzazione degli studi, ha concesso degli spazi di partecipazione agli studenti, ha spazzato via le forme più rozze e vessatorie della goliardia, ha favorito l'entrata nell'università di nuovi contenuti. Non ha cambiato però molte altre cose, come, ad esempio, il sistema di selezione della classe docente. Quello è rimasto intatto, come le assurde code che gli studenti devono fare davanti alle segreterie, come i rapporti fra docenti e allievi. Il sistema di selezione non è basato sulla meritocrazia, sulla preparazione dimostrata durante il curriculum di studi, ma è ancora spesso quello medievale dei portaborse, del servilismo verso il cattedratico. Già ci pensano le differenze sociali a mettere in difficoltà gli studenti dei ceti più economicamente e culturalmente più deboli, costretti a ricorrere a espedienti o anche a trovare un lavoro per mantenersi; a questo si aggiunge un meccanismo di promozione che favorisce chi è nel giro. Bisogna prima fare per anni i frequentatori volontari non pagati (e chi può permetterselo, se non i soliti privilegiati?!), poi trovare appoggi di cordate (o peggio massonici) che ti permettano di superare i concorsi. "In fondo, i concorsi universitari sono per la cultura quello che gli appalti sono per l'edilizia"(1)

Questa miscela produce una classe docente per lo più arrogante, vendicativa, abile ad acquisire titoli di merito, magari copiando in modo sfacciato, magari da pubblicazioni straniere, ma spesso ignorante, che sfoga il servilismo di cui ha dovuto dar prova sugli studenti. Anche gli studenti sessantottini, spesso figli di papà, si sono adeguati e senza batter ciglio si sono inseriti in questi meccanismi, non modificando nulla, protestando vivacemente solo quando questi ingranaggi feudali finivano col stritolarli, rallentando la loro carriera universitaria, che comunque, quando è iniziata, li rende "inamovibili...cosa che non avviene in nessun'altra università del mondo"(2).

E così ci troviamo una Università in cui nella gran parte non si fa ricerca (3), affollata da torme di studenti, che possono iscriversi demagogicamente pur provenendo da realtà e da indirizzi di studi che non li hanno minimamente preparati alle facoltà in cui si iscrivono, trattati come carne da macello, che devono sgomitare per trovare un posto a lezione, almeno negli atenei più affollati.

Questo è l'humus in cui sono naturali le molestie sessuali alle studentesse, denunciate sia dalle studentesse universitarie di Roma,  ma anche da alcune insegnanti donne. Quando il rapporto è asimettrico, basato sulla autorità, come nel classico capoufficio-segretaria o primario-infermiera, è scontato che ci sia chi ne approfitta; le donne oggi ribellandosi a questi rapporti incivili possono rendere un servizio alla causa degli studenti più in generale. Studenti che vengono bocciati agli esami con percentuali assurde. Se fosse vivo Don Milani oggi scriverebbe una lettera ad un professore dell'Università, perché è lì oggi il baluardo di una scuola classista e borbonica. Si arriva anche a bocciare in certi esami scritti, in facoltà scientifiche anche il 90 % dei candidati, che poi però possono ripetere all'infinito l'esame, rimanendo all'università una vita. Ma poi, più che la selezione, spesso attuata ad arte con compiti impossibili, col cavillare su particolari insignificanti, è il disprezzo, il gusto dell'umiliazione degli studenti quello che a volte pesa. E così solo uno studente su tre si laurea, con uno spreco di risorse del 70%! Mentre nel mondo siamo in grave ritardo per numero di laureati rispetto ai paesi più sviluppati, Germania e Giappone per capirci.

I docenti universitari si trincerano dietro la scusante di ricevere dalle superiori studenti analfabeti, ma è la stessa lamentela che i docenti delle medie superiori fanno nei confronti delle scuole medie inferiori e queste ultime delle elementari. Scaricare su altri la responsabilità è sempre stato abile mossa degli irresponsabili!

L'Università dovrebbe essere il fulcro dell'innovazione, della ricerca, della, sperimentazione e invece per molti aspetti è troppo spesso una palla al piede di un paese che spreca anche così molte opportunità.

Non sono servite a molto le varie mobilitazioni studentesche, dal '68 alla Pantera, a Jurassik School. Nella scuola c'è un continuismo che nessun terremoto riesce a scalfire. Le consorterie si riproducono, le baronie bianche, rosse o nere arrivano a tramandarsi le cattedre di padre in figlio: in nessun livello di scuola, come all'università, c'è una tale catena di successione dinastica, di padri che vorrebbero tramandare la cattedra ai figli, magari non nella stessa specialità, così danno meno nell'occhio e il figlio può seguire la sua vocazione, sempre baronale comunque!

Spesso custodi di un sapere fine a se stesso (o a loro stessi), basti pensare che molta della grande cultura italiana, da Croce a Gramsci, per stare alla cultura storica, è nata fuori della università. Su di essa poi l'università ha fatto, purtroppo, solo, molta accademia!

 

1) MARIO G. LOSANO, L'Università di Bronxford un istante prima del crollo, "Micromega", n. 5, 1993, p. 183.

2) Ibidem, p. 184.

3) MARTINOTTI G., PRODI P., PUTTI G., L'ateneo malato, "IL Mulino", 4 (luglio/settembre 1993) pp. 677-701.