Riprendiamo dalla rivista "Il Gallo"(n. 1/1993, p. 8) e proponiamo agli operatori sanitari e a chi lavora agli sportelli, la seguente riflessione, in sintonia con la poesia di Ivano Manzato "Il costo di un sorriso"

 

LO SGUARDO

 

Mi ero avvicinato con trepidazione a quello sportello di ufficio pubblico. L'ora era tarda e poiché dovevo effettuare operazioni un pò complesse temevo che l'impiegata si infastidisse alquanto.

Ma non fu così. Sebbene visibilmente stanca, quella giovane signora mi accolse a viso aperto. E soprattutto con uno sguardo sorridente. Attento. Disponibile. Bastò per cancellare la mia trepidazione. Insieme al timore di non riuscire a mantenere un autocontrollo fermo per evitare il peggio.

Uno sguardo limpido di donna. Poca cosa. Da niente, si direbbe. Eppure fu decisivo. Non a caso. Perché lo sguardo è la prima forma di contatto con gli altri.

Se non li degni neppure di un'occhiata, o se il tuo sguardo é lontano, indifferente; il messaggio é chiaro: non mi importa di te. Non ti vedo neppure. Sei nessuno per me. Inesistente. E' il rifiuto. Sei cancellato come persona. Ridotto al mero spazio occupato. E nient'altro.

Si, perché il messaggio passa. Sempre. Non occorre una sensibilità ultradelicata per non rimanerne ferito. Lo avverti, anche se non lo riformuli chiaramente. Minimo é l'imbarazzo. Se non un fiotto d'ira che prorompe fin dalle viscere.

Lo sguardo benevolo invece libera. Pone a proprio agio. Fa sentire accolti. Esseri umani. Non c'é bisogno di stare sul 'chi va là' come accade davanti a uno sguardo diffidente. Che traccia una frontiera netta. Tu di là e io di qua. Tutti e due a debita distanza. E ben attenti a non lasciarsi intrappolare da chissà che.

Potenza dello sguardo. Può favorite la fiducia e quindi la vicinanza. O introdurre una distanza invalicabile. Metterti subito a tuo agio. O indurti a porti in 'stato di allerta'. O in un atteggiamento, almeno, di impersonale professionalità.

Mistero dello sguardo. Può destare la vita. O spegnerla. E' lo sguardo caldo, aperto, appassionato, colloquiale a far crescere la vita. Ha un sapore di sole. Di aria aperta. Di brezza estiva. Di tepore familiare. L'io si apre serenamente come la corolla del fiore. Ritrova se stesso. Attinge luce e gioia.

E' lo sguardo caldo dell'amicizia. E dell'amore.. Suggerisce la bellezza e la novità dell'ora. Due sguardi che si incontrano nella benevolenza reciproca solo la festa della creazione. Rieccheggiano la gioia e la sorpresa di Dio al mattino del mondo: "E Dio vide che ciò era buono" (Gn 1, 8O).

Lo sguardo freddo, invece, spegne tutto. La vita come i rapporti. IL desiderio di comunicare e gli interrogativi che urgono dentro. Non nasce nulla. Neppure quello che é lì  per germogliare. O per fiorire.

Come il gelo a primavera uccide tutto. E non restano che i simulacri della vita. Per l'uomo ferito dal "no", sgomento. Amarezza. Rigidità. Blocco. O infuriamento. Tutte forme del negativo. Non caso, il soffio della morte ha alitato senza pietà.

Potenza dello sguardo. Dice l'atteggiamento profondo della persona. Il suo "si" o "no" a te. Parla del tuo cuore. Al di là e nonostante le parole. Esse possono ingannare. Venir dominate. Dire il contrario di quello che pensi. Lo sguardo no. Dice il tuo "cuore" di uomo "qua e ora". E al "cuor non si comanda". Come sa la sapienza popolare di secoli.

                                                                                                  c.c.