STUDENTI, PER FAVORE, NON LEGGETE LIBRI

NELLE SCUOLE BIBLIOTECHE E LABORATORI COME MUSEI!

 

Gli studenti e i professori che vogliono consultare libri nelle scuole vanno incontro a difficoltà scoraggianti, a ostacoli assurdi.

Mentre, proprio perché viviamo in una società dell'immagine, che tende ad appiattire le intelligenze, lo spirito critico, la capacità di riflessione, si dovrebbe fare di tutto per incoraggiare gli studenti alla lettura, al lavoro di ricerca, di rielaborazione culturale sui testi e nei laboratori.

Le biblioteche dovrebbero essere aperte il più possibile alla consultazione, al prestito, all'uso. E invece nelle scuole dove spesso c'è una potenzialità di mezzi tecnici, di laboratori costati decine o centinaia di milioni, patrimoni librari di tutto rispetto, l'utilizzo è scarsissimo.

Orari di apertura da scoraggiare anche il più paziente e volonteroso, terrore di perdere i libri che tende a precludere la biblioteca anche ai professori, se non sono 'incaricati', libri in disordine, da catalogare, nessun controllo sulle restituzioni di libri prestati. Nei laboratori va un po' meglio per questi ultimi aspetti perché il tecnico, appositamente nominato assicura la tenuta del materiale; ma i professori ben di rado portano gli alunni a sperimentare, al massimo li portano a vedere qualche cassetta registrata, quasi che a casa già non si rimpinzassero di TV!

Ci si meraviglia che gli Italiani acquistino e leggano pochi libri. E si fa la "settimana del libro". Benissimo. Ma quale incentivo sviluppa la scuola all'uso del libro, oltre al solito manuale?

I professori in prima persona leggono pochissimo, è raro vederli in libreria. Del resto chi glielo fa fare, chi controlla il loro livello di aggiornamento dopo i spesso lontani anni dell'Università?

Certo ci sono delle eccezioni, talora anche esemplari, dovute a qualche Preside non sclerotizzato dalla burocrazia, a qualche insegnante bibliofilo o semplicemente intelligente e curioso, ma la maggior parte dei Presidi e dei Provveditori hanno ben altro per la testa. E anche i Ministri, giustamente preoccupati dello "stare bene a scuola" (e gli studenti l'hanno capito così bene che vogliono starci senza i professori!), non si preccupano di adottare le misure necessarie perché le biblioteche funzionino, perché le materie scientifiche vengano insegnate non col metodo catechistico ma con attività di sperimentazione e di ricerca.

E anche gli studenti quando protestano seguono beati le loro orme. Durante le autogestioni ben pochi di loro si sono sognati di penetrare nelle biblioteche, di occuparle, per impossessarsene, per scovare quello che c'è in esse di interessante, utile o per denunciare le carenze del loro funzionamento, per proporre ai vari consigli di istituto l'aggiornamento e gli acquisti indispensabili. Meglio parlare a vanvera dei massimi sistemi, senza documentarsi, senza conoscere gli strumenti per crescere. Ma poi, perché prendersela con loro: sono l'effetto di questa scuola, dei professori che spesso hanno i libri "in gran dispitto" né più né meno dei loro degni allievi!

In questo periodo è riscoppiata la questione del finanziamento alla scuola privata, e giù dichiarazioni, polemiche, fiumi di inchiostro; il problema esiste, non c'è dubbio, come esiste la possibilità di affrontarlo in modo non settario, ma il rischio più vero è che, dopo i grandi polveroni elettorali, tutto resti come prima e non si adotti subito qualche misura per migliorare la scuola che c'è, e le sue strutture concrete come le biblioteche, ad esempio.

                                                                                  T.G.