REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

IN FUNZIONE DI GIUDICE DEL LAVORO

pronuncia la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 3421 RG.L. 2001, promossa da:

F. Vincenzo,

rappresentato e difeso dall’Avv. Luigi DELUCCHI

parte ricorrente

CONTRO

MINISTERO DELLA SANITA’,

in persona del Ministro pro-tempore

parte convenuta

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in cancelleria in data 4 aprile 2001 il Sig. F. Vincenzo lamenta di essere affetto da epatite cronica, contratta a seguito della somministrazione di emoderivati. Chiede pertanto al giudice di accertare la sussistenza delle condizioni sanitarie previste dall’art. 1, comma 3, della legge 25 febbraio 1992, n°210, con conseguente condanna del Ministero della Sanità alla corresponsione dell’indennizzo previsto.

Osserva di aver vanamente esperito l’iter amministrativo, avviato con istanza del 24/10/1996.

Non essendo necessario alcun approfondimento istruttorio, la causa viene infine discussa e decisa, come da dispositivo trascritto in calce alla presente sentenza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda va ritenuta fondata ed accolta.

Risulta innanzitutto riconosciuto dal Ministero convenuto il nesso di causalità tra la somministrazione di emoderivati e l’epatite cronica attiva HCV correlata da cui il ricorrente è affetto (cfr. doc. n. 4 prod. p. ricorrente).

Non si versa d’altra parte in ipotesi di decadenza dal diritto.

Il termine triennale – decorrente dalla “conoscenza del danno” e quindi dal momento non della semplice infezione, ma da una situazione di irreversibilità della patologia, per essere essa pervenuta ad uno stadio cronico – era infatti originariamente previsto dall’art. 3, comma 1°, della legge n. 210/92 con esclusivo riferimento al “caso di vaccinazioni” ed è stato introdotto per le “epatiti post-trasfusionali” solo a partire dal 3.7.1996 (con l’art. 6, comma 4°, del decreto legge 1° luglio 1996, n°344).

Tale termine può pertanto trovare applicazione al caso di specie, relativo ad un iter amministrativo avviato il 24.10.1996 e cioè tre mesi dopo l’introduzione dello stesso, solo facendolo decorrere dal 3.7.1996.

Del resto, se così non fosse, il ricorrente sarebbe decaduto o potrebbe risultare decaduto il giorno stesso in cui è entrata in vigore la legge che ha previsto tale sanzione dell’inattività. In ipotesi di danno irreversibile conosciuto dall’interessato, ad es., alcuni anni prima del 3.7.1996, questi avrebbe infatti dovuto avviare l’iter amministrativo, per non incorrere nella decadenza, dalla data di tale pregressa conoscenza.

Per evitare questa paradossale conseguenza, non vi è altro modo se non quello di far coincidere il giorno di decorrenza del termine triennale con il 3.7.1996, per tutte le situazioni non a regime e cioè per tutti coloro che si trovano ad avviare l’iter amministrativo all’indomani della data in cui diviene operativa la decadenza.

Un principio di tal genere, ispirato al criterio di ragionevolezza interpretativa, lo si ricava del resto dal codice civile e precisamente dall’art. 252 disp. att. cc, il quale lo ha previsto e delineato con riferimento ai casi diversamente disciplinati sotto la previgente normativa e sotto la nuova, disponendo che in tale ipotesi il nuovo termine per l’esercizio del diritto, ove aggravi la posizione dell’interessato, decorra dalla data di entrata in vigore della nuova regolamentazione.

Ad abundantiam si deve comunque osservare che nell’ipotesi qui in esame il ricorrente ha avuto conoscenza del danno e della sua irreversibilità solo il 24.10.1996, data della relazione medica dell’Ospedale S. Giovanni di Torino (cfr. doc. n.1 prod. parte ricorrente) ed è rimasto tutt’altro che inerte, avendo inoltrato lo stesso giorno la domanda amministrativa (cfr. doc. n.2 prod. parte ricorrente).

Al capitale spettante vanno aggiunti gli interessi legali, nei modi e termini di legge.

P.Q.M.

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

IN FUNZIONE DI GIUDICE DEL LAVORO

Visto l’art. 429 c.p.c.;

1) CONDANNA parte convenuta a corrispondere a parte ricorrente l’indennizzo di cui alla legge n. 210/92, nella misura prevista dalla 6a categoria Tab. A allegata al DPR n.834/81, con decorrenza dalla domanda amministrativa (24.10.1996), oltre interessi legali dal 120° giorno successivo a tale data;

2) condanna parte convenuta a rifondere a parte ricorrente le spese di lite, che liquida il L. 1.600.000=, oltre Iva e Cpa;

3) DICHIARA esecutiva la presente sentenza.

Torino, 17 maggio 2001

IL GIUDICE

- dott. Vincenzo Ciocchetti

Depositato in cancelleria il 16 luglio 2001